Thursday, January 26, 2012 2:29:22 PM
Sport, diario
(Scritto ascoltando Negrita - Oltre il confine - tempo massimo di lettura 1'10")
Ad alcuni di voi, tempo fa, avevo confessato di essere debitore di una storia.
Premessa: trattasi di una storia molto personale, a sfondo calcistico, quindi ad alcuni di voi potrebbe non interessare. Ma se avrete la pazienza di seguirmi fino in fondo, potreste persino trovarla divertente.
La prima parte di questa storia riguarda uno striscione. Uno di quelli che vengono esposti negli stadi, durante le partite di calcio. Questo striscione era stato preparato dalla Fossa, gruppo dei tifosi dell'Arezzo di cui sono fiero ed onorato di avere l'amicizia, nonché primi classificati a "Striscia lo Striscione 2010-2011", in occasione di Arezzo-Sansovino del 25 settembre, ma poi, per motivi tuttora misteriosi, non è mai stato esposto. In seguito è stato rinvenuto, e adesso ne sono entrato in possesso io. Lo vedete nella foto qua sotto.
Per chi non lo sapesse, la Fossa è un gruppo di tifosi dell'Arezzo nato nel 1991, che dalle mie parti è noto anche per l'impegno sociale ancor prima che per lo schieramento politico. Nel 2009 grazie alla raccolta fondi "Agua para todos" la Fossa finanziò la costruzione di un pozzo di acqua a La Realidad, nelle zone più povere del Chiapas. Lo scorso anno, vennero raccolti dei fondi in favore della famiglia di Daniel Gabriel, giovane calciatore residente ad Arezzo e morto a 22 anni sul campo del Torrita Serre, dove giocava per arrotondare lo stipendio, aiutare la famiglia (la moglie e un figlio di 2 anni) e per amore del calcio.
Tornando a noi, adesso questo striscione è custodito in casa mia, e magari quando Alessandro sarà più grandicello gli farà pure piacere, sapere che i tifosi dell'Arezzo gliel'avevano dedicato. Io dico di si.
Allo stadio, tutti mi hanno chiesto quando lo porterò, il piccolo. "È un po' prestino", ho detto io, ma la realtà è che non vedo l'ora. Per lo stadio, perché nonostante quasi tutti pensino il contrario, è una bella esperienza andarci. E anche perché questo è quel genere di cose che consolida il rapporto tra papà e figlio.
Che poi io, andando allo stadio un (bel) po' più di rado di quanto non facessi in passato, quest'anno, ho notato che non ho più i novanta minuti. Nella voce, ovviamente, perché nelle gambe mi sa che non li ho mai avuti.
Insomma, a ben guardare, alla base di tutto questo c'è un po' di amore. Amore in senso sportivo, ovviamente, perché se un gruppo di tifosi ti fa questo regalo, lo fa perché in comune c'è l'amore per i colori della tua squadra, e l'arrivo di un nuovo nato è un'occasione per fare festa insieme; amore paterno, perché questo regalino è custodito gelosamente in casa mia; amore per la scrittura, perché questa storia strampalata, che comincia con uno striscione perso e ritrovato, prosegue per partite viste in curva e finisce su un blog, è una storia buffa, ma che ha un capo e una coda, e a me faceva piacere raccontarvela. Spero abbia fatto piacere anche a voi leggerla. In caso contrario, nella peggiore delle ipotesi, non vi avrò rubato troppo tempo. 
Wednesday, January 4, 2012 11:07:17 AM
Articoli, Sport
Da
Casentino Più, dicembre 2011
Arriva da Subbiano uno dei componenti della staffetta che ha vinto gli Europei Juniores di nuoto e si è classificata quinta ai mondiali.
Incontriamo Francesco Bellacci alla Piscina Consortile di Subbiano. A vederlo così, sembra già più adulto dei suoi 18 anni compiuti da poco. Forse perché grazie alla sua grande passione, il nuoto, nell’ultimo anno ha girato mezzo mondo. Eppure Francesco non è sempre andato così forte, come lui stesso ci racconta. Ma ora che ha cominciato, non ha nessuna voglia di fermarsi, anzi! Dalle sue parole, emerge una grande passione per il suo sport, un amore vero e proprio che gli permette di allenarsi duramente per migliorarsi giorno dopo giorno.
Francesco, raccontaci di questa lunghissima e indimenticabile estate 2011…
Eh si, è stato un anno indimenticabile. Tutto ha avuto inizio col Trofeo 7 Colli a Roma, dove ho fatto un buon tempo nei 50 Stile Libero (23”60, miglior italiano tra gli under 18, NdR) che mi ha permesso di essere selezionato per la squadra nazionale Juniores che dal 6 al 10 di luglio avrebbe disputato gli Europei a Belgrado. Lì le cose sono andate nel miglior modo possibile, con la vittoria della medaglia d’oro con la staffetta, che ci ha permesso di qualificarci per i mondiali Juniores di Lima. Nella gara individuale, invece, mi sono fermato alle semifinali, ma non mi posso davvero lamentare. Dopo, c’è stata una collegiale di preparazione ai mondiali, e a Ferragosto siamo arrivati in Perù, dove per tre giorni ci siamo potuti allenare nella piscina dove si sono poi svolte le gare dei mondiali. A Lima, poi, abbiamo centrato la finale mondiale e siamo arrivati al quinto posto, che è un buon risultato ma lascia un po’ con l’amaro in bocca, perché visti i tempi ci sarebbe stata la possibilità di portare a casa un risultato ancora migliore, magari una medaglia. In ogni caso sono ovviamente molto soddisfatto, perché è stata una bellissima esperienza e perché gareggiare con ragazzi di altre nazioni è stimolante, aiuta a crescere anche in senso sportivo.
E la Federazione, di ritorno dal Perù, cosa vi ha detto?
Ovviamente ci ha fatto i complimenti e ci ha detto di continuare così, ma poco altro. A questi livelli i rapporti con la Federazione Italiana sono molto limitati, ci sono dei tempi da fare e loro guardano soprattutto a quelli, anzi, quasi esclusivamente a quelli. Io comunque continuo ad allenarmi come ho sempre fatto, principalmente a Subbiano e a Castiglion Fiorentino, con l’Arezzo Nuoto, dove ho cominciato quando avevo solo quattro anni, e che quindi considero un po’ come una “seconda famiglia”. Per il prossimo anno mi sono già dato degli obiettivi, ovviamente. Punterò alle finali nazionali nella categoria Cadetti (nati nel 1992 e 1993), ma soprattutto a fare un buon tempo per gli assoluti, perché ovviamente le attenzioni in quel caso sono maggiori. Punto a fare bene nei 100 e nei 200 stile libero, le gare che sento più “mie”: i tempi per puntare ad una finale B ci sono, vedremo come andrà.
Hai cominciato da piccolissimo col nuoto, come capita a moltissimi ragazzi. Ma quand’è, secondo te, che si cominciano ad intravedere delle potenzialità in un nuotatore?
