IL MONACO GUERRIERO (SALVATORE BRIZZI)
Friday, December 17, 2010 3:38:54 AM
martedì 14 dicembre 2010Salvatore Brizzi - Il monaco guerriero
IL MONACO
GUERRIERO
SOMMARIO
La creazione della realtà e la trappola planetaria
Il monaco guerriero
Dieci persone per la rinascita italica
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E LA TRAPPOLA PLANETARIA
Il globo terrestre è allo stesso tempo un pianeta-scuola e una trappola per le anime.
È un pianeta-scuola in quanto tutte le anime non sono altro che frammenti di
Dio che si incarnano qui per sperimentare l’autocoscienza – la sensazione di esserci – e sviluppare qualità sempre nuove. Detto in altre parole, l’anima usa il corpo materiale – una macchina biologica – per attirare intorno a sé persone e circostanze che le permettono di sviluppare sempre più amore, sempre più unità, fino a quando un giorno l’individuo non si percepirà finalmente ‘Uno con tutte le cose’.
Ma questo pianeta è anche una trappola, in quanto ognuno di noi, una volta incarnato sul piano materiale, smette di essere l’Uno onnicomprensivo e si
identifica totalmente con una particolare macchina biologica, dimentica il suo
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scopo evolutivo e, soprattutto, comincia a credere che esista un mondo ‘là fuori’ sul quale non ha alcun controllo e del quale è succube.
Credere che il mondo sia qualcosa di separato da noi e non esclusivamente una nostra proiezione, è la causa prima di tutte le paure che ci affliggono. Le nostre paure originano infatti dalla superstiziosa credenza che possa esistere un
mondo esterno alla nostra coscienza, separato da noi, il quale può agire su di
noi indipendentemente dal nostro volere. Questo criterio totalmente fasullo di rapportarsi alla realtà è stato inventato, divulgato e viene tutt’ora alimentato da talune «forze» che governano il mondo nell’ombra. Ma essi stessi sono prigionieri della loro trappola.
Ognuno di noi crea, spesso inconsciamente, le situazioni e le persone che gli sono più utili per compiere il passo successivo sul suo cammino evolutivo. Le persone e le cose non sono fuori di noi, bensì DENTRO di noi. L’anima – la coscienza – letteralmente materializza nel cosiddetto ‘mondo esterno’ solo ciò di cui ha bisogno. Nella misura in cui noi siamo identificati – addormentati – nel corpo, non siamo coscienti di stare creando il mondo e quindi subiamo le decisioni della nostra stessa anima come se non fossero nostre. Solo l’incapacità di udire la voce della nostra vera essenza ci fa apparire improvvisi e inaspettati gli eventi della vita. Mentre nella misura in cui sentiamo di essere anima, diveniamo anche coscienti di stare materializzando tutto ciò che ci accade momento dopo momento. La conseguenza di questo nuovo atteggiamento è che svanisce ogni paura e diveniamo finalmente liberi.
L’élite che governa il mondo al soldo di certe «forze» è costituita da individui estremamente intelligenti e raffinati conoscitori della psiche umana. Essi sanno bene che alimentando fra la popolazione la stupida superstizione che esista un mondo esterno alla coscienza capace di influenzare l’essere umano,
quest’ultimo rimarrà per sempre uno schiavo pieno di paura. Infatti non è un
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caso che la scienza, l’educazione, la politica, l’economia... siano tutte basate su questo paradigma conoscitivo: io e il mondo siamo due cose separate. Così il Mondo diventa un idolo da adorare e temere. Questo è il paradigma della
paura, della povertà, dell’insicurezza. Questo è il peccato dei peccati che ha costretto l’uomo ad abbandonare il Paradiso Terrestre. Crediamo che nel mondo possano nascondersi sorprese e pericoli inaspettati, quando invece nel mondo incontriamo sempre e solo noi stessi. Tutto appare inaspettato agli occhi di chi non si conosce.
Nani psicologici prigionieri della loro atterrita natura animale. Ecco in cosa si sono trasformati gli esseri umani. Come insetti strisciano sulla superficie del globo attendendo il momento in cui un piede li schiaccerà mettendo fine alle loro sofferenze. Quanto in basso siamo scesi noi guerrieri divini e immortali?!
Facciamo un esempio. Un giorno dall’ufficio del personale della nostra azienda ci comunicano che siamo stati licenziati. Cosa proviamo? Ognuno di noi reagisce con una manifestazione emotiva differente. Ognuno di noi reagisce secondo ciò che è. Qualcuno diventa aggressivo, un altro comincia a piangere, un altro è contento perché non vedeva l’ora di andarsene, un altro si sente perduto e tenta il suicidio... e così via. Un atteggiamento unico però li accomuna: tutti credono che un’entità temibile e onnipotente conosciuta come
‘il Mondo’ si sia abbattuta su di loro dall’esterno. Chi di loro avrà invece il
coraggio di pensare: “IO mi sono licenziato. Ho usato il mondo per licenziarmi. Affinché emergessero proprio le emozioni che mi stanno attraversando in questo momento!”. Vi ho appena dato una chiave magica, usatela in ogni circostanza e presto aprirete la Porta, non serve altro.
Sono le nostre emozioni a plasmare il mondo, e non viceversa. La realtà è fatta di luce, lo hanno scoperto anche in fisica, e questa luce è facilmente
malleabile da parte della nostra coscienza, proprio perché è DENTRO la nostra
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coscienza. Siamo guerrieri, Portatori della Fiamma, signori incontrastati della nostra realtà... e invece deleghiamo al mondo esterno il potere di decidere quando ci è concesso essere felici e quando no. Abbiamo eletto il mondo esterno a nostro Dio, lo adoriamo, lo temiamo e ci prostriamo ai suoi piedi, infognati nella superstizione e ormai privi di ogni dignità dell’Essere. Credere alla materia è solo superstizione, perché il mondo è costituito unicamente di immagini. Le persone non esistono di per se stesse: i figli, i colleghi di lavoro, i partner... sono solo immagini che ci rimandano parti di noi che non vogliamo conoscere, non vogliamo affrontare, non vogliamo superare.
