My Opera is closing 3rd of March

Stains and smiles of a Wild Rover

Tracce nomadi di vita fugace

Anime in affitto

Il tavolino da caffè del salotto era una cornice di fuoco e di polvere, scaldato dai raggi del sole che filtravano dalla finestra. Su di esso giaceva, aperto a pagina tredici, il giornale del giorno prima. In mezzo alla pagina c'era un pasticcio azzurro di camici e lenzuola d'ospedale, e il sorriso idiota di una donna sulla trentina, uscita dalla sala parto, si sarebbe detto, con la stessa naturalezza con cui sarebbe uscita dal supermercato. La televisione di sottofondo parlava una lingua fatta di concetti così familiari che Maddalena li aveva dimenticati. Lei sedeva in cucina, in un alone di non-luce color girasole, quella penombra imbarazzata che regna nelle stanze nei pomeriggi d'estate. In un tic nervoso, il tallone sinistro batteva ritmicamente sul pavimento, la suola di sughero delle ciabatte produceva un rumore di zoccoli. Aspettava con lo sguardo che dondolava senza un obiettivo. Si fissava le mani, l'anello nuziale che la forza dell'abitudine le aveva incollato alle dita – era l'unico oggetto prezioso che possedesse, dopo tutto; l'unico pezzo d'oro su cui avesse mai messo le mani -, poi seguiva la caduta lenta delle gocce d'acqua. Il lavandino perde. Il pensiero si perdeva inerte. Dovrei chiamare qualcuno per ripararlo. Un idraulico, con quello che costano poi.
C'era un libro di cucina messicana sullo scaffale vicino alla porta finestra. Come se lei lo avesse mai usato. Odiava il cibo piccante, e, per quelle poche notizie sul Messico giunte nel suo universo, la cucina messicana era piccante. Troppi jalapeños. Troppe cose che richiedevano una pazienza che lei non aveva.
Molte volte le era stato chiesto se era ispanica, però, con quella sua pelle dorata, le labbra decise che parevano scolpite, e la cascata di capelli neri imprigionati come serpenti in fermagli di tartaruga o immortalati come cascate asciutte in lunghe trecce strette. L'unica cosa erano quegli occhi azzurri, oceani, tanto erano enormi. E con ciò? Molta gente ha gli occhi azzurri, nella Spagna del nord.
Di nuovo il giornale, che scricchiolava mentre la corrente tentava di girare pagina. Utero in affitto, parto plurigemellare. La scienza donerà la fertilità anche ai morti. La Chiesa si oppone. Il solito, millenario dibattito tra la curiosità e il timore, tra la scienza e il dogma. Combattuto a colpi di biberon. Con una smorfia di disapprovazione – innaturale per Maddalena vedere tutte quelle sessantenni cullare i loro, i loro bambini venuti al mondo di qualche sconosciuta profumatamente pagata – la donna si alzò per versarsi un po' d'acqua. In quel momento qualcuno suonò alla porta.
Lasciando con un gesto di resa il bicchiere nel lavello, Maddalena si diresse verso la porta.
Le fece quasi pena. Un uomo di mezza età, gli occhi di cielo sbiadito, il paradosso di igiene e trasandatezza che aveva visto su molti di quelli...
Il dottor Di Dante? -
Sono io. -
Maddalena si scansò per lasciarlo entrare. L'uomo esitò, come malfermo sulle gambe. Maddalena accompagnò la sua indecisione con un cenno nervoso della testa.
I due si sedettero in salotto. Spirava un filo di corrente dalla finestra, e un'invisibile nevicata di polvere era sospesa sul tavolino di vetro.
vuole qualcosa da bere? Del caffè? -
- Soltanto dell'acqua. - la richiesta d'acqua degli schiavi nel deserto.
Maddalena tornò con due bicchieri. E una brocca. Sulla superficie galleggiavano continenti microscopici di ghiaccio.
Non so cosa dire... - cominciò il dottore.
Non le sembra vero, non è così? -
Niente di tutto questo. Mi sembra tutto un sogno...un'allucinazione, dall'inizio alla fine. -
La capisco. Non creda che per me sia facile. Quando ho cominciato ci sono stati periodi in cui mi sembrava di non vivere. Fluttuare, capisce? Come se io funzionassi senza di me. -
So cosa intende... il corpo umano è una macchina incredibile. -
La cosa incredibile è che, dopo tutte le macchine guaste che ha dovuto riparare in ospedale, lei se ne meravigli ancora. Mia madre è morta di cancro, sa? Ultimamente vederla era straziante. E lei la chiama una macchina incredibile... -
