My Opera is closing 3rd of March

Stains and smiles of a Wild Rover

Tracce nomadi di vita fugace

My home is in my heart...

My home is in my heart.
It migrates with me [..]


Quando mi sono fermata a leggere questi due versi di Nils-Aslak Valkeapää, scrittore e attivista Sami nato in Finlandia, subito ho pensato alla mia condizione di implicito nomadismo. Certo, la mia casa è nel mio cuore, perché tutti i miei ricordi, di varie case, sono saldamente legati alle mie emozioni nella mia memoria. E fin qui, questi due versi potevano parlare al mio cuore per così dire sfondando una porta aperta, perché la poesia del viaggio è insita nelle mie esperienze di vita.
Poi, leggendo più approfonditamente il testo da cui ho estrapolato la poesia -vorrei ricordarmi il titolo del libro, accidenti... era un testo di un antropologo anglofono, un po' banalotto, ma ben fatto per quel che riguardava la parte
sulla storia delle rivendicazioni dei Sami riguardo alla loro terra e alla loro cultura negata negli anni Settanta -...dicevo, leggendo quanto veniva raccontato su Nils-Aslak e le sue opere, ho scoperto che il significato che avevo attribuito in automatico al testo era errato. O meglio, ero caduta nell'errore in cui il mio "filtro culturale", con tutti i suoi eroi in viaggio da Odìsseo a Frodo Baggins, mi aveva fatta automaticamente cadere.
Non è questo il senso che un Sami può dare a queste parole. Nel pensiero dei Sami, "casa" è il mondo che ci circonda. E ogni manifestazione terrena è contenuta e riflessa nell'anima di ognuno. In altre parole, noi portiamo dentro pezzettini di universo, di tutto ciò che ci circonda. E non è neanche sbagliato, sia che uno voglia tirarci dentro la psicanalisi junghiana o la fisica delle particelle. Comunque, questo pensiero, espresso nell'enigmatica semplicità del mito, mi trovava già d'accordo. Ma chiunque si sia mai trovato nella condizione di apprendista sa che un conto è sapere una cosa nella teoria, un conto è interiorizzare un insegnamento, farlo proprio senza più il bisogno di consultare un libro o i versi di una poesia o le parole di un maestro, impregnare di esso le nostre azioni e il nostro modo di agire.
Guardando il profilo delle montagne fuori dalla mia finestra, sia che siano incoronate dal tramonto sia che siano illuminate a pieno giorno contro il cielo azzurro (o contro la pancia gonfia del cielo nuvoloso), credo di aver afferrato l'insegnamento di Nils-Aslak.
Spiegare è difficile, ecco perché il linguaggio del mito vi si adatta tanto bene. Ma al momento sento una forte comunanza con le cose, le persone, gli animali, gli odori, i suoni che mi stanno intorno. Riprendo forze, piano piano, con cautela, come fanno i boschi qui intorno dopo un inverno insolitamente lungo. Nei momenti di orgoglio o soddisfazione, sento dentro di me il profilo imponente delle montagne. L'acqua scorre dentro di me quando mi lascio andare alla malinconia.
Ed è quasi sempre in momenti di...non mi piace chiamarla infatuazione, facciamo i seri e chiamiamolo innamoramento. è incredibile. L'amore tira tutto dentro. All'improvviso è tutto parte di una danza. Non mi stupisco che Empedocle e chissà quanti altri nell'Antichità lo abbiano identificato con la forza universale che unisce il mondo. E all'improvviso l'universo che portiamo nel cuore prende vita, e la primavera striscia nelle nostre cellule, nel nostro sangue, nel respiro, e si diventa consci di quanto ogni pensiero sia, in effetti, costituito da scintille.

Dragetreneren (How to train your dragon)Pensieri serali

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