Nei primi anni, ovviamente, c’è ben poco da capire a livello di risultati agonistici, anche perché di gare non se ne fanno proprio. Diciamo che si può cominciare a intravedere qualcosa intorno ai 14 anni, anche se in certi casi bisogna aspettare anche un po’ di più. Come nel mio caso, per esempio: i primi campionati italiani li ho disputati a 16 anni, e non è che sia andato benone, anzi. Poi lo scorso anno ho un po’ “cambiato passo”, e sono arrivate le prime medaglie ai campionati italiani che mi hanno spronato ad impegnarmi sempre di più. Inoltre, anche l’esperienza fatta nel maggio del 2010, con la collegiale nel North Carolina, a Charlotte, mi ha fatto crescere tanto. Ogni volta che si fa una trasferta è un’esperienza importante, un’occasione unica di crescita e miglioramento.
Per arrivare a dei risultati come i tuoi, oltre al talento, è fondamentale una quantità enorme di allenamento. Com’è il tuo programma settimanale?
Tutti i giorni mi alleno dalle 15 alle 17,30 e per tre mattine alla settimana faccio una sessione supplementare dalle 5,50 alle 7,30, prima di andare a scuola. La maggior parte del lavoro si svolge in vasca, tranne qualche seduta di pesi da un’ora ciascuna per due o tre volte la settimana. Certo, mi rendo conto che rispetto ad altri sport, come ad esempio il calcio, i carichi di lavoro sono molto più tosti. Però la passione spinge sempre un passo più avanti, si riesce a non sentire la fatica e anzi, quando arrivano i risultati, si riesce ad avere quella carica necessaria per fare ancora meglio. Nuotare è un piacere, per me, lo è sempre stato. È uno sport che consiglio di praticare a tutti, in primo luogo perché fa stare bene fisicamente e al tempo stesso aiuta a rilassarsi: nei momenti difficili, una bella nuotata è una valvola di sfogo incredibile, che permette di isolarsi e ricaricarsi al meglio. Un nuotatore, poi, si allena 24 ore su 24, perché per essere a buoni livelli è fondamentale dormire regolarmente e mangiare tanto e bene, altrimenti in vasca non si rende. Tutto questo, ovviamente, senza lasciare indietro gli studi, ma basta sapersi organizzare e si trova il tempo di fare tutto.
Quest’estate si è parlato di nuoto soprattutto per quello che è successo fuori dalle vasche: tu che ne pensi di questa vicenda?
Guarda, in linea di massima la vicenda di Magnini, Marin e della Pellegrini è stata un po’ triste perché si è fatto tanto clamore intorno ad una storia che con lo sport non c’entra niente. Io capisco che l’abbiano fatto per cercare pubblicità, e magari arrivare in TV, pur provenendo da uno sport dove girano pochi soldi, però tutta questa storia se la potevano risparmiare!
Insomma, fare il nuotatore professionista è difficilissimo ma non impossibile.
Di sicuro la ripartizione dei soldi che girano nello sport è troppo “spostata” verso il calcio è vero che è lo sport che ha il maggior numero di praticanti e appassionati, però c’è troppo squilibrio. Ci sono alcuni miei coetanei che si allenano tre volte a settimana e prendono 3-400 euro per giocare a calcio: nel nuoto non esiste praticamente il professionismo. Se entri a far parte del giro della Nazionale, ti viene proposto di entrare a far parte di uno dei corpi sportivi delle forze armate, dove si viene retribuiti con uno stipendio pieno. Per me, poterci arrivare sarebbe il coronamento di un sogno, e farò di tutto per raggiungere questo mio obiettivo.
Ultima domanda: a chi ti ispiri, come nuotatore?
Di sicuro il mio modello è stato Alexander Popov, che per tutti i nuotatori a stile libero è un po’ un punto di riferimento. Tra gli italiani invece mi piace Marco Orsi (il primatista italiano dei 50 stile libero, NdR), che conosco di persona: è simpatico, e mi piace il suo modo di nuotare.
Wednesday, November 30, 2011 5:12:46 PM
Lo scorso anno, Casentino Più tenne a battesimo la nascita della neonata società sportiva “Casentino Calcio Femminile”, che per la prima volta si presentava ai nastri di partenza del campionato toscano di serie D. Terminato il primo anno con un bilancio che può sicuramente essere considerato positivo, con un bilancio che parla di ultimo posto evitato (una rarità per le squadre al primo anno), di due vittorie e un pareggio ottenuti, e soprattutto con uno spirito di gruppo che ha avuto modo di cementarsi dopo le ovvie difficoltà iniziali, i preparativi per il secondo anno sono già iniziati. Così siamo tornati ad incontrare le ragazze in rosa e blu del CCF, presso il gazebo da loro allestito in centro a Poppi nell'ambito dell'edizione di quest'anno di “Casentino Love Affair”, per parlare con loro di quello che era successo nel primo anno, dei progetti per la stagione che verrà, dei pensieri e delle sensazioni che il rettangolo verde è in grado di trasmettere, non solo agli uomini, come provano queste ragazze con il loro entusiasmo.
Cominciamo dall'annata appena conclusa. Più luci che ombre, tutto sommato, no?
Sicuramente come primo anno è stato positivo, sia per quanto ci riguarda, sia per quello che ci hanno detto le nostre avversarie: spesso infatti, alla fine della partita, le avversarie ci raccontavano i loro “primi anni”, fatti di sconfitte con tantissimi gol di scarto e con pochissimi gol segnati, di campionati conclusi a zero punti e via dicendo. E quindi, nonostante i momenti difficili che purtroppo ci sono stati, il bilancio è comunque positivo. Anche perché il rapporto tra di noi è sempre rimasto forte, anche quando ci sarebbe stato qualche motivo per farsi prendere un po' dallo sconforto. Forse è proprio grazie a questa nostra coesione che siamo riuscite ad ottenere questi risultati, e ci presentiamo al via del prossimo campionato intenzionate a fare meglio dell'anno passato. Certo che il campo da calcio è davvero parecchio grande, se lo vedi da dentro!
Come sono stati, se ci sono stati, i rapporti con le altre realtà aretine?
Con le squadre che erano nostre avversarie praticamente non abbiamo avuto rapporti, ma forse era prevedibile. L'unica società con cui abbiamo avuto dei contatti è stata l'Arezzo Calcio Femminile, che ci ha dato in prestito una giocatrice. Ci ha fatto piacere comunque avere il sostegno della gente, sia in termini di sponsor sia di semplici sostenitori e simpatizzanti. Il nome “Casentino Calcio Femminile” era stato scelto proprio per rimarcare la nostra appartenenza a tutta la vallata, e in questo senso ha funzionato.
Cosa ricorderete con piacere di questo primo anno? E cosa, invece, preferirete dimenticare?
In primo luogo ci piace ricordare e sottolineare il calore e l'affetto con il quale il pubblico ci ha sempre seguite e sostenute, sia con il buon numero di spettatori nelle partite casalinghe sia accompagnandoci nelle trasferte. Poi, le due partite vinte in casa: la prima vittoria che non si scorda mai, la seconda perché è giunta al termine di una partita tiratissima, terminata col punteggio di 2-1. Anche il pareggio in trasferta è stato memorabile: alla fine del primo tempo eravamo sotto per 3-0, quindi rimontare fino al 3-3 e agguantare il nostro primo punto fuori dalle mura amiche ci ha dato una grande gioia. Fuori dal campo, siamo state felici per l'attenzione mostrata nei nostri confronti. La risposta della gente alla festa organizzata dalla nostra società è stata ottima, e nel corso del campionato siamo stati anche invitati da Teletruria a partecipare ad una puntata della trasmissione sportiva “Block Notes”.
