VIA NORMALE

L'Alpinismo è salire per la via più facile alla vetta, tutto il resto è acrobazia (B. Detassis)

Subscribe to RSS feed

Sticky post

.....................................................................

Ci sono stati vari tempi del mio andare in Montagna. Il tempo della velocità e quello del passaggio chiave, il tempo dei rifugi e quello delle vette, il tempo delle vie attrezzate e delle ferrate. Questi "tempi" hanno scandito la mia vita, testimoni e compagni di altre vicissitudini e del passare degli anni. Oggi, eccomi qua alle prese con il tempo della consapevolezza, della montagna lenta e delle vie normali. Talvolta però i "vecchi tempi", mentre passo dopo passo percorro il sentiero, si ripresentano, ed io non oppongo resistenza. Benvenuti, comunque la pensiate, su VIA NORMALE.

CARPE DIEM

ANELLO DELLA VAL ROSANDRA

"Sull'altura che domina la valle sorgeva, un tempo ormai lontano , un castello abitato da una bellissima principessa di nome Rosandra. La fama della sua beltà aveva raggiunto ogni angolo della terra e dai regni più lontani giungevano principi e cavalieri a chiedere la sua mano. Ma Rosandra preferiva correre e giocare lungo i sentieri della sua valle. Un giorno incontrò un giovane cavaliere , venuto per vederla , e se ne innamorò. Ma poiché il bel cavaliere doveva compiere un'impresa in una terra lontana, i due si scambiarono amore eterno e la promessa di matrimonio. Purtroppo la nave che lo doveva condurre laggiù affondò e finì in fondo al mare. Quando Rosandra seppe di quella triste fine impazzì dal dolore e la clemenza del cielo la tramutò in pietra. Ma quelle lacrime disperate scorrono ancora ed alimentano il torrente che ha acquisito il suo nome". (Un giorno sul Carso Triestino)

Dal paesetto di Draga Sant'Elia (m.338), percorriamo per un breve tratto il sentiero n.17 fino a quando questo giunge ad un incrocio di sentieri. Da questo punto, sulla destra, inizia una breve risalita sul sentiero n.1 ed eccoci sul bordo del Monte Stena che precipita verso il torrente Rosandra. Di fronte il Monte Carso, in fondo il mare, il golfo di Trieste. Facciamo una breve deviazione verso la croce di vetta (m.442) e poi di nuovo sul bordo di questo incredibile solco, sempre sul sentiero n.1 che si snoda fino a San Lorenzo, arrivando nei pressi dell'omonima chiesetta.














Poco prima della trattoria "Al Pozzo" il segnavia n.15 ci indirizza in discesa su un sentiero abbastanza sconnesso, si segue poi verso destrra una stradina in cemento poi ancora nel bosco; si incrocia la ex ferrovia ora pista ciclabile e si prosegue oltre fino ad una radura con le indicazioni per la "Vedetta di Moccò" che si affaccia a mezza costa sulla valle. Dopo, sempre in discesa, raggiungiamo il Rifugio Premuda (m.82) che è anche il punto più basso del nostro anello.






Dal Rifugio il sentiero n.1 cambia la sua connotazione innalzandosi rapidamente sulle pendici del Monte Carso. L'ambiente si trasforma. Poca vegetazione, rocce, un accentuato ghiaione da risalire. Ambiente quasi alpino, "alta quota" a poca distanza dal mare! La crestina per arrivare al Cippo Comici(m.400) ne è ulteriore conferma.












Si scende di nuovo per innestarsi sul sentiero n.1 che costeggia il torrente Rosandra, ci aspettano la nota cascata e il minuscolo borgo di Bottazzo. Da qui l'ultima risalita verso la pista dell'ex ferrovia che ci riporterà a Draga Sant'Elia.











Cinque ore circa di cammino, poco più di 700 m. di dislivello considerando le discese e le risalite, in fondo è un piccolo sforzo quello che la Valle richiede. Il compenso? L'unicità di un "canyon" che si affaccia quasi sul mare.

