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Testa del Mater a cavallo tra due mondi

Mentre salivo sul crinale da solo, con l'aria gelida che mi colpiva il volto mi son chiesto...ma cosa mi spinge ad alzarmi alle 6.00 di domenica con un cielo plumbeo e camminare facendo fatica per ore...credetemi la risposta me l'ha data proprie lei la MONTAGNA...giornata che ricorderò...

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Abbiamo preso le armi per la libertà di tutti

Ho deciso di intitolare il post scrivendo la frase che è riportata sul Sacrario ai Caduti del San Martino, è nostro dovere ricordare che uomini e donne hanno donato la loro vita per la nostra libertà, quella libertà che ancora in molti paesi del mondo non c'è...

Dall'autostrada A8 prendiamo l'uscita Azzate/Buguggiate e seguiamo la SP1 fino a Gemonio da dove proseguiamo sulla SS394, arrivati a Casalzuigno svoltiamo a sinistra per Arcumeggia che raggiungiamo dopo una lunga serie di tornanti.
Arcumeggia (570 m) è un piccolo borgo immerso nel cuore verdeggiante della Valcuvia, oltre ad essere il più noto paese dipinto in provincia di Varese, Arcumeggia è stata la prima esperienza di "Galleria all'aperto dell'affresco" in Italia.
È appena finito di piovere e le nuvole sembrano incollate alle montagne, ma siamo rincuorati dalle previsioni meteo che prevedono un miglioramento già a metà giornata. Seguendo i segni di vernice giallo/verde della 3V (Via Verde Varesina e dell'Anulare Valcuviano) passiamo accanto al lavatoio e in breve giungiamo ad un bivio con alcuni cartelli, seguiamo la mulattiera erbosa a sinistra che sale ripidamente in un bosco di castagni, il silenzio è interrotto solo dal gocciolare dell'acqua che scende dagli alberi, attraversiamo un torrente che nel suo scorrere verso valle forma alcune suggestive cascatelle, in questo ambiente fiabesco non potevano mancare due caprioli che appena ci sentono scompaiono come fantasmi nel fitto bosco. Raggiunte un gruppo di baite ristrutturate pieghiamo a sinistra raggiungendo in breve l'alpe Perino 750 m, da qui in poi continuiamo sulla carrareccia militare fin quasi sulla cima del M. San Martino. Guadagniamo quota lentamente con alcuni tornanti in un bosco più o meno fitto di querce, castagni, faggi, betulle, noccioli e cornioli, senza accorgercene ci ritroviamo in mezzo alle nuvole che creano attorno a noi un'atmosfera quasi surreale. Dopo aver oltrepassato i tralicci di un elettrodotto abbandoniamo momentaneamente la sterrata per proseguire sulla sinistra, seguendo le indicazioni per San Michele (scritta bianca su un sasso), seguendo i segni di vernice bianco/rossi saliamo ripidamente nel bosco e arrivati alla base di alcune roccette proseguiamo sulla sinistra seguendo un'esile traccia che in pochi minuti ci conduce alla cima del Monte Colonna 1203 m. Purtroppo oggi i panorami non erano nemmeno auspicabili, ma la foto in vetta la facciamo comunque avendo come sfondo il bianco delle nuvole che ci circondano.
Ritornati sulla strada militare proseguiamo sulla sinistra seguendo le indicazioni per San Martino, incrociata la strada asfalta la seguiamo in salita raggiungendo in pochi minuti il Sacrario dei Caduti del San Martino.

LA BATTAGLIA DEL SAN MARTINO
L'8 settembre del 1943 il governo italiano sottoscrisse l'armistizio con gli anglo-americani, immediatamente Hitler ordinò alle sue truppe di occupare la penisola e di deportare in Germania quanti idonei alle armi non avessero accettato di arruolarsi nell'esercito della repubblica fascista costituita da Mussolini dopo che i tedeschi l'ebbero liberato dalla prigionia sul Gran Sasso. I più ardimentosi scelsero allora la ribellione per resistere al tracotante straniero e ai suoi alleati in camicia nera e diedero inizio alla guerra di liberazione.
Su questo monte San Martino si raccolsero duecento giovani in maggioranza militari sbandatisi dopo l'armistizio richiamati da un magnifico comandante il colonnello Carlo Croce che assunse il nome di battaglia giustizia e battezzò la sua formazione Gruppo Cinque Giornate, le popolazioni delle città e dei paesi vicini aiutarono i partigiani fornendo loro armi, munizioni, viveri raccolti e trasportati con il rischio di essere sorpresi dai nazifascisti e di subire gravi persecuzioni. Il colonnello Croce avrebbe voluto fare della montagna una fortezza inespugnabile in grado di resistere per lungo tempo agli assalti nemici. Il piano era ambizioso e coraggioso ma difficilmente realizzabile, invano superiori militari e rappresentanti del comitato di liberazione nazionale invitarono i ribelli del San Martino a scegliere una strategia meno rigida e rischiosa. Il previsto attacco tedesco ebbe inizio il 13 e si concluse il 15 novembre 1943 con la sconfitta del Gruppo Cinque Giornate, furono gli aerei a preparare con un nutrito bombardamento l'azione dei soldati germanici che i partigiani contrastarono eroicamente finché non furono sopraffatti dalla preponderante forza del nemico. L'esistenza di un sistema di gallerie costruite durante la prima guerra mondiale, consentì alla maggior parte dei combattenti italiani di riparare in territorio elvetico, ma due partigiani caddero durante il combattimento e altri catturati durante lo scontro armato, furono fucilati dai tedeschi. Duecento soldati germanici sarebbero caduti, secondo fonti ufficiali durante il combattimento. Il colonnello Croce entrato per ultimo nelle gallerie, riusci a riparare in Svizzera ma rientrato poco tempo dopo in Italia per riprendere il suo posto nella guerra di liberazione fu arrestato dai tedeschi e massacrato. Il combattimento del San Martino fu il primo fatto d'arme della resistenza italiana, se il suo risultato fu dal punto di vista militare a causa anche della mancanza di esperienza della guerra per bande, sfortunato esso ebbe un valore altissimo sul piano morale e convinse molti dubbiosi a contribuire la lotta contro i nazifascisti.