Lamentarsi, accusare gli altri, gli eventi, del nostro star male, è come accusare la nostra immagine allo specchio... e arrabbiarsi con lei... e aver paura di lei. Abbiamo il terrore di venire licenziati, di restare senza denaro, di subire un’aggressione per strada, di venire derubati, di ammalarci, di essere abbandonati dal partner... Siamo ipnotizzati da un fantomatico ‘mondo di
fuori’. Crediamo che le disgrazie possano colpire ‘a caso’... non riusciamo a concepire un’Intelligenza Nascosta – la nostra – che crea gli eventi intorno a noi secondo le nostre necessità evolutive... e allora ci preoccupiamo di cosa potrebbe riservarci il Mondo, quasi fosse una creatura divina onnipotente. La nostra idolatria e la nostra superstizione vengono abilmente usate da chi governa il pianeta per tenerci in uno stato di apprensione: crisi economica, immigrazione, terrorismo, pandemia, pedofilia... Ma il mondo non possiede un’esistenza autonoma, è solo uno stupido schermo privo di vita sul quale ognuno di noi proietta immagini di se stesso. IN NOI è la vita, e NOI siamo i registi del film.
Questo è un Appello. Per gli anni che verranno servono guerrieri impavidi, uomini e donne, Portatori della Fiamma. La tromba del Giudizio è già squillata: uscite allo scoperto e radunatevi. Non sentite ardere la Fiamma nel petto
mentre leggete queste parole? Il Guerriero dello Spirito incarna il vero p o t e
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r e perché sa che il mondo non può fargli nulla di male, il guerriero sa che vivrà solo le crisi e le sfide che gli serviranno... che lui stesso andrà creando per autoiniziarsi. Pertanto non ha più paura del mondo, e un essere senza paura sfugge a ogni gabbia psicologica... diventa imprevedibile... pericoloso.
IL MONACO GUERRIERO
di Salvatore Brizzi Torino, 05/08/2009 http://www.primoraggio.it/
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Il monaco guerriero sente di essere sempre – consciamente o inconsciamente
– il creatore della sua realtà, il Re del suo Regno.
Il monaco guerriero – essendo uno stato della coscienza – può essere sia uomo che donna, e più spesso si incontrano Guerrieri dello Spirito fra le donne.
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Il monaco guerriero non ha paura di morire, perché è già morto: non ha più un ego da difendere, non deve più dimostrare niente né a se stesso né agli altri.
Fa il lavoro per cui è venuto sul pianeta... nel silenzio... aspettando che un giorno, finalmente, muoia anche il corpo.
Il monaco guerriero vive nel presente, nell’Adesso, non è condizionato dai ricordi del passato e non investe energie nel crearsi aspettative riguardo il futuro. Quando combatte non pensa a un risultato finale, si concentra sul dare il meglio istante dopo istante, perché sa che solo l’istante esiste. Se ha dato il meglio restando sempre nel qui-e-ora senza farsi distrarre da pensieri ed emozioni... ha già vinto. Al di là del risultato esteriore, che è solo apparente, il Guerriero della Luce ha vinto perché ha vinto con se stesso, con i suoi limiti psicofisici, e il fatto che all’esterno possa anche incontrare un avversario più forte, è previsto, e non lo infastidisce minimamente.
Il monaco guerriero vince quando vince l’illusione del tempo, non quando batte qualcuno all’esterno. Ogni attimo è nuovo, ogni attimo l’Universo si ricrea, e si ricrea uguale solo perché noi lo pensiamo uguale, questo ci dà la parvenza
della continuità. Non si può vivere nel passato o nel futuro, tutto ciò che esiste è questo istante, il monaco guerriero è semplicemente qualcuno che se lo ricorda!
Il monaco guerriero sa che l’avversario è sempre solo una parte di sé. In realtà non c’è nessuno là fuori, non c’è nessuno oltre i confini della sua coscienza.
I suoi nemici sono quelli della sua casa. Mentre combatte vede nell’altro solo
un frammento del suo essere da reintegrare. Infatti il suo scopo principe non è ucciderlo, ma imparare a conoscerlo e quindi dominarlo. La morte
dell’avversario è necessaria solo se lo è anche la morte di quella parte di sé.
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Mentre fronteggia il nemico, in uno stato di totale presenza, fermo nel suo centro, la mente immobile, le emozioni assenti, il corpo in equilibrio, il respiro sotto controllo, l’attenzione orientata all’interno non meno che all’esterno... a un certo punto accade qualcosa: vede che l’avversario si muove dentro di lui, è solo un prodotto della sua psiche, l’estensione di una zona sconosciuta della
sua anima. Diviene così consapevole che gli eventi non accadono a lui, ma
dentro di lui. Questo è il risveglio interiore del Guerriero dello Spirito – lo kshatriya della tradizione indù – e a ogni nuova battaglia tale risveglio può accadere.
Avete mai visto due grandi maestri di arti marziali incontrarsi? Si fronteggiano immobili per qualche minuto, in ascolto, talvolta a occhi chiusi, quasi senza respirare. Ognuno sta irradiando la vibrazione del suo essere e al contempo cerca di conoscere l’essere dell’altro, per capire quale parte di sé gli sta rimandando. Si chiedono il perché di quell’incontro ed entrambi scoprono qualcosa di nuovo riguardo se stessi. A un certo punto, silenziosamente, si stabilisce una gerarchia, la forza interiore di uno si rivela maggiore di quella dell’altro, detto in termini volgari: uno ha vinto e l’altro ha perso, senza la necessità di uno scontro sul piano fisico. Si salutano e si abbracciano.
Assume allora un senso l’usanza di abbracciare il proprio avversario ed essergli grato inchinandosi, ciò che oggi è rimasto come vuoto gesto di cortesia una volta costituiva l’ovvia manifestazione di una comprensione interiore di quanto era accaduto durante l’incontro.
♀♂♀
Oggi il risveglio interiore non lo si ottiene più negli ashram, nelle sinagoghe o nelle moschee, bensì per mezzo delle battaglie quotidiane. I nuovi monasteri
sono le città, dove il monaco guerriero si forgia lottando con le sue ombre nella
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finanza, in fabbrica, in ufficio, in famiglia. Ovunque è un proliferare di spiritualisti del dopo-lavoro, coloro che svolgono per otto ore al giorno una mansione che non li appassiona con gente che non sopportano e poi dedicano a se stessi un paio d’ore serali di letture, meditazioni, esercizi spirituali o arti marziali. Ma il moderno Guerriero dello Spirito, il monaco guerriero occidentale, costruisce il suo essere proprio grazie al lavoro e non nonostante questo.
