Sunday, 5. July 2009, 09:34:59
Partire senza una meta predefinita e ritrovarsi ai Piani del Montasio immersi nell'azzurro e nel sole è una piacevole sensazione tenuto conto delle previsioni per questo fine settimana. Chissà quale misteriosa e inconscia forza ci ha spinti qui. Posto incantevole, penso mentre saliamo al rifugio Di Brazzà. Tutte le volte è così. Sarà il contrasto tra i verdi prati e le bianche rocce, sarà che ovunque volgi lo sguardo c'è uno scorcio che ti affascina, sarà la facilità con la quale incontri gli "abitanti" di queste bancate, sarà la bellezza delle vie alpinistiche o quella delle ferrate, sarà la soddisfazione dei sentieri più semplici. Statene certi però, comunque ci arriverete la prima volta, l'innamoramento è assicurato. Il Montasio sembra voler ricambiare l'amore questo sabato e la pioggia prevista è lontana.


E' stato quasi istintivo prendere a destra una traccia più conosciuta e rassicurante. Un morbido e lungo sentiero, una prateria fiorita che ci solleva fino alla roccia, muraglia di dolomia che emerge da questo mare verde. Uno stambecco ci osserva, sembra farci l'occhiolino ed abbozza un sorriso. Sopra questo gioco di sguardi, il cielo si va scurendo. Continuiamo a salire. A circa 2200 metri di quota, proprio dove inizia il sentiero Ceria-Merlone, facciamo una sosta. Uno stambecco attraversa sicuro la lingua di neve che ostruisce per un tratto il cammino, ci passa accanto, continua la sua discesa. Ed ecco all'improvviso, di colpo, a rompere il silenzio, la pioggia. Una pioggia forte, consistente, gocce grosse. Sotto i cappucci delle giacche impermeabili i nostri sguardi si incrociano, aspettiamo un pò, cerchiamo di capire....ma la prevista pioggia è arrivata. Scendiamo. 










L'intensità della pioggia si riduce, il velo grigio si dirada e come spesso accade il sole torna a fare capolino restituendo profondità alle cose. Grigio e azzurro, di nuovo, si contendono il cielo. Gli stambecchi brucano, si rincorrono e ci accompagnano sino ai limiti del loro regno. 

I prati fioriti dei Piani del Montasio, ci voltiamo un'ultima volta indietro, il Re è là, innamorato bizzoso, tenero e dolce, rude e severo, ti accoglie e ti respinge, ..... statene certi però, comunque ci arriverete la prima volta, l'innamoramento è assicurato.
Saturday, 13. June 2009, 17:36:16
Non è difficile, alla Watschinger Alm, provare un senso di piacere, di benessere, di serenità. Certo l'immagine è scontata, una malga, un laghetto e lo sfondo montano, un classico ma questa pittoresca rappresentazione alpina ci fa sentire subito in sintonia e così, ben disposti, ci addentriamo nella scena sul sentiero n.410 che lievemente, con un lungo traverso verso sinistra e con panorami sempre più ampi ci conduce alla zona che segna un netto cambio di ambiente: il verde dei prati e degli alberi lascia il posto al bianco delle rocce e dell'ultima neve residua.



Anche il sentiero, quasi a voler sottolineare questo passaggio, volta bruscamente a destra e sia pure con numerazione diversa, ora è il n.412, mantiene una gradevole pendenza, si insinua tra le rocce, apre nuovi scenari. In cielo, le nuvole si rincorrono, si addensano, coprono il sole dispettose ma senza convinzione. Alla sella a quota 2.075 m., che separa le due cime del Gartnerkofel, il Gailtal si mostra in tutta la sua vastità.





L'ultimo breve tratto, il più pendente, poi la vetta. Da qui il colpo d'occhio è davvero notevole, distratto solo dagli arabeschi tracciati dai gracchi sostenuti dalle correnti ascensionali.