Le “note dolenti” in senso sportivo sono state ovviamente le sconfitte: non si va mai in campo per perdere, e uscire sconfitte brucia sempre e comunque, anche se possiamo dire di essere sempre uscite a testa alta. Anche gli infortuni che sono capitati ad alcune di noi, soprattutto quelli gravi, sono certamente da ricordare tra le cose negative. Comunque di tutte le esperienze bisogna fare tesoro per il futuro.
Il momento più difficile dell'anno passato?
A gennaio, quando abbiamo avuto un periodo in cui eravamo senza allenatore, abbiamo rischiato di “andare allo sbando”, ma per fortuna ci siamo subito riprese, anche grazie all'arrivo del nuovo mister. Dopo un periodo iniziale di apprendistato, dove dovevamo definire alcuni aspetti basilari del gioco, come ad esempio il ruolo in cui ci trovavamo più a nostro agio, le partite invernali, con campi spesso al limite della praticabilità, ci hanno causato non pochi problemi, forse anche perché l'importanza della preparazione atletica precampionato era stata un po' sottovalutata. Probabilmente lavorando meglio nel periodo precampionato anche alcuni infortuni avrebbero potuto essere evitati. Ma non serve a niente tornare a rivangare quello che non è stato fatto. Basta dire che non ripeteremo quest'errore l'anno prossimo.
I preparativi per il secondo anno sono già iniziati, insomma.
C'è da dire che non ci siamo mai fermate del tutto, visto che fino a giugno abbiamo continuato ad allenarci regolarmente e a luglio abbiamo partecipato ad un torneo di calcio a cinque organizzato dall'Associazione Mauro Grifoni, al quale abbiamo deciso di iscriverci anche perché si trattava di una manifestazione sportiva a scopo di beneficenza. Faremo una pausa solo durante il mese di agosto, ma dal 5 settembre cominceremo la preparazione atletica, che andrà avanti per tutto il mese. Il campionato comincerà ai primi di ottobre, e abbiamo tutta l'intenzione di partire col piede giusto!
Quali sono le novità rispetto alla scorsa stagione?
Di sicuro un'importante novità è l'arrivo di nuove giocatrici, visto che con una rosa più ampia avremo modo di gestire meglio le eventuali assenze o infortuni che dovessero esserci nel corso del campionato. Inoltre è possibile sostenerci (anche dal punto di vista economico) sottoscrivendo la tessera di socio sostenitore della CCF. A differenza dell'anno passato, siamo sicuramente più preparate a quello che ci aspetta, e anche se è importante giocare e divertirsi, faremo di tutto per migliorare quanto fatto lo scorso anno, cosa sicuramente alla nostra portata visto che quest'anno siamo una realtà più strutturata. Ad esempio, abbiamo un preparatore dei portieri (che lo scorso anno non avevamo), e abbiamo deciso di non partecipare alla Coppa Toscana, un po' per motivi pratici e un po' per concentrarci al meglio sul campionato. L'obiettivo sarebbe arrivare tra le prime cinque del campionato, anche se siamo una squadra giovane (abbiamo l'età media più bassa del girone) e ci sarà tempo per fare meglio anche in futuro, se non dovessimo farcela quest'anno. Infine, nei limiti del possibile, verrà introdotto anche un po' di rigore disciplinare, per chi salta allenamenti o non si presenta alle partite. Questo ovviamente non per punire nessuna di noi ma per far capire che la presenza agli allenamenti è di fondamentale importanza sia per la partita sia per limitare il rischio di infortuni gravi. Infine, una novità di tipo logistico riguarda lo stadio che ospiterà le nostre partite casalinghe: lo scorso anno eravamo all'”Aldo Zavagli” di Bibbiena, quest'anno invece giocheremo all'”Elvi Zoccola” di Soci.
Quali sono, secondo voi, i “segreti” per fare bene?
In realtà non esistono veri e propri segreti, ovviamente. Sicuramente è importante prepararsi al meglio, come abbiamo già detto, e anche l'unione dello spogliatoio può fare la differenza. Nel corso della stagione passata, il rapporto tra compagne di squadra, nato a volte proprio nello spogliatoio, è proseguito anche frequentandosi al di fuori di partite e allenamenti e ha fatto nascere amicizie nuove. Poi è anche una questione di mentalità: a perdere non ci sta nessuno, e anche se lo scorso anno siamo state tra le squadre più corrette del girone con solo due ammonizioni prese in tutto l'anno, non ci siamo mai risparmiate. Se non altro, eravamo convinte che avremmo vinto il premio per il fair play, ma non ne abbiamo saputo più niente... Scherzi a parte, comunque, è solo quando si sono create tutte queste condizioni che si può cominciare a lavorare seriamente sui dettagli. Come ad esempio un lavoro più approfondito sulla tattica, o i tanti rigori sbagliati lo scorso anno: non c'era stato proprio modo di lavorare su questo aspetto, ma per questa stagione dovremo fare in modo di trovarlo! Rispetto alle altre squadre del girone, forse ci manca qualche elemento di esperienza, che quasi tutte le altre squadre invece hanno. Ma non ne facciamo un dramma, anzi: la nostra giovane età deve diventare un'arma in più!
Per finire: per il futuro cosa avete in mente?
Siamo una società piccola e come tutti viviamo anche un po' alla giornata, anzi, speriamo che questo articolo ci sia d'aiuto sia per trovare nuove leve sia per trovare qualcuno che ci dia una mano anche dal punto di vista economico. Per il futuro ci piacerebbe provare anche a tirare su una squadra juniores, sia perché il settore giovanile è quello che ti permette di formare in casa le nuove giocatrici, sia perché si sa che chi inizia a giocare a calcio fin da bambino è poi avvantaggiato negli anni. Ma non è facile, perché è uno sport che richiede un grande spirito di sacrificio, sul campo e fuori, forse anche più grande di quello del calcio maschile: giocando in un campionato regionale, a volte capita di fare delle trasferte anche abbastanza lunghe, quindi il fine settimana è praticamente “compromesso”. Se non c'è la passione, anche questo aspetto può diventare un ostacolo.
Tuesday, October 25, 2011 9:24:44 PM
diario, Sport
È da domenica mattina che penso a cosa scrivere in queste poche righe, in un blog che ha celebrato l'arrivo di una nuova vita solo qualche settimana fa. E scrivo e cancello, nella mia mente, perché non mi viene niente che sia buono abbastanza, o vicino a sufficienza, per descrivere quello che ho sentito, la stretta che ho provato allo stomaco quando ho visto il casco che rotolava sul prato di Sepang e ho realizzato che era proprio il tuo, Marco, mi prendo la libertà di chiamarti così visto che sei di qualche anno più giovane di me, e visto che condividevamo una passione, quella per il motociclismo, tu da attore protagonista, io da spettatore ammirato.
Con i miei pochi anni in più di te, Marco, ho avuto il tempo di vedere, e ricordarmi bene, Kevin Schwantz, uno che a te è stato paragonato più volte, certo non a sproposito: quando lui vinse il mondiale, io avevo 14 anni, tu solo 6. Di Gilles Villeneuve, un altro a cui ti hanno paragonato, già mi ricordo poco o niente anch'io. Non è di questo che volevo parlare, ma è un inizio. Perché Schwantz mi appassionava, come hai sempre fatto tu, per la capacità di essere veloce e di non tirarsi mai indietro quando c'era bagarre, anche a costo di stendersi, qualche volta.