I colleghi, i clienti, i superiori, i dipendenti... sono tutte parti di lui, sono i frammenti del suo inconscio che emergono. L’atteggiamento del monaco guerriero sul posto di lavoro è un atteggiamento di studio e allenamento, si reca al lavoro come ci si reca nell’ashram. “Quali parti di me emergeranno oggi in ufficio?” si chiede al mattino quando si desta.
Il monaco guerriero è uscito dalle categorie della mente duale: mi è simpatico/mi è antipatico, è uno in gamba/è un imbranato, è carino/è bruttino. “Lui è me stesso” dovrebbe concludere ogni volta che incontra un nuovo cliente o rivede il vecchio collega. “Cosa mi sta facendo vedere di me?” “Perché lo sto creando nella mia vita?”
Allora il monaco guerriero piange di commozione, perché vede la perfezione di
quanto gli è accaduto: gli incontri, le amicizie, gli incastri perfetti di persone e luoghi, le sincronicità che lo hanno condotto per mano fin dove è ora.
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In uffici che sono anguste celle d’insetti lo schiavo moderno operosamente lavora per bisogno, non per passione. La manipolazione all’interno della neuroprigione è perfetta, direi geniale, consiste nel far credere a uno schiavo – il quale per sopravvivere deve lavorare otto ore al giorno arricchendo qualcuno che si trova in cima alla piramide – di essere un uomo libero che esercita il suo
‘diritto al lavoro’. Far percepire la prigionia come un diritto... questo è stato il vero capolavoro di ingegneria psichica. Folle che manifestano nelle piazze per il loro diritto ad essere schiave... questa è la pazzia invisibile.
Il monaco guerriero lavora perché insegue un SOGNO, non per sopravvivere. Quando il sogno è più grande della paura di morire di fame, allora il guerriero si butta nella vita, rischia... e se il suo ardore è autentico la vita lo premia... sempre.
Il mondo è una tua completa creazione, e se tu cambi lui è costretto a seguirti.
Ma se si butta titubando, la vita lo schiaccia, perché non ama i tiepidi. Se ancora è schiavo della psicologia del ‘posto fisso’, se prima di fare il passo si preoccupa di avere una scorta sufficiente di denaro sul conto in banca, se fa in modo di poter tornare indietro ‘nel caso non andasse bene’... verrà stritolato
dallo stesso mondo di cui ha paura. Come può vincere il guerriero che prepara
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già la ritirata? I soldati tedeschi durante la seconda guerra mondiale una volta superate le linee nemiche facevano saltare i ponti su cui erano passati, i ponti
che dovevano assicurare la loro ritirata: o vittoria o morte!
Il monaco guerriero non chiede il lavoro... lo crea!
Per lui non c’è crisi e non c’è disoccupazione, il suo benessere non dipende da quanto accade nel mondo, perché sente che il mondo è dentro di lui e riflette ciò che lui è.
Venire scelti da qualcuno per un lavoro come una puttana sulla strada viene scelta dal suo cliente, andare a un colloquio e sperare di risultare adatti agli scopi di qualcun altro, tutto questo lede la dignità del guerriero. Non importa chi è e cosa mi fa fare, purché paghi per la prestazione: che vi piaccia o no sentirvelo dire, questo è in sostanza il lavoratore stipendiato.
Insegnare a un giovane a cercare lavoro, istruirlo su come scrivere il curriculum, su cosa dire al colloquio... significa addestrare il nuovo mendicante affinché faccia impietosire i passanti, è come insegnare a una puttana a
truccarsi per risultare più provocante. Fra il lavavetri al semaforo e il dirigente
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che lavora nei quadri della Fiat c’è solo un differenza quantitativa, non qualitativa, sono entrambi privi di un SOGNO e stanno mendicando uno stipendio da qualcuno.
Chi non ha un sogno è destinato a seguire chi ce l’ha.
Non c’è nulla di male a seguire il sogno di un altro, se questo è diventato anche il nostro sogno, se lo sentiamo in maniera appassionata. Per ogni impresa infatti servono collaboratori che condividano gli stessi scopi.
Il monaco guerriero insegue il suo sogno, la sua passione, e se il suo essere è
integro, centrato, privo di paura, allora irradia intorno a sé una forza che attira le circostanze, il denaro, i collaboratori, altri monaci guerrieri che lo aiuteranno a realizzare il suo progetto. Solo lui ne è il responsabile, solo lui può realizzarlo o farlo fallire. E ciò vale per ogni collaboratore a ogni livello della piramide.
Il successo esterno è sempre il prodotto naturale dello sviluppo dell’essere interiore di un individuo. Il vero leader sa che le basi del successo di un’impresa si costruiscono all’interno di sé. Se l’ESSERE non è integro non lo saranno nemmeno il FARE e l’AVERE.
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L’addestramento del Guerriero dello Spirito è sempre stato distribuito su tre livelli: fisico, emotivo e mentale.
Sul piano fisico si sforza di vivere, nei limiti del possibile, una vita sana. È
essenziale che elimini lo zucchero perché danneggia gravemente l’organismo e indebolisce le funzioni del cervello. Non assume vaccini perché minano il suo sistema immunitario, questo è vero in particolare per quanto concerne i bambini: non si dovrebbero mai far vaccinare i bambini prima dei due anni
d’età. Mangia poca carne e molti cibi freschi. Tiene attivo il corpo attraverso
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l’esercizio regolare, che deve essere attento, impegnativo, ma mai esasperato. L’allenamento competitivo che va di moda fra gli atleti oggi – tutti i giorni, talvolta anche due volte al giorno – inevitabilmente logora il fisico consumandolo. Il guerriero alterna sonno e veglia in maniera regolare. Non è tanto importante il numero di ore che riesce a dormire, ma la regolarità e il ritmo dell’alternarsi sonno/veglia. Andare a letto una sera alle 23:00, quella dopo alle 03:00 e la successiva alle 22:00, a lungo andare logora l’organismo.
Il monaco guerriero alla fine del suo addestramento di norma è capace di consumare un solo pasto al giorno e dormire tre o quattro ore per notte. Mangiare solo l’essenziale fa sì che non si abbia bisogno di dormire molto. Ma per mangiare poco è necessario introdurre energia in altro modo, la regola infatti è che non si può togliere niente, ma si deve sempre sostituire. Per avere più energia a disposizione è però indispensabile lavorare sugli altri due livelli:
emotivo e mentale.