Un sentiero sul lato opposto da dove siamo entrati in breve ci conduce sulla cima del Monte San Martino 1087 m con l'omonimo oratorio del sec. XI, dedicato a Martino vescovo di Tours. All'alba del 15 novembre 1943, dieci partigiani della formazione - Esercito Italiano Gruppo "Cinque Giornate" Monte San Martino - guidati dal Ten. Alfio Manciaghi (Folco) spianano le loro armi contro il gruppo d'assalto tedesco proveniente da Arcumeggia, composto da circa 80 uomini del Reggimento di Polizia e contro il plotone della Guardia di Frontiera e i gruppi di polizia in arrivo da San Michele. Secondo il piano predisposto dal Comandante del Gruppo Partigiano, Ten. Col. Carlo Croce, l'azione del San Martino deve costituire motivo di disturbo nei confronti dei tedeschi al fine di rallentare la loro discesa verso le postazioni fortificate di Vallalta. Verso le ore 12, dopo un bombardamento aereo che non arreca danni né agli uomini né all'edificio sacro, i tedeschi attaccano la vetta. Nonostante l'eroica resistenza, i partigiani vengono sopraffatti e sei di loro catturati. I prigionieri saranno fucilati il mattino successivo insieme ai compagni rastrellati durante la battaglia, dopo aver subito sevizie e torture. L'Oratorio di San Martino, Monumento Nazionale, verrà completamente distrutto dai nazifascisti, senza alcuna giustificazione, nel pomeriggio di giovedì 18 novembre 1943, per poi essere ricostruito fedelmente dopo la guerra.
Dopo aver bevuto un buon caffè nel vicino ristoro "San Martino" di proprietà della Provincia di Varese, aperto tutti i weekend e festivi, da marzo a novembre (cell. 338.9523480), riprendiamo il cammino ripercorrendo la strada asfaltata, arrivati nuovamente alla palina segnavia continuiamo a seguire la strada per poche decine di metri per poi svoltare sulla destra seguendo il sentiero contrassegnato dai segni di vernice bianco/rossi. Incrociata nuovamente la strada la seguiamo arrivando in breve ad uno slargo con una stradina sterrata sulla destra che seguiamo. In pochi minuti giungiamo all'alpe di Duno in località Cantonaccio 811 m. Dalla palina segnavia tralasciamo le varie indicazioni e scendiamo leggermente rimanendo sul lato destro del pascolo con alcuni cavalli e capre, attraversiamo un torrente su un ponte in pietra e seguendo la sterrata arriviamo in località Bisio 785 m con una baita ristrutturata. Dalla palina segnavia seguiamo le indicazioni per Arcumeggia, iniziamo a scendere ripidamente su una mulattiera costruita in un ambiente molto suggestivo, su un masso è incisa la data 1873, l'ambiente che attraversiamo a nostro avviso è semplicemente straordinario.
Oltrepassata una baita in breve arriviamo in località Croce 578 m alle porte di Duno, dalla palina segnavia seguiamo il "Sentiero degli innamorati", non fatevi illusioni, il percorso non è affatto semplice e oltre a essere prevalentemente in salita, in alcuni tratti bisogna porre un po' di attenzione. Giunti ad un bivio tralasciamo il sentiero a sinistra per continuare in salita seguendo le indicazioni per Arcumeggia, arrivati in località "le Cascine" 650 m con un alcune baite ben ristrutturate, ci fermiamo qualche istante ammirando finalmente il panorama che fino ad ora ci era stato negato. Dalla palina segnavia seguendo le indicazioni arriviamo alle prime case di Arcumeggia, attraversiamo il suggestivo borgo caratterizzato dai dipinti collocati sulle pareti esterne delle abitazioni, consigliamo di non aver fretta in modo tale da poter osservare ogni suo angolo nascosto, in breve arriviamo al parcheggio dove abbiamo lasciato la macchina.
Malati di Montagna: Simeone, Danilo e Fabio

al bivacco Bonaventura Segala, tra le cime dolomitiche della sponda lombarda del lago di Garda

Vado alla ricerca di oasi, dove il pensiero e i sogni camminano parallelamente.
Mi capita spesso di voler bloccare un sogno, di fermare il tempo.
La corda di canapa sale lentamente.
Alla sua estremità è legato un vecchio montanaro.
Egli conosce la vita, conosce il mondo, conosce me.
Fausto De Stefani

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in Val Sermenza... tra arte e storia...