Mi ricordo di Jerez 2004, della tua prima vittoria in 125 con l'Aprilia. Ma te li sei mai più tagliati, i capelli, da allora?
Mi ricordo ancora meglio del Mugello 2008, la gara che cambiò la tua carriera, quella della tripletta italiana, con te, Simone Corsi e Valentino Rossi sul gradino più alto del podio nelle tre classi, ma anche quella della tua collisione con Barbera. Chissà se gli spagnoli ti avevano preso in antipatia da Jerez 2004, quando non eri nessuno e hai messo tutti in fila, o da quel contatto al Mugello. In ogni caso, di quella gara ricordo la tua prima vittoria di un'annata magica, quella che nella mia mente ti associò al “bello” della canzone di Guccini, anche se non portavi la brillantina in testa, ma perché sfrecciavi davanti a tutti con la tua Gilera. Chissà se la conoscevi, poi, quella canzone, me lo sono sempre chiesto. Io dico di sì. Quel 2008 che ti aveva già consegnato alla storia del motomondiale, dove resterai sempre, negli albi d'oro, nel posto che ti compete, quello dei campioni del mondo. E che avresti occupato ancora, probabilmente, visto che il tuo apprendistato in Moto GP era di fatto terminato, con il sorpasso a Vale Rossi, che scherzando, a fine gara disse “il Sic è un bastardo”, nel modo scherzoso e guascone che ti apparteneva, che vi apparteneva. E poi col podio in Repubblica Ceca, bissato a Phillip Island. Sembrava proprio tutto pronto, e invece.
Ci hai lasciati qui, ad aspettare la tua prima vittoria in Moto GP che non arriverà mai.
La prima telefonata, subito dopo l'annuncio raccolto da Paolone Beltramo, l'ho ricevuta da mio padre. Era sconvolto come me, stavamo al telefono senza sapere cosa dire, tutti e due con un filo di voce. Io e mio padre non abbiamo condiviso tantissime cose, nella vita, ma la passione per gli sport motoristici è sicuramente una di quelle. Così, per me, per lui, sapere che il tuo filo si è spezzato è un qualcosa che somiglia al dolore per una persona che si conosce, per la tua capacità di essere completamente senza filtri, quella tua caratteristica che ha sempre irritato i tuoi rivali. Non faccio nomi, tanto hai capito di sicuro.
Ci hai lasciati qui, e in questi casi tutto diventa retorico, eppure non per questo meno vero. Due cose, quindi, devo dirle lo stesso. La prima, sul motomondiale: senza di te, di sicuro, sarà più triste e meno spettacolare. La seconda, sulla tua famiglia: un dolore composto, profondo, incredibilmente dignitoso. Un esempio per tutti, soprattutto per chi cerca di spettacolarizzare la cosa più straziante che ci sia, la perdita di un figlio. Cosa importa sapere se sono state le gomme fredde, il traction control o semplicemente il fato? Sono padre da poco più di un mese, e tuttavia credo di capire come si sentano i tuoi familiari.
In questi giorni, tutti noi piangiamo la perdita dello sportivo, del personaggio pubblico. Chi ha avuto la fortuna di starti vicino, piange il figlio, il fratello, l'amico. Uno di quei vuoti che davvero non si potranno riempire mai.
Per quel che ti ho "conosciuto" io, avevi un cuore grande così: sono sicuro che ti dispiace soprattutto per loro.
Tuesday, September 27, 2011 8:54:26 PM
diario
(Scritto ascoltando Giardini di Mirò - "Rise and fall of academic drifting", tempo massimo di lettura: 1'14")
Caro Alessandro, quando sei nato tu, il 20 di settembre, è successa una magia: il giorno non è finito, ed è durato 48 ore invece di 24, e alla fine eravamo tremendamente stanchi e al tempo stesso felici come non lo eravamo mai stati prima.
Sei nato nei giorni più belli dell'anno, quelli in cui il sole riscalda il giorno senza bruciarlo e in cui la sera il fresco ci permette di riposare e dormire bene. Nei giorni in cui l'aria profuma di mosto e in cui il sole indugia ancora nel cielo fin verso l'ora di cena. Quei giorni che da ragazzo non apprezzerai, perché magari sarai appena rientrato a scuola, ma che quando avrai la mia età ti si attaccheranno addosso con una sottile nostalgia per tutto l'inverno, fino alla primavera.
Appena sei nato, hai provato subito a farmi un piccolo dispetto, ma io non me la sono presa. Non posso giurarti che sarà sempre così, ma posso prometterti che ce la metterò tutta per capirti. Sei al mondo da appena una settimana, eppure i tuoi effetti benefici su di me e su tutta la famiglia sono già evidenti. I nonni, le nonne e le bisnonne sembrano ringiovanite di diversi anni; lo zio ha passato un esame importante il giorno dopo la tua nascita; io e la tua mamma abbiamo una sopportazione della fatica e della privazione del sonno che non avremmo mai neanche lontanamente sospettato.
I tuoi primi sorrisi mi fanno affiorare agli occhi lacrime di gioia, che non provo nemmeno a reprimere. Quei sorrisi che - si diceva una volta - i neonati fanno "perché vedono gli angeli." Che uno ci creda o meno, è una bella immagine. Ci ha fatto gli auguri tanta di quella gente che mi ha fatto pensare che tu fossi una celebrità ancor prima di nascere, e forse lo sei davvero. In ogni caso, sei l'emozione più grande che la vita mi abbia mai regalato.
Ha ragione la mamma: tu sei un miracolo. E a me non resta che arrendermi a te e darti il benvenuto. è bellissimo, proprio come lo immaginavo.
Monday, August 29, 2011 6:33:51 PM
Articoli, Sport
comincia con questo pezzo, che trovate anche qua, la mia collaborazione con Sgommo Motor Sport Magazine... Fatemi sapere che ve ne pare, eh!
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Il GP di Indianapolis, sul circuito probabilmente meno adatto alle due ruote di tutto il calendario, ci consegna un verdetto a questo punto difficilmente equivocabile: Casey Stoner ha messo un’ipoteca sul Mondiale 2011 che va ben oltre i 44 punti di vantaggio sul campione in carica Lorenzo, che con sei gare al termine del campionato non sono certo un’enormità. Il fatto è che l’australiano in questi ultimi tre gran premi ha vinto alla grande, dando peraltro l’impressione di spingere al massimo solo a tratti e portandosi a casa le gare guidando al 99% del proprio potenziale. Contemporaneamente, le sicurezze di Jorge Lorenzo, dominatore lo scorso anno in un mondiale in cui gli avversari hanno fatto di tutto per autoeliminarsi, sembrano essere piuttosto vacillanti in queste ultime apparizioni. Dopo il secondo posto a Laguna Seca, infatti, lo spagnolo ha inanellato due quarti posti consecutivi, preceduto da un terzetto di Honda a Brno, ma – cosa ben più grave per il suo ego – buttato giù dal podio dal suo compagno di team, un Ben Spies sempre più a suo agio in sella alla Yamaha, che con questo podio supera in classifica anche Valentino Rossi, al suo peggior risultato stagionale qui a Indy.