Sul piano emotivo e su quello mentale ci sono alcune regole rigide cui attenersi.
L’autosservazione, lo sforzo di non lamentarsi mai, di non giudicare il comportamento degli altri, la capacità di stare sul dolore
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senza fuggire... tutto ciò rende INTEGRO, inattaccabile, invulnerabile il tuo essere, e con il tempo porta ricchezza anche sul piano materiale.
La disciplina mentale consiste nell’eliminare la lamentela, la critica e il giudizio dalla propria vita. Detto in una frase: smetterla di buttare addosso al mondo esterno la responsabilità per quanto ci accade. D’altronde che senso avrebbe per il guerriero incolpare il mondo di qualcosa che non va, quando sa bene che è lui stesso a creare inconsciamente le sue fortune e i suoi dolori? Smettendo di lamentarsi egli acquisisce sempre più potere interiore.
La disciplina emotiva, inizialmente, consiste nel non esprimere all’esterno le emozioni negative, il che non significa non provare più rabbia o gelosia, ma solo non esprimerle all’esterno attraverso parole, azioni, espressioni facciali, tono della voce. Ciò fa sì che si accumuli energia all’interno. Non è questa la sede per approfondire l’argomento, ma si badi bene che ciò non ha nulla a che vedere con la repressione delle emozioni. È come un gioco: non far capire all’esterno cosa stiamo provando. Questo permette di osservare con accuratezza l’entità delle energie che si spostano al nostro interno. E in una prima fase del risveglio è più che sufficiente.
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In questo articolo ho accennato a un nuovo modo di pensare, così nuovo da risultare capovolto rispetto al sentire comune. Non è semplice cominciare a pensare che sei tu a creare il mondo... e non il mondo a creare te. All’uomo medio non piace differenziare troppo il proprio pensiero dal resto della comunità. È più prudente uniformarsi, sentirsi folla, stare gomito a gomito con la massa, percepirsi simile ai propri simili, condividere dolori e gratificazioni
collettivi, non eccellere, non disturbare troppo, giocare tutti insieme al
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superenalotto per aderire a speranze comuni. Questo ‘appartenere al branco’
fornisce un senso di sicurezza.
Qualcuno, al contrario, troverà molto illuminante sapere di essere l’unico responsabile della sua situazione economica, lavorativa, sentimentale e, soprattutto, sapere di poter modificare l’esterno semplicemente agendo nella sfera interiore. Questo gli fornirà un senso di libertà, di risveglio interiore.
Per costui ho scritto.
DIECI PERSONE
PER LA RINASCITA ITALICA
di Salvatore Brizzi Torino, 17/06/2009 http://www.primoraggio.it/
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Dieci persone.
Questa è la risposta a una domanda che spesso mi viene rivolta: “Quante persone occorrerebbero per cambiare veramente le cose in Italia?”.
Dieci persone.
Di persone che criticano, che accusano, che mostrano lo sfacelo, che svelano le collusioni mafia-politica-economia, che scrivono libri di denuncia... ormai è pieno il Paese. Ma non si trovano dieci persone, solo dieci, che siano portatrici del Fuoco necessario a cambiare veramente le cose.
Devono possedere caratteristiche particolari... molto particolari, perché devono rivelarsi in tutto e per tutto dei monaci-guerrieri, uomini o donne che siano.
Chi si limita a criticare e puntare il dito contro qualcuno – per quanto svolga
fino a un certo limite un’opera anch’essa necessaria – non può però ancora fregiarsi del titolo di monaco-guerriero, perché il Portatore della Fiamma lavora all’INTERNO di sé, non all’esterno... e come conseguenza del mutamento del suo ESSERE, acquisisce capacità di FARE e quindi di AVERE... e ciò modifica
per forza di cose la realtà che lo circonda.
Il mondo è la nostra OMBRA, non ha esistenza di per se stesso, esiste solo in quanto proiezione di ciò che siamo all’interno. Siamo in una trappola, in una neuro-prigione, perché continuiamo a pensare come oggettivo qualcosa che oggettivo non lo è... e dipende invece esclusivamente da noi che ne siamo i creatori. Creiamo con la nostra parte inconscia, senza volerlo, eppure creiamo. Il monaco-guerriero vuole giungere a creare coscientemente al fine di divenire il Re del suo Regno anziché un servo del Mondo.
Il monaco-guerriero ha cessato di vivere nella superstizione: ha smesso di idolatrare il Mondo come un'entità dotata di vita propria, ha smesso di averne paura, per questo diviene invulnerabile. Sa che il
mondo è SUO.
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Basterebbero dieci persone capaci di sentire questo Fuoco al loro interno istante dopo istante per risollevare lo Spirito Italico. La rinascita del popolo italiano deve obbligatoriamente passare attraverso una rinascita spirituale. Ormai anche i più inetti si sono accorti di quanto sia inefficace puntare a una rinascita economica, politica, sociale... poiché ciò significa continuare a farsi abbagliare dall’illusione esterna. Significa continuare a credere nel Mondo e nel suo potere. Tentare di agire all’esterno, come abbiamo fatto per secoli, vuol dire non aver ancora capito qual è il vero bersaglio.
Il cambiamento deve essere spirituale, interiore, solo allora le sfere economica,
politica e sociale saranno costrette ad adattarsi a tale mutamento. L’AVERE è solo una conseguenza dell’ESSERE, ragion per cui se il popolo muta il suo essere, la situazione esterna, avendo la stessa consistenza di un’ombra, non potrà che rappresentare la proiezione del nuovo essere.
Gli stati interiori di un individuo e gli eventi esterni che lo coinvolgono sono due facce della stessa medaglia.
Lo Spirito Italico è addormentato, sta al monaco-guerriero risvegliarlo... risvegliando prima se stesso a questa nuova realtà interiore, altrimenti ogni azione esteriore sarà priva di efficacia. Come può agire con Forza e per il Bene Comune un individuo che si fa ancora sedurre dal finto potere del Mondo? La vittoria suprema è vincere se stessi, ossia non permettere a nessun evento o condizione di produrre ferite interne, di scalfire l’essere. Questa è conosciuta come «invulnerabilità».
