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Dalu

very.darui

ダルが出る

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とうとう秋らしい天気になっているみたいですね!

今月と来月中旬まで仕事がたくさん入ってきましたので、かなり忙しくなると思います。輸入業者で勤めている上、展示会、イベントなどに出ることは珍しくないです。

その時僕はは手が塞がっているかもしれないんですが、特にあまり会うチャンスがないfacebook,mixi,operaさんや他の知合いでも、顔を出してくれたら嬉しいです!


まだ詳しく住所が分からない場所もあるけど、大体のスケージュルはこれです:

●9月9日~15日
(ダリオは9、11、12、14日)
 東京都千代田区九段南2-3-22
 店をレンタルして、パスタ、オーリブオイルなど販売いたします。時間はまだ未定です。

●9月24~26日
 大阪のアパレル(住所はまだ知らない)
 パスタ、オイルなどの販売/展示会
 大阪で全く遊ぶ時間がありませんので、是非来てください!
 今度住所も書きます。

●10月5~13日
 東京ISETAN新宿店、イタリア展
 (ダリオは5、7、9、10、11、12、13がいます)
 パスタ、お塩、オーリブオイル、チョコレートの販売
 これは大変忙しいと思いますが、是非遊びに来てください!イタリア展で買い物したら普通のイタリア輸入商品専門店より安いので、チャンスです!


今度また更新しますが、よろしくお願いします!


実際会ったことない方は、特別なお願いがあります。来れそうだったら、ミクシィで、もしくはメールで連絡していただいたら助かります!


vi aspetto numerosi!

Una coincidenza

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Una sera andando da infiltrato a cena da dei giapponesi, invitato da una amica italiana, ho incontrato una persona con cui ho scoperto di avere un insolito collegamento.

In Italia esiste (credo) soltanto un liutaio che costruisce i pifferi secondo la tradizione delle quattro provincie, utilizzati nella musica "folk" del piacentino e alessandrino.
Io lo conosco, si chiama "Bani" (Ettore Losini) e da che sono nato ha sempre suonato con mio zio in un gruppo etnico chiamato "Musetta", portavoce da 40 anni di questo genere musicale in italia e in europa.

Ebbene, ho conosciuto un giapponese che possiede e suona un piffero di Bani!. Non ci posso credere!
Cosa ci fa un giapponese a Tokyo con un "peinfro"? Ebbene... a quanto pare lo suona! e pure parecchio!

Non ho potuto sentirlo purtroppo, essendo uno strumento piuttosto rumoroso da suonare in casa.


Pero' mi ha fatto un piacere immenso trovare per caso una persona con cui ho un legame cosi' inaspettato. Conosce Bobbio e la Val Trebbia, ha seguito un workshop di Bani e probabilmente ha conosciuto anche mio zio "Tiglion".

Il mondo e' proprio piccolo!


Perche' scrivere un blog? Nashi (梨)

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Non ne ho la benche’ minima idea. Perche’ torno a scrivere un blog?
Ne ho gia’ aperti e chiusi a bizzeffe. Eppure ho voglia di dire qualcosa. In italiano.

Si perche’ in giapponese scrivo gia’ abbastanza… su altri lidi.
Sempre ammesso e concesso che la lingua in cui mi esprima sia “giapponese”. Forse un po’ piu’ “giappolitano”. kana.

Ho smesso di scrivere piu’ o meno un’estate fa’, sommerso dal suono delle cicale che infesta e allieta le afose giornate tokyesi; era qualcosa a riguardo di quanto fossero noiosi i fuochi artificiali in pompa magna che piacciono cosi’ tanto alla popolazione indigena.

Onestamente. Che due palle.

Ci sono cosi’ tante cose che amo di questa citta’ , e cosi’ tante che non sopporto. Ma ci sto bene qui, profugo da una Milano calda ed affollata ad una Tokyo affollata e calda.
E i gokiburi.

Ci sono quei periodi in cui non si ha voglia, o forse manca la forza, di fare cose concrete. Specialmente dopo che e’ diventata realta’ una piccola parte di un piccolo progetto come “cambiare vita. non qui.”. In questi periodi scrivere qualche cosa di poco interessante ha un che di romantico. no?
E’ l’ozio. Bene di cui c’e’ grande scarsita’, da queste parti.

