Taccuino di Montagna

Subscribe to RSS feed

Posts tagged with "CAI"

Una domenica a Casa Cadorna

, ,

La sezione di Gorizia del CAI gestisce Casa Cadorna e dall'autunno alla primavera la apre tutte le domeniche al pubblico con l'aiuto di qualche socio volontario. Per questa domenica ci siamo offerti noi, ed il piano di battaglia è studiato nei minimi dettagli: due arrivano dal fronte goriziano e altri due da quello bisiacco, con zaini tipo sherpa per sfamare il reggimento.

Con quello che ci siamo portati possiamo resistere tutta la settimana, ma potrà bastare anche fino alle 16, ora in cui smonteremo il campo. Accendiamo il fuoco, issiamo la bandiera (due tentativi) e siamo pronti a ricevere eventuali ospiti.

Pochi però si fermano visto che c'è un bel sole che invita a tirare dritto, per la maggior parte si tratta di sloveni e capirsi non è semplice. Così nella giornata distribuiamo solo qualche bicchier d'acqua ed una timbrata sulla mano di una bimba, tipo pass della discoteca (speriamo non sia indelebile, comunque sempre meglio di certi tatuaggi).
Per ingannare il tempo raccogliamo un po' di legna (e molte schegge), facciamo qualche passeggiata tra le trincee e al Castellazzo con il lago di Doberdò sempre a far da sfondo.

La giornata scivola via tranquilla che è ora di andare e non ce ne siamo quasi accorti, anche i miei piedi scivolano due volte sul sentiero del ritorno, ma qualcuno deve pur dar spettacolo.
E' stata un'esperienza da ripetere, un relax atipico ma molto più efficace di un divano.

La ferrata del Coglians

, ,

E' un po' il babau per quelli che passano dal calpestar sentieri alle ferrate, viene dipinta come lunga, difficile, tecnica, atletica, ma a ripensarci dopo averla fatta, non ho ancora capito quale sia l'aggettivo che la descrive meglio. La ferrata nord del Coglians (che poi è anche l'unica ferrata del Coglians, ma quel nord fa molto Eiger e per me "escursioalpinista della domenica" fa quindi assai figo il fatto di poter mettere l'accento su quel "nord") è la meta dell'uscita sociale del CAI di Gorizia e nonostante la terrorizzante relazione del giovedì sera del capogita è anche la mia meta.
Arriviamo in corriera fino al rifugio Tolazzi, abbiamo un signor autista che fa il pelo alle case di Collina, non sbaglia un tornante e parcheggia il bestione come avesse una smart.
Saluto Silvia che ha deciso di tenermi d'occhio da non troppo lontano, partecipando all'altra gita: arriverà in cima al Crostis e dopo essere passata per la cima del Floriz ci aspetterà al Tolazzi.
Si parte, siamo in 17 e nessuno accenna al fatto che possa portar sfiga, ma credo che sia passato per la mente a più d'uno. Fino al Lambertenghi mi sembra di fare la strada per andare al lavoro, ormai so già cosa c'è dopo il tornante, dopo il masso ... questa però la faccio più volentieri.
Attendiamo un po' il resto del gruppo che abbiamo seminato e dopo una breve sosta al rifugio riprendiamo il cammino.

Dopo aver costeggiato il lago Volaia, puntiamo alla sella tra il Rauchkofel ed il Coglians, la risaliamo e prendiamo a destra seguendo le indicazioni per la "Hohe Warte Nordwand Klattersteig" alias ferrata Nord del Coglians alias ferrata austriaca alias Weg der 26 alias la via dei 26, tanti nomi a seconda che la si veda da italiano o da austriaco per identificare la stessa via.
Ci avviciniamo all'attacco che sembra il casello del Lisert a ferragosto, sono in tanti ma se la sbrigano in fretta, sono il CAI di Sappada in gita, praticamente degli indigeni.
Noi ci prepariamo, capo gita in testa e servizio scopa in fondo, portano sulle spalle un peso non indifferente, hanno le corde in caso di bisogno, ma forse gli pesa di più il pensiero che vada tutto bene.