Un passo indietro brusco e deciso, quello della Ducati qua negli USA, col podio che torna distante mezzo giro dopo i passi avanti visti in Repubblica Ceca solo due settimane fa. Un feeling con la moto e con la pista che non è mai stato trovato, a testimonianza di una stagione nata male e proseguita peggio, con il quarto posto nel mondiale come unico obiettivo rimasto – e neppure troppo facile, visto l’andazzo: molto poco, considerando le aspettative che c’erano sul binomio “Rossi & Rossa”, che fin qui ha fruttato un solo podio (a Le Mans) e un altro buttato via (a Jerez).
Per quanto riguarda la pattuglia degli altri italiani, illude nei primi giri Simoncelli, capace di superare d’autorità e in modo pulito Jorge Lorenzo, salvo poi ritrovarsi con le gomme distrutte e concludere tra mille difficoltà in dodicesima posizione; ritirato mestamente Loris Capirossi, in una gara in cui il suo compagno al team Pramac (Randy De Puniet) è il miglior ducatista del lotto; primo della pattuglia, come spesso accade ultimamente, un Andrea Dovizioso a cui “manca sempre un centesimo per fare una lira”, nel senso che pur disponendo di una signora moto non riesce mai a fare quell’acuto che potrebbe rimetterlo in lotta per il Mondiale, o anche solo far venire qualche dubbio in casa HRC su una sua eventuale riconferma per il prossimo anno: in fondo, il povero “camomilo” Pedrosa ha già vinto due gare, e sulle sette da lui portate a termine quest’anno, è arrivato davanti al forlivese in ben sei occasioni. Proprio Pedrosa, anche oggi tranquillo secondo, ci ha dato la sensazione che – lui sì – avrebbe potuto essere un ostacolo per le ambizioni mondiali di Stoner, ma la caduta di Le Mans ci ha consegnato un’altra storia, un mondiale che ha un solo pretendente vero, e un paio di altri piloti che aspettano alla finestra, perché altro, con questo Stoner qua, non possono proprio fare.
In Moto 2, Marc Marquez, uno che viene su forte, ma forte per davvero, sta riuscendo nella difficile impresa di riaprire un mondiale che sembrava già saldamente nelle mani di Stefan Bradl, centrando a Indy la sua quinta vittoria, che lo porta a -28 dal tedesco, solo sesto oggi. Maluccio la pattuglia italiana, con Mattia Pasini (ottavo) migliore dei nostri e Andrea Iannone (undicesimo) che conferma l’andamento schizofrenico di una stagione che “avrebbe potuto essere” e invece non sarà niente di più di un terzo posto nel mondiale, da contendere ad altri quattro piloti (Alex De Angelis, solo 15° oggi; Simone Corsi, 14°; Bradley Smith, 4°; e Thomas Luthi, ritirato), tutti racchiusi nel brevissimo spazio di otto punti.
Per concludere, in 125 Nico Terol fa un altro passo verso l’iride, vincendo a Indy e mettendo altre tre Aprilia (nell’ordine, Viñales, Cortese e Gadea) tra sé e la Derbi di Johann Zarco, ora a -26 dallo spagnolo, che a soli 23 anni è un mezzo veterano della categoria, essendo alla sua settima stagione nella ottavo di litro. A dire il vero, il suo esordio risale al 2004, anno in cui a vincere l’iride in quella categoria fu Andrea Dovizioso, ultimo italiano a riuscire nell’impresa. E in questi ultimi anni le prospettive non sono certo rosee: il migliore dei nostri, anche qua a Indy, è stato Simone Grotzky, undicesimo, e quattordicesimo nel mondiale. In poche parole, se questa classe rappresenta la fucina dei talenti della classe regina del domani, per le due ruote tricolori si annunciano annate di magra…
Tuesday, August 23, 2011 9:20:28 PM
diario
c'è una certa propensione verso il numero 32 in quello che ho in mante di scrivere. Perché a conti fatti, in teoria tra 32 giorni comincerà una nuova fase della mia vita. A 32 anni compiuti da poco, ma guarda un po'. Con 32 gradi circa, nella stanza dove sto scrivendo. Che poi il 32 era anche il numero di Magic Johnson, e questo, seppur in maniera marginale, c'entra con quanto scriverò poi. Ovvero, che come sempre ci sono un paio di progetti di "scrittura", uno che c'entra con lo "smiling one" di Michigan State e uno che potrebbe riguardare un numero imprecisato di persone. Quante? Dipende. In fondo, devo ancora decidere se e come strutturare il tutto.
Che c'entra il titolo? Ah si, è il primo verso di una canzone per me fondamentale per sopportare il caldo. Questa:
Che poi, a ben vedere, il titolo c'entra qualcosa anche con la mia situazione attuale, freudianamente. La vita è fatta di corsi e ricorsi. Capirai che scoperta.
Sunday, July 10, 2011 6:02:38 PM
diario, Articoli
Il 9 luglio 2006 l’Italia guidata da Marcello Lippi e capitanata da Fabio Cannavaro vinceva il quarto mondiale della propria storia. Due mesi prima, a inizio maggio, era esploso lo scandalo-Calciopoli. Ad agosto di quello stesso anno, l’Arezzo veniva sanzionato con sei punti di penalizzazione per motivi che ancora nessuno si è dato la briga di spiegarci. Sei punti che poi sono risultati decisivi per un sacco di cose che sono successe nei cinque anni successivi, compreso il fatto che quello che allora si chiamava A.C. Arezzo adesso si chiama Ardesia S.p.A. e quello che attualmente porta in giro le divise amaranto per l’Italia si chiama Atletico Arezzo, anche se presto a quanto pare si riprenderà un nome che si porta dietro settant’anni di storia, quell’U.S. Arezzo che evoca tanti dolci ricordi.
Ma il punto, il punto vero, è che il calcio italiano si è fermato a quella fantastica notte di Berlino, dove con cinque calci di rigore andati a segno ci siamo vendicati di tutto quello che la Francia ci aveva inflitto in termini di delusioni calcistiche negli otto anni precedenti. Ma ci siamo anche presi un grosso, grossissimo, enorme colpo di spugna su tutto quello che stava succedendo da noi, proprio come fu nel 1982 con lo scandalo del calcio-scommesse. Si vince un mondiale, siamo tutti felici, e di quello che hanno detto le sentenze chi se ne frega. Poi invece si scopre che forse l’inchiesta di Calciopoli non ha fatto venire a galla tutto il marcio, si scopre che c’era dell’altro e che guarda un po’ viene fuori solo a ridosso della scadenza della prescrizione. Tipico italiano, il finale a tarallucci e vino. E intanto le nostre squadre di serie A rimediano figure sempre più meschine nelle coppe europee (eccezion fatta per la vittoria in Champions dell’Inter dello scorso anno), e intanto il nostro campionato attira sempre meno campioni, e intanto se una squadra è in serie A la salvano sempre e in serie C siamo già pronti ad assistere all’ennesima lista di società in fallimento. Un calcio dove le regole non sono uguali per tutti, dove per la stessa cosa può finire tutto in una bolla di sapone o in uno scandalo internazionale. E in tutto questo, a noi, che nel filone di inchiesta di Calciopoli non avevamo neanche un tesserato coinvolto, e siamo stati messi di mezzo per via di una telefonata tra Meani e Titomanlio i cui contenuti erano smentiti dalle immagini stesse della partita, che siamo stati l’unica società a non avere sconti di pena, che siamo stati l’unica società per cui la procura antidoping ha fatto ricorso contro un’assoluzione… a noi, la serie B, quando ce la ridanno?
