My Opera is closing 3rd of March

Cronache di Sarvegia

...because every new challenge hides an opportunity

La colonna sonora

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Mi accorgo che da un po' di tempo a questa parte le mie estati hanno una colonna sonora. L'anno scorso era costituita da "As I call you down" dei Fistful of mercy e il "Live in New York" di Dana Fuchs.

Nella colonna sonora di quest'anno sono entrati tre dischi: Love to beg di Dana Fuchs, The dreams we have as children di Noel Gallagher, e soprattutto The night before degli Hooverphonic. Di quest'ultimo disco ho trovato e comprato il CD, l'ho ascoltato molto e mi sento di farne una recensione.


La prima canzone che ho sentito di questo album è stata "Anger never dies". Ero in auto e ascoltavo distrattamente la radio, quando l'inizio della prima strofa ha richiamato la mia attenzione: l'insieme della voce e della musica mi ricordava le sonorità tipiche dei 10000 Maniacs dei tempi di Natalie Merchant, tanto che in un primo momento ho pensato che fosse lei e che fossero loro. Poi, man mano che la canzone andava avanti, diventava chiaro che la voce non era quella di Natalie, e che loro non erano i Maniacs. Purtroppo però al termine della canzone non hanno annunciato né il titolo né il gruppo.

Dopo alcuni giorni, mentre lavoravo con la radio in sottofondo, ho sentito di nuovo la stessa canzone, ma questa volta hanno dato un annuncio completo. Dico la verità, ho scaricato il disco "di straforo" e l'ho ascoltato tutto d'un fiato, e mi è piaciuto moltissimo, al punto che ho deciso di comprarlo e di provare ad ascoltare tutta la discografia degli Hooverphonic, che non conoscevo affatto.

La discografia passata degli Hooverphonic non mi ha impressionato. Il loro genere e le loro sonorità erano troppo lontani dalle mie corde, e se si eccettuano alcuni pezzi più orecchiabili degli altri, fra le quali spicca Mad about you, il resto non mi ha detto granché. Ma "The night before" è speciale. Per citare uno dei componenti della band, è un album tutto fatto di singoli.

Anger never dies e The night before sono entrambe belle canzoni che giocano molto sul suono degli archi. In Anger never dies appaiono già dall'inizio della canzone, introdotti da un rullare di timpani in fade-in, e in un certo senso trascinano, risucchiano quasi l'ascoltatore dentro la canzone. In The night before, che ha un ritmo più rapido e coinvolgente, danno dinamismo al ritornello e marcano il cambio di giro fra il ritornello e il "bridge" nella parte finale della canzone.

In queste prime due canzoni, più o meno come in tutte le altre, rimangono evidenti nell'accompagnamento gli accordi in tremolo della chitarra elettrica, pennati lentamente.

Heartbroken mi piaceva abbastanza già prima di comprare il CD, ma non mi faceva impazzire, ma quando ho comprato il CD ed ho finalmente potuto leggere il testo mi è piaciuta moltissimo. Senza leggere il testo è impossibile percepire quanto bene viene interpretata dalla cantante, Noémie Wolfs, che qui usa ampiamente tutte le sue capacità vocali, passando dai toni bassi agli alti, dal sottovoce alla voce piena, dal vellutato al rauco, quasi rabbioso; insomma, dà espressione alla canzone. Spero di riuscire a tradurre il testo e a pubblicarlo sul blog, così potrete farvene un'idea per conto vostro. Una particolarità di questa canzone è quel suo modo di "salire" nel finale, per poi spiaggiarsi, quasi terminare, e poi riprendersi ancora una volta per finire di botto. Ben arrangiato anche questo, complimenti.

Norwegian stars l'ho ascoltata da subito con un orecchio particolare, ovviamente, e mi piace molto. In questa canzone c'è un uso perculiare delle tastiere, che hanno un suono elettronico, quasi "anni 70" (pensate a un mellotron, se volete), e l'armonia sembra ad un certo punto sembra dissonante rispetto alla voce e agli altri strumenti. Ma non disturba, anzi, mi azzardo a dire che è forse l'arrangiamento più geniale dell'album. Purtroppo, dopo il massacro di Utøya del 22 Luglio, non sono più riuscito ad ascoltarla con lo stesso spirito.

In More Noémie Wolfs dà un altro esempio di come riesca a usare bene la voce, passando da toni bassi al falsetto ma sempre con un suono molto vellutato. La canzone è bella, anche se mi piace un po' meno per via di alcune parti un po' troppo strascicate per i miei gusti.

One two three è più orecchiabile che bella. Non che sia brutta, ma tende forse a stufare un po'. Anche qui evidentissime le sonorità tremolanti della chitarra elettrica.

George's café non mi piace. La canzone si trascina stancamente dall'inizio alla fine, con il ritmo scandito dalla ripetizione di tre squilli di tromba, doppiati dai rintocchi regolari della batteria. Noiosa e ripetitiva, ti violenta le orecchie, si pianta in testa come un chiodo, e ti ritrovi a canticchiarla anche se non ti piace. Gah!

Identical twin è strana. I suoni che introducono la canzone hanno anche in questo caso l'effetto di prenderti all'amo, di tirarti dentro la canzone, che alla fine non dice poi tantissimo.

Encoded love, amore in codice. Sarà che sembra scritta per un informatico specializzato in sicurezza ("so hard to break encoded love"), sarà per il ritmo coinvolgente, gli accordi sulla tastiera che sottolineano l'introduzione e gli archi che sottolineano il ritornello, sarà (ancora una volta) per il suono tremolante della chitarra elettrica, ma mi piace molto. Una delle perle di questo album, l'ultima.

How can you sleep non è brutta di per sé, ma è troppo lenta e strascicata per i miei gusti. Se Noémie Wolfs fa sognare per come usa la voce, il resto della canzone ti mette a letto.

Sunday afternoon e Danger zone, sempre per i miei gusti, sono solo noiose e non aggiungono nulla al resto del disco.

Voti
Anger never dies: 4/5
The night before: 5/5
Heartbroken: 5/5
Norwegian stars: 4/5
More: 3/5
One two three: 4/5
George's café: 2/5
Identical twin: 3/5
Encoded Love: 5/5
How can you sleep: 3/5
Sunday afternoon: 2/5
Danger zone: 2/5

Totale: 4

e bravi gli Hooverphonic!

Dal 27 Giugno al 13 AgostoBenvenuta, Patatina