Left alone with my vodka-thoughts.
Sunday, May 9, 2010 8:29:38 AM
Huff.
Baudelaire, Poe e i poeti maledetti francesi bevevano per scrivere. Mi chiedo però se qualcuno di loro abbia mai scritto perché aveva bevuto.
Cioè.
Cominciamo dalla vodka, servita alle feste di compleanno generalmente mescolata a vari succhi di frutta. Cominciamo dal doposbronza da vodka, quella sequela di mal di testa, vampate di caldo e misteriosi gorgoglii di stomaco. Da quanto tempo. Momenti in cui i pensieri esplodono nella testa come raffiche di mitragliatore, uno dopo l'altro, dolorosamente concatenati, drammaticamente assurdi, intervallati da una voce mentale che dice "ma perché tutto questo?", pensieri che si attorcigliano a dettagli, tipo le sfumatore di colore giallo malato della luce del bagno, o a grandi questioni esistenziali, come mai l'essere umano può ridursi ad un tale stato di alienazione per puro divertimento, quando riacquisterò la mai dignità, una serie di domande troppo liquide per potersi fermare a trovare risposte. Ecco.
Alzatami dal letto, ho aperto la finestra, mi sono buttata addosso due stracci, mi sono lavata faccia e denti e sono uscita, muovendomi a scatti con fare paranoico e sperando di non incontrare nessuno nell'infinita brevità della distanza appartamento-distributore di bibite. Il mio obiettivo: una Cocacola zero. Caffeina. Fredda e con ghiaccio. Benedetto sia lo studentato, quei distributori di bibite sono una pensata geniale.
Ovviamente sulla via del ritorno incontro uno degli studenti africani; la maggioranza di loro studia medicina a Bergen, e questo ha proprio la faccia da medico. "Hi!" mi dice.
"Hi!" e più che un saluto il mio è un singhiozzo. Mi sento terribilmente giudicata, ci vuole molto meno della conoscenza media di un medico per indovinare perché qualcuno, di domenica mattina alle nove e con addosso la combinazione di abiti peggiore della storia, stia rientrando in casa con in mano una cocacola. Ma tant'è, la natura umana è fallace, perciò proseguo verso la mia stanza, forte del pensiero che non conosco il tizio e lui non conosce me, e sicuramente ho fatto figure peggiori. Maledetta vodka, mi fa tornare pure i sensi di colpa cattolici.
Dopo la catarsi del lavaggio dei piatti - più che altro una mossa preventiva, prima che il Comitato di Igiene mi chieda spiegazioni sul mortale odore di sugo di pomodoro rancido che esala dalla pentola sporca del pranzo di ieri - mi siedo al computer con un bicchiere fregato al bar dalla mia coinquilina, cinque cubetti di ghiaccio e la bottiglietta. Ovviamente l'acido carbonico della bevanda magica è particolarmente esuberante, e riesco ad allontanare il bicchiere traboccante schiuma dal computer per un pelo. L'unica seria conseguenza è che devo scrivere appoggiando i gomiti sul piano della scrivania ora umidiccio e zuccheroso.
Va decisamente meglio. Eccomi qua, stamattina, a rivolgere occhiate pesanti al lenzuolo azzurro del cielo e a prepararmi per l'escursione domenicale. Piano piano, come la sabbia in una clessidra, il mal di testa sta scivolando via, merito anche della ginnastica delle dita sulla tastiera che dà un po' di sollievo alla fanfara dei pensieri random.
Perché Elisa carica video della festa di ieri assolutamente privi di senso. Cioè, video di ultraventenni che si lanciano palloncini in un salotto. Non è nemmeno divertente, a volte vorrei poter essere un documentarista alieno e filmare le cazzate di questi primati che sovrappopolano la Terra, si procurano leggere intossicazioni da alcol e rimediano la mattina dopo con altri liquidi poco sani e sedute di scrittura. Mah.
Non trovo una conclusione per questo post, la sobrietà è arrivata all'improvviso (qualcuno emette urla bestiali da qualche parte nello studentato. Ma perché, mi chiedo io.). Dicevo, la sobrietà è arrivata all'improvviso, bianca e ordinata e tremenda come la busta di una bolletta della luce.
Mmm.Mmm.
Ehm...la conclusione più banale della storia. Credo che per adesso sia tutto, gente.
La conclusione Warner Bros: "That's all, folks!"
La conclusione norvegese: Takk for meg.
La conclusione finlandese: Vitun krapula. (trad: Doposbronza del cazzo)
La conclusione all'italiana: una sigla spensierata cantata da soubrettes seminude, che circondano presentatori dall'aria beata e beota.
La conclusione universitaria: mi dia il libretto.
La conclusione cinematografica: titoli di coda e accattivante musica di chiusura. Starring: la vodka. Grazie per la visione.