Pero’ veramente. Basta.

Ecco una cosa che mi piace dell’estate giapponese. NASHI.梨.

Cosi’ si chiama la “pera” nipponica. E’ diversa da quelle nostrane, appunto a forma di “pera”. Essa e’ ROTONDA.
Tipo mela.
Ed e’ sugosa sugosa, freschissimo frutto che in piena stagione ha un prezzo abbordabile. E poi torna ad essere un bene di lusso come tutta la frutta (e la verdura buona).

gobusata

in giapponese significa qualcosa come "e`da tanto che non mi faccio sentire".

in effetti, come al solito, non ho mai molta voglia di bloggare. vuoi anche per il fatto che, come il protagonista di "8 e 1/2", non ho niente da dire.
oppure ce l'ho ma ritengo sia poco interessante.


Sto usando anche un po' Facebook, straordinario contenitore di aria fritta. E' uno strumento molto piu' immediato di MyOpera e quindi sto pubblicando un po- di foto sulla mia pagina facebook.

Ecco l'ultimo mio "set": http://www.facebook.com/album.php?aid=8180&l=6bad2&id=1132392095

Non andate a vedere i fuochi d'artificio a Tokyo!

Sono stato sia sul fiume Sumidagawa, dove si fronteggiano in una sfida pirotecnica le due scuole piu' importanti, sia ad Odaiba, la "spiaggia" di Tokyo.

Gli "hanabi" asiatici sono sicuramente una spanna avanti rispetto ai miseri "botti" che si fanno da noi, ma sono decisamente troppo lunghi per tenere vivo l'interesse. Un'ora, un'ora ed un quarto di fuochi d'artificio sono uno strazio, lasciatemelo dire!

E come se non bastasse, a Tokyo l'affollamento è micidiale. Centinaia di migliaia di persone si riversano lungo le strade e cercano dei posti con una buona visuale molte ore prima dell'inizio dei fuochi. Ci si trova pressati come sardine, con la security che ti spara ordini nelle orecchie ogni due minuti... e qui no, e qui si, e alzatevi, e spostate, e andate dritti, e non fermatevi... e che palle!

Indubbiamente degli eventi con così tanto pubblico, in Italia sarebbero peggio di un girone infernale, bisogna dar conto che i servizi di polizia e vigilanza giapponesi sono superiori, pero' sono un po' troppo rompiscatole eh.

La cosa peggiore è il ritorno in treno. All'andata tutta la gente si muove scaglionata, ma una volta finito lo spettacolo ecco che tutti si spostano verso la stazione. E via di pressa!
Nel mio caso, ad odaiba, una volta giunto a circa 30 metri dalla stazione è cominciato un bel temporale agostano.... e aspettando l'entrata in stazione di chi mi precedeva, mi sono trovato letteralmente fradicio.


Sicuramente guardare i fuochi d'artificio in campagna e' molto piu' interessante e decisamente piu' romantico :smile:

Dopo una stagione di piogge

Volge al termine la stagione delle piogge (in giapponese "Tsuyu"), e a causa dell'umidità e della fortissima ed onnipresente aria condizionata non riesco a farmi passare il mal di gola.
La fine di Giugno e' stata particolarmente pesante per via dell'esame di fine trimestre. Sono andato avanti per inerzia nelle ultime settimane di scuola, ma durante il week end di "riposo" a cavallo dei due trimestri non ho avuto la forza, e nemmeno la volontà, di fare nulla di impegnativo.
Comunque l'esame è andato bene, e ora sto iniziando il livello avanzato. Mi fa già male la testa.

Ho preso in affitto un appartamento, uscendo dal quel buco chiamato "guest house", e ora mi trovo con molti metri quadrati in piu' e decisamente meno soldi nel portafogli. Avrei potuto essere "pelato" da qualche agente poco onesto, ma penso di essermela cavata bene, e sono contento della mia umile "casetta".
Certo, l'arredamento è spartano ma tant'è.

