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AI GENITORI DI UN FIORE

(Roma, 17 Maggio 2006)


Cari Signori M. e P.,
permettetemi di rivolgermi a voi in questo modo, anche se non vi conosco direttamente, ma ho avuto modo di conoscervi attraverso un fiore.
Debbo riconoscere che è piuttosto strano, o quantomeno singolare, incontrare un fiore vedendolo spuntare dall’atrio del secondo piano di un ufficio, per di più in periodo invernale. E non era nemmeno un fiore qualsiasi.
”Debbo risalire alla pianta!” mi sono detto. E sono arrivato a voi.
Come ho fatto?
Fin da bambino ho imparato l’arte di parlare con i fiori. L’ho imparata dai miei nonni, ai quali l’avevano tramandata gli avi, appartenenti ad una tribù pellerossa che, per sfuggire alle persecuzioni dei bianchi d’America, si stabilì, dopo inenarrabili peregrinazioni, dapprima in Europa, poi in Italia in terra ciociara.
Certo, non ho la pretesa di assomigliare a San Francesco: lui parlava con gli animali e con tutte le creature, non solo ai fiori. E poi era un Santo, mentre io sono un povero peccatore, e nemmeno di quelli da poco. Però, continuo a parlare coi fiori, sebbene tutti quelli che mi vedono farlo mi dànno del matto. Ma io li lascio dire, incurante, perché so bene quel che faccio.
Ed ecco ciò che quel fiore mi ha raccontato, o meglio mi ha consentito di ricostruire, di voi e della vostra storia, persino nel tempo che precedeva il suo sbocciare alla vita.

Ricorda, Signor P.? Ricorda quella sera?
Era un caldissimo Luglio, ma l’afa aveva concesso una tregua, e si era alzato un sottile venticello serale, quello che i romani chiamano “friccicarello”.
Un vento che risveglia strane voglie e desideri che si credevano sepolti con la gioventù. Ed in effetti qualcosa di strano anche sua moglie lo aveva sentito, già dal pomeriggio, da quelle serrande tutte abbassate per chiudere il sole. Come un rumore sottile, poi più deciso, troppo deciso per essere frutto del vento. Uno strano rumore, come se qualcuno stesse discretamente, ma ripetutamente, bussando alla finestra della camera da letto.
”Mah, sarà qualche uccellino” avrà pensato, anche se la cosa non la convinceva molto. Ma alla fine non le andava di aprire le finestre per vedere, e lasciò stare ……
E quella sera, per tutti e due voi, mentre eravate a letto, al buio, con la finestra ora aperta sul cielo limpido e stellato, abbandonati al “friccico” del dolce venticello ristoratore, accadde come una magia, una sorta di fascinazione, di suggestione. Era come se, nell’abbandonarvi alla dolce carezza di quel venticello, il tempo avesse d’un tratto invertito il suo corso e si fosse messo a correre all’indietro per tutti e due, nello stesso momento. E, ciascuno ignaro che la stessa cosa stava accadendo all’altro, vi siete messi a ripercorrere i più bei momenti della vostra vita, da quando vi eravate conosciuti, poi innamorati, fino al vostro matrimonio, ed a quando erano nati Ro. e Ri. Non solo “fotografie” nella mente, ma come un vero e proprio filmato che scorreva a rovescio, in barba al naturale evolvere del tempo. E, ad un certo punto, di nuovo quel rumore, riecco quel “toc toc”, stavolta alla porta della camera.
”Che sarà?” Incuriosita, più che intimorita, lei, signora, si alza e va a vedere.
Nessuno. Ri. e Ro. dormivano tranquilli. “Mah! Che cosa strana!”.
Torna a letto: “P., dormi?”.
“Veramente, no. Non ci riesco, eppure stasera fa fresco … lo sai che stavo … non ci crederai …. stavo ricordando …. forse sognavo, non so .. ricordavo …. quando ti ho conosciuto e mi sono innamorato … “
” Ma lo sai che … anch’io? Non è possibile … e sono un po’ turbata, anche perché mi è sembrato di sentire uno strano rumore alla finestra, già da questo pomeriggio”
”Ma dai, stai tranquilla, vieni qui da me … lo sai che ti voglio bene, e tu … sei ancora bella, lo sai?” …. e la seduzione, quel vento di seduzione che spirava da fuori, come sospinto da qualcuno che soffiava teneramente su di voi, completò la sua opera. Come una mano invisibile cominciò a guidarvi, prese le vostre stesse mani, le unì, finché congiunse i vostri corpi in un tenero abbraccio, mentre un timido raggio di luna li accarezzava.…
Esagero se dico che fu la notte più bella della vostra vita? Unica ed irripetibile.
Ma non fu tutto merito vostro, perché “quella” mano era del destino.
Qualcuno doveva venire al mondo, qualcuno che bussava impaziente perché veniva da lontano, da luoghi e tempi remoti della memoria, non so, forse da una miniatura del Quattrocento, forse da un sonetto del Petrarca, forse da un “Andante cantabile” di Mozart, forse da una fiaba di Andersen, forse …forse …...

