Taccuino di Montagna

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Taccuino di Montagna

In questo Blog, che io preferisco chiamare taccuino, inserisco le impressioni e qualche fotografia di ciascuna delle mie escursioni in montagna a partire dall'anno 2007.

Monte Jelenk

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Oggi ci dedichiamo ad una breve e facile gita non troppo lontano da casa, breve e facile sono comunque concetti relativi.

Ginocchio e caviglia della mia gamba destra sembrano far rumore di ferraglia, sarà l'età o saranno i 20 km di corsa nel fango di ieri (spero la seconda), per fortuna dopo essere partiti da Kanalski Vrh, bastano un centinaio di metri di cammino in leggera salita per l'effetto svitol.
Una bella stradina di servizio sale in mezzo ai pascoli per portarci all'imbocco del sentiero sempre ben segnato.

Durante il cammino ci accorgiamo di come i fiori si siano scelti il loro territorio: c'è la zona degli ellebori, quella dei bucaneve, quella dell'erba trinità, quella della dentaria a nove foglie, mentre le primule sbucano un po' dappertutto.

La salita ricorda molto quella del Golaki per l'ambiente carsico, ed il suo miglior esempio lo si trova in cima: il pennone di vetta si trova su di una banconata rocciosa tormentata dall'inesorabile opera di erosione dell'acqua.
Timbro, firma sul libro di vetta, merenda e tanto riposo sotto al sole che ci mancava da così tanto tempo.

Rientriamo seguendo il percorso dell'andata sorpresi ogni tanto di sentire qualche soffio d'aria calda, ora però non lamentiamoci del caldo, per quello ci sarà tempo!

Una domenica a Casa Cadorna

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La sezione di Gorizia del CAI gestisce Casa Cadorna e dall'autunno alla primavera la apre tutte le domeniche al pubblico con l'aiuto di qualche socio volontario. Per questa domenica ci siamo offerti noi, ed il piano di battaglia è studiato nei minimi dettagli: due arrivano dal fronte goriziano e altri due da quello bisiacco, con zaini tipo sherpa per sfamare il reggimento.

Con quello che ci siamo portati possiamo resistere tutta la settimana, ma potrà bastare anche fino alle 16, ora in cui smonteremo il campo. Accendiamo il fuoco, issiamo la bandiera (due tentativi) e siamo pronti a ricevere eventuali ospiti.

Pochi però si fermano visto che c'è un bel sole che invita a tirare dritto, per la maggior parte si tratta di sloveni e capirsi non è semplice. Così nella giornata distribuiamo solo qualche bicchier d'acqua ed una timbrata sulla mano di una bimba, tipo pass della discoteca (speriamo non sia indelebile, comunque sempre meglio di certi tatuaggi).
Per ingannare il tempo raccogliamo un po' di legna (e molte schegge), facciamo qualche passeggiata tra le trincee e al Castellazzo con il lago di Doberdò sempre a far da sfondo.

La giornata scivola via tranquilla che è ora di andare e non ce ne siamo quasi accorti, anche i miei piedi scivolano due volte sul sentiero del ritorno, ma qualcuno deve pur dar spettacolo.
E' stata un'esperienza da ripetere, un relax atipico ma molto più efficace di un divano.

Monte Terzo e Cimon di Crasulina

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"Qui rischiamo di arrivare in cima in auto!" detto fatto, parcheggio al primo spiazzo utilizzabile lungo l'interminabile stradina asfaltata che da Cleulis porta a casera Lavareit. Oggi viaggiamo leggeri, perchè la giornata è splendida ed il percorso facile. Abbandoniamo l'asfalto all'imbocco del sentiero 155 che in breve conduce alla casera Monte Tierz Bassa dalla quale già assaporiamo un anticipo di quello che sarà lo spettacolare panorama che potremmo godere più in alto.

Il sentiero prosegue risalendo la piccola valle chiusa a destra dalla dorsale del Monte Terzo e a sinistra da quella del Cimon di Crasulina e Zoufplan. Nei pressi dei ruderi della casera Tierz alta una bella volpe scappa a balzi disturbata dalla nostra presenza.