MONTE SAN MARTINO

L'avevo promesso ad Angelo che ci saremmo andati e così il momento è arrivato. Topolò ci accoglie nella sua bella posizione, baciato dal sole. Dall'ultima volta che ci sono stato, mi sembra ancora meglio tenuto. Case rimesse a posto, qualcuna in vendita, i soliti bei "vicoletti" e il saluto di una signora che sorridente ci augura una buona giornata. Nei pressi della chiesa il segnavia ci indirizza verso un'ancona votiva; la segnaletica è perfetta ed il sentiero ben tenuto, senza difficoltà e fatica arriviamo alla "Bocchetta di Topolò". Da qui il sentiero volge decisamente a sinistra seguendo per un breve tratto una larga pista per poi infilarsi di nuovo nel bosco. La vegetazione che si dirada preannuncia l'arrivo sulla vetta. Una piccola cima, sapientemente ripulita, privilegiato punto di osservazione. Con difficoltà lo sguardo si libera dalla magnetica attrazione del M.Nero e del suo innevato "lavador", corre sulla dorsale del Colovrat, sulle tante gobbe delle Valli del Natisone fino alla lama arancione che il mare diventa all'orizzonte.





















Su una radura, pochi metri più in basso, la chiesetta di San Martino si erge nella sua semplice architettura. Il posto è quieto e silenzioso ed infonde un senso di pace. Dall'altro versante arrivano due bikers, scambiamo qualche parola e poi assieme a loro torniamo sulla cima a riguardare il panorama.



Il ritorno infine tra il Matajur e le Valli, verso il piccolo borgo, le sue pietre, le sue stranezze, il suo quotidiano.












Lasciamo Topolò che è ancora in pieno sole. Alle sue spalle i rilievi che preludono alla dorsale del Colovrat...

MONTE COCUSSO E MONTE CASTELLARO

Anno nuovo si ricomincia da zero! Ricominciamo con una camminata in gruppo, con gli amici. Ricominciamo dal Carso Triestino e dal Monte Kokos (Cocusso). Il monte è solo un pretesto, la vera meta è il rifugio! A Pese, prima del confine, vicino alla chiesa inizia il sentiero Cai n.28. Nessuna difficoltà, nessuna pendenza esasperata, tiepido il sole che scalda il cuore mentre lo sguardo corre verso il mare. Il bosco carsico è come una lunga galleria interrotta ogni tanto da piccole radure e poi all'improvviso eccolo lì il "tumulo preistorico" del Monte Cocusso, la nostrra cima o meglio l'anticima Sud (m.663).











Da qui al rifugio Na Kokosi il passo è breve ma così breve che alle 11,30 avremmo già finito la nostra escursione. Vabbè ricominciare da zero, ma così mi sembra troppo e allora via, si prosegue per il Monte Castellaro (Veliki Gradisce). Dal rifugio la sterrata è in discesa e solo dopo un pò, ad un bivio segnalato, seguendo l'indicazione per la sorgente Vroce, comincia a risalire a sinistra sempre su una larga traccia. Il cielo un pò si appanna, leggere striature lo velano, i passi si riempiono di parole quando nei pressi di una ulteriore indicazione su un albero dobbiamo decidere che direzione prendere: si va prima alla sorgente e poi al Castellaro o viceversa ?. La carta Tabacco n.47, a questo punto indica sulla destra una traccia che sale in cima al monte e così decidiamo per questa opzione.







Pur senza i segnavia circolari bianco-rossi, la traccia all'interno di un bel bosco è sempre evidente e così senza incertezza, incrociando verso la fine il sentiero segnalato che proviene da Grozzana, raggiungiamo la cima del Veliki Gradisce/Castellaro (m.741)









Ritorniamo sui nostri passi e riprendiamo il sentiero che avevamo lasciato per salire in cima; la nostra ultima meta è la sorgente. Quando ci arriviamo scopriamo che si può salire al VeliKi Gradisce anche da lì, infatti siamo di nuovo quasi sotto la cima del Castellaro! Non importa, sappiamo che a questo punto ci aspettta solo il rifugio. Quando ci arriviamo è l'ora giusta e lo è anche l'appetito. Onoriamo la birra slovena e la sua cucina.








La discesa verso Grozzana, sul sentiero n.3, mantiene le caratteristiche della morbida pendenza. Il sole che si abbassa all'orizzonte colpisce con la sua luce radente un bella rosa canina e addolcisce il sottile nastro di asfalto che ci riporta a Pese.