La Via (Viaggio di andata -Secondo giorno)
Thursday, May 26, 2011 2:54:11 PM

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21 05 2011
Ore 11:20
Sveglio.
Veramente sono sveglio da un pezzo.
Ho dormito parecchio.
Non capisco perche,ma quando arrivo qua,dormo,come se fosse normale,
dodici ore.
Il computer si è scaricato,e ora,scrivo sulla carta,
poi riportero tutto al interno.
Non credo che arrivera qualche persona dove sto.
Qui la gente,la poca che arriva,si vede verso meta o fine giugno,
e invece siamo a fine maggio.
Devo dire che ho dormito molto bene,
aparte verso le 23:30 che mi è salita della acidita di stomaco,
e per un attimo ho pensato che avrei vomitato il mondo,
ma non è successo.
Tra poco preparero da mangiare.
Quando arrivo qua,ho sempre una voglio incredibile di mangiare,sara l'aria pulita penso.
Mi è caduto il telefono mel fiume,ma per fortuna,non si è rovinato.
Tento di capire,cosa scrivero ma per adesso non ho niente in mente,
anche se qualche cosa ieri sera mi è parso che si affacciasse tra i pensieri.
Bene,ora incomincio a farmi da mangiare,ho troppa fame,a dopo.
Ore 15:40
Mentre ascolto Mozart e una lucertola prende il sole su un masso di fronte a me,mi pare che incomincio a inserirmi nella vita del bosco.
Un merlo canta e io gli rispondo.
Sto qua seduto su questa sabbia,dove per tanto sono stato.
Incomincio a avere fame di nuovo.
Mi chiedo come ci si possa sentire realizzati,
"Il dovere di far bene le cose che si fanno",si sente dire dalla radio.
Una farfalla bianca mi vola intorno,e il sole ritorna a picchiare con i suoi raggi sulla mia testa.
Mi sposto al ombra,troppo caldo.
Mi bagno un po i capelli,tra poco andro a mangiare,
ho davvero parecchia fame,sto mangiando tanto.
Pare che i pensieri si stiano mettendo in riga.
Non so come descrivere questo,ma penso si possa capire.
Ne penso uno e poi finisce,e ne arriva un altro.
Mentre prima,ne pensavo uno poi un altro,e un altro ancora,
ed era difficile che finissero,soppratutto.
Chissa sia la natura che mi faccia questo effetto,
cioe quello di far finire i pensieri.
Ho scritto un pezzo di un nuovo racconto.
Parla propio della natura,anzi è propio la natura che mi parla,
nella forma del fuoco.
Mi chiedo perche abbia scelto propio il fuoco come interlocutore,
forse potrebbe essere perche nei "I messaggi dei Quattro" è propio il fuoco l'ultimo elemento con cui parlo.
Ore 16:40
Alzo gli occhi al cielo e vedo un falco che vola.
Di fianco vedo la coda di un serpente che senza farsi sentire,
scivola nel prato.
E anche io sono sdraiato sul prato,non mi va di stare dentro il Rustik,
percio mi sono messo qui,un po come un animale,di fatti lo siamo tutti,
degli animali.
Pero sappiamo parlare e pensiamo,cosa che altri animali,non possono fare.
Nel primo pezzo del racconto salta fuori questa cosa,forse per quello ora ne parlo,o magari è solo una combinazione.
Mentre scrivevo quel pezzo del racconto ho pianto.
Mi chiedo se ho pianto,perche sono qua da solo,o perche il racconto,
mi ha fatto riflettere.
Probabilemente sono le due cose intrecciate.
Mi devo abituare a stare da solo allora?.
Non credo,e una vita che sto da solo,non ci si puo abituare a stare da soli,si sta da soli è basta.
L'abitudine c'entra poco,a mio modo di vedere.
Invece lo scrivere mi incomincia a far riflettere,su quello che faccio,
o almeno cosi mi pare.
20:00
Domani è il giorno del libro.
Chissa perche bisogna sempre dare una connotazzione a ogni giorno,
comunque,domani e il giorno del libro.
Si dovrebbe regalare un libro a chi si vuole.
Io se potessi lo regalerei agli animali e alle piante,ma non credo lo possano leggere.
In tutti i casi,io,gli ho messi al interno di un racconto,
che parla di animali e piante,e quello che scrissi due anni fa,
quando rimasi qua per un lungo periodo.
Forse anche il racconto che sto scrivendo,
trattera di quello,per adesso,però parlo con un elemento naturale.
Potrei giocare con questa cosa della giornata,del libro,e a dir la verita,
ci stavo gia pensando,vedremo....
Perche io quando scrivo,non ho propio una idea precisa di quello che voglio scrivere.