Dall'autostrada A26 direzione Genova/Alessandria usciamo a Romagnano Sesia–Ghemme, proseguiamo seguendo la statale SS299 per Alagna fino alla località Balmuccia, alla rotonda svoltiamo a destra seguendo le indicazioni per Boccioleto, raggiunto il paese continuiamo ancora per qualche minuto per poi seguire sulla sinistra (cartelli segnavia) una stradina che scende fino ad uno spiazzo adibito a parcheggio 690 m.
Ci dirigiamo verso il ponte in pietra a due archi di diversa dimensione con il quale attraversiamo il torrente Sermenza, oltre il ponte proseguiamo a destra seguendo il segnavia 377, la salita si svolge in un bosco di faggi lungo una bella mulattiera, larga e regolarmente gradinata fino a Palancato 824 m. Sostiamo un'istante davanti all'oratorio di S. Quirico risalente al 1500, santo invocato per le sue funzioni terapeutiche verso i bambini e per le sue proprietà propiziatorie per la produzione del latte. Arrivati nella piazzetta della frazione con una bella fontana con vasca, facciamo conoscenza di Cesare (88 anni) ultimo residente di Palancato, girovagando tra le viuzze si possono ammirare alcuni affreschi ottocenteschi che caratterizzano molte delle abitazioni, nel 1840 la frazione contava ancora 22 fuochi per complessivi 95 abitanti. A monte del paese continuiamo seguendo il segnavia 377, attraversato un prato entriamo in un bel bosco di noccioli, aceri e querce, oltrepassato un bivio continuiamo la salita passando accanto ad alcuni fienili ormai soffocati dalla vegetazione. Arrivati a una bella costruzione con un affresco di un Santo e della Madonna la mulattiera continua tra altissimi abeti bianchi, tralasciata la deviazione per l'alpe Solivo e in seguito per l'alpe Fontanello proseguiamo mantenendoci sul sentiero principale. Oltrepassata l'unica cappella della Via Crucis con ancora un affresco raffigurante la Crocifissione e le Tre Marie in breve giungiamo al Santuario della Madonna del Sasso 1257 m. La tradizione vuole che la Madonna sia apparsa nel XIII secolo su una parte del monte a tre pastorelle e una di loro, muta, acquistò miracolosamente la parola. Dopo una breve sosta, dal piazzale della chiesa riprendiamo la mulattiera gradinata, superati alcuni tratti aerei, ma comunque ben protetti da una ringhiera in ferro, arriviamo all'alpe Selletto 1437 m, definito da Ravelli uno splendido alpe. L'alpeggio è costituito in gran parte da baite ristrutturate, da qui si può osservare la Cima Castello, parte della valle di Rima e la Val d'Egua, sostiamo per il pranzo in questo luogo bucolico coccolati dai raggi del sole e con le montagne attorno recentemente imbiancate. Per il ritorno dal cartello all'inizio dell'alpe scendiamo seguendo il sentiero 378 per Fervento, il percorso è sempre ben segnalato con bolli rossi sugli alberi e con cartelli che ne indicano la giusta direzione, oltrepassata l'alpe Rogo 1305 m continuiamo a perdere quota molto rapidamente attraverso un bel bosco di faggi e abeti. Giunti ad un bivio tralasciamo il sentiero che sale leggermente e continuando la discesa arriviamo in breve alle porte di Fervento.
Tralasciando la stradina cementata sulla destra che conduce ad una centrale elettrica (per chi vuole al termine del tratto pianeggiante, si possono osservare sulla destra alcune case walser ancora in perfette condizioni, circa 20 minuti tra andata e ritorno), attraversiamo il ponte in pietra e passando tra le case di Fermento in breve arriviamo sulla strada asfaltata, da qui proseguiamo verso destra e in circa 15/20 minuti arriviamo a Piaggiona Superiore 766 m. Dall'oratorio di San Martino seguendo le indicazioni scendiamo
tra le strette viuzze raggiungendo le case di Piaggiona Inferiore e in pochi minuti al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto.
Questo itinerario fa parte dei "Sentieri dell'arte su monti della Valsesia", talvolta la montagna non è solo il raggiungimento di una cima, ma è anche a mio parere la conoscenza del mondo che la circonda, bisognerebbe ricordarsi ogni tanto che la natura è per l'uomo una fonte di sentimenti e forti emozioni.
Malati di Montagna: Piergiorgio, Danilo, Deborah e Fabio