Friday, June 10, 2011 2:50:21 PM
musica
Je n'ai pas peur de la route
Faudrait voir, faut qu'on y goûte
Des méandres au creux des reins
Et tout ira bien là
Le vent nous portera
Ton message à la Grande Ourse
Et la trajectoire de la course
Un instantané de velours
Même s'il ne sert à rien va
Le vent l'emportera
Tout disparaîtra mais
Le vent nous portera
La caresse et la mitraille
Et cette plaie qui nous tiraille
Le palais des autres jours
D'hier et demain
Le vent les portera
Génetique en bandouillère
Des chromosomes dans l'atmosphère
Des taxis pour les galaxies
Et mon tapis volant dis ?
Le vent l'emportera
Tout disparaîtra mais
Le vent nous portera
Ce parfum de nos années mortes
Ce qui peut frapper à ta porte
Infinité de destins
On en pose un et qu'est-ce qu'on en retient?
Le vent l'emportera
Pendant que la marée monte
Et que chacun refait ses comptes
J'emmène au creux de mon ombre
Des poussières de toi
Le vent les portera
Tout disparaîtra mais
Le vent nous portera
Pochi discorsi, questa è una poesia.
Wednesday, June 8, 2011 10:34:11 AM
diario
Dopo essere entrato, ovviamente in punta di piedi, nell'Ordine dei Giornalisti, è giunto il momento per alcune riflessioni sparse, che articolerò in tre punti, e che in qualche modo c'entrano con questo strano mestiere che consiste nel mettere parole in fila pensando che quanto si dice possa interessare qualcuno.
Punto primo: Na Li vince il Roland Garros Una premessa è doverosa: non so se questa osservazione l'ha già fatta qualcun altro prima di me, ma tant'è. Na Li è la prima tennista cinese a vincere una prova del Grande Slam, battendo la nostra connazionale Francesca Schiavone, dopo che aveva perso la finale degli Australian Open. E qui finisce la parte "embè" di questa mia elucubrazione. Na Li, a differenza delle superstar del tennis degli ultimi (facciamo 15?) anni, vestiva un completo di una famosissima azienda, che con ogni probabilità era stato prodotto nel suo paese. Lo sponsor tecnico, ovviamente, non è cinese. Ma in qualche modo, questo è un cerchio che si chiude. In modo un po' amaro, considerando quanto vengono pagati gli operai a cui viene subappaltata la produzione dei completi da tennis della campionessa cinese. E dire che io da bambino andavo matto per i completi da tennis: quando mi comprarono quello di Stefan Edberg (che se non sbaglio aveva uno sponsor tecnico italiano, correggetemi se ricordo male), ero al settimo cielo. Ma del resto nel tennis di oggi non esistono più gli Stefan Edberg. E il baricentro di tutto si sta spostando, come dicevano i Timoria, verso oriente.
Punto secondo: Michele Santoro viene "licenziato" dalla RAI, tutti si indignano. E qui - con risp. parl. - l'embè ce lo metto io. Ma sapete quanti ce ne sono in giro di giornalisti che si fanno il mazzo, lavorando a gratis o quasi, per fare lo stipendio ANCHE a Santoro? Santoro è un grande professionista - che non ha saputo resistere alla tentazione di mischiare politica e giornalismo, facendosi eleggere europarlamentare salvo poi rinunciare all'incarico "perché non aveva abbastanza tempo per esporre i propri concetti" - ma è anche un giornalista che è tornato alla conduzione in RAI grazie ad una sentenza di tribunale in suo favore. Ora, a costo di passare da rosicone, ma per quanti giornalisti pensate che potrebbe verificarsi una situazione analoga? E se chi è in una posizione da privilegiato non fa niente per dare una mano agli "schiavizzati", quale futuro può mai avere questo lavoro? (il riferimento a Pansa è puramente voluto, e rispedito a lui medesimo)
Punto terzo: come fare un articolo da 10000 battute quando non hai a disposizione l'intervistato. E qui l'embè è grosso come una casa, visto che è una cosa che è capitata a me, proprio in questi giorni. E ho scoperto, oltre (unitamente?) a vedere i primi capelli bianchi, di avere in qualche modo "interiorizzato" alcuni trucchetti del mestiere. Il pezzo l'ho scritto lo stesso, senza intervista, ed è stato "accettato" alla prima, cosa della quale non ero affatto certo prima di inviarlo. Ora è il momento di lavorare sui termini ripetuti, il mio tallone d'Achille da sempre, e poi potrei quasi cominciare a definirmi un giornalista, senza lo pseudo- davanti. Embè?
Wednesday, April 27, 2011 9:30:29 PM
Articoli, Sport
REAL MADRID
Casillas 5,5 prende il primo sotto le gambe, sul secondo poco da fare. Ma è poco "capitano" quando la sua squadra si innervosisce.
Arbeloa 5 di spingere non se ne parla. Finché c'è Pedro con le buone o con le cattive se la cava, ma Afellay gli insegna quelle due o tre cose sul concetto di "scatto in fascia".
Sergio Ramos 5 non sarebbe neanche andato malissimo, se non fosse che Messi l'ha fregato su ambo i gol. E prendere un giallo per proteste in una semifinale di Champions se si è diffidati non è sintomo di grande sagacia.
Albiol 5,5 un po' meglio del compagno, anche lui uccellato dalla Pulce in occasione del secondo gol.
Marcelo 6,5 canta e porta la croce. Se il Real non avesse perso il suo voto sarebbe stato più alto, perché veramente non ha mollato mai.
L. Diarra 5,5 ha fatto il suo compitino, ma niente di più. Non si ricorda una sua giocata che abbia in qualche modo inciso sulla partita.
Xabi Alonso 6 Almeno ha fatto qualche buona apertura, cercando di giocarsela contro i Blaugrana.
Pepe 4 positiva per un'ora la sua gara, gli parte un embolo quando entra a gamba tesa su Dani Alves e si incazza pure perché si becca un rosso diretto. Fa capire a tutti perché per Mourinho il perno del pacchetto arretrato sia Ricardo Carvalho (non certo un esempio di specchiata correttezza, peraltro).
Ozil 5 gioca un tempo. Ma dire gioca è una parola grossa. Diciamo che sta in campo, ovviamente senza incidere.
C. Ronaldo 6 si incazza (giustamente) perché nessuno dei suoi fa pressing sui difensori blaugrana e viene (ingiustamente) rimbrottato da Mourinho. Ci prova in tutti i modi e, in un paio di occasioni, quasi ci riesce.
Di Maria 5 per carità, è veloce. Ma cade (e si lamenta) in continuazione. In una serata del genere farebbe scappare la pazienza anche a un santo. In concreto, non compiccia niente.
Adebayor 5 avrebbe i mezzi fisici per mettere in difficoltà la difesa del Barcellona, e a inizio ripresa ci prova e ci riesce. Poi smette di giocare a calcio e comincia a picchiare tutti. Gli va bene perché l'arbitro lo grazia, ma ha fatto di tutto per lasciare i Blancos in nove.
Mourinho 5 esce ridimensionato da una sfida del genere, per l'ingenuità di aver applaudito l'arbitro in occasione di un'espulsione sacrosanta ma soprattutto per il blando pressing messo in campo quando la palla ce l'avevano sempre gli altri. Dopo l'espulsione di Pepe non fa sostituzioni: porqué?