In discesa, ripercorriamo lo stesso itinerario ma con una deviazione su un sentiero più alto che passando sotto le Torri del Gartnerkofel ci permette di raggiungere la Kuhweger Torl e da questa il cocuzzolo erboso del Kammleiten.



......e della Wulfenia Carinthiaca (specie floreale presente nel ristrettissimo areale di Passo Pramollo, dal M. Cerchio al Gartnerkofel) che fiorisce tra Giugno e Luglio .....Anche questa volta nemmeno l'ombra. Tanti bei fiori ma della "mitica" nessuna traccia. La caccia continua.



Tuesday, 2. June 2009, 17:31:19
Dalla Caserma della Guardia di Finanza, a Sella Nevea, non possiamo fare a meno di ammirare il Gruppo del Canin. Fa uno strano effetto vederlo ancora così carico di neve. Sappiamo, Guido ed io, che ci farà da sfondo per tutta l'escursione sul sentiero n.625. Nessuno dei due è mai stato sul Monte Cregnedul e l'idea di fare una cosa nuova ci stuzzica. Percorriamo un tratto dell'anello delle malghe e poi con una deviazione nel bosco saliamo in maniera più diretta alle Casere Cregnedul. Qui, il ronzio di due decespugliatori fa da colonna sonora ai preparativi che fervono. Il 14 Giugno ci sarà l'inaugurazione della nuova gestione. Siamo a quota 1515 m., l'aria è frizzante e un vento leggero fa aprire e chiudere il cielo. Azzuro e grigio in lotta e questo braccio di ferro continuerà tutto il giorno. 

Riprendiamo a salire fino ai resti di una costruzione. Qui a destra il sentiero prosegue per il Passo degli Scalini, noi prendiamo a sinistra, inoltrandoci nel Vallone della Forca de la Val. Resti di slavine e alberi spezzati dal peso della neve rendono difficile individuare la vecchia mulattiera e così, salendo liberamente nel vallone, ci spostiamo verso sinistra. Qui, su un nevaio, mentre noi cerchiamo di capire dove sale il sentiero, fanno la loro comparsa gli stambecchi. Questo è il loro territorio e ci osservano. Dopo questo bel momento, recuperando la concentrazione individuiamo la traccia. E' dalla parte opposta, sulla destra, attraversiamo tutto il vallone e siamo sulla via giusta. 




Con lunghi traversi si sale lentamente di quota e i pendii erbosi lasciano il posto alle rocce e tra le rocce sempre loro, gli stambecchi che placidi brucano e ci guardano. La neve fa la sua comparsa sul sentiero assieme a resti di baraccamenti e nel frattempo il cielo si annuvola. Il vento adesso è molto forte e viene giù pioggia ghiacciata. Ci ripariamo in una nicchia scavata nella roccia. Il grigio la ha avuta vinta, ma per poco, un pò rischiara. Qualcuno viene su, anche loro troveranno riparo in questo anfratto. Ci dicono che volevano andare al Rifugio Corsi ma, evidentemente hanno mancato il bivio per il Passo degli Scalini. 



I nostri occasionali compagni hanno già iniziato a ridiscendere, noi invece proseguiamo. Non piove più ed anche il vento è più tollerabile. Saliamo ancora un pò e siamo di fronte ad una lingua di neve che ostruisce completamente il sentiero. Uno straterello morbido copre quello sottostante più duro, nessuna traccia che ci faciliti il passaggio e questa lingua punta giù con una bella pendenza. Si potrebbe forse risalire sulla destra lungo le rocce, ma chissà cosa ci aspetta oltre. L'altimetro segna 2270 m., mancano circa 100 m. di dislivello, la tentazione è forte....ma prendiamo la decisione giusta. Non c'è rimpianto, non c'è rabbia, nel tornare sui nostri passi ma serenità. Ci godiamo la discesa nei suoi particolari, cavalchiamo le slavine che in salita ci hanno disorientato. Una breve sosta alle Casere e poi con la comoda forestale giù a Sella Nevea. L'ultimo sguardo al Monte Cregnedul e al punto dove siamo arrivati.
Uno sguardo di complicità: a fine Estate ci torniamo magari dal Sentiero Ceria-Merlone!