in cresta al Moregallo 1276 m

Seguendo la statale 36 verso Lecco, oltrepassato il lago di Oggiono, prendiamo l'uscita per Valmadrera e seguendo le indicazioni in breve arriviamo in paese. La macchina l'abbiamo lasciata nel comodo parcheggio accanto alle Scuole Elementari Leopardi, volendo si può proseguire verso la frazione Belvedere ma le possibilità di parcheggiare sono scarse. Dal parcheggio proseguiamo a sinistra arrivando in breve ad una rotonda, continuiamo a destra seguendo Via San Carlo Borromeo, all'altezza di un tornante proseguiamo diritti in Via Caduti per la Libertà. Al termine di una breve salita svoltiamo a sinistra e seguendo un stretta viuzza arriviamo alla frazione Belvedere 290 m, superate le ultime case proseguiamo su una bella mulattiera acciottolata giungendo ad un bivio nei pressi della cappella VARS, una chiesetta a forma di piramide.
Dalla palina segnavia seguiamo il sentiero 7-6 (Sambrosera,/Pianezzo) e costeggiando un muretto a secco percorriamo un primo tratto in falsopiano, entrati nel bosco iniziamo a risalire la Val Bova. Tralasciamo il bivio sulla destra (sentiero Paolo-Eliana), per poi iniziare a guadagnare quota ripidamente alternando brevi tratti in piano. Raggiunte alcune vecchie costruzioni in pietra recuperate magistralmente dai volontari della SEV in breve arriviamo alla Fontana di Sambrosera 716 m, da dove fuoriesce un'acqua freschissima.
Dalla palina segnavia proseguiamo per Pianezzo (sent. n. 7) e continuando a salire arriviamo all'evidente strapiombo roccioso detto “Tecc di Port”, caratterizzato da una caverna naturale. Piegando ora verso destra iniziamo a risalire una valletta dominata dalla parete del Corno Orientale di Canzo e dopo aver attraversato una zona detritica giungiamo alla bocchetta Val Puma in località Moregge 1110 m.
Dalla bocchetta seguiamo le indicazioni a destra per il Moregallo, tralasciando il Sentée de Tavoulera che corre parallelo a pochi metri sotto la cresta, proseguiamo verso i torrioni che formano la cresta ovest, il percorso anche se non particolarmente difficile è abbastanza esposto e in caso di maltempo potrebbe diventare pericoloso. Con spettacolari saliscendi giungiamo alle prime catene, perdendo leggermente quota arriviamo ad una suggestiva bocchetta che immediatamente ci fa venire in mente le bellissime Dolomiti. Subito dopo incrociamo il sentiero sottostante e in breve arriviamo al tratto più impegnativo dell'intero percorso denominato "il Gioch", si tratta di risalire alcune cenge attrezzate con delle catene raggiungendo in pochi minuti un breve ma impegnativo salto di roccia (circa un paio di metri), anch'esso con delle catene. Superata anche quest'ultima difficoltà eccoci sul pianoro erboso che anticipa l'arrivo alla croce del Moregallo 1276 m, il panorama sui monti circostanti è molto bello, ma anche le vedute sul Lago di Lecco e la Brianza non sono da meno.
Un vento gelido sembra farci ricordare che l'inverno non è per niente finito e che le belle giornate calde appena trascorse erano solo una piccola parentesi, per la via del ritorno scendiamo dalla parte opposta da dove siamo venuti seguendo il sentiero contrassegnato con il numero 6. Arrivati alla bocchetta Sambrosera 1192 m proseguiamo risalendo leggermente sulla sommità del torrione Quattordio, uscendo sul versante di Valmadrera. Giunti alla bocchetta di Preguda continuiamo a perdere quota con bellissimi scorci panoramici fino allo Zucon 876 m. Tralasciato il sentiero a destra (Forcellina/Sambrosera) continuiamo a scendere verso sinistra arrivando al Sasso di Preguda 647 m con accanto la Cappelletta di S. Isidoro un vero balcone sul Lago di Lecco. Il Sasso di Preguda oltre a essere stato dichiarato monumento naturale è anche uno dei più importanti massi eratici (o trovanti) della Regione Lombardia, dalla sua singolare forma piramidale appuntita deriverebbe il nome pietra-acuta in dialetto "prèa-aguda", complessivamente è formato da circa 100 metri cubici di roccia di granito ghiandone, proveniente dalla Val Masino. Dopo una breve pausa riprendiamo il cammino seguendo il panoramico sentiero Elvezio che prende avvio dietro alla chiesetta, un segnavia e una targa ne indicano la giusta direzione (nel 1993 la SEV vuole ricordare il giovane socio Dell’Oro Elvezio caduto in montagna nel 1958 sulla Torre Trieste nel gruppo del Civetta, realizzando l'omonimo sentiero). Il sentiero è attrezzato in soli due punti, facilmente superabili, il resto del percorso è davvero molto suggestivo e porta senza quasi accorgersene alla Forcellina 720 m. Dalla palina segnavia proseguiamo verso destra seguendo le indicazioni per Sambrosera/S. Tommaso (sent. 5), arrivati a Sambrosera ripercorriamo il medesimo itinerario fatto al mattino fino al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Danilo e Fabio

