Taccuino di Montagna

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La conquista del Mrzovec

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Siamo nello spirito giusto per tentare ancora una volta di raggiungere la cima del Mrzovec, dopo tanti fallimenti seguendo le guide, oggi ci affidiamo alle scritte sugli alberi. Dal passo dei Turchi, in poco tempo raggiungiamo il ripido pendio che ci aveva fermato nel nostro tentativo con le ciaspe, la strada era dunque quella giusta, ma non è adatta per una salita con le padelle ai piedi, troppo tortuosa, stretta e con diverse piante schiantate oltre alla difficoltà di orientamento. Raggiungiamo una mulattiera che scompare però subito dopo, ma un sentiero segnato sale a sinistra ed in poco tempo siamo sullo spazio prativo sommitale che putroppo è completamente circondato da piante alte e non permette di dare uno sguardo al panorama.

Il cippo di vetta è posto sopra una specie di parallelepipedo alto qualche metro, ma nemmeno da lassù con l'aiuto della scaletta si vede qualche cosa. E' incredibile che ci abbiamo messo solo mezzora per salire un monte che tante volte abbiamo cercato di raggiungere invano. Dobbiamo anche dire che siamo saliti di corsa, oggi infatti siamo attrezzati per la corsa in montagna, l'idea era quella che nel caso non avessimo trovato la cima almeno avremmo fatto una corsetta tra i monti della selva di Tarnova. In discesa invogliati anche dalla mulattiera che comincia poco sotto la cima decidiamo di provare un'altra strada, con l'idea di ripercorrerla in inverno con le ciaspe. Corriamo in leggera discesa, ma orientarsi è davvero difficile, ci sono continui bivi e la nostra corsa comincia a durare troppo. Ad un certo punto ci fermiamo di colpo, davanti a noi c'è una mamma con un piccolo di capriolo, per un attimo il piccolo ci guarda, sembra studiarci, poi la mamma lo allontana portandoselo dietro nel fitto del bosco.

Dopo un'ora da quando abbiamo abbandonato la cima del Mrzovec, raggiungiamo i prati di Mala Lazna dove ci aspettano le palacinke e la jota, ormai tappa fissa delle nostre scorrerie a Tarnova.

Sart

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Con una delle prime corse della cabinovia, da Sella Nevea arriviamo in un battibaleno a quota 1800 sul massiccio del Canin. Meglio concentrare lo sguardo su Sella Bila Pec e non voltarsi verso sella Prevala, da dove le ferite alla montagna si estendono fino a ridosso del rifugio Gilberti, a fianco del quale ora sorge il terminal di una seggiovia dai vetri a specchio.
Sono molte le persone che salgono verso la Sella Bila Pec, molti percorrono il sentiero botanico e geologico, almeno qualcosa di questi luoghi è stato preservato.

Noi ci fermiamo solo pochi minuti presso i ruderi della casermetta, dove una delle finestre incornicia la nostra meta, il Sart, che visto da qui sembra lontanissimo.

Percorriamo il sentiero 632 che si snoda sotto le pendici del Canin e del Picco di Carnizza regalandoci spledidi panorami tra le aride rocce carsiche che caratterizzano questi luoghi.

Il bivacco Marussig oltre ad essere un crocevia di sentieri è molto frequentato da famiglie di stambecchi che si lasciano ammirare da vicino senza troppo timore.

Il tratto di sentiero che dal bivacco corre a fianco del Picco di Grubia è ricco di stelle alpine, quelle che troviamo però, stanno ormai sfiorendo.

A Forchia di Terrarossa lasciamo il sentiero e prendiamo la traccia che sale al Sart lungo l'aerea linea di cresta. Spesso i nostri sguardi si rivolgono verso il Montasio, è bello riconoscere i percorsi di tante escursioni da questo punto di osservazione privilegiato.

La cima sembra non arrivare visto i vari saliscendi, ma finalmente scorgiamo quella che siamo sicuri essere la nostra meta.

Dopo una lunga sosta in cima per gustarci i panorami e riprendere fiato, per lo stesso percorso di salita scendiamo nuovamente al Marussig dove la malsana idea già rimuginata in salita prende corpo: scendere a piedi passando per casera Goriuda.