BARCELONA
V. Valdes 6 perché non ha preso gol, anche se il tiro da fuori di Ronaldo a fine primo tempo l'ha visto un po' insicuro.
Dani Alves 6,5 parte meno bene del solito, cresce alla distanza, l'espulsione di Pepe è più demerito del madridista che merito suo.
Mascherano 5,5 dopo un primo tempo tutto sommato tranquillo, sbanda vistosamente a inizio ripresa quando Adebayor ne abusa fisicamente, facendogli rischiare anche il rosso. Poi si riprende.
Piqué 6,5 molto più sicuro del compagno, guida il reparto difensivo con grande sicurezza, tranne quando combina un mezzo pasticcio che smarca Ronaldo. Per sua fortuna senza conseguenze.
Puyol 6,5 fisicamente non al top, schierato per forza di cose in un ruolo non suo, se la cava egregiamente anche se ovviamente non è un maestro di spinta sulla fascia.
Xavi 7 il solito Xavi, peraltro senza Iniesta. Si prende in mano il pallino del centrocampo e la palla passa praticamente sempre dai suoi piedi. Anche se gioca a due all'ora, è sempre un gran giocatore.
Busquets 6 non è Iniesta e non si può fargliene una colpa, ma ce la mette tutta. Il non-pressing del Real gli permette di giocare in sostanziale tranquillità nella sua veste di Robin (a fianco di Batman-Xavi)
Keita 6,5 a discapito della precisione lotta dal primo all'ultimo minuto aggredendo sovente il portatore di palla, in pratica il giocatore che sarebbe servito a Mourinho. Peccato che avesse l'altra maglia.
D. Villa 5,5 piange il cuore a vederlo sempre così lontano dall'area di rigore, ma ci prova, spesso con esiti trascurabili. Il fatto che venisse sempre raddoppiato, però, testimonia un certo rispetto che gli viene giustamente tributato da Don José. Mezzo voto in meno per aver fallito l'1-0.
Messi 8 alla prima palla che gli arriva in area trafigge Casillas. poi si beve mezzo Real per mettere l'ipoteca sulla finale di Champions. Speechless.
Pedro 5,5 non mette in eccessiva apprensione la difesa blaugrana. Gli dice anche male che Afellay entri e piazzi l'assist per l'1-0.
Afellay 7 va via costantemente in velocità al diretto avversario, sfruttando la maggior freschezza. La sua intraprendenza dà al Barcellona quel qualcosa che mancava per superare il Real.
S. Roberto sv esordisce in Champions a 19 anni, ennesimo prodotto del vivaio blaugrana. Nel dubbio, prendiamo nota.
Guardiola 7 vince tutte le sfide con l'arci-rivale Mourinho. Gioca la sua partita (77% di possesso palla) e la porta a casa. E scusate se è poco.
Saturday, April 23, 2011 8:30:04 PM
Auguri a tutti. Perché è Pasqua. Perché il 25 aprile è in arrivo. Perché viviamo in tempi complicati, e Rino Gaetano l'aveva capito molto prima di noi tutti. Perché questa, personalmente, è la Pasqua più bella della mia vita.
Wednesday, April 6, 2011 9:25:47 PM
Articoli, Sport
da Casentino Più, febbraio 2011
Esistono fondamentalmente due modi di andare in bici: su strada e fuori strada. Deve essere stata questa, alla fine degli anni sessanta, la considerazione che ha portato Gary Fisher, Tom Ritchey e Joey Breeze a lavorare seriamente sull’allestimento della prima Mountain Bike, modificando la geometria del telaio delle bici che esistevano fino a quel momento e montandovi un cambio di velocità appositamente pensato per questo sport. Ma il fenomeno rimase circoscritto agli Stati Uniti almeno fino agli anni ottanta, quando anche in Europa (e ovviamente in Italia) arrivarono i primi modelli di “Rampichino” dell’azienda italiana Cinelli. Da quel primo modello, datato 1985, ad oggi, la quota di mercato delle Mountain Bike è cresciuta fino a superare le tradizionali bici “da strada” nel numero di pezzi venduti in un anno, grazie soprattutto alla maggiore versatilità offerta da questo mezzo, che gli addetti ai lavori chiamano a volte “a ruote grasse”. Nel 1990 a Durango, Colorado, venne organizzata la prima edizione dei Campionati Mondiali di Mountain Bike, che sono ad oggi divisi in tre categorie: Cross Country, una prova a tempo su circuito campestre; Downhill, una cronometro individuale su fondo sconnesso interamente in discesa; Four Cross, una esibizione di salti ed evoluzioni molto simile alle gare di BMX. Oltre a queste esistono altre modalità di competizione in Mountain Bike, come il Dual Slalom, il Freeride e la Marathon, per le quali però non viene disputato il Campionato del Mondo.
La Toscana, si sa, è sempre stata una terra a forte vocazione ciclistica, fin dagli albori di questo sport. Da Gino Bartali ad Alfredo Martini, passando per i più recenti Franco Chioccioli, Mario Cipollini e Paolo Bettini, solo per citarne alcuni. Ma è anche una terra dove si pratica molto, oltre al ciclismo su strada, anche la Mountain Bike. Un esempio, nelle nostre zone, è l’aretino Giancarlo Paperini, campione italiano 2004 e 2006 della Cross Country.
In Casentino, la tradizione ciclistica risale ai primi anni del ventesimo secolo, tanto che il Giro del Casentino è una delle corse ciclistiche dalla storia più lunga in tutta la Toscana, e probabilmente in Italia, visto che la sua prima edizione venne disputata nel lontano 1910 e nel 2011 verrà disputata la 95ª edizione. Nell’albo d’oro di questa corsa figurano alcuni tra i più importanti ciclisti di ogni epoca, come Coppi e Bartali, e in tempi più recenti Marco Giovannetti e Francesco Casagrande. Il territorio della vallata, ovviamente, si presta molto anche all’uso delle Mountain Bike, così sono nate le società sportive dell’MTB Casentino, a Soci, e in tempi più recenti l’MTB RACE Subbiano. Proprio da questi ultimi siamo stati accolti nella sede, nei locali adiacenti lo stadio di Subbiano, per una chiacchierata sul presente e sul futuro di questa associazione, con Daniele Andreini e Adriano Ghezzi, rispettivamente presidente e segretario dell’A. S. MTB Race Subbiano.
Raccontateci come è nata questa associazione.
Nel territorio di Subbiano e Capolona c’è una lunga storia di gruppi sportivi dedicati al ciclismo, dal GS Api di Subbiano al GS Fratres di Capolona. C’era però l’esigenza di fare qualcosa di più specifico per la mountain bike, anche se l’attività del nostro gruppo sportivo comprende anche il ciclismo su strada. Alcuni di noi hanno avuto esperienze anche in altri gruppi sportivi, ma nel 2004-2005 abbiamo sentito l’esigenza di fondare un nuovo gruppo a Subbiano. Le condizioni c’erano, e siamo partiti. All’inizio i completi “MTB Race Subbiano” fatti produrre sono stati 23, ma nel 2011 contiamo di superare i 70 iscritti.
Come spesso accade alle piccole realtà sportive, immaginiamo che uno dei problemi maggiori sia il reperimento dei fondi.