La "Via delle Alpi" al Sasso Gordona

Dall'uscita di Como Nord percorriamo la statale 340 "Regina" per poi deviare sulla sinistra all'inizio di Argegno, seguendo le indicazioni per Erbonne saliamo verso le frazioni di Schignano, arrivati a Retegno svoltiamo a sinistra verso Posa che raggiungiamo in pochi minuti 840 m. L'auto la si può lasciare a monte del paese in prossimità delle paline segnavia, oppure proseguendo e arrivando in breve nell'ampio parcheggio di Almanno.
Seguiamo le indicazione della "Via delle Alpi", oltrepassato l'acquedotto e alcune case iniziamo a salire ripidamente nel bosco, arrivati ad una palina segnavia imbocchiamo sulla sinistra la mulattiera per l'alpe Nava, dopo un lungo tratto tra pascoli e boschi giungiamo all'alpe Nava 950 m. Passiamo accanto ad un Pero monumentale, vero tesoro dell'alpe e seguendo l'ampia mulattiera tra due muretti a secco giungiamo in cima all'ampio pascolo dove troviamo l'edificio detto "Comiti", poco prima del fabbricato pieghiamo a sinistra arrivando in pochi minuti ad un bivio, dove saliamo a destra verso l'alpe Comana fra rari castagni e molte betulle. Usciti dal bosco arriviamo in cima ad un dosso che domina la conca dell'alpe Comana 1100 m, angolo idilliaco con accanto un caratteristico laghetto, scendiamo verso la palina segnavia e prima di proseguire per l'alpe Carolza riprendiamo la salita sul versante opposto del pascolo in direzione del Monte Comana 1210 m che raggiungiamo dopo circa 10/15 minuti, consigliamo questa breve deviazione per assaporare il grandioso panorama che si gode dalla cima. Tornati alla palina segnavia seguiamo la strada pianeggiante verso l'alpe Carolza entrati nella faggeta troviamo ben presto un'altra deviazione per il Roccolo del Messo che seguiamo senza troppi indugi, al seguente bivio proseguiamo sulla destra seguendo il sentiero incassato nel terreno e arrivando in breve in un piccola radura dove è situato il Roccolo del Messo 1153 m con accanto un pannello informativo. Seguendo le indicazioni poste sul roccolo riprendiamo il sentiero che si inoltra immediatamente nel fitto bosco, continuando in falsopiano giungiamo all'ampia sella prativa della Colma di Binate 1131 m, godendo di una stupenda vista sulla Valle di Binate, ormai in territorio svizzero e su un tratto della Via dei Monti Lariani, dal Bisbino al Sasso Gordona. Dalla palina segnavia seguendo le indicazioni per il Sasso Gordona scendiamo leggermente sulla sinistra passando accanto ad alcune baite, poi proseguendo in falsopiano raggiungiamo la Colma Crocetta 1128 m, continuiamo ora su strada sterrata arriviamo ad un bivio, da dove seguiamo il sentiero a sinistra che sale verso la cima, durante il percorso incontriamo alcune casermette della Grande Guerra, realizzate sotto sporgenze naturali di roccia sul versante nord del monte, al riparo dai "nemici" e alcuni tratti di trincea. Dopo un tratto attrezzato con alcune catene di sicurezza arriviamo alla croce del Sasso Gordona 1406 m, dalla vetta si gode una vista eccezionale sulla valle d'Intelvi, il centro lago e fino alla Pianura Padana. Dopo una pausa ristoratrice iniziamo a scendere dal ripido crinale opposto alla salita (catene di sicurezza), alla base della piramide incrociamo nuovamente una trincea e infine una bella postazione in caverna, con basamenti per le mitragliatrici, ferritoie e un osservatorio.
Oltrepassata una magnifica nevea eccoci finalmente al rifugio Prabello 1201 m del CAI sottosezione Monteolimpino, costruito all’inizio del ‘900 con la funzione di Caserma della Guardia di Finanza italiana, prima di ripartire ci fermiamo a mangiare una deliziosa fetta di crostata ai mirtilli e pinoli.
Per la via del ritorno seguiamo la strada militare sulla destra (palina segnavia) che in breve ci porta ad un bivio, tralasciamo la deviazione a destra per la Colma di Binate (consigliata per chi non volesse allungare il percorso) e proseguiamo in costante discesa sulla strada militare ancora ben conservata. Giunti ad un bivio con una graziosa cappella, abbandoniamo la strada e proseguiamo a destra su una larga mulattiera, dopo un breve tratto passando vicino ad alcune case ci inoltriamo nel bosco continuando a perdere lentamente quota. Ad un bivio svoltiamo a destra seguendo le indicazioni per Perla, arrivati alle prime case ben ristrutturate pieghiamo nuovamente a destra e costeggiato la recinzione di una casa rientriamo nuovamente nel bosco. Il percorso è sempre ben evidente e prosegue con alcuni saliscendi, raggiunta una casa isolata attraversiamo un piccolo torrente e con una breve salita arriviamo ad un bivio, tenendo la sinistra in breve arriviamo ad un piccolo borgo che attraversiamo, arrivati ad un'ulteriore bivio seguiamo le indicazioni per Almanno che raggiungiamo in pochi minuti. Seguendo la strada asfalta facciamo ritorno all'auto dopo aver trascorso una splendida giornata tra i monti.
Malati di Montagna: Simeone, Danilo e Fabio

Vün, Dü, Trì...