Il primo tratto è bello verticale, ma ancora fresco mi arrangio bene, anche se non sono il massimo dell'eleganza: tirarmi su per il cavo è quasi la norma, ma sono in buona compagnia.
Devo sempre tener conto che bisogna aspettare che chi ti precede si sia agganciato oltre il fittone successivo quindi è importante trovare un punto "comodo" di sosta per non stancarsi anche nei tempi morti.
Il passaggio più difficile, almeno per me, è una salita con pochi appigli, seguita da un traverso a sinistra su una placca liscia e bagnata e altra salita molto fisica. Riesco anche ad inserire un coefficiente di difficoltà aggiuntivo (come nelle gare olimpiche): non faccio la dovuta attenzione ai moschettoni, li incrocio attorno ad un fittone ed ovviamente restano incastrati, devo ridiscendere quando ormai il più era fatto. Voto 4 per l'errore, 8 per essermela cavata, la media fa un 6, come a scuola.
Saliamo, ma le mucche che pascolano sul verde Rauchkofel sono ancora più in alto di noi, loro almeno cercano della buona erba, noi una campana e una croce, mi sa che son più furbe loro.
La seconda parte della salita è più facile per fortuna, perchè la fatica inizia a farsi sentire, ci sono più appigli, ma bisogna fare attenzione a non smuovere i detriti, chi sta sotto non apprezzerebbe molto. Intanto le nuvole ci corrono attorno sempre più fitte, il panorama per oggi sarà da cartolina, sì quelle che troveremo al Tolazzi.

I rintocchi della campana sembrano sempre più vicini, siamo poco sotto la cima, un bel venticello fresco ci accoglie ancora una breve cresta e ci siamo. E' fatta, tutti soddisfatti, tutti bravi.
Facciamo una sosta, la foto di gruppo e dobbiamo vestirci perchè alla faccia di chi sta sudando in pianura qua fa proprio freddo a star fermi.

Scendiamo poi per la via normale, evitiamo di passare per il Marinelli (peccato visto che poi Silvia mi dirà della sacher che si è mangiata) utilizzando una traccia che taglia per i prati e va a innestarsi sul 143 per il Tolazzi.
Al rifugio ovviamente c'è chi mi aspetta, è bello ritrovarsi!


Svabezza Zacchi

, , ,

"Para ponzi ponzi pò, sulla ponza me ne andrò", così canticchiavo qualche giorno fa. Questa mattina invece il cielo è di un bel grigio scuro e non promette nulla di buono come d'altro canto annunciavano le previsioni. Dopo aver creato gli equipaggi per le auto al solito ritrovo del CAI, partiamo alla volta dei laghi di Fusine. Ma già dopo pochi minuti si scatena un temporale, acqua a secchiate, si vede a stento la strada. Imperterriti i nostri capi gita proseguono fino ad un bar dove attendiamo invano che smetta di piovere, cambiamo persino bar per uno meglio attrezzato, poi per un attimo la pioggia smette. La Ponza ormai è sfumata, ma si decide di andare ugualmente tutti a fare il giro dello Svabezza-Zacchi. Parcheggiamo al lago superiore, ci prepariamo e, armati di corredo per la pioggia, scendiamo lungo la strada asfaltata fino ad infilarci nel sentiero 512 che sale nel bosco. Dopo pochi minuti ricomincia a piovere, non forte per fortuna, però sicuramente oggi ci bagneremo. Mentre il gruppo si appresta alla vestizione anti-pioggia, noi lasciamo le mantelle negli zaini, vista la temperatura preferiamo bagnarci con la pioggia piuttosto che fare la sauna.

Riprendiamo il cammino passando prima nei pressi della cima del monte Svabezza, poi per un breve tratto attrezzato fino ad arrivare alla capanna Ponza dove facciamo una sosta. Poichè a star fermi ad attendere l'arrivo di tutto il gruppo cominciamo ad aver freddo, decidiamo di ammutinarci ed in pochi minuti raggiungiamo lo Zacchi. Dopo un po' di ristoro presso il rifugio riprendiamo l'ampia strada di servizio che ci riporta all'auto. Sicuramente questo giro fatto con il bel tempo è tutt'altra cosa, non abbiamo visto praticamente nulla, però abbiamo la soddisfazione di dire che la pioggia non ci ha fermato.

Ratitovec

, , , ...

Primula Maggiore Erica, in lontananza il rifugio Krekova Koca Anemone alpino (Pulsatilla alpina) arabide alpina Fior di stecco (Daphne mezereum)
Questa volta ci aggreghiamo alla gita sociale del CAI Gorizia, lo facciamo per pigrizia poichè non abbiamo ancora deciso dove andare e non abbiamo nemmeno voglia di organizzarci. Purtroppo ci avvertono che la fioritura è in ritardo a causa dell'abbondante neve di quest'anno.
Lasciamo le auto presso Soriska Planina e messo assieme il plotone si parte.
Il percorso iniziale si svolge in mezzo ad un bel bosco, dove incontriamo subito i primi fiori. Oggi abbiamo degli esperti con noi, fanno a gara a chi riconosce più specie, sono dei giovani escursionisti, giovani nello spirito ed io metto una riga nel mio immaginario libretto delle cose da fare "alla loro età vorrei esser così!".
Passiamo per Misji Grund, per poi arrivare presso lo Zbajnek dove inizia la dorsale del Ratitovec e finisce il bosco. Più saliamo, più scopriamo altri fiori: genziane, orecchie d'orso, l'"infotografabile" primula maggiore (perchè la mia macchina non ne vuole sapere di metterla a fuoco), in un crescendo di varietà e abbondanza. Saliamo in cima all'Altemaver (1678 m), peccato per la leggera foschia, ma il posto è comunque splendido. Riprendiamo il sentiero che ora ci porta verso il rifugio Krekova Koca, tutti si fermano a rifocillarsi, noi andiamo in cima al vicino Gladki vrh (1667 m), sarà anche un po' da asociali abbandonare il gruppo, ma essere sulla piccola cima in due o in trenta fa la differenza.