Le nostre azioni sono frutto della paura: la paura di essere aggrediti per
strada, la paura di venire licenziati, la paura di non avere soldi a sufficienza, la paura di venire abbandonati dal partner...
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Le azioni dettate dalla paura non possiedono Forza per definizione, perché sono re-azioni totalmente meccaniche, non azioni.
Su molti siti e su molti libri si gareggia a dare la colpa della nostra situazione di schiavitù psicologica a un Governo Occulto, ai banchieri, a Berlusconi, alla Massoneria... o addirittura agli extraterrestri. Questo è il frutto dell’addormentamento della coscienza umana. Si crede nel Mondo come in un dio, lo si teme e gli si dà la colpa per le nostre disgrazie. Questi sono gli stupidi che combattono le loro stesse ombre credendo che esistano
indipendentemente da loro, fornendo così a queste ombre una forza che non
posseggono. Il Mondo materiale come nuova religione in cui credere, a cui votare se stessi. Non c’è un sito o un libro che insegni: se vuoi capovolgere la tua nazione devi prima capovolgere te stesso e trasformarti in un monaco-
guerriero.
Non sei uno schiavo perché qualcuno ti domina, ma qualcuno ti domina perché sei uno schiavo.
Mi chiedono spesso: Cosa c’è da fare? Chi dobbiamo combattere?
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La prima cosa da combattere è proprio questa voglia di accusare qualcuno, di trovare un responsabile... il capro espiatorio contro cui scagliarsi. Dobbiamo combattere questa irrefrenabile voglia di FARE all’esterno di noi, perché questo desiderio ci infogna maggiormente nella neuro-trappola. Più crediamo al potere del Mondo più questo ci cattura. I giovani stanno confondendo lo Spirito Guerriero – calmo, sereno, colmo d’Amore... ma efficace, implacabile – con la lamentela, l’aggressività e l’odio verso il sistema: credono di essere più svegli perché odiano la religione o il G8, invece sono più intrappolati di coloro che
non si interessano a cosa accade nel mondo.
Un uomo che va in giro svelando inquietanti misteri socio-politici non sta realmente creando problemi allo status quo. Chi crea siti o rilascia interviste contro il governo o le famiglie dei banchieri non è un problema per chi detiene il potere, infatti sono fenomeni che vengono tollerati, tenuti sotto controllo ma tollerati.
Un uomo che comincia a SENTIRE di essere il creatore della sua realtà invece è pericoloso. La sua serenità non dipende più da quello che fa il governo oppure dalla crisi economica. Non cerca capri espiatori dentro l’illusione. Si è liberato dalla trappola, allora diventa una scheggia impazzita... fuori controllo... un spina nel fianco.
Ne basterebbero dieci... ma dieci così non si trovano... sono tutti troppo impegnati a fare la guerra a qualcuno. Anche i cosiddetti pacifisti stanno sempre combattendo contro qualcuno, troppo distratti dal mondo esterno per decidere di fermarsi e guardarsi dentro, troppo dispersivi per decidere di trovare il centro e trasformarsi in guerrieri invulnerabili.
Si diviene incisivi quando si smette di voler FARE in maniera scomposta.
Dieci monaci-guerrieri CENTRATI, INTEGRI, focalizzati in ogni momento della giornata solo sull’obiettivo di SENTIRE che il mondo è dentro di loro. Dotati di
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una PRESENZA costante in ogni azione. Dieci persone di tal fatta in giro per l’Italia sarebbero sufficienti per assistere a una rinascita spirituale delle masse... al ritorno dello Spirito Italico.
Salvatore Brizzi
NON DUCOR DUCO
(non vengo condotto, conduco)
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Vai al catalogo delle opere di Salvatore Brizzi:
http://www.antipodiedizioni.com/catalogo.htm
LAVORO SULLE EMOZIONI NEGATIVE - parte I
Voi non potete giungere a fine senza illuminazione, senza pazienza e senza il coraggio di aspettare; poiché senza pazienza non si entra in quest'Arte. Che cosa non dovreste fare, e quale pena non darvi, pur di giungere a questa Scienza così alta, di profitto così grande? Quando voi piantate e seminate, non attendete, per il frutto, sino al tempo della maturazione? Come vorreste dunque avere il frutto di quest'Arte in breve tempo?
Turba Philosophorum
Tutto ciò che è stato detto finora su immaginazione negativa ed emozioni negative è servito a introdurre un « ambiente mentale » indispensabile affinché possa iniziare la loro trasmutazione. Parallelamente agli sforzi sul ricordo di sé, l'operatore alchemico dovrà infatti portare avanti un lavoro di trasmutazione delle sue emozioni negative.
Cominciamo col ripetere che nella nostra officina alchemica vogliamo fabbricare un veicolo per l'anima, il che si accompagna allo spostamento del centro di consapevolezza dell'individuo dalla mente al Cuore (il Centro Emozionale Superiore, secondo G.I. Gurdjieff). La mente è l'organo attraverso cui percepisce la macchina, mentre il Cuore è l'organo del « corpo di gloria » attraverso cui percepisce l'anima. Per fare ciò sfruttiamo il ricordo di sé e le preziose materie prime a nostra disposizione: le emozioni negative della macchina. Rabbia, invidia, gelosia, senso di sconforto, senso di inadeguatezza, paura, ansia, stress... sono il materiale su cui possiamo lavorare per fabbricare i nuovi corpi. In ciò sta il senso di tutta l'Alchimia. Ma per poterlo fare dobbiamo ricordarci di noi.
Prima fase. A questo stadio non è ancora possibile lavorare all'interno dell'emozione negativa, perché di norma è troppo difficile ricordarsi di sé nel bel mezzo di un'arrabbiatura o di una fase depressiva. Lo scopo è lavorare non appena ci si ricorda di farlo, non appena ci si disidentifica un pò dalla situazione di sofferenza, il che può avvenire a qualche minuto o a qualche ora dall'apice dell'emozione negativa; meglio se avviene quando la macchina sta ancora fremendo a causa della frustrazione, dello stress o della rabbia da poco provate.