Una volta raggiunto Como seguiamo la strada per Bellagio, oltrepassato l'orrido di Nesso svoltiamo a destra seguendo le indicazioni di Veleso. Dopo qualche chilometro tralasciamo la strada per il Piano del Tivano e svoltiamo a sinistra arrivando in breve a Veleso 826 m, l'auto la si può lasciare nel parcheggio antistante la piazza del paese o proseguire ancora per qualche minuto seguendo le indicazioni per il campo da tennis e il "Parco giochi bambini" (limitate possibilità di parcheggio). Dal pannello informativo situato nei pressi del campo da tennis proseguiamo raggiungendo una palina segnavia da dove proseguiamo sulla sinistra verso i Monti di Erno, purtroppo l'antico tracciato è stato soppiantato dall'asfalto, ce ne accorgiamo quando dopo qualche minuto in prossimità di un tornate, svoltando a sinistra percorriamo un breve tratto l'evidente mulattiera acciottolata. La carrozzabile prosegue in leggera salita traversando la Valle Loarno e arrivando in breve alla Baita Miralario dove ci fermiamo a osservare alcuni interessanti vecchi attrezzi agricoli appesi ai muri esterni.
Proseguiamo al limite del bosco lambendo le baite dei Monti di Loarno, dove stanno pascolando placidamente alcune mucche scozzesi, seguiamo ancora per qualche minuto la stretta carrozzabile giungendo infine nella valletta dove sono adagiate le baite dei Monti di Erno 1050 m. Oltre al piccolo stagno proseguiamo verso destra seguendo le indicazioni della palina segnavia, oltrepassata l'Azienda Agrituristica la Forcoletta costeggiamo per poche decine di metri una recinzione per poi svoltare decisamente sulla sinistra iniziando a risalire il ripido valloncello arrivando alla Forcoletta 1263 n. Senza troppi indugi proseguiamo a sinistra giungendo in breve sulla cima al M. Colmenaccio 1281 m, manco a dirlo il panorama anche se offuscato da una leggera foschia è splendido. Ritornati alla Forcoletta proseguiamo verso destra iniziando la ripida ascesa alla prima delle elevazioni della Costa del Monte San Primo, senza un'attimo di sosta eccoci al Piz del Luser 1405 m. Con percorso ora più agevole iniziamo la lunga cavalcata per cresta con splendide vedute panoramiche a 360°, oltrepassati due ripetitori eccoci alla croce del Monte San Primo 1682 m, questa è la prima volta che arrivo senza pestare la neve, dopo esserci salito per ben due volte dalla Colma di Sormano in inverno. Oltre a essere la montagna più elevata di tutto il Triangolo Lariano, grazie alla sua posizione il panorama è davvero notevole, con ampie vedute sui due rami del Lario e sulle montagne che lo circondano.
Dopo una breve sosta pranzo decidiamo di iniziare la discesa, alcune nuvole minacciose non preannunciano niente di buono, dalla grossa antenna scendiamo direttamente lungo una debole traccia seguendo il ripido costone erboso, oltrepassato un grosso blocco calcareo bianco in breve arriviamo ad alcuni alberi solitari che svettano in mezzo alla dorsale. Continuiamo ora su traccia sempre più evidente entrando in una suggestiva faggeta, inizia a piovigginare ma fortunatamente sono solo poche gocce, proseguiamo in falsopiano per alcuni minuti per poi giungere ad una evidente deviazione verso destra, perdiamo quota velocemente scendendo lungo un'ampio sentiero quasi franoso fra due recinzioni, in breve arriviamo alle case dei Monti di Là 1050 m. Seguendo la palina segnavia proseguiamo verso destra seguendo la carrozzabile e con suggestiva quanto piacevolissima passeggiata torniamo al parcheggio dove abbiamo lasciato l'auto.
Malati di Montagna: Simeone, Danilo e Fabio