Genziana di Clusius Draba gialla (Draba aizoides) Rododendro nano (Rhodothamnus chamaecistus) Orecchia d'orso (Primula auricula) Orchidea maschio (Orchis mascula) Fior di stecco (Daphne mezereum)
Ritorniamo al rifugio e mangiamo qualche cosa anche noi sulle belle panchine all'aperto. Poi vaghaimo tra i prati, una foto ad un fiore poi ad un altro (a casa ne porteremo più di 250, foto non fiori bigsmile). Mentre il gruppo sale sul Gladki vrh noi troviamo un punto in cui crescono ciuffi blu di genziane, in mezzo a macchie gialle di orecchie d'orso, tra erica e rododendro nano, è stupendo.
Ora ci riconiungiamo con agli altri per scendere assieme verso sud. Il primo tratto è piacevole, c'è pure la curiosità di una roccia a forma di testa d'elefante, ma la strada bianca che raggiungiamo dopo essere usciti dal bosco è una lunga tortura sotto il sole. Il tratto da Torka a Zg. Danje sembra non finire mai, dove sono quelle nuvole che puntuali arrivano quando sei in cima? Mai che ce ne fosse una quando serve!.
Finalmente raggiungiamo le auto, alcune gentili signore hanno fatto pure il dolce, altre hanno portato le ciliegie, concludiamo la giornata in bellezza.
P.S. La fioritura non era in ritardo smile.

Monte Antenna o Dobratsch

, , ,

Noi il Dobratsch lo chiamiamo Monte Antenna, così ci è più simpatico, più identificabile e non ha quel diavolo di "tsch" che non so mai come si scrive. E' da un bel po' che l'avevamo messo nel mirino, ma essendo un po' troppo lontano abbiamo sempre rimandato. Quest'anno il CAI Gorizia ha organizzato un'escursione invernale con autocorriera, un'occasione da non perdere.
Dopo quasi tre orette di viaggio, arriviamo al parcheggio in alla fine della Villacher Alpe Strasse. Mettiamo subito le ciaspe anche se sembra di stare su una pista da sci per quanto la neve è battuta e partiamo. Poiché non siamo rimasti lungo la pista segnata dagli evidenti paletti numerati (indispensabili con la nebbia), subito ci arriva un cazziatone da uno scialpinista austriaco la cui traduzione fa così:"I soliti italiani birichini!". Poi fa tre curve tra il gruppo sgranato usando qualcuno come paletto e se ne va. Senza eccessive difficoltà raggiungiamo l'ex stazione a monte della seggiovia e dopo aver ricompattato il gruppo, puntiamo alla mitica antenna.
Non si puoi capire quanto sia grande fino a che non ci stai sotto, sono ben 165 metri di cemento acciaio e chissà cos'altro che danno il nostro nomignolo a questo monte. Da qui saliamo alla chiesetta poco più in alto, è la chiesa di montagna più alta d'Europa. Ora il gruppo si divide, la maggior parte si dirige al rifugio vicino all'antenna noi e pochi altri andiamo alla cima, poco distante dalla chiesa. Gli ultimi metri non li facciamo, li lasciamo ai più temerari, la croce si trova dopo un passaggio largo forse un metro con cornici di neve sui lati, tra qualche centinaio di metri di vuoto.

Ricostituita la comitiva scattiamo le foto di gruppo, poi, questa volta disciplinati, scendiamo lungo il percorso segnato che ci riporta alla corriera.
Il tempo è stato più clemente del previsto, ma non così buono da farci apprezzare gli splendidi panorami che sicuramente questa cima regala nelle giornate più limpide.
June 2013
M T W T F S S
May 2013July 2013
1 2
3 4 5 6 7 8 9
10 11 12 13 14 15 16
17 18 19 20 21 22 23
24 25 26 27 28 29 30