Aiuto alcune persone nello studio della lingua italiana (checchè se ne dica del mio, di italiano) e con i soldi che guadagno riesco quasi a pagarmi tutto l'affitto. Non ho quindi ragione di fare risparmi, ma non posso nemmeno permettermi di fare alcune cose che avevo programmato. Ad esempio, vorrei fare qualche viaggio; tornare in Kansai, andare a vedere Hiroshima, Nagasaki, Fukuoka, Il Kyushu e l'Hokkaido. Purtroppo per ora posticipo...

Dopo tre mesi di vita a Tokyo, vuoi per la nostalgia di casa, vuoi per la chiusura cronica dei giapponesi, ci si sente un po' in un limbo; non si vuole tornare, ma al contempo si inizia a pensare che vivere in Giappone per sempre non sia poi questa gran cosa.
A me piacerebbe vivere qui. Come quasi tutti gli stranieri, vorrei vivere in Giappone facendo la vita di un Italiano. Ma è praticamente impossibile. Si deve scendere a patti con troppe cose, a partire dai rapporti nel mondo del lavoro, fino all'incurabile paranoia di certe situazioni. (organizzate una festa in Giappone, con invitati Giapponesi e Italiani... e poi capirete).
Invece solo per il fatto di essere italiano, la gente si aspetta qualcosa da me, qualcosa che non posso o non voglio sempre dimostrare.
A volte, è un po' irritante. Ma sopportabile.
Per queste ragione, gli immigrati di lunga data sono spesso davvero "schifosamente Giapponesi"; nel senso che finiscono con l'acquistare tutti gli aspetti negativi del popolo nipponico e di sommarli ai propri.

La cosa che mi da più piacere, invece, è il parlare Giapponese. Il modo di comunicare è diverso, le reazioni delle persone con cui parlo sono diverse, e finisco per sentirmi un po' come una persona diversa io stesso.
E mi piace.



Stasera vado a mangiare "Motsu Nabe", una cucina tipica di Fukuoka (se non erro), dove si intrugliano vari ingredienti in una padella e si fanno bollire "live". (le mie conoscenze in ambito culinario non vanno oltre...)
Invece domani sera, ormai sta diventando un abitudine, serata in Izakaya a Shibuya. Mi chiedo perche' a Shibuya e non in un altro posto, meno affollato e piu' caratteristico... ma conosco già la risposta: perchè ai Giapponesi piace quello che piace ai Giapponesi.

Il terremoto... KINKYUUJISHINSOKUHO

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Stanotte verso le 2 meno 10, c'è stato un terremoto piuttosto forte. Da quando sono arrivato ci sono stati almeno quattro o cinque eventi sismici "minori", una botta e via insomma... ma questo e' stato davvero potente ed e' durato parecchio!
L'epicentro e' stato nel mare a pochi kilometri dalla prefettura di Ibaraki (nord-est di tokyo a circa 2 ore e mezza di treno). Ad Ibaraki la magnitudo e' stata poco meno di 5 gradi, mentre nelle 23 "circoscrizioni" (non so ancora bene come chiamarle... sono grandi come citta'...) di Tokyo e' scesa a 3 gradi.
Sembra che non ci siano stati danni, ma comunque e' stato un bello spavento.
Il mio primo "vero" terremoto ha avuto come spiacevole effetto quello di non riuscire a riprendere sonno dopo l'evento; avevo sempre l'impressione di "dondolare" nel letto e mi ci e' voluto un po' per calmarmi.
E' tutto a posto; gli edifici di Tokyo sono tutti costruiti secondo criteri anti-sismici, ma penso che ci voglia un po' ad abituarsi a convivere con questa "tradizione" giapponese.

In Giapponese "terremoto" si dice "jishin", ed una parola molto utile (che forse negli stolti manualetti per turisti non c'e') e' il composto KINKYU-JISHIN-SOKUHO, che tradotto in italiano sarebbe " AVVISO URGENTE DI TERREMOTO". Se tenete la TV accessa, dovrebbe apparire questa scritta... in anticipo?
Per chi ha installato i caratteri giapponesi, la scritta e' così:
緊急地震速報