Cose che sono felice di non capire.
Monday, May 31, 2010 9:12:01 PM
Rileggevo i post del blog di un caro amico, a cui involontariamente (più che altro era necessario) ho fatto del male. Non faccio nomi perché mi sembrerebbe di giudicare lui, mentre lui è solo l'emblema di un comportamento che non capisco. Leggo tanto cinismo dovuto a tanto dolore, come se il cinismo fosse il pus che esce da una ferita. Ora, posso capire le persone a cui capitano tragedie - Tragedie, nel senso teatrale del termine: il momento in cui il mondo e il fato isolano l'Eroe, ed è ciò che lo rende grande. Ma perché la gente soffre così tanto, anche quando tragedie non ne accadono? Persone che-senza offesa-si possono definire borghesi, o proletari benestanti. Che hanno l'accesso ad un'istruzione, se non decente, almeno minima per sviluppare la propria curiosità ed autocritica e crescere da soli.
Persone che hanno fratelli e sorelle, spiritualmente parlando.
Non capisco come si possa sempre trovare una scusa per essere tristi o depressi. Si tratta forse di distogliere di continuo lo sguardo da se stessi e guardare a ciò che non si è e si vorrebbe essere? O si tratta, chimicamente parlando, di dipendenza da un certo stato mentale? O è come una brutta abitudine, che si radica eludendo le difese razionali e fa presa come un'erbaccia?
Come si può non vedere che nella propria vita c'è del bello? Io ho un'autostima bassa, non mi piaccio, non sono ricca, non posso dire di avere successo. Eppure accidenti, non riesco a ignorare il bene che mi sta attorno! C'è chi dice che sia solo illusione. E invece credersi eternamente nella bocca dell'inferno è ontologicamente più attendibile? E non si tratta solo di un "c'è chi sta peggio". Si tratta di un "puoi stare peggio, e NON STAI peggio".
Mi spiace di sembrare poco empatica, ma cazzo. è un insulto a chi sta male annegare nella depressione, crogiolarcisi, come quando si ha l'influenza e si gode del giacere moribondi a letto. Beh, svegliatevi, cari, io non intendo darvi uno sciroppo che non vi serve. Perché dovrei fare la comprensiva e incoraggiare la vostra dipendenza dalla malinconia? è un problema vostro. E mi è spiaciuto, a volte, di essere la causa di ciò, ma il problema è ben più profondo della mia sola presenza o delle mie azioni.
Come ho detto, ci sono cose che sono ben felice di non capire, di aver dimenticato. è l'aspetto dell'adolescenza che sono felice di aver lasciato indietro con l'età adulta, o forse di aver ritrovato rispetto all'infanzia, il poter vedere che le cose non sono messe così male, in fondo. In ogni caso. Il game over non è ancora giunto, e quando giungerà smetterò di essere coscente. Quindi che dolore può darmi?
E anche le mie mancanze, che dolore possono darmi? Tutti ne hanno, e a parte tentare di correggerle non posso farci nulla. E di certo piagnucolarci sopra non le corregge.
E se le mancanze degli altri mi danneggiano, vuol dire che non vale la fatica di prendere questi altri in considerazione.
Non è cinismo, questo. è la via non-depressa per la sopravvivenza, che di per sè è una gran figata. Non venite a dirmi "la vita fa schifo", non ci credo. C'è sempre qualcosa dietro l'angolo per cui sono curiosa di restare. Mi spiace non essere empatica con chi sguazza tutto il tempo nella malinconia. Ma come ho detto, ci sono cose che sono ben felice di non capire.
Persone che hanno fratelli e sorelle, spiritualmente parlando.
Non capisco come si possa sempre trovare una scusa per essere tristi o depressi. Si tratta forse di distogliere di continuo lo sguardo da se stessi e guardare a ciò che non si è e si vorrebbe essere? O si tratta, chimicamente parlando, di dipendenza da un certo stato mentale? O è come una brutta abitudine, che si radica eludendo le difese razionali e fa presa come un'erbaccia?
Come si può non vedere che nella propria vita c'è del bello? Io ho un'autostima bassa, non mi piaccio, non sono ricca, non posso dire di avere successo. Eppure accidenti, non riesco a ignorare il bene che mi sta attorno! C'è chi dice che sia solo illusione. E invece credersi eternamente nella bocca dell'inferno è ontologicamente più attendibile? E non si tratta solo di un "c'è chi sta peggio". Si tratta di un "puoi stare peggio, e NON STAI peggio".
Mi spiace di sembrare poco empatica, ma cazzo. è un insulto a chi sta male annegare nella depressione, crogiolarcisi, come quando si ha l'influenza e si gode del giacere moribondi a letto. Beh, svegliatevi, cari, io non intendo darvi uno sciroppo che non vi serve. Perché dovrei fare la comprensiva e incoraggiare la vostra dipendenza dalla malinconia? è un problema vostro. E mi è spiaciuto, a volte, di essere la causa di ciò, ma il problema è ben più profondo della mia sola presenza o delle mie azioni.
Come ho detto, ci sono cose che sono ben felice di non capire, di aver dimenticato. è l'aspetto dell'adolescenza che sono felice di aver lasciato indietro con l'età adulta, o forse di aver ritrovato rispetto all'infanzia, il poter vedere che le cose non sono messe così male, in fondo. In ogni caso. Il game over non è ancora giunto, e quando giungerà smetterò di essere coscente. Quindi che dolore può darmi?
E anche le mie mancanze, che dolore possono darmi? Tutti ne hanno, e a parte tentare di correggerle non posso farci nulla. E di certo piagnucolarci sopra non le corregge.
E se le mancanze degli altri mi danneggiano, vuol dire che non vale la fatica di prendere questi altri in considerazione.
Non è cinismo, questo. è la via non-depressa per la sopravvivenza, che di per sè è una gran figata. Non venite a dirmi "la vita fa schifo", non ci credo. C'è sempre qualcosa dietro l'angolo per cui sono curiosa di restare. Mi spiace non essere empatica con chi sguazza tutto il tempo nella malinconia. Ma come ho detto, ci sono cose che sono ben felice di non capire.









