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Cronache di Sarvegia

...because every new challenge hides an opportunity

La vita in diretta (Diario di viaggio, 19 Dicembre 2010)

Mentre scrivo questo post sono quasi le 11 di notte del 19 Gennaio, e mi trovo sull'aereo Ryanair che da Torp mi sta portando ad Alghero. Ad Alghero troverò Laura, accompagnata da Papà e Mamma, che mi porteranno a passare la notte a San Gavino.

Se l'aereo fosse stato in orario, adesso mancherebbe circa mezz'ora all'atterraggio. Ma l'aereo non è in orario. È partito da Alghero in ritardo, ed è atterrato più di un'ora dopo l'orario previsto. Dopo averci imbarcato abbiamo aspettato che arrivassero a sbrinare le ali, e poi abbiamo aspettato ancora. Il decollo è avvenuto alle 22:30 circa, cosicché arriverò ad Alghero intorno all'1:30. A quel punto, mi separeranno dal letto due buone orette di macchina...

Queste vicissitudini mi danno l'occasione per far notare una particolarità delle "Cronache". Come le vere cronache, parlano quasi sempre di quello che ho fatto, non di quello che farò.

Nell'epoca di facebook, di twitter e di LinkedIn, le persone sembrano fare a gara per informare gli altri in tempo reale: non si parla di quello che si è fatto, si parla di quello che si sta facendo o che si farà. Lo si fa con molta leggerezza, non pensando che queste informazioni potrebbero essere usate anche da chi non era stato pensato come "utente finale" del messaggio, e in modi che noi non prevediamo.

Serve un esempio? Esiste. Per mostrare quanto questa leggerezza possa essere pericolosa, diversi mesi fa è stato creato un sito che si chiama "pleaserobme.com" ("please rob me" significa "per favore derubatemi"). Questo sito non faceva altro che rilanciare da twitter i messaggi delle persone che, senza pensare alle possibili conseguenze, facevano sapere che stavano partendo ("just checked in! My seven-day vacation is finally starting!"), o che rivelavano il proprio indirizzo di casa ("party at my house starts today at 21! Nowhere Street 123, Brighton"). Messaggi intesi per essere raccolti da amici e conoscenti, ma in realtà pubblici e utilizzabili da chiunque. Se questi due "tweet", ad esempio, fossero stati raccolti ad "incrociati" da un ladro, la vacanza di sette giorni del nostro amico sarebbe stata suggellata da un ritorno in una casa vuota.

Pleaserobme ora non fa più questo mestiere: aveva uno scopo educativo, ha dato il suo messaggio, e non è andato oltre. E il messaggio è: attenti, perché non è difficile collezionare informazioni che tu stesso rilasci e che possono essere usate contro di te.

Allo stesso modo, faccio fatica a capire perché le persone mettano in connessione LinkedIn e TripIt, rivelando a tutta la loro rete la destinazione e la durata dei loro viaggi. Il rischio in questo caso è minore, ma solo se si è avuta l'accortezza di non accogliere nella propria rete di connessioni dei perfetti estranei.

Ma questa accortezza non sembra avere cittadinanza neanche nella community di LinkedIn: diverse volte ho ricevuto richieste di connessione da perfetti sconosciuti, alcune per sbaglio (più che altro omonimia), altre volte perché la gente scambia LinkedIn per Facebook.

Più spesso -e qui non capisco il valore- la gente chiede agli altri di entrare in connessione con il messaggio "vorrei espandere il mio network". A parte lo stucchevole uso dell'Inglese quando l'Italiano da solo andrebbe benissimo, qual'è il vantaggio di connettersi con perfetti sconosciuti?

Facciamo un esempio realistico: sono in cerca di un nuovo lavoro, e mi interesserebbe farmi assumere dalla ACME Inc. Da un'indagine su LinkedIn scopro di avere tre contatti diretti e uno indiretto con il manager del settore IT. Se queste persone le ho conosciute davvero per averci lavorato insieme in qualche modo, non sarà difficile mandar loro un messaggio, spiegargli perché li sto contattando e chiedergli informazioni interne sulla società: come ci si trova a lavorarci, come sono gli stipendi, se il lavoro è interessante, possibilità di crescita e quant'altro. Se queste persone mi hanno conosciuto di persona e mi valutano un serio professionista, mi daranno queste informazioni a cuor leggero sapendo che non ne farò un uso inappropriato. Se la società si dimostrasse effettivamente interessante e ci fossero opportunità disponibili, a quel punto potrei chiedere ad uno dei miei contatti di mettermi in comunicazione con quel famoso manager.

Ma se invece queste persone fossero dei perfetti sconosciuti? Mi darebbero le informazioni che cerco o rimarrebbero "abbottonati"? E ammesso anche che qualche informazione me la diano, metterebbero la faccia per presentare ad un manager un perfetto sconosciuto?

Io, ve lo dico, non lo farei.

Normalmente non accetto connessioni da persone che non conosco. Se vengo contattato da persone che ritengo sconosciute, chiedo prima di tutto conferma che effettivamente ci si conosca. Se la conferma arriva, tutto OK e magari si coglie l'occasione per fare quattro chiacchiere su come sono cambiate le cose dall'ultima volta che ci siamo visti o sentiti.

Se la conoscenza che ne risulta è superficiale, o il ricordo è troppo sbiadito, faccio due cose. La prima: lascio "invecchiare" per qualche giorno la richiesta, nella speranza che ritrovarla sotto il naso di quando in quando possa aiutarmi a recuperare la memoria. Se il tempo passa ma ancora non ricordo, la accetto, ed eventualmente la "taglio" ad una revisione successiva (è successo, è successo...).

Da questo punto di vista, sono probabilmente una razza a parte anche su MyOpera, dove uso lo stesso sistema. Mi sono arrivate spessissimo richieste di "amicizia" da perfetti sconosciuti. Non me ne vogliate a male, ma le ho rifiutate tutte. Le amicizie sono cose serie, e non regalo amicizia prima di aver fatto conoscenza. Neanche su MyOpera. Mi dispiace.

In quanto a quello che scrivo su MyOpera, beh... a volte mi sono chiesto se non stavo scrivendo "troppo". Quando ho dubbi su un post lo passo al vaglio di Laura, e lo pubblico solo se lei ritiene che sia il caso. Spero di non aver commesso errori, ma se non l'ho fatto credo che succederà. Dopo tutto, sono umano anche io.

Bene. Mezz'ora di volo l'ho passata a scrivere, e un quarto d'ora a revisionare il post. Credo sia arrivata l'ora di gonfiare il mio cuscinetto, mettere i tappi per le orecchie anti-offerte-commerciali, e farmi un sonnellino. Se solo si spegnesse 'sto caspita di segnale e potessi sganciarmi la cintura di sicurezza...

Buona notte.

Opera sul NHO MagazineUn anno a Oslo