Taccuino di Montagna

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Rifugio Città di Carpi

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Questa stagione invernale è stata povera di neve dalle nostre parti, ne è arrivata invece troppa dove non doveva causando disagi e a volte inutili polemiche. Le nostre ciaspe piangono in cantina e per non farle soffrire troppo decidiamo di portarle a fare un giro in dolomiti.
Speriamo di non vedere solamente quelle tristi lingue biancastre che, come tappeti srotolati dalle cime dei monti ormai privi di neve, testimoniano l'inutile ostinazione dell'uomo (alcuni uomini) di contrastare la natura ed il suo clima.
Lasciamo l'auto a Misurina nel parcheggio della seggiovia del Col del Varda, la piccola spruzzata di neve di qualche giorno fa è sufficiente per dare un aspetto invernale al paesaggio, ma non da farci portare le ciaspe, dovranno accontentarsi di essere arrivate fino al parcheggio, che è sempre meglio della cantina.
A pochi metri dal parcheggio inizia la strada sempre ben segnalata che risale nel primo tratto passando proprio sotto la seggiovia, poi prende decisamente a destra fino a raggiungere il bivio per il rifugio Col del Varda che tralasciamo per proseguire verso il Città di Carpi.

Siamo poco oltre i 2000 metri quando la strada inizia a scendere svoltando a sinistra, lo spettacolo delle cime che ci si pone davanti è notevole, peccato sia tutto in controluce nonostante il punto sia panoramicissimo non è certo il momento migliore per fare delle foto. E' il versante sud e la stessa luce che ci abbaglia è la responsabile del quasi totale scioglimento della neve tranne che per quella sotto i nostri scarponi che compattata dai continui passaggi anche di qualche gatto delle nevi resiste ancora, ma non credo lo farà per molto.

Dopo aver perso una cinquantina di metri è ora di risalire fino al Città di Carpi a 2120 posto poco sopra forcella Maraia, il sentiero è molto frequentato ed il rifugio è aperto per la gioia dei nostri compagni di avventura.

Sull'altro versante possiamo ammirare il panorama sui Cadini questa volta con la luce a favore. Invogliati da questo versante decisamente più tranquillo e con l'intento di allontanarci dall'affollato rifugio, percorriamo un tratto del sentiero 121 che si inoltra nel pian della mussa. Ritornati dai nostri compagni di escursione, dopo una sosta al rifugio che nel frattempo si era un po' svuotato, rientriamo lungo la stessa via dell'andata, noi a piedi e loro col le padelle sotto il sedere emettendo strani versi di gioia che comunque gli si legge in volto.

Ritornati al bivio per il Col del Varda abbandoniamo i nostri amici che proseguiranno fino all'auto, noi decidiamo di salire al rifugio che è collocato alla stazione a monte della seggiovia. Impianti a parte il rifugio è molto bello e le splendide vetrate permettono una sosta con vista sul lago di Misurina.

E' tempo di rientrare ci sono due amici che ci aspettano e la mia pancia aspetta anche lei: una bella coppa di gelato a Sappada.
Traccia in formato gpx dell'escursione.

Casera Chiansaveit

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La richiesta era: "Accompagnateci in un posto con la neve, vogliamo usare le ciaspe, non vogliamo fare troppo dislivello e non vogliamo alzarci troppo presto". In un inverno normale non sarebbe stato molto difficile accontentare i nostri amici, quest'anno sembra un episodio di missione impossibile. Visto che non sono Tom Cruise (molto più figo), non posso far nevicare a comando, ma qualche cosa mi viene in mente.

Così alle 10.30 arriviamo a casera Razzo dove inizia la nostra tranquilla escursione. Le ciaspe respirano un po' di aria di montagna solo fino a quando non chiudiamo il bagagliaio dove resteranno ad aspettarci. Il paesaggio è prevalentemente bianco, chiazze d'erba affiorano in alcuni punti poichè il vento ha spazzato la poca neve caduta. Il sentiero è battuto e bastano gli scarponi per muoversi senza problemi. Il vento soffia freddo e dispettoso, ma non rinunciamo ad una sosta su una panchina che sembra messa apposta per farci svuotare gli zaini.

Puntiamo a casera Chiansaveit con la calma di chi ha pianificato un'uscita senza fretta, forse troppa calma, infatti quando la raggiungiamo è già completamente in ombra, mi chiedo se mai veda la luce del sole in inverno.
Sostiamo pochissimo, diamo solo un'occhiata al bivacco invernale e cerchiamo di sistemare la porta che non si chiude più, risolviamo con un metodo spartano ma efficace: un massiccio tronco di legno a bloccare l'ingresso.

Al ritorno "i omini" fanno una breve deviazione gettandosi giù per il pendio che porta a casera Mediana riempiendosi gli scarponi di neve, mentre "le femene" proseguono lungo la strada dell'andata.

Riunito il gruppo cerchiamo un posto al sole per far merenda visto che anche la "nostra" panchina ormai è in ombra.

Poi bastano pochi minuti per arrivare all'auto, l'ombra ci ha raggiunto, ma il sole illumina ancora le cime più alte regalandoci un ultimo splendido panorama.