In Casentino, si sa, la stragrande maggioranza dei soldi per lo sport vengono investiti nel calcio. Una realtà come la nostra ha tuttavia la fortuna di avere due sponsor, che finanziano la produzione dell’abbigliamento sportivo, e di poter contare su una mano anche dal Comune di Subbiano, che ci concede di poter usufruire gratuitamente della sede e, quando può, ci eroga anche un piccolo contributo. Ai soci l’affiliazione costa 20 euro l’anno, che servono praticamente solo a coprire le spese essenziali. Non avendo a nostra disposizione un pulmino, ogni volta che ci spostiamo ci “autotassiamo”, come accade in tutti gli sport minori. Ma questo non è mai stato un grosso problema, visto che questo è uno sport che si pratica per passione, non certo per tornaconto economico. All’interno del gruppo, poi, abbiamo molte persone che ci mettono a disposizione le proprie competenze, e questo è un vantaggio non da poco: abbiamo uno dei più validi meccanici della zona,che si occupa della manutenzione delle bici, un commercialista che si occupa di “tenere i conti” del gruppo, e anche un tecnico informatico che ha curato la realizzazione del sito internet.
Il gruppo sportivo, comunque, non è votato principalmente alla partecipazione alle competizioni.
Come gruppo sportivo siamo affiliati all’AICS (Associazione Italiana Cultura e Sport), che ha un proprio circuito di gare su strada. Ma il nostro non è un gruppo che nasce con lo stimolo di partecipare a competizioni, quanto piuttosto per la voglia di stare insieme. La partecipazione a qualche gara è legata alla volontà dei singoli, ed è comunque in un certo senso “tutelata” perché nella quota annuale d’iscrizione all’MTB Race Subbiano è compresa anche un’assicurazione sportiva. Alcuni di noi partecipano a delle gare del circuito “Colli e Valli”, organizzato dalle UISP di Arezzo e Siena, ma questo non cambia la finalità principale del nostro gruppo sportivo.
Che resta quello dell’aggregazione, più che della competizione.
Esattamente, anche se non ci occupiamo solo di questo siamo convinti e consapevoli del fatto che il nostro non è un gruppo sportivo che vive l’esigenza del fare risultato. Per noi, ad esempio, è molto più importante poter trovare un nuovo itinerario che non vincere una gara. In questo senso, anche il sito internet ci è stato d’aiuto, perché grazie a quello siamo entrati in contatto con realtà diverse dalla nostra. Tempo fa, ad esempio, un cicloamatore di Roma è venuto a Subbiano per fare con noi un itinerario nelle nostre zone, invitandoci a ricambiare la visita. Questo per noi è importante, oltre che divertente e stimolante.
E contatti con le altre società del territorio ne avete?
Rispetto ad altri sport, dove i contatti tra società piccole sono maggiori, dobbiamo dire che da questo punto di vista non c’è molto da dire. I nostri contatti sono essenzialmente con l’MTB Casentino, da dove provengono alcuni di noi. Riprendendo il discorso di prima, sarebbe molto utile avere contatti più intensi con altre società per un discorso legato allo scambio di itinerari, che è quello che interessa maggiormente un gruppo sportivo come il nostro. Quindi in futuro non escludiamo di muoverci maggiormente in questo senso.
Un territorio come il nostro in effetti è l’ideale per chi vuole praticare questo sport.
La Toscana offre infinite possibilità per chi vuole andare in mountain bike, così come avrebbe potenzialità incredibili per il ciclismo su strada. Purtroppo però non è stata mai adeguatamente “considerata” da chi di dovere, ma ci sono margini enormi. Basti pensare che nella zona dell’Amiata, o dell’Isola d’Elba, ci sarebbero dei percorsi stupendi per le mountain bike, ma sono poco conosciuti. E per restare nelle nostre zone, ci sarebbero un sacco di posti dove poter fare delle gare, sia di cross country sia, perché no, di ciclismo su strada, con degli arrivi in salita che non hanno niente da invidiare a quelli ormai classici sulle strade del Giro d’Italia.
Oltre all’attività sportiva in sé, quali sono le altre iniziative organizzate dal gruppo sportivo MTB Race Subbiano?
Le attività che organizziamo ogni anno, per farci un po’ di pubblicità e farci conoscere dalla gente, sono due: un ciclo raduno su strada, organizzato nell’ambito delle manifestazioni della Festa di Fine Estate di Subbiano, e un appuntamento per gli amanti della mountain bike e non solo, che si svolge ogni anno il primo novembre, che abbiamo scherzosamente chiamato “Bricia Bike”, nel quale, ovviamente, oltre all’escursione in mountain bike vengono anche offerte le castagne ai partecipanti. Oltre a queste, però, è giusto ricordare che il nostro gruppo ha partecipato alla definizione dei sentieri del “percorso di San Francesco”, che si articola da Montauto alla Verna, e che è stato inaugurato il 12 e 13 giugno scorsi. Prima abbiamo collaborato a tracciare i sentieri, poi, in occasione dell’inaugurazione, abbiamo fatto da guide. Inoltre, per il 3 ottobre, che è appunto San Francesco, c’è il progetto di inaugurare un altro sentiero che parta dal comune di Subbiano e arrivi sempre alla Verna. Questa è un’occasione importante di valorizzazione del nostro territorio, speriamo che non vada persa! I progetti in questo senso ci sono e sono ambiziosi: l’idea sarebbe quella di replicare quanto viene fatto con il Cammino di Santiago, anche se probabilmente nelle nostre zone non c’è molta “cultura turistica” per questo genere di cose, oltre ad esserci uno scarso rispetto delle strutture. Una volta che viene tracciato un sentiero, ad esempio, non è raro trovarlo poi abbandonato a sé stesso, o addirittura con la segnaletica danneggiata. Cosa che, spiace dirlo, in altri Paesi non avviene.
Nel resto d’Italia invece com’è la situazione?
Sicuramente, come accade anche per altri sport, la situazione non è la stessa in tutto il territorio italiano. Alcune regioni del Nord Italia, infatti, sono molto più “avanti” di noi per chi vuol fare escursioni in mountain bike. In Liguria, ad esempio, i sentieri sono tutti segnalati con dei diversi colori a seconda della loro difficoltà, e sono piuttosto facili da seguire. Da noi ancora non esiste niente di tutto questo. Infatti uno degli obiettivi che ci poniamo per il futuro sarà quello di fare anche delle escursioni al di fuori delle nostre zone. In Trentino, magari, dove si tiene la “Val di Fassa Bike”, quella che un tempo era nota come “Rampilonga”. O nella zona del Garda, dove Daniele (Andreini, NdR) ha ottenuto il Brevetto da Guida per mountain bike, presso l’Accademia Nazionale di Mountain Bike di Riva del Garda. Anche lì, i sentieri sono tutti opportunamente segnalati, e questo a volte può essere utile quanto avere un navigatore correttamente aggiornato.
Un’ultima domanda: quanto è importante la tecnologia in questo sport?
Parlando di tecnologia, dagli anni ottanta ad oggi i progressi sono stati sicuramente notevoli, sia con l’introduzione dei navigatori, per permettere di seguire correttamente un sentiero, sia a livello di efficienza della bici. Ma come dice il nome stesso, la mountain bike è una bici che va poco d’accordo con la pianura, quindi se non si è ben allenati non c’è tecnologia che tenga…
Per chi volesse saperne di più:
www.mtbracesubbiano.com
www.mtbfreelife.com
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