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Riflessioni

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Benedetto… il silenzio

di Massimiliano Nobile

«Per amore del silenzio bisogna rinunciare anche ai discorsi buoni»
(Benedetto, La Regola, VI).

Se c’è una cosa davvero difficile da fare per l’uomo contemporaneo è il silenzio. Lo sviluppo tecnologico, il crescente aumento della popolazione, l’accrescersi a dismisura dei mezzi di trasporto e gli scambi relazionali sempre più frequenti e veloci hanno contribuito a creare una società del rumore e dalle “orecchie inquinate”. Siamo lontani mille miglia dalla raccomandazione di Benedetto ai suoi monaci.
Nella formazione del monaco, la solitudine e il silenzio sono dimensioni essenziali in cui l’amore può realmente attecchire. Il filosofo L. Lavelle ha trattato dell’intimo rapporto tra silenzio e amore rimarcando quanto le “parole possano distruggere la fragile delicatezza e la grazia sempre nascente dell’amore. Se la parola è come un fiume che porta la verità da un’anima verso l’altra, il silenzio è come un lago che la riflette e nel quale tutti gli sguardi vanno a incontrarsi”.
E’ vero, non tutti siamo chiamati a una vita di contemplazione in cui il silenzio assume anche e soprattutto una dimensione interiore. Ma è pur vero che anche chi fa una vita “normale” ha bisogno di ritagliarsi degli spazi solitari e momenti di silenzio che paradossalmente lo riempiano.
Il silenzio non può essere solo esteriore. Non si tratta di escludere solo parole e rumori. Anche i pensieri, i sentimenti, il cuore devono essere in pace. Silenzio reale significa dominio dello spirito e discesa profonda nell'anima che apre alla pace della vita interiore. Nulla di oscuro nel silenzio, non è un viaggio verso l’ignavia ma è attesa vigile in cui tutto è desto e pronto. Già, il silenzio non è vuoto, assenza, impossibilità di comunicazione, paura di esporsi, claustrofobia verbale ma è valore, spazio sacro, nastro di incisione, fondamento e collante logico del linguaggio. E’ un valore da custodire come un tesoro: “Il silenzio è d’oro” ci ricorda un abusato ma pur sempre valido proverbio popolare.
Anche negli scambi interpersonali il silenzio ha la sua importanza: ordina le parole, le frasi, alterna pensieri esposti a pensieri espressi da silenzi, sottolinea sguardi, atteggiamenti, espressioni del viso impercettibili, movimenti degli occhi che spiegano più di ogni parola. Il linguaggio dei giovani presenta un ricco repertorio di frasi che, in modo sagace e ironico, difendono la bontà del silenzio: “prima di aprire bocca, azionare il cervello”, “Hai perso un’altra occasione per stare zitto”, “chi tace acconsente” e “Prima pensa poi parla, perchè parole poco pensate pesano poco” (regola delle dieci p).
Se analizzati un po’ più a fondo, questi modi di dire rivelano un filo rosso comune: il silenzio come premessa al pensiero e alla parola. Anna Maria Canopi, una testimone dei nostri giorni, nel suo libro Il Silenzio. L’esperienza mistica della presenza di Dio, così afferma: “Il silenzio è quella realtà che rende bella la parola, che la rende viva, che la rende toccante, che la rende penetrante, capace di comunicare l’essere e di far sì che due persone si incontrino. La parola più piena coincide con il silenzio più profondo”.
La musica e il cinema sottopongono alla nostra riflessione testi e pellicole in cui il silenzio diventa presago di rivelazioni inattese. Paolo limiti, autore di testi, ha scritto una canzone dal titolo “La voce del silenzio” portata al successo da Mina e recentemente ripresa da Andrea Bocelli. Questa canzone è un inno al silenzio: “E ho sentito nel silenzio una voce dentro me”, e ancora: “Ci sono cose in un silenzio che non mi aspettavo mai”. Il silenzio viene ossimoricamente presentato come rivelatore. In esso si avverte una voce interiore che parla rivelando cose inaspettate. Molte volte facciamo esperienza di silenzi che si rivelano più eloquenti di tante parole che non riescono a spiegare. Altre volte scegliamo il silenzio quale commento migliore a tante provocazioni. E poi, è faticoso a dirsi, il silenzio, tante altre volte ancora, gioca il ruolo di educatore perché mette a nudo la nostra coscienza permettendoci di maturare. Quando restiamo senza parole potrebbe essere segno che abbiamo commesso delle défaillances e il silenzio viene a svolgere il ruolo di arbitro nella partita con la verità. Chissà quante volte ci è capitato di sentirci dire dai nostri insegnanti di fronte ai silenzi di una interrogazione: “il tuo è un silenzio eloquente” per stigmatizzare in modo retorico l’evidente impreparazione.
In musica capire il valore del silenzio è una delle prime nozioni da imparare. La pausa nella musica è fondamentale. Ogni buona melodia deve avere un intervallo, un silenzio studiato, opportuno, importante come l’armonia delle note in una polifonia.
Nel 2006 è uscito nelle sale cinematografiche il film “Die grosse Stille” (Il Grande Silenzio) di Philip Gröning. Si tratta di una pellicola girata nella Grande Chartreuse di Grenoble in Francia. Il protagonista del film è un attore inusuale: il silenzio. Il dialogo “muto” nel film avviene tra l’uomo e la natura scandito dalla preghiera liturgica dei monaci.
Comunicare è sicuramente parlare, dialogare e interagire ma questa capacità può essere vanificata se non si crea l’ambiente per la comunicazione. L’ascolto è la casa della comunicazione. E la premessa all’ascolto è il silenzio attento. Senza il silenzio la comunicazione è falsata. Senza il silenzio tutto si sbiadisce. Lo stesso silenzio può essere la migliore forma di comunicazione.
Ad avvalorare l’importanza del silenzio calza a pennello l’inizio del salmo 65 che la traduzione italiana ha così reso: "A te si deve lode, o Dio". In realtà l’ebraico dice altro: "Il silenzio è lode a te, o Dio". Sembra di sentire risuonare le parole di Gesù che ci mettono in guardia contro lo spreco di parole durante la preghiera (cfr., Mt 6,7). Romano Guardini, nel suo libro "Il testamento di Gesù" si chiede cosa sia in fondo il silenzio. E così risponde: “Silenzio significa riconoscere che le mie preoccupazioni non possono fare molto. Silenzio significa lasciare a Dio ciò che è oltre la mia portata e le mie capacità. Il silenzio è un umile ma sicuro cammino verso l’amore”. Nel prologo della sua Regola il santo monaco Benedetto richiama l’attenzione dei suoi novizi: “Ascolta o figlio i precetti del maestro e apri l’orecchio del tuo cuore”. Questa raccomandazione, che può avere la sua validità anche al di fuori delle quattro mura del monastero, vuol dire che: il silenzio-ascolto da senso alle parole, ricerca l’essenziale, vuole la semplicità, insegna la docilità. Per entrare in una relazione profonda è necessario porsi in un sincero atteggiamento di silenzioso ascolto. Colui che sarà capace di silenzio saprà ascoltare e sarà in grado di comunicare.
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