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Diario di un furfante - Diario de un sinverquenza

(tra serpenti e cinghiali) - (entre serpientes y javalis)

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La fine dei pensieri

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16 06 2011

Ore 22:57

Risalito.

L'altro giorno c'era la Luna piena.
Stavolta c'era la pioggia,
e niente Luna.

La camminata fino a casa,
ha avuto un percorso di 3 km,
è una durata di 40 minuti.

17 06 2011

Ore 14:50

In stanza,nella stanza verde,
dopo aver mangiato a casa di amici,
ripenso a cosa mi hanno detto.

Davvero nego a me stesso,
la possibilita di vivere decentemente,
se non capisco la funzione dei soldi,
e la vedo solo da una certa posizione.

Non posso negare la loro funzione,
ma devo solo quardare a cosa servano,
senza dargli poi un peso fondamentale,
ma solo,
il valore che a me serve,
di cui ho bisogno.

Ad esempio,
quello di farmi mangiare o potermi muovere,
"liberamente" in questa societa.

Non fumo piu,non mangio piu carne.

Eliminando poco alla volta,le cose che non servono,
mi sento davvero nuovo.
Ma devo anche acquisire altre cose,
altre funzioni,
per sentirmi davvero,nuovo.

Poche parole possono bastare.

Ho scritto tante cose,davvero inutili,
da quando sono rimasto,
senza una casa,senza vestiti,
senza davvero niente.

Cosa serve che dica,
"faro cosi",se poi dopo,
mi rendo conto che la societa,
funziona in un certo modo?.

Devo entrare dentro questa cosa definita,
societa,
perche ne voglio fare parte,
a mio modo certo,
anche se so che non tutto funziona come voglio.

E per farne parte,
devo lavorare,
avere quello che io chiamo,
i bigliettini colorati,
cioe i soldi.

Forse odio i soldi,
non per quello che servono,
ma perche li vedo,o li vedevo,
come una maledizione,
come qualche cosa che ad alcuni,
fa un certo effetto,
ma a me,
potrebbero farne un altro.

Anzi,a me ne faranno un altro,
perche io non sono,gli altri.

Non mi devo convincere,
devo solo entrare dentro la societa,
e lavorare,o comunque guadagnare i famosi soldi.

Non per fare come fan tutti,
ma perche cosi mi potro,
sentire "libero",
anche se poi so,
che i soldi,
la "liberta" non te la danno.
Ed è una "liberta" davvero effimera credere che i soldi,
te la possano dare una tale cosa.

Poche parole davvero possono bastare.

A dopo.

18 06 2011

Ore 08:26

Ho dormito veramente poco,
per non dire propio niente.
Non sono propio stanco,
ma per tutta la notte,ho avuto questi pensieri,
che continuavano a martellarmi.

"E questo è cosi,e questo invece non lo è...",
e cosi di sequito fino a non so quale orario,
sono dovuto uscire di casa per sentirmi un po meglio,
ma non è servito a niente.
Poi mi sono fatto una camomilla,
ma anche quello non è servito a niente.

Ma mi lamento sempre?.
Cioe continuo a lamentarmi?.

Perche è quello che mi hanno detto ieri.
Potrebbe anche darsi,
ma forse,cerco anche un modo per far cessare questa cosa.

Forse scrivendo,o o forse no.
Magari solo mi lamento e basta.

Potrei fare come fanno in tanti,
far finta di vivere,
sempre se poi io abbia ragione,
che vivere in un certo modo,
vuol dire,non vivere.
Ovvero,prendere solo quello che serve,
e soppratutto farlo per convenienza.
Ma non ci riesco anzi non voglio propio,
poi i problemi sarebbero ancora di piu,
e credo a un certo punto,potrebbero essere insormontabili.

Forse io mi lamento....puo darsi,
ma mi sveglio senza il peso,
di pensare di aver detto balle,di non aver detto la verita.
Perche è davvero fondamentale questa cosa,
cioe di dire sempre,la verita,
e non un surrogato,tanto per far piacere.

Magari,è propio come mi hanno detto tante volte,
cioe,che le balle hanno le gambe corte,
o che vengono,prima o poi ha galla.

Ma io,per il mio bene,non le dico.
Ovvio qua non posso scrivere tutto quello che penso,
ma non dico nemmeno delle bugie.
Tutto quello che scrivo lo scrivo perche lo penso,veramente,
e non lo faccio per far piacere a uno o un altro.