Baudelaire, Poe e i poeti maledetti francesi bevevano per scrivere. Mi chiedo però se qualcuno di loro abbia mai scritto perché aveva bevuto.
Cioè.
Cominciamo dalla vodka, servita alle feste di compleanno generalmente mescolata a vari succhi di frutta. Cominciamo dal doposbronza da vodka, quella sequela di mal di testa, vampate di caldo e misteriosi gorgoglii di stomaco. Da quanto tempo. Momenti in cui i pensieri esplodono nella testa come raffiche di mitragliatore, uno dopo l'altro, dolorosamente concatenati, drammaticamente assurdi, intervallati da una voce mentale che dice "ma perché tutto questo?", pensieri che si attorcigliano a dettagli, tipo le sfumatore di colore giallo malato della luce del bagno, o a grandi questioni esistenziali, come mai l'essere umano può ridursi ad un tale stato di alienazione per puro divertimento, quando riacquisterò la mai dignità, una serie di domande troppo liquide per potersi fermare a trovare risposte. Ecco.
Alzatami dal letto, ho aperto la finestra, mi sono buttata addosso due stracci, mi sono lavata faccia e denti e sono uscita, muovendomi a scatti con fare paranoico e sperando di non incontrare nessuno nell'infinita brevità della distanza appartamento-distributore di bibite. Il mio obiettivo: una Cocacola zero. Caffeina. Fredda e con ghiaccio. Benedetto sia lo studentato, quei distributori di bibite sono una pensata geniale.
Ovviamente sulla via del ritorno incontro uno degli studenti africani; la maggioranza di loro studia medicina a Bergen, e questo ha proprio la faccia da medico. "Hi!" mi dice.
"Hi!" e più che un saluto il mio è un singhiozzo. Mi sento terribilmente giudicata, ci vuole molto meno della conoscenza media di un medico per indovinare perché qualcuno, di domenica mattina alle nove e con addosso la combinazione di abiti peggiore della storia, stia rientrando in casa con in mano una cocacola. Ma tant'è, la natura umana è fallace, perciò proseguo verso la mia stanza, forte del pensiero che non conosco il tizio e lui non conosce me, e sicuramente ho fatto figure peggiori. Maledetta vodka, mi fa tornare pure i sensi di colpa cattolici.
Dopo la catarsi del lavaggio dei piatti - più che altro una mossa preventiva, prima che il Comitato di Igiene mi chieda spiegazioni sul mortale odore di sugo di pomodoro rancido che esala dalla pentola sporca del pranzo di ieri - mi siedo al computer con un bicchiere fregato al bar dalla mia coinquilina, cinque cubetti di ghiaccio e la bottiglietta. Ovviamente l'acido carbonico della bevanda magica è particolarmente esuberante, e riesco ad allontanare il bicchiere traboccante schiuma dal computer per un pelo. L'unica seria conseguenza è che devo scrivere appoggiando i gomiti sul piano della scrivania ora umidiccio e zuccheroso.
Va decisamente meglio. Eccomi qua, stamattina, a rivolgere occhiate pesanti al lenzuolo azzurro del cielo e a prepararmi per l'escursione domenicale. Piano piano, come la sabbia in una clessidra, il mal di testa sta scivolando via, merito anche della ginnastica delle dita sulla tastiera che dà un po' di sollievo alla fanfara dei pensieri random.
Perché Elisa carica video della festa di ieri assolutamente privi di senso. Cioè, video di ultraventenni che si lanciano palloncini in un salotto. Non è nemmeno divertente, a volte vorrei poter essere un documentarista alieno e filmare le cazzate di questi primati che sovrappopolano la Terra, si procurano leggere intossicazioni da alcol e rimediano la mattina dopo con altri liquidi poco sani e sedute di scrittura. Mah.
Non trovo una conclusione per questo post, la sobrietà è arrivata all'improvviso (qualcuno emette urla bestiali da qualche parte nello studentato. Ma perché, mi chiedo io.). Dicevo, la sobrietà è arrivata all'improvviso, bianca e ordinata e tremenda come la busta di una bolletta della luce.
Mmm.Mmm.
Ehm...la conclusione più banale della storia. Credo che per adesso sia tutto, gente.
La conclusione Warner Bros: "That's all, folks!"
La conclusione norvegese: Takk for meg.
La conclusione finlandese: Vitun krapula. (trad: Doposbronza del cazzo)
La conclusione all'italiana: una sigla spensierata cantata da soubrettes seminude, che circondano presentatori dall'aria beata e beota.
La conclusione universitaria: mi dia il libretto.
La conclusione cinematografica: titoli di coda e accattivante musica di chiusura. Starring: la vodka. Grazie per la visione.