Sunday, 24. May 2009, 18:32:45
Le cose belle della vita sono quelle che ti capitano quando meno te le aspetti, quando non c'è nulla di artefatto o preparato negli accadimenti ma solo il loro naturale fluire. Siamo noi, a volte però, che con le nostre azioni, sia pure involontariamente, creiamo le condizioni perchè qualcosa accada. . Ma veniamo ai fatti.
Giovedì, con un messaggio via internet, come ormai accade abitualmente, Luca mi anticipa le sue intenzioni escursionistiche: "...mi piacerebbe andare alle Bocchette di Zaiavor o a Sella Kriz ma non so com'è la situazione. Sembra pulito. Anche qualcosa in val Resia non mi dispiacerebbe". Gli rispondo che è nelle mie intenzioni fare qualcosa nelle Valli del Torre, il Monte Zaiavor o il Cuel di Lanis, però non mi dispiacerebbe il Gartnerkofel.
Ieri sera, viste le previsioni, comunico a Luca che andrò sul Monte Zaiavor. Non ricevo risposta," è tardi ed avrà il pc spento" penso.
Questa mattina, agli 851 metri di Passo Tanamea, le speranze di Marisa e mie di trovare sollievo dalla calura della "bassa" vengono meno; l'afa non ci abbandona nemmeno nell'ombrosa faggeta che risaliamo con il sentiero 727.

Residui di neve ogni tanto ostruiscono il sentiero, ma più che una difficoltà sono un piacevole diversivo ed una testimonianza della notevole quantità che ha ricoperto questi pendii. Ne incrociamo due o tre prima di arrivare alla fine del bosco. Un rumore di passi, qualcuno scende giù velocemente e quando stiamo per incrociarci rallenta, si ferma e dice: "un blogger....frivoloamilano!" Lo guardo stupito, mi dice che è Giovanni (http://justdropped.blogspot.com) e che frequenta i nostri blog. Scambiamo due chiacchiere, una stretta di mano e Giovanni riprende la sua discesa veloce.
Alla testata della valle dobbiamo concentrarci nell'attraversamento di una slavina mista a terra, uno strato di qualche centimetro di fanghiglia ricopre la neve; dopo, sul sentiero comodo e largo possiamo guradare l'orizzonte aperto, il GranMonte, Sella Kriz, forse i "Montagne Sottosopra" sono là. La salita è frequentata, ci sono altri che salgono: due persone con un cane, altre due le abbiamo appena superate e dall'alto ci giungono le voci di altri ancora che ci hanno preceduto. Ormai ci siamo, l'ultima curva e poi la Bocchetta di Zaiavor.



Non sappiamo se sorprenderci di più per il muro di neve che ostruisce la "bocchetta" o per quel viso noto che ci guarda. Si, è Marisa !!! Dopo i saluti ci dice che Luca insieme ad Elena, Giovanni e Boom sono andati in vetta. Ci dice anche che hanno letto il messaggio di ieri sera ma che non hanno risposto volutamente, per farci questa sorpresa. Lascio le Marise e punto alla cima del Monte Zaiavor ma l'ascesa dura poco, vedo qualcuno scendere e credo che quel qualcuno abbia visto me, agita le braccia e le agito anch'io in segno di risposta. E' proprio lui, Luca, la stretta di mano e l'abbraccio spontaneo suggellano questo momento. Arrivano anche Elena, Giovanni e Boom, ridiscendiamo alla bocchetta e qui completiamo le presentazioni. Luca sorride soddisfatto, la sorpresa è riuscita e mi pare che ne siamo tutti contenti, persino Boom. 

