STICKY POST
Saturday, 8. March 2008, 12:00:00
Sunday, 22. November 2009, 19:00:00
Le brume autunnali hanno un loro fascino. Quelle di città, dopo una settimana, stufano e allora andiamo a cercare un pò d'azzurro sopra le brume montane. A Sella Chianzutan (950 m), le nebbie ci sono, saranno anche fascinose, ma Marisa, che avevo lusingato con inversioni termiche, panorami e sole, esprime senza mezzi termini il suo disappunto. Umidità 100%, temperatura prossima allo zero e velature a tratti fitte, a tratti più rarefatte, ci accompagnano lungo la salita verso Casera Presoldon. Come darle torto! Il suo disappunto si traduce, per un pò, nella distanza che separa il nostro andare.
Alla casera, a quota 1314, finalmente il grigio si sfilaccia, l'orizzonte si allarga, svanite le nebbie, svanito anche il disappunto: te lo avevo detto che ti avrei portato sopra le nuvole! Marisa sorride mentre, sul tornante dal quale si stacca il sentiero per Casera Lovinzola, si gode il sole.
Dentro al bosco la situazione si evolve. La presenza della neve si fa più consistente, i vapori si ripresentano, il versante è in ombra. Andiamo avanti ancora un pò. Leggo negli occhi di Marisa una leggera apprensione, e la decisione è presto presa: torniamo indietro al tornante della strada forestale che avevamo lasciato e continuiamo in salita verso la cava di marmo rosso. 



La strada è piena di neve, la nebbia ci avvolge, il freddo è pungente ma lo sappiamo, tra breve saremo oltre il limite, lo dice quel chiarore, lo dice quella sfrangiatura. E' bello essere nel punto esatto dove le nuvole finiscono e inzia il cielo. Non è la prima volta ma ogni volta è stupore. Navighiamo con gli occhi questo mare, verso cime e dorsali lontane. Dal fondo di questo mare arrivano attutiti i rumori del vivere quotidiano ma noi in questo momento, apparteniamo ad un altro mondo. 



Rientrare nella nebbia non ci rattrista, ne siamo parte, percepiamo ogni gocciolina come morbida carezza. E' proprio vero, le brume autunnali hanno il loro fascino ma solo dopo aver visto l'azzurro!
Saturday, 31. October 2009, 18:00:00
Ultimo giorno di Ottobre. Alla Malga Chiadinas due le tonalità fondamentali: azzuro e marrone. Le velature, man mano che risaliamo le praterie brulle che dalla malga vanno fino alla vetta del Monte Crostis, ci svelano un orizzonte lontano e profondo.



L'arrivo sulla cima, dopo poco meno di un'ora, ci sbatte in faccia, improvviso e stordente uno scenario che lascia a bocca aperta. 
In traversata sul sentiero 154, aggiriamo tutta la conca che ospita la malga Chiadinas e la Malga Crostis fino ad una specie di passo che ci affaccia sulla vallata dove è adagiata Malga Tarondon Alta. Procediamo quasi in piano; sotto di noi "la strada panoramica delle vette". Una pozza d'acqua, inaspettata, rompe la monocromia. Su un cimotto a quota 2062, decidiamo di fermarci. In basso il laghetto Tarondon.






Non c'è vento, non fa freddo, ci rilassiamo. Dallo zaino viene fuori la "colazione al sacco", il thè, la cioccolata. E chi si muove più! Il Cimone di Crasulina è a poco più di un'ora.....sarà per la prossima volta. Il tempo passa, ancora qualche scatto "artistico" e poi con calma, facendo qualche deviazione, torniamo indietro a riaffacciarci sulla malga Crostis. 



Il Coglians che emerge dalla dorsale del Crostis, ci da l'ultimo, ulteriore segno, della forza espressiva del minimalismo cromatico che ha caraterizzato questa escursione. 
Sull'esile striscia d'asfalto della "panoramica delle vette",si torna a valle. Luci e colori in quantità ci attendono, si torna alla città....
Sunday, 18. October 2009, 18:00:00
Mastichiamo ancora lo sbadiglio del risveglio e il tepore ci coccola mentre silenziosi viaggiamo verso la Val Aupa. In Valle, all'altezza del ponte per Dordolla, una evidente segnalazione ci indirizza alla risalita nel bosco e al nostro sentiero. Il borgo Fassoz, solitario e minuto, quattro case di numero, si raggiunge dopo pochi minuti. Un unico residente, sulla porta di casa, ci saluta, gabbiette di canarini sul muro e fiori, la compagnia di una solitudine forzata o cercata; chissà. Poche parole sul freddo che arriva, sul vivere solingo, un saluto, un gesto con la mano e riprendiamo il cammino. Chiare indicazioni su un albero ci indirizzano di nuovo verso il bosco. Bollini blu ed ometti rendono sicura l'ascesa tra le tonalità autunnali.