Il sentiero 645 ci porta all'interno di uno scenario tipicamente carsico, camminiamo su placche calcaree scavate dall'acqua, mentre in diversi punti si aprono anfratti, non è difficile capire perchè questi luoghi siamo i prediletti dagli speleologi.
Usciti dal Foran dl Muss, il paesaggio cambia, compare un po' di vegetazione, la temperatura sale e la nostra scorta d'acqua inesorabilmente scende. Su un sentiero infestato dalle ortiche che si addentra nel bosco, raggiungiamo Casera Goriuda dove la scritta "Non potabile" campeggia nei pressi delle cisterne. Ora ci resta circa mezzo litro in due, e dobbiamo farla bastare per tutta la percorrenza del "Sentiero Sereno".

Di sereno questo percorso ha ben poco: attrezzato con cavo metallico nei punti più esposti, presenta però diversi tratti su terreno franoso quasi sempre su traversi anche esposti, inoltre essendo molto chiuso dalla vegetazione non offre scorci panoramici.
La sete e la fatica me lo fanno odiare ancor di più e quando arriviamo alla base della telecabina sono così frollato che mi sembra quasi bella.
Mentre percorriamo l'ultimo tratto che porta al parcheggio raggiungiamo un gruppetto di facce conosciute, sono i soci del CAI Gorizia in gita sociale che dopo aver percorso il sentiero geologico, sono scesi anche loro per il sentiero Sereno. Si vede che il masochismo fa parte dello statuto della sezione se oggi siamo passati tutti di là.

Rif. Contrin - Cima Ombretta - Malga Ciapela

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Lasciare il Contrin quasi mi dispiace, il più delle volte non vedo l'ora di scappare via dal rifugio, ma vuol dire che questa volta ci siamo trovati bene. Iniziamo a risalire la Val Rosalia che è ancora tutto in ombra mentre dal passo Ombretta spuntano i primi raggi di un sole abbagliante.

Fare delle foto decenti è impossibile: o c'è poca luce o troppa, non ci sono vie di mezzo. Al passo constatiamo che dall'altra parte le nubi stanno risalendo velocemente dalla valle, il panorama è assai limitato, riusciamo a vedere la Marmolada solo per un attimo.

Come da programma, prendiamo a destra il sentiero 650 per la cima dell'Ombretta. Dopo pochi metri il terreno si fa scuro e per un po' sembra di camminare su roccia lavica fino al punto in cui sorge il bivacco dal Bianco dove, poco distanti, alcuni stambecchi femmine e cuccioli si nascondono tra le rocce.

Dopo un breve tratto attrezzato ci tocca una dura salita lungo un immenso piano inclinato ricoperto di sfasciumi, purtroppo dobbiamo proprio passare di qua. Finalmente i nostri piedi sono nuovamente sulla solida roccia, roccia che in diversi punti è stata scavata dai soldati per ricavarne postazioni durante la guerra.

Con un bel percorso di cresta ora il sentiero punta alla cima che raggiungiamo in poco meno di mezzora di cammino. Le nuvole non se ne son andate, anzi insistono ancora di più a coprire tutto il versante est, ma c'è comunque per noi la soddisfazione di aver raggiunto la croce di vetta a quota 3011.

Sostiamo quasi 45 minuti con la vana speranza di un breve squarcio tra le nuvole, per la stessa via di salita, ritorniamo rassegnati al passo.
Scendiamo quindi verso il rifugio Falier, lungo il tragitto ci esibiamo in una corsa giù per il ghiaione, non concediamo bis a meno che non ci riporti qualcuno a spalle fino al passo. Al Falier sembra di essere ad uno stabilimento balneare, c'è un sacco di gente e molti prendono il sole, mangiamo un panino ascoltando nostro malgrado, i discorsi di uno che crede di essere il fratello povero di Briatore, con l'altro che pensa di essere il figlio illegittimo di Montezemolo. Pensando invece a quelli che non arrivano a fine mese ce ne andiamo riprendendo il sentiero fatto il giorno precedente.

Ci concediamo solo una deviazione per la scorciatoia per Malga Ciapela e poco dopo le 15 arriviamo all'auto dove inquiniamo le gelide acque dell'adiacente ruscello con i nostri piedi puzzolenti, con un po' di rimorso per gli assetati più a valle.