Forse lo faccio per far piacere a me stesso,
si questo potrebbe anche essere.
Ma credo di sapere se mi mento da solo,
sarebbe assurdo e incomprensibile,fare cosi,
a cosa servirebbe?.

Che vita sarebbe?.
Non sarebbe rifiutare se stessi e di consequenza,
anche gli altri?.

E cosi ritorno a uno dei punti che continuo a vedere,
di cui scrivo e da solo,discuto,
da solo,perche non so davvero con chi parlare di questa cosa,
cioe,l'accettazione di se stessi.
Ma non l'accettare che si è bianchi,rossi o gialli,
no..no...
La totale accettazione per quello che si è.

E non un'altra cosa,ma propia quella.
Il quardarsi e dire,si,sono io.
E non,il quardarsi e dire,potrei essere diverso.
Perche quel potrei,gia vuol dire,che non ci si accetta.
E non servirebbe a niente,allora farsi la domanda,o piu domande.

19 06 2011

Ore 12:30

Stare senza niente da fare,
sembra difficile,
ma puo rivelare,cose e aspetti,
che prima con tante attivita da fare,
non potevo neanche intravedere.

E lo stato,in cui mi trovo oggi è questo.

La televisione,la radio,un libro o parlare con amici,
cancella la possibilita,
di stare in uno stato tale.
O al meno,prima di pensare a questo,poteva succedere.

Perche il cervello e preso dal "pensare",
cosa si sta vedendo,ascoltando,dicendo e facendo.

E percio non c'è un vuoto,
uno spazio tra i pensieri,
ma tanti pensieri che si accavallanno.

Magari dico questo,perche ora mi trovo,
in una tale situazione.
Ma pur che sia in un tale stato,involontariamente,o no,
cioe,che io ora,non possa vedere altre attivita,
se non quella di vedere i miei pensieri,
o quelli che avevo,
è sicuramente un fatto nuovo.

Liberatorio.

Anche il rumore,di girare il foglio dove scrivo,
(e ora quello dei tasti del computer dove lo ricopio),
crea dei pensieri.
Tutto,ci crea dei pensieri,e molte volte,
se non sempre,sono collegati ai ricordi.

I ricordi non sono "nuovi" ma non sono neanche "vecchi",
sono solo pensieri gia passati,finiti,conclusi.

A meno che non ci si riesca a staccare dai ricordi,
possono essere quello che ho detto prima,se no,
rimangono ricordi.

Per meglio dire,non bisogna,staccarsi,
ma non vederli propio piu.

Non ricordare il ricordo e non,dimentare i ricordi.

E ovvio che se io devo quidare una macchina,
devo sapere come si fa.
Il che vuol dire,che ho imparato come si quida la macchina.
Non devo,ricordarmi,perche lo appreso.

Ogni giorno impariamo qualche cosa di nuovo,se si vuole.
Pochi giorni fa ho capito l'importanza dei soldi,
e di consequenza,che serve il lavoro,per ottenerli,
qualunque tipo di lavoro sia.

E non credo che sia perche mi ricordo,
di cosa mi hanno detto,
ma forse,perche mi sono "sganciato" dal idea che avevo di lavorare,
e di consequenza dei soldi.

Anche se continuo a pensare che un modo diverso,
per vivere ci deve pur essere,
e non deve essere preso per unico,
il fattore "soldi".

Verso mezzogiorno,e passato un piccolo falco,
a poco distanza da dove stavo.

Vederlo volare,cosi bene,cosi fiero,senza esserlo.
mi ha fatto pensare al intelligenza della natura.

Non è solo bello,è un animale libero e intelligente,
nel suo essere un piccolo falco.

Ogni movimento delle sue ali è perfetto,
e vola senza sforzi,senza ricordarsi,come si deve fare,per volare.

Se si vuole cambiare qualche cosa della propia vita,
credo,non bisognerebbe piu pensare a cosa bisogna cambiare,
e quello,cesserebbe di colpo,molto semplicemente.

Perche aparte che il "cambio",nel uomo è una costante,
pur che sia involontario,
se si vuole non tanto cambiare,ma far cessare,
qualche cosa che non ci aiuta ad apprendere,
percio a cambiare realmente,
non bisogna piu pensare a tale cosa,
se no,il rischio e di continuare a pensare,
come far finire,quel pensiero.