Scrivo e quello che viene fuori,esce.
Poi dopo incomincio a sequire,su quello che ho scritto.
Fu cosi per "I messaggi dei Quattro",ma anche per "L'ospedale dei Libri".
Mentre per "N.V.M." e "Il Sistema",no.
Ed è per quello che non voglio piu scrivere racconti,
o storie per persone grandi.
Non mi piace,pensare a cosa devo scrivere.
Preferisco che escano da sole.
Un po come quando nasce un bambino.
Certo io non sono femmina,o magari in parte si.
Forse in quella parte chiamomala letteraria.
E magari,non solo in quella....
Oggi,cioe stasera,non mi va di uscire,
sto qua al caldo,di fianco alla stufa.
Gli uccelli,sembrano che mi chiamino,
io fischio e loro cantano,
non sapro mai se mi rispondo,
o se solo cantano,perche tanto lo farebbero ugualmente.
Un altra notte sta per arrivare.
Oggi è piu pulito il cielo.
Penso che sto scrivendo troppo,ma poi ci ripenso,
e vado avanti a scrivere.
Dovrei anche disegnare un po,magari domani faccio qualche cosa.
Stasera ascolto di un po di Opera.
Si dovrebbe anche vedere la Luna,ma io da qua,
non riesco a vederla,anche perche quando si fa buio,
chiudo tutte le finestre.
E una precauzione che adotto.
Di fatti sto occupando una casa che non so,
di chi effettivamente sia.
Non so perche ma ho la netta sensazione che il propietario,
aparte essere morto,non la lasciata a a nessuno.
Non capisco come si possa lasciare un rustico come questo,
abbandonato per cosi tanto tempo,comunque,buon per me,
e in parte per voi,perche è da qua che partono i racconti che scrivo.
Certo anche il bosco fa la sua parte,
ma questo rustico,credo che abbia una gran energia,
che incanalo in quello che scrivo.
Anche lo stesso "Diario di un furfante" è nato stando io,
qui al interno.
Tra poco accendo le candele,si incomincia a vedere molto poco.
Sbadiglio ho sonno.
In mezzo a questo bloc notes,mi è capitato di trovare alcune lettere,
che avevo fatto fare alle persone che frequentavano il Centro Diurno "Il Quadrifoglio" di Piacenza.
Chissa dove sarà ad esempio,Marco Bonora,di cui,
mi è capitatata la sua lettera tra le mie mani.
E stata davvero una fortuna rimanere senza un soldo.
Se non fosse capitato,non credo che avrei mai visto quello che ho visto,
e provato quello che ho provato.
Molti miei amici si lamentano di questo o di quello,
ma alla fine,forse non si rendono conto,
che lamentandosi,non si cambia davvero niente.
E aggiungo anche che senza vedere oltre,oltre la tua vita,
oltre le solite cose,le solite amicizie,i soliti posti,
il cambiamento non puo essere effettuato.
Il motivo è semplice,la comodita.
E molto comodo puntare il dito,quando non ci si mette mai in discussione.
O magari no,non lo è.
Forse è solo un fatto di posizioni da mantenere,
in fondo è una questione economica,
la vita che conduciamo giorno dopo giorno,
notte dopo notte.
Poi diventeremo vecchi,e ci lamenteremo,forse,ancora di piu,
ma non sara mai cambiato nulla,ancor meno,
nella nostra vita.
Perche se uno cambia qualche cosa nella propia vita,
a volte,non sempre,ma a volte,anche gli altri,
vedono questi cambiamenti,e anche loro tentano di cambiare.
Ma se nessuno la fa,tutto rimane uguale.
Chissa perche,ma mi viene in mente "Il Gattopardo".
Se non sbaglio a riportare la frase che mi rimase in mente,
di quel libro era,"tutto cambia per rimanere uguale".
In fondo siamo ancora cosi.
Tutto cambia per rimanere uguale.
Il cambio di cui parlo io,è un cambio totale,
e non parziale,solo cosi,il cambio avviene effettivamente,
se no,è solo una bella facciata,un bel vestito,
una bella macchina,una bella cosa e via discorrendo.
Ci dobbiamo trasformare per cambiare tutto.
Io mi trasformo,scrivendo,credo,certo,
poi posso fare anche degli errori,ma la trasformazione,
non la blocco anzi.
Il capire che si sbaglia è una trasformazione,
di quello che si era.
Bene.
Accese le candele.
Ora è quasi buio e mi fermo,sono stanco.
A domani.
In alto una foto mia al interno del Rustik.
Se quardate bene alla mia destra c'è una stufa,
e la stufa economica che mi riscalda tutte le notti,
il Rustik.