E lei, signora M.? Ricorda quel giorno di Aprile, in un lettino di ospedale, mentre era in dolce attesa del lieto evento, ormai imminente?
Era appena sbocciata la Primavera, anche se quel giorno, fuori, stava imperversando un furioso temporale. Ma la dolce attesa filava via, ugualmente tranquilla.
All’improvviso, un dolore forte ed intenso, che le fa emettere un grido. Accorrono le infermiere, non fanno nemmeno in tempo a chiamare la levatrice. D’un tratto, dal suo grembo cominciano ad uscire fiori, uno dietro l’altro, uno più bello dell’altro, interminabili … e quando il prodigio è finito …(ricorda la pubblicità?) ….“la pancia non c’è più”, e sul lettino si è formato, tra lo stupore generale, un bel mazzo di fiori. Bellissimi, pieni di profumo che presto si spande nella sala.
Ma non c’è tempo per stupirsi, perché di colpo va via la luce
Un fulmine entra nella stanza e finisce proprio sui fiori, che di colpo spariscono. D’improvviso qualcuno si mette a cantare (non si sa chi, difficile riconoscerlo al buio). E’ una melodia splendida, ma le parole sembrano incomprensibili. Ma poi qualcosa cambia … no, no, …. non è più una melodia, si è trasformata in qualcosa d’altro, è il vagito di un bimbo, anzi di una bimba (è certamente un bimba. Come può, dai fiori, nascere un maschio?).
Quando torna la luce, il “miracolo” è compiuto: i fiori non ci sono più, ed al loro posto c’è n’è uno, uno solo, davvero bellissimo, un fiore di bambina che guarda la sua mamma con occhi grandi e desiderosi d’affetto, e che le tende le mani per stringersi al suo petto. Lei la prende, la solleva e …… fine del sogno!.
Eh già, purtroppo (o per fortuna, visto che un po’ l’aveva turbata), era solo un sogno!
Al risveglio, la prima reazione è di guardarsi in cerca del “pancione”. Ma sì, è ancora lì!
Mentre se lo accarezza, come non pensare al nome?. Un nome di donna, tanto ormai è sicuro che sarà femmina. Ecografia? Sì, a quei tempi esisteva ma .. no, grazie. Vogliamo mettere l’ecografia con i sogni? Conta più la fisica o i segni del destino?
Sarà femmina, su questo non ci piove.
Il nome? Bella domanda …. mmmm … vediamo …. nata dai fiori … il bosco … a me piacciono tanto i fiori di bosco …. bosco … selva ... mirto…. eccolo il nome …..Mirto(*)!
E Mirto arrivò, straordinariamente somigliante alla bambina del sogno.
E tanto per gradire, ci aggiungemmo anche il terzo nome di Margherita, giusto a ricordare quello che era, nel sogno, il fiore prevalente. Vabbè, vabbè, poi ci siamo inventati quella storia che il nome Mirto deriva dal fatto che doveva nascere maschio … vabbè … vabbè … ma io e lei (e solo noi) sappiamo la vera origine di quel nome, anche se dobbiamo mantenere gelosamente il segreto.
Dica la verità, quando vide Mirto per la prima volta, provò una sensazione …. come di averla aspettata da sempre, proprio lei, solo lei e nessun’altra.
Beh, se posso essere sincero, quella stessa sensazione l’ho provata anch’io.
Quando l’ho incontrata, ho avuto come l’impressione di un “dejà-vu”, come di averla già conosciuta da tempo, non so dove e quando, forse in sogno, forse in una delle mie vite precedenti.
Ma del solo fatto di averla fatta venire al mondo, consentendomi di incontrarla (o ri-incontrarla, fate voi) in un giorno di Dicembre, di questo solo vi ringrazio.
Insieme al destino, di cui siete stati fedeli ed impareggiabili esecutori
Devotamente vostro



“Tuoi cespi solitari intorno spargi,
Odorata ginestra,
…………………………….
Dove tu siedi, o fior gentile, e quasi
I danni altrui commiserando, al cielo
Di dolcissimo odor mandi un profumo,
Che il deserto consola ………….”

(G. Leopardi, “La ginestra”, 5-37)


(*) Mirto è nome di "copertura"

http://www.youtube.com/watch?v=IrwqCkUm17c


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