Appena ci si ricorda, ci si deve sforzare con tutta la Volontà di sostituire l'immaginazione negativa e l'emozione negativa - che viaggiano sempre in coppia - con pensieri che rappresentano una nuova visione di quanto sta accadendo. Le azioni da compiere sono queste:
a) -- ricordarsi di sé, ossia ricordarsi di essere « presenti » qui-e-ora;
b) -- cercare di non farsi coinvolgere nei pensieri sfrenati della mente (immaginazione negativa), collegati all'emozione negativa che stiamo provando. Disidentificarsi dai pensieri significa guardarli come se fossimo spettatori esterni dell'attività frenetica di una macchina di cui noi siamo solo ospiti;
c) -- assumere un nuovo atteggiamento mentale. Adesso spieghiamo come.
Tutte le volte che non siamo in uno stato di Gioia, che non siamo innamorati del mondo e soffriamo per una qualche ragione, il motivo è che non riusciamo a vedere quanto sta accadendo intorno a noi. Lamentiamoci, arrabbiamoci, deprimiamoci, proviamo la nostra paura o lo sconforto, gridiamo il nostro fastidio, facciamo insomma tutto quanto siamo soliti fare, ma una volta tornati in noi, anche se accade dopo qualche ora, ci sediamo e pensiamo: "Quello che mi è successo - la mia sofferenza - non è dovuto a qualcosa che non va bene nel mondo esterno, ma al fatto che io non riesco ancora a vedere il mondo come veramente è" e poi affermiamo con forza: "Ne ho abbastanza di questa allucinazione, IO VOGLIO VEDERE IL MONDO COME VERAMENTE È".
Ribadiamo per maggiore chiarezza: non appena ce ne ricordiamo, il prima possibile, ci fermiamo un attimo e assumiamo un atteggiamento che lentamente cambierà la nostra vita: "Se non sono nella Gioia è perché sto vedendo brutto, sbagliato, qualcosa che invece è bello" "VOGLIO VEDERE QUESTA BELLEZZA". Se abbiamo la forza di volontà di pensare queste cose, anche se non siamo ancora del tutto convinti della loro veridicità, anche se siamo ancora scettici, stiamo comunque operando una radicale trasformazione in noi.
Quando abbiamo un motivo di preoccupazione, un'angoscia, un'ansia, un fastidio, quello è il momento per ricordarsi che non stiamo percependo la realtà autentica. È ovvio che non possiamo esserne certi; all'inizio sarà solo una frase priva di senso, potrà apparirci come un'affermazione moralistica che stride con quanto noi abbiamo di fronte in quel momento - e che ci appare del tutto sbagliato e ingiusto - ma non importa, ciò che importa è che ogni volta
a) -- ci ricordiamo di noi;
b) -- non ci identifichiamo con i pensieri della nostra macchina;
c) -- ci ripetiamo che la sofferenza deriva da una nostra visione falsata della realtà.
Dobbiamo almeno darci la possibilità remota che possa essere così; la possibilità che, forse, quando vediamo l'errore in noi o fuori di noi non stiamo guardando correttamente: gli altri non ci stanno facendo del male e non ce l'hanno con noi. È sufficiente darsi la possibilità, lasciare uno spiraglio aperto e non lasciarsi sopraffare interamente dal 'senso dello sbagliato e dell'ingiusto'. Questo atteggiamento si chiama FEDE.
All'inizio sembra non accadere niente: noi ci arrabbiamo, poi più tardi ci ricordiamo che "l'altro è perfetto ma io non riesco a vederlo", ma nonostante questo la volta successiva ci infuriamo con lui esattamente come prima, e continuiamo a vedere l'esistenza piena di ingiustizie esattamente come prima.
Infuriarsi, angosciarsi o provare ansia è giusto; in questa prima fase non dobbiamo smettere, né rammaricarci perché non riusciamo a smettere. Il lavoro consiste proprio nell'assumere appena ci è possibile il giusto atteggiamento mentale, non nello smettere di essere infuriati. Smettere di provare l'emozione negativa in questa fase non è utile, è invece utile diventare presenti, osservare bene cosa ci accade e ricordare di mutare il nostro modo di rapportarci agli eventi. È un lavoro molto sottile, dove non ci si pongono obbiettivi, ma qualcosa accade... lentamente e in silenzio.
Una volta che abbiamo analizzato in maniera razionale l'evento che ci è accaduto (un incidente stradale, l'abbandono da parte del partner, un'ingiustizia sul lavoro, ecc.) - abbiamo cioè ricavato gli elementi di utilità pratica e abbiamo pianificato il da farsi per il futuro - ogni immaginazione negativa riguardante quell'evento va sistematicamente contrastata, perché non è utile a comprendere meglio l'accaduto ed è dannosa in quanto causa di ulteriori emozioni negative. L'esperienza insegna che rimuginare per ore o giorni su quanto successo riproduce all'infinito lo stato d'animo negativo provato in precedenza e ne aggiunge di nuovi (senso di colpa, desiderio di vendetta, sconforto, ecc. ). Ricordiamo che il senso di colpa che si prova dopo un'emozione negativa è altrettanto dannoso che l'emozione stessa, quindi anch'esso va immediatamente contrastato.
Lavorare nei momenti che seguono la fase acuta di un'emozione negativa significa innanzitutto comprendere appieno l'origine e la dannosità di tale fenomeno per noi e per gli altri. In quei momenti è molto utile ricordarsi che: "La mia mente sta dando un'interpretazione scontata e fasulla di quello che è realmente successo, ed è questa interpretazione a farmi stare male, non ciò che è successo" "La mia mente non è sotto il mio controllo e oltre a farmi stare inutilmente male per delle ore, sta riempiendo di escrementi l'atmosfera terrestre" "Se voglio compiere un'opera di trasformazione su me stesso devo imparare a vedere la realtà con il Cuore, perché fino a quando è la macchina a decidere cosa devo vedere, io sarò un suo schiavo" "VOGLIO VEDERE LA REALTA'".
Il modo migliore per sbarazzarsi dell'immaginazione negativa è pensare di buttarla via lontano da noi come se avessimo sorpreso un pipistrello che ci succhia il sangue dal collo e lo strappassimo via con violenza. Perché questo è quello che si sta verificando nella realtà! Poi è importante tenere la mente occupata in altre attività: leggere, andare al cinema, guardare la televisione, fantasticare... tutto è meglio che riprodurre uno stato d'animo di rabbia, ansia, paura o senso di colpa.