Ci avviamo sulla via del ritorno e credo di non aver mai parlato tanto, ce la prendiamo comoda, scattiamo ancora foto e parliamo ancora. Marisa e Marisa non sono da meno ma sono sicuro che Luca ed io le abbiamo battute!



Al Pian dei Ciclamini concludiamo degnamente questa bella giornata davanti a boccali di birra. Corro il "rischio" di aumentare la mia collezione di incontri quando arriva un gruppo che Luca identifica come "gli Orsi"...ma l'Alpinauta non c'è. Il cielo si fa scuro, decidiamo che è l'ora di andare. Ci salutiamo. Hai ragione Luca, bella la montagna, bella la realtà, molto meglio di internet. L'ultima neve del Monte Zaiavor si scioglierà ma non il ricordo.
Sunday, 10. May 2009, 17:47:57
Oggi cammino con la mia dolce metà. Le ho promesso un percorso facile e tranquillo, l'esposizione giusta, che ha sicuramente favorito lo scioglimento della neve, un bell'ambiente per tornare a vedere un pò più da vicino le rocce.
All' altezza della "Casa Cantoniera", su uno dei primi tornanti della strada che porta al Passo di Monte Croce Carnico, ha inizio il sentiero 401A.
I primi metri sono larghi e morbidi, poi l' impennata nel bel bosco di faggi che con tornanti regolari ci avvicina progressivamente alla quota degli abeti e alla radura ove è situata la Cappella del Pal Piccolo. Ci sono residui di neve, consistenti, ma tengo le perplessità per me. Siamo a circa 1350 metri di altitudine.



Continuiamo a salire. L'ambiente adesso è aperto e panoramico, si alternano tratti completamente privi di neve e tratti dove invece questa predomina, certo è che alle Casere Pal Piccolo anche Marisa manifesta le sue perplessità e le ribadisce mentre risaliamo la valletta che ci porta alla forcella dietro la quale spunta all'improvviso la Creta di Timau.

Da questa forcella, a poco più di 1500 di quota, riusciamo a vedere il pianoro verso cui dobbiamo dirigerci e dove è collocata la Casera Pal Grande di Sotto. Il percorso ci rassicura, sembra pulito.
Il sentiero è adesso il 401, quello che scende dal Pal Piccolo, si abbassa nella boscaglia e la situazione cambia.
Nei tratti in ombra c'è neve è dobbiamo fare delle risalite e degli aggiramenti per riuscire a passare, ci si mette pure qualche alberello divelto dal peso della neve e che inevitabilmente è finito sul sentiero. Marisa questa volta sbotta: " mi avevi promesso un percorso tranquillo, e qui per me non c'è niente di tranquillo...."
La prendo per mano, l'aiuto in qualche scavallamento, scivoliamo su una lingua di neve, ormai siamo in vista della ampia sella su cui è adagiata la casera. Le viene da ridere quando mi ritrovo nella ridicola posizione, sperimentata da tanti credo, con una gamba sprofondata nella neve fino all'inguine e con l'altra che invece tocca il mento con il ginocchio. Mi libero da questa scomoda situazione, camminiamo ancora un pò ed eccoci finalmente alla Casera Pal Grande di Sotto, altitudine m.1536 .
L'idea iniziale era quella di arrivare alla C.ra Pal Grande di Sopra ma preferiamo concludere qui stante l'incognita neve. Non ci dispiace, il panorama è bello, il sole caldo e noi stiamo bene.

La pausa è stata abbastanza lunga, adesso il cielo comincia a riempirsi di nuvole che nascondono il sole, si muovono veloci e decidiamo di muoverci anche noi. Ripercorriamo al contrario lo stesso itinerario.



L'ultima indicazione ci dice che per oggi le "fatiche" sono finite e che ci meritiamo la giusta ricompensa: per lo spirito l'abbiamo avuta, adesso tocca al corpo.
Showing posts 16 -
20 of 68.