LIVELLO D'ISTRUZIONE E CLASSI SOCIALI
Friday, November 18, 2011 6:28:09 AM
(E NOTA PER P. ODIFREDDI)
Il livello d'istruzione nell'adulto, è direttamente proporzionale alla condizione sociale, ovvero alla propria condizione socio-economica. Questo non per capacità individuali, ma esclusivamente per condizione sociale. L'individuo che cerca di elevare la sua condizione mentale e culturale, cozza con le necessità sociali e economiche.
Si ha un bel dire che oggi la cultura è accessibile a tutti, ci sono le biblioteche, l'istruzione gratutita, internet, però, o emergi e ti collochi nella cerchia ristretta degli intelletuali, oppure tutte le fatiche risultano vane, stritolate dal rullo socio-economico. L'attuale società, non necessita di un livello d'istruzione particolarmente elevato, anche se, il lavoratore medio oggi, è a un livello d'istruzione più elevato di un lav.med. del passato; dettociò, si rimane sempre ad un livello molto al di sotto delle potenzialità del cervello umano.
Domanda: come mai? Domanda ovviamente retorica, e non priva di critiche.
Questo forse, e sottolineo forse, non vale per chi (sono pochi) ha la fortuna di fare il mestiere per il quale ha studiato, ma sicuramente vale per la strarande maggioranza della gente, che almeno una volta nella vita ha pensato: "ma come diamine si risolveva quell'espressione"; oppure "come si fanno più le divisioni?" o ancora "qual'era più la costante di Keplero o la legge di gravità, o la trasformata di Laplace? Come si trova il baricentro, com'era più la legge dei piani inclinati, e Einstein, cosa disse più? etc. etc.". Per non parlare poi dei grandi esperimenti e delle teorie che hanno cambiato il mondo.
Oggi stavo leggendo un articolo di P. Odifreddi su Le scienze, ago.2009. Per un po sono riuscito a seguirlo, poi mi sono perso tra pigrecomezzi e rapporti vari tra seni e costanti. Se penso che sono bastati "solo" 12 anni per dimenticare tutto, per dimenticare cose che 12 anni fa facevo per divertimento, mi viene uno sconforto e una depressione che sconfina nell'incazzatura.
Allora mi domando a cosa siano servite tutte quelle giornate passate a studiare, tutte quelle fatiche e quelle notti, se poi, la società non è in grado di assorbire quel livello di fatica? Se la società propone solo lavori alienanti e ripetitivi, incapace di evolvere verso quel livello sociale, economico e culturale che potenzialmente c'è?
Mi fermo quì, altrimenti comincio un monologo retorico e retrogado palloso e incocludente; tanto poi, non preoccupatevi, ora sono in ferie, appena ritorno al lavoro tutto viene inghiottito, come in BLOB, fluido mortale.....
P.S. PER PIERGIORGIO ODIFREDDI
CARO PIERGIORGIO, FONDA DELLE SCUOLE PRIVATE CON MATERNA, ELEMENTARE, MEDIE E SUPERIORI INCORPORATE, IN OGNI CITTA D'ITALIA, E RIFONDIAMO L'ISTRUZIONE IN ITALIA AVULSA DA DOGMI, RELIGIONI E RICCA DI SCIENZA E CULTURA. LA TUA BATTAGLIA TEORICO-IDEOLOGICA L'HAI FATTA, ORA PASSIAMO ALLA PRATICA. CIAO ANTONIO!
Il livello d'istruzione nell'adulto, è direttamente proporzionale alla condizione sociale, ovvero alla propria condizione socio-economica. Questo non per capacità individuali, ma esclusivamente per condizione sociale. L'individuo che cerca di elevare la sua condizione mentale e culturale, cozza con le necessità sociali e economiche.
Si ha un bel dire che oggi la cultura è accessibile a tutti, ci sono le biblioteche, l'istruzione gratutita, internet, però, o emergi e ti collochi nella cerchia ristretta degli intelletuali, oppure tutte le fatiche risultano vane, stritolate dal rullo socio-economico. L'attuale società, non necessita di un livello d'istruzione particolarmente elevato, anche se, il lavoratore medio oggi, è a un livello d'istruzione più elevato di un lav.med. del passato; dettociò, si rimane sempre ad un livello molto al di sotto delle potenzialità del cervello umano.
Domanda: come mai? Domanda ovviamente retorica, e non priva di critiche.
Questo forse, e sottolineo forse, non vale per chi (sono pochi) ha la fortuna di fare il mestiere per il quale ha studiato, ma sicuramente vale per la strarande maggioranza della gente, che almeno una volta nella vita ha pensato: "ma come diamine si risolveva quell'espressione"; oppure "come si fanno più le divisioni?" o ancora "qual'era più la costante di Keplero o la legge di gravità, o la trasformata di Laplace? Come si trova il baricentro, com'era più la legge dei piani inclinati, e Einstein, cosa disse più? etc. etc.". Per non parlare poi dei grandi esperimenti e delle teorie che hanno cambiato il mondo.
Oggi stavo leggendo un articolo di P. Odifreddi su Le scienze, ago.2009. Per un po sono riuscito a seguirlo, poi mi sono perso tra pigrecomezzi e rapporti vari tra seni e costanti. Se penso che sono bastati "solo" 12 anni per dimenticare tutto, per dimenticare cose che 12 anni fa facevo per divertimento, mi viene uno sconforto e una depressione che sconfina nell'incazzatura.
Allora mi domando a cosa siano servite tutte quelle giornate passate a studiare, tutte quelle fatiche e quelle notti, se poi, la società non è in grado di assorbire quel livello di fatica? Se la società propone solo lavori alienanti e ripetitivi, incapace di evolvere verso quel livello sociale, economico e culturale che potenzialmente c'è?
Mi fermo quì, altrimenti comincio un monologo retorico e retrogado palloso e incocludente; tanto poi, non preoccupatevi, ora sono in ferie, appena ritorno al lavoro tutto viene inghiottito, come in BLOB, fluido mortale.....
P.S. PER PIERGIORGIO ODIFREDDI
CARO PIERGIORGIO, FONDA DELLE SCUOLE PRIVATE CON MATERNA, ELEMENTARE, MEDIE E SUPERIORI INCORPORATE, IN OGNI CITTA D'ITALIA, E RIFONDIAMO L'ISTRUZIONE IN ITALIA AVULSA DA DOGMI, RELIGIONI E RICCA DI SCIENZA E CULTURA. LA TUA BATTAGLIA TEORICO-IDEOLOGICA L'HAI FATTA, ORA PASSIAMO ALLA PRATICA. CIAO ANTONIO!