Malga Ciapela - Cima Ombretola - Rif. Contrin

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Sono le 10:30 quando arriviamo a Malga Ciapela, abbiamo fatto un bel po' di strada e ci siamo alzati molto presto, come premio troviamo parcheggio davanti al cartello divieto di transito, più vicini di così era impossible.
Iniziamo la nostra escursione seguendo il segnavia 610 salendo dolcemente all'interno del bosco, l'unico fastidio è il caldo umido che guadagnando quota spero ci abbandoni presto. Il sentiero è molto curato ed è frequentato da molte famigliole in gita, forse per questo motivo nei punti esposti hanno persino installato un parapetto per evitare ogni rischio. In circa 45 minuti arriviamo tra i verdi prati dove sorge Malga Ombretta che offre ristoro ai molti "merenderi" che più in la credo non andranno.

Il bel sentiero che costeggia la sinistra orografica della valle Ombretta ci conduce senza problemi al rifugio Falier dove facciamo una breve sosta.

Riprendiamo il cammino abbandonando il 610 per il 612 che porta al passo di Ombretola. E' qui che si concentra la maggior parte del dislivello della giornata ed è di conseguenza la parte più faticosa.

Un'ultima fatica lungo un tratto di ghiaione e siamo al passo a 2864 metri, poichè siamo in anticipo sulla tabella di marcia decidiamo di salire anche sulla vicina cima Ombretola. Le nuvole ci lasciano intravedere solo qualche scorcio di panorama, ma il gruppo del Sassolungo-Sassopiatto è inconfondibile.

Scendiamo dall'altro lato del passo lungo il 612b che diventa 607 quando prendiamo per la val delle Cirele.

Non sono ancora le 18 quando arriviamo al rifugio Contrin che sorge in una posizione splendida all'incrocio della val de le Cirele, della val Rosalia e della val Contrin.

Da poco restaurato ed ampliato è un vero gioiellino, la stanza da due letti profuma ancora di nuovo, abbiamo un lavandino con acqua calda ed è pure potabile, i bagni comuni sono puliti ed efficenti, c'è pure la doccia, non ci par vero di trovare tante comodità.

Anche il menu della cena serale è di tutto rispetto, non c'è che da fare i complimenti per come viene gestito. L'unico inconveniente è lo scampanio di una mucca che alle 2 di notte non trova erba migliore se non quella della collinetta dove si affaccia la nostra finestra, non potendo farne fiorentine, chiusa la finestra, problema risolto.

Estremamente Bello, escursione sul monte Guarda

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Partiamo da Uccea dove il sentiero 733 inizia a salire da dietro l'ultima casa prima del cimitero. La nostra presenza viene rilevata dal sofisticato sistema d'allarme, tre cani ci abbaiano dal terrazzo e un asino raglia in modo assordante dal recinto. Ci allontaniamo in fretta seguendo le indicazioni che ci portano all'interno di un bel bosco, lungo un sentiero cosparso dal giusto strato di foglie da rendere il terreno piacevole.

Attraversiamo qualche vecchio rudere per poi finalmente sbucare in campo aperto vicino a casera Cal da dove ci si para davanti la lunga catena di verdi monti, uno di quelli dovrebbe essere la nostra meta, il Guarda, ma da qui sembrano tutti uguali. Il sentiero risale con una diagonale il fianco della cima Banora per portarsi in cresta poco prima del Monte Plagne dove si apre un panorama meraviglioso: siamo al cospetto del Canin e delle Babe.

Lungo il sentiero di cresta, il 731, incrociamo delle bandierine gialle, sono i riferimenti del percorso di Estremamente Parco una gara o meglio una follia di 110 km e 8000 metri di dislivello che si svolge all'interno del parco delle Prealpi Giulie. Ancora pochi minuti di cammino e siamo sul Guarda, oggi meta di diversi escursionisti.

Il panorama si amplia verso la valle dell'Isonzo ed il Triglav, intanto sopra lo Stoll il cielo è punteggiato forse da un centinaio di vele di parapendio, mentre sopra di noi volteggia qualcuno che sul volare la sa lunga.

Per degli skyracers delle scrivanie come siamo noi, 2 ore e 40 per arrivare qui da Uccea senza nemmeno far troppa fatica mi sembra un buon risultato. Arriva come sempre il momento di rientrare, oggi è stata una giornata estremamente bella.

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