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Taccuino di Montagna

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Il cielo è blu, sopra le nuvole - Monte Flop

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Dopo questo interminabile periodo di giornate da muffa, il sole è ormai un ricordo, ma il meteo dice che in montagna la situazione è migliore, noi vogliamo crederci.
Nel grigio partiamo da Gorizia, nel grigio arriviamo in val Aupa, ci crediamo ancora, ma io un po' meno. Percorriamo il sentiero 437 da Case dei Nanghet, il terreno è viscido a causa delle foglie umide, in alcuni punti ghiacciate.C'è ben poco da vedere, siamo dentro una nuvola.
Ad un tratto tra le nebbie filtra un raggio di sole. Appena fuori dal bosco, dove si apre finalmente il panorama, ci rendiamo conto che la nostra scommessa con le nuvole è vinta, siamo sopra ad un'immensa coperta bianca, il cielo è limpido, di un bel blu che ci riempie di gioia.
Dopo una sosta al rifugio Grauzaria saliamo al Foran da la Gjaline dove resiste ancora un po' di neve; alla sella giriamo a destra seguendo il sentiero 435.
Ora siamo finalmente al sole, la temperatura è così gradevole che facciamo una pausa, anzi una lunghissima pausa, visto che nessuno ha voglia di rialzarsi.
Ripartiamo spinti dal desiderio di vedere il panorama dal Monte Flop.
Seguendo una traccia a destra che abbandona il 435, arriviamo in cima, dove ci attende uno di quei panorami che non si dimenticano, uno spettacolo che chi ama le montagne spera sempre di rivedere. Con rammarico dobbiamo scendere, tra poche ore sarà buio, ma tanto prima del buio ci aspetta il grigio delle nuvole dentro le quali dobbiamo reimmergerci, viste le previsioni, per molti giorni ancora.

Matajur, prima neve

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Nevica da qualche giorno sui nostri monti, le previsioni meteo ci garantiscono panorama nullo, ma noi vogliamo vedere la neve e l'andiamo a cercare sul Matajur.

Al rifugio Pelizzo i colori dominanti sono il marrone ed il grigio. Non dobbiamo però fare molta strada per iniziare a camminare su un bel tappeto bianco; nonostante l'abitudine, la prima neve resta sempre una bella emozione.


Solamente quando arriviamo a pochi metri di distanza riusciamo a distinguere la chiesetta, e non siamo soli, altri hanno avuto la nostra stessa idea nonostante il brutto tempo.

Dopo le foto al cippo di vetta intonacato di neve ed una merenda in compagnia, scendiamo veloci per andare a gustare qualche sciroppo al Pelizzo dove troviamo anche una bella stufa calda.

Anello del Monte Giaideit

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Oggi ci siamo messi d'impegno nel cercare di perderci con una bella sequenza di errori che riporto evidenziati.
Lasciamo la guida di Sentieri Natura a casa, tanto con noi abbiamo la carta Tabacco anche se un po' datata (ormai sembra quella dell'Isola del Tesoro).
Oggi è il primo di novembre, ci sembra giusto quindi partire da un cimitero, peccato che il sentiero giusto partiva dalla chiesa con tanto di segnalazioni a caratteri cubitali. Nonostante il nostro anello ci conduca fino allo stavolo Dimieile allargando abbastanza la circonferenza del nostro anello, il sentiero è piacevole ed attraversiamo un bel bosco ricco di uccellini che sembrano volerci accompagnare.
Fortunatamente incrociamo il sentiero che da Illegio conduce alla Pieve di S.Floriano da dove si gode di un bellissimo panorama sulla valle del But. Dopo una breve sosta ripartiamo verso il Monte Giaideit. In cima oltre ad una comoda panchina e alla croce di vetta, si trova una splendida rosa dei venti sulla quale sono incise le numerose cime del panorama che questo piccolo monte ci regala.
Continuiamo il cammino lungo la cresta, seguiamo una traccia poco marcata che ci porta ad una strada forestale, lungo la quale troviamo, sulla lamiera di un rudere, uno sbiadito segno CAI che seguiamo, per poi immetterci nuovamente su di un'altro tratto di sterrata che di colpo finisce. Ci tocca ritornare indietro fino alla prima strada forestale e dopo un po' di cammino troviamo finalmente qualche segno bianco rosso incoraggiante, subito dopo un tabella con scritto Imponzo 411 ci conferma di essere sulla strada giusta.
Attraversiamo gli stavoli Mignezza, alcune casette suscitano la nostra invidia, non sarebbe male svegliarsi qui una mattina, il problema penso sia svegliarsi qui tutte le mattine. Lungo il cammino incontriamo un'ancona con una Madonnina ed una bella preghiera in friulano; l'ancona è dotata di tutti gli optional: ringhiera e rete antintrusione (che impedisce quasi la lettura della preghiera) e pannello fotovoltaico per alimentare la lucina elettrica interna, peccato che il pannello nel bosco non vedrà mai la luce.
Lungo la mulattiera raccogliamo qualche riccio di castagno per portare un po' d'autunno nella nostra casa.
Abbiamo ancora tempo per allungare il percorso un'ultima volta, non fidandoci più, vista l'esperienza precedente dei pochi bolli sbiaditi che incontriamo, preferiamo seguire la nuova strada forestale fino a che si raccorda con un bel nastro di asfalto che ci riporta all'auto.
Nonostante tutto è stata una bella esperienza, purtroppo la nuova viabilità forestale ha forse cancellato qualche segnavia e questo ha reso difficile orientarsi, noi ci abbiamo messo del nostro.

