Poetry...

Architetture del vuoto (Parte quarta, 2005); VI "A ciascuno il suo vento..." (3)

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Vento impazzito a gennaio
che scoperchia Torino
e si spaccia per vento
di marzo o vento di aprile,
che si intrufola in vicoli sporchi
e rispolvera i nostri ricordi.

Vento cha abbaglia i ventenni
e miete illusioni

Che, in conati di rabbia, scolla
da un muro i suoi manifesti.
Che scuote la Mole.
Che impaurisce i barboni.

Vento che incute rispetto
e timore anche ai ladri di notte
e li trasforma in poeti.
Vento che viene dal nulla.
Vento che viene da dove?

Vento che porta a star male.
Si direbbe che la terra, stanotte,
si metta a tremare.

Vento che fa scricchiolare
comignoli, antenne,
imposte e serrande,
campanili e campane
che suonano a lutto
o intonano l’Ave
senza volerlo.

Che accende sirene,
antifurto e ambulanze.
Che sveglia Torino
a colpi di tuono.
Che fa sussultare nel letto
i malati e li spinge
a recitare i rosari.

Vento che gioca coi cavi
imbrigliati dei tramway
e li fa sospirare,
insieme ai ponteggi,
insieme ai cantieri,
in un coro sinistro,
in un concerto d’orrore.

Vento che solleva le gonne
di travestiti e donnine.
Che gonfia le false uniformi
di finti soldati
che, su barche e vedette,
pattugliano il fiume
in vena di essere audaci:
in cerca d’amore
e in cerca di baci.

Vento che mischia le carte
e sogghigna spietato.
Che fa luccicare su monti e colline
un deserto infiammato.
Che abolisce distanze
e trasforma Torino
in un grande teatro.

Vento che si abbatte sui vetri
dei treni che mi portano dove?

San Pietroburgo, Oslo,
Stoccolma, Berlino…

A ciascuno la sua strofa di vento.
A ciascuno il suo male.
A ciascuno il suo altrove.






Photos by Igor Lihovidov (photodom.com)

Architetture del vuoto (Parte Quarta: 2005); VI "A ciascuno il suo vento..." (2)Architetture del vuoto (Parte Quarta: 2005); VII "Abbiamo visitato la città con i nostri baci..."

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