E cosi si andrebbe avanti per tutta la vita,
senza aver mai dato un vero finale,
a un pensiero,o piu,che ci imprigionano.

E soppratutto,non impareremo mai niente di nuovo,
mentre,tutto è nuovo,sempre è constantemente.
Niente,non lo è.
E noi,siamo inclusi,nel tutto,non nel niente.
Il niente è lo stato dove i pensieri continuano a richiamare,
altri pensieri,ma in fondo,non c'è niente,di nuovo,
ma li stessi pensieri,in una rincorsa,
dove mai nessuno di loro ha una vera fine,
un vero finale.

E percio nessun pensiero finisce,
ma si continua a vivere pensando alle stesse cose.

E quando le cose non sono piu uguali,
come comunque succede,
arrivano i problemi,
percio altri pensieri,
ma non nuovi,
perche sono sempre li stessi,
ma visti da un'altra posizione,
anzi per essere precisi,visti per quello che sono.
Ma bisogna essere quasi obbligati,
a fare cio.

E l'obbligo non è propio una cosa che serva,
ad apprendere,
anzi.
Se si obbliga qualcuno a fare qualche cosa,
lo fara malvolentieri e controvoglia.

Ecco spiegata la fine dei pensieri.

20 06 2011

Ore 5:00

Chissa perche pensoi che do piu peso a quello che fanno gli altri,
e meno a quello che faccio io.

Oppure e solo cosi in questo periodo,e poi tutto,
passera,tra un mese,due....

Ma io voglio che cessi tutto ora,e non tra un mese,o un minuto,
a cosa serve aspettare?.

E piu mi sforzero,e meno questi pensieri,usciranno da me.
Perche di fatti è cosi.

Pensare che alcune cose accadono perche tu scrivi la tua vita,
in un diario,dove alcuni vanno a leggere,
per poi poterti colpire,per poterti,annientare,
e certo molto strano,ma forse mica tanto.

Chi dice la verita?.Che cos'è la verita?.
Una fiamma che mai si spegne?.
Un onda che mai termina il suo viaggio?.
Una vita che svolge,la sua funzione,senza attriti?.

Ed ecco in me,tutto cessa,tutto finisce,
usando la verita,ma non come scudo,
perche la vita è verita,
e il contrario,non lo è.

Il contrario lo lascio a chi mi vuole colpire,
o a chi pensa,tenta,di fare cio.
Essere falsi,vuol dire,non essere vivi,
o magari,essere a volte vivi,ma a volte no.

Vi lascio alcune una foto dove mi si vede,
con dei fiori,raccolti in giro dove abito.
Vi lascio anche un piccolo racconto che ho fatto.
Si chiama "Il lavoro non lavoro".
Sempre tutelato dai diritti con le Creative Commons,
e altri due disegni,questi non fanno parte della famosa,
stanza verde,ma sono stati disegnati dopo.

Non si puo dire che stia fermo....
Eppure parrebbe....a dir di tanti.....


-Il lavoro non lavoro-

di Dedo Toy (Davide Lavezzoli)


Quanto tempo ci vuole per fare un racconto?.
Un giorno?.
Un ora?.
Una settimana?.
Un minuto?.

Quanto?.

Mi quardo le vene.
Li dentro scorre il sangue.
Non posso quardarmi dentro il cervello.
Li dentro ci sono tutte le storie che scrivo,che ho scritto,che scrivero.
E allora scrivo.

Cosa mai potrei scrivere?.
Di cosa mai potrei scrivere?.
E poi,a chi mai importera di cosa scrivo?.
E ancora,ma chi mai leggere cosa scrivo?.

Bisogna essere famosi.
Bisogna essere questo o quello.
Bisogna e ancora bisogna,
essere in una certa posizione,
dire certe cose,e non altre,
se no,si puo essere messi in disparte.

Ma a me,questo non importa.
Io scrivo lo stesso.

Certo,se fossi un personaggio famoso,
allora tutti leggerebbero cosa scrivo.
Invece sono uno come tutti,
sono uno dei tanti,ed è quello che voglio,
e forse sono letto meno,
non nascondo che vorrei che la gente leggessi,
cosa scrivo,
se no,credo che non scriverei.

E allora scrivo le cose che tanti,
forse,
vorrebbero scrivere,
ma non sanno da dove incominciare,
o magari no,magari non è propio cosi.

Incominciare un racconto nuovo,
è molto semplice.