Allo Zucco di Manavello sull'Alta Via delle Grigne

Una volta arrivati a Lecco proseguiamo sulla provinciale 72 arrivando a Mandello del Lario, alla prima rotonda svoltiamo a destra passando sotto il ponte della ferrovia e proseguiamo seguendo le indicazioni per Rongio/Luzzeno. L'auto la si può lasciare nella piazzetta di Rongio 390 m dove però solitamente non c'è mai posto, oppure nei parcheggi sottostanti. Percorriamo Via Rossana e arrivati al bar osserviamo dalla parte opposta alcuni interessanti percorsi dedicati alla storia partigiana, proseguiamo verso destra in salita e oltrepassate le ultime case del paese giungiamo all'inizio della mulattiera acciottolata. Dalla palina segnavia seguiamo il sentiero 13b per lo Zucco di Manavello, abbandonata dopo pochi minuti la mulattiera svoltiamo a sinistra arrivando in breve a Rossana 480 m dove c'è una fonte, attenzione perché è l'unica possibilità di rifornirsi d'acqua lungo tutto il cammino. Al seguente bivio proseguiamo a destra seguendo il sentiero incassato nel terreno, dopo qualche minuto incrociamo una palina segnavia che ci informa che stiamo percorrendo l'Alta Via delle Grigne, seguendo ora i segni azzurri ci inoltriamo nel bosco. Ci accorgiamo che man mano che saliamo la pendenza aumenta, troviamo anche alcuni scalini in legno che aiutano nel proseguimento, in prossimità di un grande omino svoltiamo a sinistra seguendo un segnavia in metallo per il Baitello di Manavello, tralasciando il sentiero che prosegue diritto e che useremo per il ritorno. Da qui in poi il percorso diventa molto ripido ma il panorama verso il lago ci allevia la fatica, i tratti in cui si può riprender fiato sono davvero pochi, superato un tornante verso destra come d'incanto ci appaiono lo le Grigne e sul lato opposto il lago di Lecco e i monti del Triangolo Lariano a fargli da corona…fermarsi è quasi d'obbligo… Pochi minuti ancora e arriviamo sull'ampio crinale da dove in breve raggiungiamo la prima catena fissa e in seguito una un po' più lunga, utili soprattutto nel periodo invernale, pieghiamo leggermente a destra e in breve arriviamo al Bivacco Baitello del Manavello 1060 m, gestito dal Gruppo Amici del Manavello. La cima è proprio li che ci aspetta per cui senza troppo divagare in men che non si dica eccoci allo Zucco di Manavello 1113 m che spettacolo, Sasso Cavallo, Sasso dei Carbonari, Zucco dei Chignoli e la Val Méria con il rifugio Elisa, a mio parere il versante più suggestivo delle Grigne. Ritorniamo al bivacco dove ci fermiamo per una pausa contemplativa seduti su una panchina davanti al lago, per non fare il medesimo itinerario fatto in salita chiediamo consiglio a uno dei responsabili che gestiscono il bivacco, gentilmente ci propone un'alternativa che accogliamo con entusiasmo. Dopo averlo ringraziato rimettiamo gli zaini in spalla e seguendo il sentiero che passa sotto allo Zucco di Manavello arriviamo alla Bocchetta di Portorella da dove svoltiamo a destra seguendo le indicazioni poste sulla palina segnavia, il percorso è alquanto ripido su terreno infido, per cui bisogna porre attenzione a dove mettere i piedi per non scivolare. Arrivati a un poggio panoramico con una bella panca ricavata da un'enorme tronco ci concediamo una breve pausa tanto basta a far raffreddare le ginocchia, il sentiero prosegue a destra con ancora un tratto ripido per poi continuare più tranquillamente in un bel bosco fino ad arrivare al grosso omino incontrato durante la salita, da qui in poi il percorso è il medesimo fatto al mattino.
Malati di Montagna: Luisa, Franco, Danilo e Fabio

al Pianbello tra i laghi di Ghirla e Lugano

Da Varese proseguiamo per Porto Ceresio e seguendo le indicazioni arriviamo a Cuasso al Monte 532.
Lasciata l'auto nel parcheggio sotto alla chiesa seguiamo l'indicazione E/1 (il sentiero europeo E1 unisce Capo Nord (Norvegia) con Capo Passero in Sicilia, la sua lunghezza totale è di oltre 6000 km ma effettivamente è di circa 4900 km in quanto il sentiero già segnalato parte dalla cittadina svedese di Grövelsjön e termina a Castelluccio di Norcia, in Umbria), oltrepassata la posta svoltiamo a sinistra raggiungendo il piazzale della chiesa Parrocchiale di Sant'Ambrogio, proseguendo a destra in via Roma dopo il municipio in breve arriviamo ad un incrocio, seguendo le indicazioni continuiamo a sinistra per via delle Ville (possibilità di bere un caffè nel bar vicino). Dopo qualche minuto al termine della strada asfalta svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni poste su una palina segnavia, il primo tratto si svolge in ripida ascesa su una mulattiera invasa dalle foglie fino ad arrivare in località Lott 730 m, possibilità di rifornirsi d'acqua. Continuiamo seguendo gli evidenti segnavia E1, la salita ora si fa meno ripida e senza quasi accorgercene arriviamo alle belle radure dell'alpe Stivione, dove si possono osserva alcuni bunker della Linea Cadorna, notevole la bella fontana formata da tre vasche in pietra e da dove scaturisce una freschissima acqua. Dopo qualche minuto giungiamo ad un bivio in località Prà Pittur 820 m, su un pannello informativo viene mostrato in parte l'itinerario che andremo a percorrere e alcune notizie storiche sulla "Linea Cadorna", dalla palina segnavia seguiamo l'indicazione per la Bocchetta dello Stivione che raggiungiamo in pochi minuti 865 m.
Prosegundo arriviamo ad un secondo bivio, svoltiamo a sinistra seguendo le indicazioni della variante Marchirolo-Porto Ceresio del sentiero 3V (Via Verde Varesina, un'itinerario che si snoda tra i laghi di Lugano, Varese e Maggiore, attraversando zone di particolare pregio artistico e naturalistico lungo un percorso di 184 Km). Dopo un primo tratto in falsopiano perdiamo leggermente quota arrivando ad un'ulteriore palina segnavia, proseguiamo sull'ampia sterrata tralasciando il sentiero che sale ripido sulla sinistra, con alcuni tornanti arriviamo alla bocchetta dei Frati 925 m. Tornati indietro di qualche metro proseguiamo sull'ampia mulattiera a sinistra seguendo le indicazioni "Fortificazioni", attraversiamo splendidi boschi di faggi, castagni e betulle arrivando in una zona caratterizzata da massi arrotondati di porfido rosso, dalla palina segnavia proseguiamo sull'evidente sentiero che in costante salita arriva sul pianoro sommatale del Monte Piambello 1129 m, dove c'è un fortino con le postazioni di artiglieria. Dopo una breve pausa scendiamo sull'evidente strada militare oltrepassando sulla destra i ruderi di una casermetta, al bivio seguente manteniamo la sinistra riprendendo il segnavia E/1. Ritornarti alla bocchetta dei Frati proseguiamo verso destra imboccando una sterrata pianeggiante (indicazione Rocce rosse), procediamo fino ad un bivio da dove continuiamo sulla stradina a sinistra che sale lentamente avvicinandosi sul crinale delle Rocce rosse, già ben visibili e alle fortificazioni costruite nelle loro viscere (utile una pila per poter entrare all'interno delle gallerie). Ristrettosi a sentiero il percorso sfila a sinistra delle fortificazioni per poi salire sul crinale e in breve sulla cima 1000 m, dove decidiamo di fermarci per una breve pausa. Ritornati sulla strada militare proseguiamo verso sinistra e perdendo leggermente quota arriviamo di nuovo a Prà Pittur da dove ritorniamo a Cuasso al Monte sul medesimo percorso fatto al mattino. Anche se abbiamo dovuto aprire l'ombrello un paio di volte è stata comunque un'escursione davvero interessante sia dal punto di vista naturalistico che storico...da rifare sicuramente magari partendo da Marzio...
Malati di Montagna: PG (Piergiorgio) e Fabio