Sabotino con la neve

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La magia della neve è arrivata fin fuori la porta di casa ed è una splendida occasione per vedere come i luoghi di ogni giorno si trasformano.
Per dare uno sguardo alla città dall'alto decidiamo di andare sul Sabotino, dobbiamo però lasciare l'auto già all'inizio di San Mauro perchè la strada è troppo scivolosa, così la passeggiata sarà un po' più lunga. I campi, le vigne, le case, tutto sembra diverso, nel centro della strada tre cardellini becchettano qualche preziosa briciola di cibo. Saliamo lungo la strada militare, peccato che volgendo lo sguardo verso la città, il sole negli occhi ed un po' di foschia impediscono di avere quello che altrimenti sarebbe un panorama da cartolina. Tra un tornante e l'altro ci accompagna qualche pettirosso, oggi è giornata di uccellini, infatti poco dopo ecco comparirne altri, a casa con l'aiuto di un'enciclopedia li identificheremo come sordoni.

Arrivati finalmente in cima facciamo qualche foto, verso Gorizia non c'è verso di farne una decente, così mi dedico ad una panoramica verso Monte Santo dietro il quale si erge una lunga catena di monti innevati dominata dal Krn.

Scendiamo quindi lungo la linea di cresta che coincide con il confine fino ai ruderi di San Valentino che con la neve sono ancor più suggestivi.

E' ora di rientrare, chi lo sa quando ci ricapiterà un'occasione come questa.

Un Nanos di vetro

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Viste le recenti nevicate anche a bassa quota, oggi andiamo nella vicina Slovenia, sul Suhi Vrh. Le strade sono state spazzate e possiamo arrivare a Strane, ma non c'è modo di parcheggiare. Cambiamo quindi meta, ritorniamo indietro e lasciamo l'auto a bordo della strada sotto il Nanos, qui si può parcheggiare. Le ciaspe sullo zaino e via, verso una spensierata giornata in montagna.

Il sentiero si infila nel bosco e ci rendiamo subito conto che non sarà una passeggiata, in alcuni punti la pendenza, in altri la neve accumulata, molto spesso la combinazione dei due rendono faticosa la salita, inoltre il terreno non permette l'uso delle ciaspe. Arrivati ad un punto attrezzato incontriamo i primi tratti gelati, con molta attenzione e tenendoci al cavo superiamo la prima insidia, ma purtroppo altre ci attendono. Usciti dal bosco la neve è stata lavorata dal vento, dovevamo aspettarcelo visto che dalle nostre parti si dice che qui nasca la bora, stiamo camminando su una dura distesa di ghiaccio.

In qualche modo riusciamo a salire quella che assomiglia ad una immensa pista da bob, scivolare qui sarebbe un disastro. Non pensiamo nemmeno a tornare indietro, fare questo tratto in discesa sarebbe un suicidio, siamo costretti a proseguire. Ancora un lungo tratto ghiacciato, ma fortunatamente meno pendente e siamo finalmente in cima. Sembra di essere in un film di fantascienza, tutti gli sterpi del prato sommitale sono ricoperti da uno strato di ghiaccio, ma non riusciamo a godere di questo spettacolo, i nostri nervi sono provati per la brutta esperienza.

Cerchiamo ristoro nel rifugio che è aperto ed accogliente, in particolare ci accolgono uno strudel ed uno strucli. Purtroppo arriva il momento in cui dobbiamo scendere sperando che l'altro sentiero sia in condizioni migliori.

Il primo tratto è tranquillo, quasi piacevole, ma dura poco, il ghiaccio torna a farla da padrone, ma la pendenza è minore e qualche sasso ci offre un appoggio più sicuro. Quando il sentiero si infila nel bosco il ghiaccio finisce e ricomincia la neve, è fatta, e siamo così contenti che quasi corriamo fino all'auto.
Abbiamo sbagliato, perchè abbiamo cambiato meta, perchè non eravamo attrezzati per il ghiaccio, perchè non siamo ritornati indietro quando ancora lo potevamo fare, perchè abbiamo rischiato di farci male e perchè abbiamo trasformato una giornata che doveva essere spensierata in un incubo, spero che almeno serva da lezione.

Mrzovez seconda puntata

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Il fatto di non trovare un monte non mi va proprio giù, e così rieccoci a Lokve a parcheggiare su un piazzale che sembra un pista di pattinaggio. Qualche giorno fa ha piovuto e poi si sono abbassate le temperature, proviamo il primo tratto di forestale, il fondo è duro, lasciamo le ciaspe in auto.
Già lungo il primo tratto di percorso ci accorgiamo che la neve non è così ghiacciata come alla partenza, e più andiamo avanti, più si sprofonda. Arrivati al fatidico trivio della puntata precedente, questa volta prendiamo la strada con la sbarra verde, la prima a destra.
Proseguire diventa sempre più faticoso, in diversi punti finisco nella neve fino al ginocchio, ma questo è nulla, ad un tratto le mie gambe scompaiono, sembro uno gnomo del bosco. Arrivati allo stesso bivio dove avevamo sostato la volta precedente, decidiamo di rientrare, senza ciaspe oggi non si fa molta strada.
Al rientro preferiamo passare per la strada innevata, ma bella solida, piuttosto che sfacchinare nuovamente per la forestale.
Si conclude così la seconda puntata del Mrzovec, il monte che ci ha detto no due volte, speriamo di non iniziare una telenovela senza fine.
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