Arriviamo al bivio con il sentiero 175 in corrispondenza di una forcella senza nome dove il nostro sentiero piega a destra per risalire più ripido lungo il versante sud del Monte Terzo.
Siamo in cima in breve tempo, ok ma qual'è la cima? Quella con la croce con vista più panoramica o quella forse un po' più alta con un ometto di sassi ed un palo? Per la sosta va bene la prima, da qui il panorama è stupendo, potrebbe essere il miglior punto di osservazione per la skyrace di Paluzza, si vede l'intero percorso, lo ripercorriamo con lo sguardo e ci sembra impossibile aver fatto tanta strada quel giorno.

La tavolozza di colori autunnali offerta dagli alberi aggiunge quel qualche cosa in più ad una vista di per sè già spettacolare. Dopo aver salito anche l'altra cimetta, ritorniamo alla forcella dove decidiamo per una visitina ai laghetti di Zoufplan. Cento metri di dislivello e ci siamo, sotto di noi brillano al sole i laghetti, riprendiamo un po' fiato e facciamo qualche foto quando vedo un paio di braghe conosciute.

"Io le conosco quelle braghe!" Il proprietario è in controluce e non vedo ancora la barba che lo distingue, ma con lui c'è un tipo alto con barba e baffi questi sì che son visibili anche in controluce, non ho dubbi sono loro. Montagnesottosopra, Frivoloamilano e Taccuino di Montagna con rispettive compagne si incontrano come è giusto che sia e, come ho sempre sperato accadesse, per caso in mezzo ai monti. E' una bella coincidenza che rende ancora più piacevole questa escursione, facciamo quattro chiacchiere con loro mentre si ristorano dopo la salita, proseguiranno verso il Terzo e noi sul Cimon di Crasulina anche incuriositi dalle loro descrizioni.

Raggiungiamo la grande croce in cima al Cimon di Crasulina e anche da qui il panorama è splendido. Dopo una breve sosta decidiamo di scendere seguendo una traccia in cresta come suggerito da Flavio cosa che ci permette di controllare i nostri amici impegnati nella salita.

C'è il tempo per un'ultima sorpresa prima di rientrare: incrociamo nuovamente la volpe, non ci da il tempo di fotografarla, ma a noi basta averla vista.

Monte Cocusso

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Ieri alla marcia dei Castellieri di Selz ci siamo resi conto di quanto le nostre prestazioni in salita siano diventate scadenti a forza di allenarci in piano e così, visto che oggi sono in ferie, ci dedichiamo a quella che sul libro il "Carso di Corsa" viene definita la palestra della salita, il monte Cocusso.
Lasciamo l'auto nel parcheggio dell'immancabile casinò appena dopo il confine di Basovizza. Il sentiero parte proprio da qui, anzi per la precisione dal masso che riporta le indicazioni per il Kokos dove si può far scattare il cronometro per fermarlo in cima per confrontarsi con i tempi dei migliori che annualmente si sfidano su questo percorso.

La strada sterrata che porta fino al rifugio è costantemente in salita prima leggera, poi più accentuata quindi si addolcisce verso gli ultimi tornanti. Parto piano anche per riscaldarmi un pochino e poi accellero, tanto ci pensano la pendenza e la fatica a stroncarmi il passo, comunque nonostante il pensiero di non farcela e di mettermi a camminare mi passi più volte per la testa, alla fine arrivo al rifugio dove posso fermare il cronometro e ansimare un po' aspettando Silvia. Ci ho messo 21'11" i marziani ci impiegano 13'15".

Il vento è fastidioso e fa quasi freddo, così dopo pochi minuti, proseguiamo in discesa verso Veliko Gradisce.
Qualche dubbio a qualche tornante, ma prendiamo la retta via fino a Grozzana dove è difficile non capire dove proseguire visto che il riferimento è una casa con una specie di torre/campanile, forse non sarà bello, ma non vederlo è impossibile.


La parte orienteering della giornata però è riservata alla parte successiva del percorso: un po' perchè le stradine che si incrociano sono numerose e tutte uguali e un po' perchè ad un certo punto un sentiero single track se lo sarà mangiato il bosco, preferiamo farci un tratto su asfalto fino all'agriturismo Horse Farm dove riusciamo a riprendere il percorso previsto.

Una stradina sterrata che affianca la recinzione di una zona di recupero ambientale ci riconduce al confine e all'auto. Di sicuro non saremo migliorati molto in salita per così poco, ma era una buona scusa per farci un giro da queste parti.
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