a pochi metri dalla Punta d'Orogna...

Percorriamo l’autostrada A26 fino a Gravellona Toce per poi continuare sulla statale SS33 del Sempione, imbocchiamo l'uscita Crodo/Val Formazza e oltrepassato Crodo arriviamo in breve a Baceno, subito dopo il centro del paese deviamo a sinistra seguendo le indicazioni per l'alpe Devero, l'auto la si può lasciare nei parcheggi messi a disposizione, il costo è di 5 euro al giorno.
Saliamo tra le antiche case in legno arrivando in pochi minuti in località Ai Ponti 1634 m, proseguiamo a sinistra e oltrepassati gli impianti di risalita raggiungiamo il grazioso villaggio di Piedimonte. Attraversato su un ponte il rio Buscagna continuiamo verso destra costeggiando per un breve tratto il torrente, dopo pochi minuti iniziamo a piegare a sinistra guadagnando velocemente quota, usciti dal bosco arriviamo nel piccolo pianoro dove sono adagiate le baite dell'alpe Misanco 1907 m. Proseguendo a sinistra in breve raggiungiamo la palina segnavia o almeno quello che ne rimane fuori dalla neve, pieghiamo prima a destra e passando tra i larici volgiamo a sinistra pervenendo sotto al ripido canalino che risaliamo arrivando sul pianoro sovrastante. Il Cervandone rimane ancora coperto dalle nuvole ma verso il Sangiatto e il Corbernas la situazione meteo è in netto miglioramento per cui procediamo fiduciosi, perdendo leggermente quota arriviamo in una valletta troviamo una seconda palina anche questa quasi totalmente ricoperta dalla neve. Percorriamo interamente la valletta verso uno stretto passaggio, oltrepassato il quale arriviamo all'incantevole alpeggio di Curt du Vel 2061 m, saliamo verso sinistra tra alcuni grossi dossi e in breve arriviamo negli spazzi aperti della parte superiore della valle Buscagna. Iniziamo la salita con percorso libero, soffia un forte vento gelido che ci costringe alcune volte a fermarci, arrivati sul bordo di un vallone pieghiamo a sinistra arrivando sotto alle pendici del monte Cazzola. Riprendiamo a salire percorrendo l'evidente cresta, a circa 2400 dopo un breve consulto decidiamo di fermarci, il vento troppo forte e il sopraggiungere delle nuvole non garantiscono la salita dell'ultimo tratto ripido verso la cima. Scattata una fugace foto di gruppo iniziamo a scendere il più ripidamente possibile, alcuni di noi iniziano a non sentire più la sensibilità alle dita delle mani e il vento sembra quasi volerci spingere giù dalla montagna, tornati all'alpe Misanco finalmente facciamo una pausa, niente è più gradito di una tazza di tè caldo. Escursione invernale splendida, dalle forti emozioni, da effettuarsi solo se si ha una buona esperienza in ambiente innevato e se si conoscono bene i luoghi che vengono percorsi. Giunti a Baceno ci fermiamo al bar "Vecchio Scarpone" dove festeggiamo il compleanno di Danilo e PG (Piergiorgio)…
Malati di Montagna: Franco, Luisa, Simeone, Aldo, PG (Piergiorgio), Danilo e Fabio
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