Krn - Monte Nero: vento propizio

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Quando arriviamo al parcheggio il sole splende ed il cielo è limpido, solo dal lato della Batognica vediamo qualche nuvola.
E' la terza volta che percorriamo questi sentieri, sappiamo che la salita non regala grandi emozioni, ma siamo consapevoli del premio finale. Ci accompagna un caldo fuori stagione, ma salendo l'aria si fa più fresca.
Purtroppo la nuvola che copre la Batognica si sta spostando verso il Krn e un po' di sconforto ci assale, fare tanta fatica per arrivare in cima e non vedere nulla non sarebbe una gran ricompensa, ma proseguiamo sperando nel vento.
Per fortuna, proprio poco prima del nostro arrivo in cima, la nuvola che aveva ormai avvolto il Krn decide di ritornare da dove era venuta. A noi non resta che goderci il panorama verso il Triglav che sembra aspettarci per il prossimo tentativo.
Poco dopo aver iniziato a scendere, le nuvole ritornano, siamo stati fortunati. Incrociamo altri escursionisti che salgono, nelle loro teste ci saranno gli stessi pensieri che avevamo noi salendo, ma non saranno altrettanto fortunati, quando arriviamo all'auto, al posto dei monti c'è un muro grigio scuro.

Monte Peralba

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Dopo aver pronunciato come un'illuminazione "Peralba", la discussione su dove andare il giorno seguente finisce e ci si concentra sulle carte e sulle guide. Sono passate da poco le nove quando ci incamminiamo verso il rifugio Calvi, la stradina sterrata è in ombra, ogni tanto tira un po' di vento, c'è gente nonostante la stagione stia ormai finendo. Al rifugio, origliando, scopro che ci sarà la banda di Forni, magari al ritorno li ascoltiamo. Ripartiamo verso Passo Sesis, percorriamo il sentiero 132 fino al bivio dove prendiamo a sinistra per la ferrata Sartor. Oggi togliamo le ragnatele ai nostri imbraghi che hanno riposato tutta la stagione nell'umido della cantina. La ferrata non presenta grosse difficoltà tranne che per un lastrone poco dopo l'inizio, l'attrezzatura è in ordine e la roccia buona. A circa metà della salita, le attrezzature finiscono, manca ancora l'ultimo tratto ed è anche il più noioso, non ci si arrampica più e si cammina su sfasciumi.
Finalmente siamo in cima, dove non ci si fa mancar nulla, in sequenza: croce di legno con filo spinato, Madonnina, campana e croce di vetta. Mentre stiamo facendo le foto di rito e la merenda, attacca la banda al rifugio Calvi che in verità qualche accordo lo aveva già fatto sentire. Riprendiamo il cammino lungo la cresta seguendo il sentiero 131, dove posso esibirmi marciando e dando il tempo con i bastoni da trekking alle note che chiaramente arrivano fin quassù.


Arriviamo ad un canalino attrezzato, in realtà il cavo è inutilizzabile perchè troppo alto, sul fondo c'è un po' di neve marcia, ma non è nulla in confronto all'esperienza del Triglav. Il 20 luglio 1988 questo sentiero, per nulla banale, è stato percorso da Papa Giovanni Paolo II, un'iscrizione ne commemora l'evento.
Al Passo del Castello il sentiero curva verso sud per collegarsi al 132 che porta al Calvi. Questa volta non ci fermiamo al rifugio, visitiamo la chiesetta che sorge nei suoi pressi e scendiamo fino al tornante dove si stacca il sentiero che conduce al rifugio Sorgenti del Piave.

Dopo aver riempito la bottiglia con la fresca acqua di sorgente facciamo una sosta al rifugio, restiamo sui tavolini esterni perchè il sole scalda ancora e la temperartura è piacevole. Prima che ci pigli il più classico degli "abbiocconi dopo escursione" ritorniamo all'auto, questa sera se facciamo in tempo, dopo la tranquillità del Peralba, ci aspetta il caos di Gusti di Frontiera.
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