Compiendo questo sforzo contro la meccanicità dell'immaginazione negativa stiamo lavorando a livello alchemico; il Fuoco sta compiendo la sua opera. La nostra volontà di percepire il mondo in maniera differente sviluppa attrito contro la volontà dei corpi di continuare a pensare come hanno sempre fatto: questo attrito è un Fuoco che agisce sulle sostanze presenti nella macchina biologica per creare delle nuove sostanze che vanno a costituire il corpo dell'anima.
Ovviamente i nostri primi tentativi di pensare in maniera diversa all'evento che ci è accaduto andranno continuamente a vuoto; sarà un continuo passare da pensieri come "Io voglio vedere la realtà, se la vedessi non starei male" a pensieri come "Sono maledettamente sfortunato, la vita è proprio uno schifo, le disgrazie capitano tutte a me, è inutile che mi prenda in giro con tutte queste filosofie consolatorie, se avessi fra le mani quel farabutto gli darei io una lezione". Questa alternanza non è qualcosa di negativo, è giusto che sia così; ricordiamo infatti ancora una volta che è lo sforzo ad alimentare il Fuoco, non il risultato. Non dobbiamo cadere nella trappola di pensare al lavoro su di sé inquadrandolo nei nostri vecchi schemi di pensiero, come se ci stessimo occupando dell'amministrazione di un'azienda o di un campionato di calcio. Qui non è un particolare risultato a produrre gli effetti migliori.
Un lavoro contro natura
Ipotizzare che stiamo trascorrendo la nostra vita tra fastidi, preoccupazioni e angosce solo perché non siamo capaci di vedere il mondo autentico sembra assurdo, e ci appare tanto più assurdo quanto più siamo presi nell'allucinazione e non riusciamo a concepire un'esistenza fuori dallo stato di allucinazione. In effetti il lavoro su di sé è assurdo, è forse ciò che di più assurdo può essere concepito: esso dice che il mondo è splendido in ogni suo aspetto, e che per vederlo dobbiamo cambiare l'organo con cui lo guardiamo. Esiste qualcosa di più folle di una simile considerazione?
È forse bene rammentare che il lavoro su di sé non costituisce per l'uomo un'attività naturale, ma un'accelerazione forzata. Noi stiamo accelerando l'evoluzione, siamo i pionieri del nuovo paradigma, violiamo un numero consistente di leggi terrestri a cui sottostà la macchina biologica: le leggi legate alla sopravvivenza. Gli atomi della macchina si ribellano a questo lavoro, perché vengono costretti a fare qualcosa di completamente innaturale per loro; non provare paura e sospetto è un comportamento innaturale per il nostro apparato psicofisico.
Quando ci si sforza di sentire che il mondo è Bello tutta la macchina resiste, si rifiuta, si difende, perché pensare una cosa del genere per lei è pericoloso, va contro la sua sopravvivenza. Il nostro apparato psicofisico sa che morirà, quindi è costruito in modo da diffidare di tutto e di tutti, è programmato per reagire con la paura e con l'aggressività; se questi meccanismi non avessero funzionato alla perfezione fino ad oggi, non saremmo sopravvissuti per milioni di anni su un pianeta del genere.
Adesso, compiendo un'azione INNATURALE per la nostra macchina, una parte di noi vuole imporre un nuovo modo di pensare fondato sull'amore, sulla collaborazione, sull'altruismo. Un parte della coscienza vuole convincere l'altra parte che il mondo non è una fonte di pericolo da cui difendersi, ma una fonte di Bellezza, e che gli altri, qualunque cosa facciano, non sono pericolosi, ma belli. Nel fare questo l'uomo sviluppa un NUOVO CORPO e NUOVI ORGANI DI SENSO che partono dal Cuore... e sfonda la porta della dimensione spirituale, la quarta dimensione.
Cristallizzare un nuovo corpo
"Sono arrabbiato solo perché non vedo la realtà. Sono cieco. Non mi è accaduto quello che credo io. La mia mente mi fa vedere degli episodi che in realtà non hanno il significato che lei crede" "IO INVECE VOGLIO VEDERE LA REALTA'". Questa può esser detta una « formula alchemica ». Cominciare a ragionare in questo modo dopo un'emozione negativa, non appena ci si ricorda di farlo, permette con il tempo di trasmutare proprio la sostanza di cui è composta l'emozione negativa in 'occhi per vedere il Bello'.
Spiegheremo meglio questa affermazione descrivendo cosa accade alchemicamente. Se, ad esempio, stiamo provando rabbia, ciò vuol dire che la nostra macchina è pervasa della sostanza della rabbia sia sul piano emotivo, che su quello mentale (qui si manifesterà come immaginazione negativa) che su quello fisico (qui si manifesterà con vari fenomeni a livello circolatorio e muscolare). Se noi cerchiamo di ostacolare tali manifestazioni imponendoci di essere « presenti », cioè ricordarci di noi, e sforzandoci di passare a una nuova visione della realtà, creiamo una certa dose di attrito, questo attrito è un Fuoco che agisce sulla sostanza prodotta dalla rabbia e fa in modo che si produca una nuova sostanza che si cristallizza nel nuovo corpo in costruzione.
Nel nuovo corpo questa non sarà più rabbia, bensì una specifica emozione superiore che è risultata dalla trasmutazione della nostra rabbia. Così come la personalità provava rancore quando si sentiva vittima di un'ingiustizia, allo stesso modo ora l'anima prova una nuova emozione superiore - qualcosa di gioioso e compassionevole - di fronte alla stesso atto, in quanto i suoi « nuovi sensi » sono in grado di cogliere il Vero e non interpretano più come ingiusto quell'atto.
In altre parole, per ogni manifestazione negativa che viene osservata coscientemente e, quando possibile, contrastata, si costruisce una sorta di « senso sottile » appartenente al corpo dell'anima, che l'anima utilizza come 'occhio' per percepire nuovi aspetti di bellezza nel mondo e per provare una corrispondente emozione superiore.
La trasmutazione è dunque operata da un cambiamento radicale della prospettiva da cui si osserva la realtà. Il punto di vista del Cuore ha bisogno di essere nutrito con questi nuovi pensieri. La mente ha bisogno di essere polarizzata verso i nuovi principi appartenenti alla visione del Cuore. Il processo è lungo perché si tratta di convertire - questa è l'autentica « conversione religiosa » - gli schemi meccanici, che sono incisi negli atomi stessi della macchina, in « nervi sottili » del Cuore; e all'inizio l'unico strumento che abbiamo per farlo è la mente.
