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Perché “Inaltramenti”?

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La decisione di dare questo titolo ad un blog nasce da una riflessione personale scaturita ultimamente dalla rilettura di una frase, che scrissi all’incirca due anni fa sulla prima pagina del mio primo “moleskine”: “non posso, anzi non devo, accontentarmi di sentirmi solo, devo con ed in tutto me stesso, volere essere solo, senza inaltramenti. Ora, quella folle pretesa di radicare la mia singolarità e la mia unicità nell’”essere-solo-con-me-stesso” e nella totale assenza dell’altro mi appare chiaramente in tutta la sua assurda irrealizzabilità . La solitudine ci condanna a vagare nella terra dell’indifferenziato, in un deserto senza orizzonte.
Stendhal sembrerebbe essere molto più ottimista di me quando scrive:”Nella solitudine si può acquistare tutto meno che il carattere”. Ma il carattere per un essere umano è tutto. E’ ciò che permette di distinguerci reciprocamente. E l’indistinzione è mortale per qualsiasi carattere. E' a questo punto che l’altro diviene indispensabile. Stendhal infatti completa in qualche modo il suo pensiero, in un altro aforisma: “Per avere fermezza di carattere bisogna aver provato l’effetto degli altri su se stessi, perciò gli altri sono necessari”. E’ in una prospettiva simile che ho deciso di rivalutare e di ripensare il mio concetto d’inaltramento: “inaltrarsi” significa per me ”inoltrarsi nell’altro”, ossia entrare in contatto con un altra persona o con un altro ente, mantenendo sempre una sorta di sguardo cautelativo e distaccato, sul proprio vissuto, su ciò che si è stati e su ciò che si è, per non dissolversi integralmente in questa alterità. Solo in questo modo è possibile rinsaldare, fortificare se stessi e la conoscenza che si ha di sé. Questo titolo è dunque una sorta di monito, che rivolgo in primis a me stesso, affinchè possa sempre tenere presente che è possibile raccontarsi e parlare di se solo ed esclusivamente attraverso la dimensione dell’altro. Buona lettura.

PS: il primo titolo che avevo scelto era "saghe mentali", ma avendo realizzato dopo che non si trattava di farina del mio sacco (trattasi del titolo di un album di Caparezza, che avevo completamente rimosso dalla memoria), ho optato per quest'altro, più personale nella forma, un pò meno nel contenuto, essendo assolutamente privo dell'ironia che mi contraddistingue. Spero dunque di riuscire a compensare questa mancanza nei post successivi, dal momento che adoro suscitare riflessioni anche partendo dalla risata.
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