ELBOW - Leaders Of The Free World
Wednesday, December 28, 2005 5:25:44 PM
Gli Elbow sono a mio giudizio una delle realtà musicali più interessanti degli ultimi anni.
Poco conosciuti dalla grande massa sono circondati dall'affetto di una nutrita schiera di fan.
Li ho conosciuti con Cast of Thousands, il loro secondo album. Un album senz'altro superiore alla media del mercato ma con episodi ostici: brillava soprattutto una "Not a Job" calda e triste come gli amori che si consumano nelle stazioni d'inverno.
Questo nuovo lavoro li vede enormemente cresciuti nella sostanza e nella forma; la band ha una padronanza davvero matura e consapevole dei propri mezzi; i suoni risultano fluidi ed inseriti in architetture musicali a tratti meastose di sapore "progressive". Spesso incantevoli certe strutture che fanno pensare ai Genesis più fiabeschi che s'incrociano con i Coldplay in un parco vittoriano o nella metropolitana nella notte profonda.
Meditazioni e riflessioni la fanno da padrone nei testi mai banali intepretati.
Parole che sembrano versi e dalla bocca di Guy Garvey si trasformano in melodie che accarezzano l'anima e spesso (molto spesso) danno i brividi.
Ascolto "Leaders of the free world" da mesi e non mi stanca: qualcosa vorrà dire.
Media:
alta
Sopra la media:
The everthere - dolce
My very best - amara
Great Expectation - agrodolce
Poco conosciuti dalla grande massa sono circondati dall'affetto di una nutrita schiera di fan.
Li ho conosciuti con Cast of Thousands, il loro secondo album. Un album senz'altro superiore alla media del mercato ma con episodi ostici: brillava soprattutto una "Not a Job" calda e triste come gli amori che si consumano nelle stazioni d'inverno.
Questo nuovo lavoro li vede enormemente cresciuti nella sostanza e nella forma; la band ha una padronanza davvero matura e consapevole dei propri mezzi; i suoni risultano fluidi ed inseriti in architetture musicali a tratti meastose di sapore "progressive". Spesso incantevoli certe strutture che fanno pensare ai Genesis più fiabeschi che s'incrociano con i Coldplay in un parco vittoriano o nella metropolitana nella notte profonda.
Meditazioni e riflessioni la fanno da padrone nei testi mai banali intepretati.
Parole che sembrano versi e dalla bocca di Guy Garvey si trasformano in melodie che accarezzano l'anima e spesso (molto spesso) danno i brividi.
Ascolto "Leaders of the free world" da mesi e non mi stanca: qualcosa vorrà dire.
Media:
alta
Sopra la media:
The everthere - dolce
My very best - amara
Great Expectation - agrodolce