Si inventa una storia ed ecco,
il gioco è fatto.

Ma se invece non si vuole inventare niente?.
Se invece volessi scrivere quello che vedo?.
Allora non sarebbe piu una storia?.

Incominciamo dal inizio.

Quanto tempo ci vuole per scrivere un racconto?.

Non esiste un tempo,ma certo se uno lavora,
per una casa editrice,allora il tempo,
te lo impongono loro.

Percio devi scrivere,in base a quello che loro ti dicono,
e al tempo che ti danno per fare un certo racconto.

Ma io,non ho questo problema,
ne ho degli altri,
come,trovare un lavoro.

E questo direi che è il principale,
dei miei problemi.

Potrei parlare della situazione Italiana,
della situazione di dove vivo.

Qua dove sto io,il lavoro,
per esempio nei vigneti,
se te lo danno,
vuol dire che sei uno straniero,
(la maggior parte lo è,se non tutti),
e che accetti tutto,
anche di essere pagato una miseria,
e denigrato ogni instante,
a suon di urla,
o anche peggio....

Io invece essendo chi sono,
non posso propio lavorare nelle viti,
eppure mi piacerebbe.

Poi ci sarebbe anche una cosa un po paradossale.

Cioe che chi fa lavorare queste persone,
la maggior parte in nero,
vota un partito,che dice,che vuole la "legalita",
pero è un po contradittorio,
votare un partito che dice cosi,
e poi dare il lavoro,in nero,
cosi mi pare,
che non si paghino le tasse,
e che non abbiano nessun tipo di diritto i lavoratori.

Certo non tutti sono cosi,
ma la maggior parte dei propietari dei vigneti,
fa propio cosi,
e penso che sia una cosa che va anche al di la,
di dove sto io.
Questo è lo stato delle cose,qua in Italia.

Tutto cambia,per rimanere uguale,
se non per essere peggio di prima.

Piu che un racconto questo che sto scrivendo è una denuncia.

Perche è facile dire,
"ma non hanno voglia di fare niente",
quando gia chi deve dare il lavoro,
ti prende per il collo.

Vorrei vedere loro,al posto,
di chi si fa,
ore e ore sotto il sole,
per pochi soldi.

So anche gia la risposta che loro direbbero,
"ma anche io ho fatto cosi".
Certo....e allora continuamo cosi al infinito.
Poi....quando succederanno delle rivolte,
e la gente incominciera a spaccare tutto,
voglio vedere cosa diranno.

Molto probabilmente,potrebbero dire,
"ma gli abbiamo sempre dato tutto".

Tutto?.
Ma davvero hanno dato tutto?.

Se uno va sui campi e vede chi lavora,
chi guadagna di piu,
sono i pensionati.

I giovani,puo anche darsi che di lavorare non ne hanno voglia,
sono daccordo,
ma certo c'è ne sara pure uno,che di voglia di lavorare ne ha.

Io mi domando,come si possa andare avanti cosi.
Eppure si va avanti cosi.....

Poi c'è chi ruba,
chi si droga,
tanto per dimenticare,
chi si uccide,
o che uccide a sua volte,
padre,madre,moglie,marito e figli.

Ed ecco la nostra societa.
Una cosa mostruosa,che ogni giorno,
continua a perdere pezzi.

Se mai poi sia una cosa degna di chiamarsi "societa",
perche anche questo me lo chiedo,spesso e volentieri.

Ecco in fondo questo non è un racconto ma davvero uno schiaffo,
un pugno,ma non è un vero pugno,
ma una carezza,anzi diciamo che è come una persona,
che tenta di svegliare un altra persona.

Con le parole.

Perche le parole sono dei proiettili,se si sa usarli.
Percio questo racconto è come una fucilata.
E io prendo la mira,
e sparo.

Ma non ammazzo nessuno,solo sparo.
Perche molti sono gia morti a mio modo di vedere.
Questo è solo un modo per far aprire gli occhi,
a delle persone che stanno chiudendogli,
o che li hanno gia chiusi.

Che non vogliono vedere la realta della societa.
Perche per loro,la societa sono solo loro,
e tutti gli altri,
"non hanno voglia di fare niente".

Gli altri,semplicemente non esistono.
O se si,esistono quando si ha convenienza.

E percio io sparo.

Perche loro mi stanno gia uccidendo.
E io mi difendo cosi.
Scrivendo.

Tutto qua.