Si sarà notato a questo punto che il lavoro di risveglio non è un lavoro psicologico, morale o spirituale, bensì un lavoro squisitamente fisico, che si produce attraverso la creazione di sostanze che sono fisiche e di corpi che sono fisici - sebbene appartenenti a una fisicità meno grossolana di quella cui siamo abituati.
Se non trascuriamo mai di agire in questo modo in coincidenza delle emozioni negative, cioè se non le giustifichiamo mai e non le lasciamo passare inosservate, vedremo diminuire progressivamente il lasso di tempo che trascorre da quando accade l'evento emotivo a quando ritorniamo in noi e iniziamo a pensare in questo nuovo modo. Il nuovo modo di intendere la realtà che provoca la nostra trasformazione.
In virtù di tale lavoro di avvicinamento all'apice dell'emozione, a un certo punto saremo in grado di agire direttamente sull'emozione sforzandoci di non manifestarla all'esterno, e creando così un attrito ancora maggiore. Ma ciò fa parte della fase successiva.
Altri esempi di nuovi schemi di pensiero: "Se non sopporto una persona o una situazione quella persona e quella situazione non c'entrano. Non li sopporto perché vivo in un'allucinazione dove non vedo cosa accade e proietto all'esterno dei fastidi che fanno parte della mia macchina" "Se qualcuno o qualcosa mi dà fastidio è perché io proietto su di lui un meccanismo che appartiene in realtà al mio apparato psicofisico; il fastidio è un difetto della lente attraverso cui percepisco il mondo".
"Il brutto e lo sbagliato fanno parte di un mio difetto di percezione. La verità mi può essere comunicata solo dalla visione del Cuore".
"Se mi sembra che quella persona stia facendo qualcosa di sbagliato vuol dire che secondo me l'esistenza si è sbagliata nel crearla. Il mio dire che qualcuno sbaglia implica che secondo me certe persone sono degli 'errori della Vita', e io pretendo di decidere quali sono errori e quali no. Dimentico che niente è oggettivamente sbagliato, ma sono io a dividere in modo arbitrario fra giusto e sbagliato secondo i fastidi e le antipatie della mia macchina".
Costringere la mente a pensare in maniera corretta riguardo le emozioni negative crea un nuovo « ambiente mentale » polarizzato in direzione del Cuore. La personalità reagisce con emozioni negative a certi eventi perché pensa: "Lui sta sbagliando, potrebbe comportarsi in un altro modo ma non lo fa. Questa situazione non è giusta", oppure pensa: "Io non sono all'altezza. Farò una brutta figura e tutti rideranno di me. Non potrò mai fare questa cosa". Per correggere queste visioni alterate si devono introdurre nuovi pensieri: "Devo ammettere che io attualmente non ho gli strumenti di percezione adatti a vedere cosa accade intorno a me. Il fatto che qualcuno possa sbagliare, truffarmi, offendermi o ridere di me è il risultato di una mia allucinazione, derivante dal fatto che percepisco il mondo attraverso sensi non ancora convertiti".
Spesso iniziamo a pensare a disgrazie che possono capitare ai figli o al partner, o al pianeta intero, quindi ci sentiamo ansiosi, frustrati o impotenti. Le immagininazioni che alimentano la paura di essere traditi sono altrettanto dannose. Ogni volta che ci sorprendiamo in una immaginazione negativa questa va scrollata di dosso con decisione e buttata dove le spetta: nel cesso.
Ad esempio in questo periodo la frustrazione e il senso di impotenza per quanto accade nel mondo sono forme di sofferenza molto diffuse. Esse sono completamente inutili e dannose: se possiamo fare qualcosa per gli altri o per il pianeta smettiamo di piangere e iniziamo a farlo oggi stesso; se invece la nostra posizione non ci consente di fare qualcosa per il pianeta smettiamo di piangere e facciamo qualcosa per chi ci circonda.
La sofferenza non è nostra, e questo vale per ogni genere di sofferenza, è sempre qualcosa che si trova nell'atmosfera e che la nostra macchina assorbe fornendole nuova energia e rispedendola nell'ambiente più forte di prima. Non è scritto da nessuna parte che dobbiamo soffrire quando ci accade qualcosa. Si buttano via i pensieri inutili e si agisce; non si piange.
Mirare al sovranaturale
L'essere umano che nel momento in cui prova un'emozione negativa non si abbandona totalmente ad essa, ma lotta per restare sveglio e presente, comincia a vincere le forze della natura di cui è stato fino a quel momento inconsapevole schiavo.
Non perdersi completamente nell'emozione a una prima impressione potrebbe apparire come qualcosa di innaturale e limitante per la libertà dell'essere umano. In realtà non si tratta di una pratica innaturale, bensì sovranaturale, e chi vi si dedica lo fa perché è già divenuto consapevole che la libertà per l'uomo che brancola nel sonno della coscienza non è mai possibile.
Continuare a sottostare a ciò che è naturale non può che trattenere l'uomo nell'ambito della mediocrità. Compiere il sovranaturale lo eleva altresì a « Uomo Nuovo », con i poteri che gli competono e la capacità di portare un reale aiuto all'umanità nei piani più sottili della realtà.
L'animale è totalmente succube delle leggi di natura, ma l'essere umano può, almeno in parte, svincolarsi da esse. In fondo questo tentativo è stato il motore dell'intera storia evolutiva della nostra civiltà. Scienza, arte, tecnologia, medicina sono il frutto degli sforzi dell'uomo indirizzati a controllare una natura inesorabile. Ora è giunto il momento di imprimere una decisa accelerazione a questo naturale processo evolutivo.
Testi sull'argomento:
OFFICINA ALKEMICA - l'Alchimia come via per la felicità incondizionata
Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni (2006)
RISVEGLIO
Salvatore Brizzi, Antipodi Edizioni, Torino (2007)
IL POTERE DI ADESSO
Eckhart Tolle, Armenia, Milano 2004 (1997)
IL POTERE DELLA KABBALAH
Yehuda Berg, Tea, Milano 2005 (2004)
L'APERTURA DEL CAMMINO
Isha Schwaller de Lubicz, Edizioni Riza, Milano 1999 (1985)
LA MACCHINA BIOLOGICA UMANA
E. J. Gold, Edizioni Crisalide, Spigno Saturnia (LT) 1999 (1991)
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