Ho visto pazienti ritorcersi come foglie nelle loro malattie e poi riprendersi e tornare a funzionare ad una velocità spaventosa. Non ho detto che il corpo umano sia una bella macchina. Ma riserva molte sorprese. -
- Se lo dice lei. Cosa l'ha portata a questo punto, quindi? -
Credo sia stata la cocaina, ma è difficile dirlo. No, no. La cocaina era un sintomo, non una causa. Non mi sentivo all'altezza, credo. E lei non immagina che cocktail devastante siano il sentimento di inferiorità e i grandi dubbi esistenziali. - l'uomo portò il bicchiere alle labbra. Beveva come se non ne traesse alcun sollievo.
Ed è per questo che l'ha venduta? -
No...no. Tutto questo mi ha isolato da mia moglie. Da mia figlia. Soffriva di depressione, sa. Anoressia, e tutto il resto. Volevo che lei guarisse. -
E...-
Oh, è guarita, è guarita. Dopo il patto è guarita. È...sana...felice, credo. Ho paura di pensare a cosa succederà in futuro, ma... -
Lui è incredibilmente coerente nelle sue promesse. -
Certo...e puntuale. Senta, non sono qui per raccontarle la mia esperienza... Possiamo soltanto firmare il contratto? Non riesco più a... -
Maddalena sapeva che ogni parola, nella coscienza di quei dannati, aveva un tempo e un ritmo. E sapeva aspettare. - Non sento più niente, capisce? Non riesco più a sentire la fame, la sete... Il sesso, la droga, non sono che pruriti. Non mi sento più..-
“Vivo” pensò Maddalena, ma era una parola troppo aguzza per poterla pronunciare, come “morto” ad un funerale. Lei si limitò ad annuire. - Capisco. -
Si alzò, e andò alla libreria. Ne estrasse una cartellina di cartone e la aprì. Dentro c'era un plico sottile di fogli di pergamena vergati in color carminio.
Mi resta poco da vivere, in ogni caso. Ma quel poco tempo, vorrei... -
non mi fraintenda. Non sto cercando di recedere dal nostro accordo, ma... lei sa che l'affezione alla vita che questo contratto le restituirà non le renderà le cose più facili. -
Lo so. Lo so. Ma voglio poter accarezzare mia figlia, abbracciare mia moglie...senza sentirmi una macchina...senza vedere me stesso... spontaneamente, capisce...-
Maddalena annuì e sollevò i fogli dalla cartellina.
“Io, Fausto DiDante, nato a Roma il due novembre millenovecentosessantasei, in seguito ad atto di cessione dell'indivisibile e incorruttibile proprietà, prendo in affitto l'anima della signorina Maddalena Holle per la cifra di cinquecentomila euro, per un totale di mesi sette. La proprietà ritornerà nelle mani della suddetta il giorno venticinque dicembre duemiladieci.
Torino, venticinque maggio duemiladieci.”
Vuole che le legga anche le condizioni e le clausole sottostanti al contratto...riguardo al dopo...-
Non c'è n'è bisogno, grazie. -
Con la stessa firma a serpentina che apponeva ogni giorno sulle ricette dei suoi pazienti e sulle cartelle cliniche, il dottor DiDante siglò il contratto. Maddalena socchiuse gli occhi, abituata a quella sensazione di passaggio... Come se in lei si aprisse un sipario, e una processione di attori ne fuoriuscisse. Per raggiungere un altro teatro. Era di quello che si trattava, no? I corpi umani erano meravigliose, comode macchine teatrali.
Il dottor DiDante sorrise radioso, cosa che Maddalena trovò fastidiosa. - Grazie. -
Non meno patetico di un cane che ringrazia chi sta per sopprimerlo.
Annuì, e volgendo lo sguardo lo guidò alla porta.
Uteri in affitto... Teatri in affitto...
Chiuse le tende, fermando la parata microscopica di sole e polvere.

Pensieri seraliMánu Mánná

Comments

Josie Blissjosiebliss Monday, May 10, 2010 3:41:34 PM

A Josiebliss piace questo elemento.
Bella! Il discorso diretto non è molto chiaro(si confonde con l'indiretto), ma forse è un effetto voluto. Dobro dobro...

Sara ParodiLysNegraNatura Tuesday, May 11, 2010 12:53:21 PM

Diciamo che å un effetto un po' voluto e un po' dovuto al fatto che ho usato i trattini invece delle virgolette da discorso (pigrizia mia). Però l'idea era effettivamente non staccare troppo tra narrazione e dialogo. Grazie, sai che il tuo parere pesa molto. smile

Sara ParodiLysNegraNatura Tuesday, May 11, 2010 12:53:42 PM

*quella å doveva essere "è"

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