E' bello questo sentiero, largo e comodo con profonde prospettive, ci avvicina ad una inaspettata vista della Creta Grauzaria. Il sole che filtra e che a tratti prende forza è un compagno discontinuo. Sulla sottile linea di confine tra bosco e rocce, più o meno sui 1000 m. di quota, traversiamo il ghiaione passando sotto la Medace. Pochi metri accidentati, poi si rientra nel bosco perdendo rapidamente quota, si aggira un costone sotto lo sguardo austero della "Sfinge" e si prosegue fino ad incrociare, nei pressi dei ruderi di Casera Flop, il sentiero 437 che proviene dalle Case dei Nanghez. Su percorso conosciuto proseguiamo verso il Rifugio Grauzaria.






La temperatura è bassa e il vento trasporta dalle quote più alte qualche fiocco di neve. La cucina friulana che avevo promesso a Marisa (il rifugio è aperto nei fine settimana di Ottobre!!) è stata sostituita da un frugale panino. Il cielo si è incupito, ci siamo infreddoliti a stare fermi e così decidiamo che è ora di tornare. Al bivio tiriamo dritti per non ripercorrere lo stesso sentiero e scendiamo sul sentiero 437 fino alle Case dei Nanghez. 

Dopo un breve tratto sulla provinciale della Val Aupa in direzione Moggio, incontriamo sulla sinistra, un ponte pedonale chiamato "il puint da la cengle". Lo attraversiamo e su un antico sentiero risaliamo fino a Dordolla. Il sentiero sbuca in una zona caratterizzata da orti ben ordinati e coltivati. Dordolla, 40 anime, così ci dice una simpatica signora mentre ci indica il suo campicello di patate che ha già raccolto. Con lei si parla un pò di come si vive in un paesino piccolo, quali problemi si incontrano quotidianaente, ma lei ci guarda sorpresa: nessun problema, c'è la chiesa, l'asilo, il ricreatorio, il bar/alimentari e se serve altro, Moggio è a un tiro di schioppo...qui tutti ci diamo una mano quando serve. Qui si vive bene.
Sull'ultimo pezzo di asfalto che ci porta alla macchina, ripensiamo alla saggezza di cui sono piene le parole semplici delle semplici persone che abbiamo incontrato. Siamo contenti perchè un pò di quella saggezza ci è stata donata.
Tuesday, 29. September 2009, 18:00:00
L'umidità è davvero tanta, pensavamo che all'ombra del bosco saremmo stati freschi invece siamo grondanti. Viene voglia di fermarsi e scendere nelle pozze placide del Rio Bianco a crogiolarsi sotto qualche cascatella. Che scelta strana questo martedì. Sappiamo che sulla carta Tabacco 019, del sentiero non c'è traccia. Porto con me la stampa di una relazione sintetica e decisiva reperita sul web: salita facile ma non banale, così la definisce Fabrizio, The Dharma Bum. Qualche altra informazione letta su carta stampata porta ancora a concludere che il sentiero non è sempre evidente e che bisogna prestare attenzione ai segnavia rappresentati solo da bolli rossi.
Nei primi anni '80, all'inizio della mia breve stagione arrampicatoria, la solare parete Sud e una vietta lungo la rampa orientale mi hanno fatto raggiungere la cima. Adesso a quasi 30 anni di distanza eccomi qui, diretto a quella vetta, sulla via normale per il versante Est.
Il rumore di un gruppo elettrogeno allontana i ricordi; al Rifugio Brunner fervono i lavori di ristrutturazione.

Proprio dietro al rifugio la prima segnalazione per il sentiero che verso destra si abbassa al torrente, lo attraversa, passa accanto ad una roccia con la scritta V.Bella e si intrufola tra i mughi e gli arbusti. Non è molto ripido questo tratto che ci avvicina alla parte rocciosa, poi il sentiero diventa più faticoso e friabile. Bollini rossi ed ometti ci guidano sino ad un canalino che bisogna risalire. Questo è il pezzo che richede più attenzione, sono pochi metri però e la roccia è ben articolata. Guido va veloce, io me la prendo comoda o meglio, con la scusa delle fotografie, prendo fiato. Così tra mughi e placche inclinate ricoperte di ghiaino, puntiamo in direzione di due caratteristiche torri: gli Ometti della Vetta Bella. 




Bisogna arrivarci fin sotto, agli Ometti, e poi risalire a sinistra, su un sentiero incerto, il versante erboso. Il cielo è sempre più terso, le montagne si stagliano imponenti in un assaggio di bellezza.

Il tratto finale tra erba e rocce bianche, poi la cima stretta e ventosa. Ci guardiamo attorno, lo sguardo corre libero fino ai luccichii di ghiaccio all'orizzonte, distratto ogni tanto da cime più vicine. 



Le foto di vetta sono il preludio alla discesa. Si va via sempre a malincuore da posti così. La luce crea ombre inaspettate sulle pareti.

"L'orso" della Cima delle Cenge
Il canalino "ostico"

Vista verso la Cima Alta di Riobianco.
Vetta Bella, quale altro nome possibile per questa montagna! Mille metri che vale la pena di salire perchè la ricompensa, sulla sottile cima, è la possibilità di perdersi in un abbraccio intimo e profondo con uno scenario che difficilmente si potrà dimenticare.
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