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Creative Landscape

spaziotempi geek annotati

October 2009

( Monthly archive )

Vita Arte e Tempo

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In un recente scambio di commenti mi sono imbattuto in una considerazione formulata da un'amica in risposta a un video che avevo condiviso su Facebook. Il video era una clip da uno spettacolo del 1976 (Eurovision) che proponeva gruppi del nordeuropa in un contesto, per così dire, "sanremese". La considerazione è sintetizzabile in questo concetto: non ha senso esaltare arte che non abbiamo vissuto.

Ora, pur essendo evidente l'improponibilità di tale concetto preso alla lettera, visto che la sua applicazione equivarrebbe a fare un gran falò di tutta la carta stampata e i supporti audiovideo con opere da Omero a Shakespeare, da Mozart a Gorni Kramer, fino a Buster Keaton, e con queste tutto ciò che non abbiamo visto nascere, costringendoci a non apprezzare la Sagra della Primavera di Stravinsky, piuttosto che le prime esposizioni degli impressionisti francesi, solo per il fatto di non aver partecipato alla loro tumultuose e criticatissime "prime", TUTTAVIA questa relazione tra arte e tempo vissuto IN QUALCHE MODO mi interessa, e non poco.

Se per esempio una certa arte del passato arrivasse fino a noi censurando indirettamente, con il suo ricordo stereotipato e quasi sostituito al pensiero di un'epoca, altre forme d'arte viventi e operanti in quello stesso periodo in cui è nata, allora direi certamente che l'aver vissuto in quel periodo sarebbe un'ottima condizione per un giudizio più critico e attendibile. Basti pensare al nostro ridurre il diciannovesimo secolo alla musica sinfonica di corrucciati compositori dalla lunga barba, piuttosto che gli anni sessanta all'era della musica hippy e della psichedelia. Insomma: se ci sei stato puoi dire la tua meglio di chi non ci è stato.

Ma il mio interesse per la cosa ha in realtà una configurazione precisa, che può essere capita leggendo da un altro punto di vista la stessa considerazione che critico. Più che sindacare sull'apprezzamento di arti nate e vissute in tempi lontani da noi, in realtà bisognerebbe chiedersi quanto queste arti possano essere vissute oggi. Cioè: è vero che ci sono filosofi e artisti che hanno pronunciato idee così infinitamente esatte da essere valide in quanto riferite alla razza umana di ogni tempo; ma è possibile che esistano anche opere d'arte che potevano avere un senso solo in una società che non è la società attuale, con ritmi che non sono i nostri, con sistemi diffusi di contenuti che non sono quelli oggi fruibili, e via discorrendo? Secondo me sì. In altre parole io ritengo che l'arte non possa essere scardinata dal contesto in cui viene utilizzata per il solo fatto di chiamarsi arte.

A me individuo la musica degli ABBA piace, perché mi ricorda una musicalità che a sua volta mi ricorda modelli estetici, stili di vita, ritmi, concetti, idee e paesaggi che amavo. Questo amore per la musica degli ABBA può essere legato però ad amori che oggi sono privi di oggetto concreto del desiderio. Questo è un dato di fatto, uno tra i tanti con questo sapore di aporia. La domanda è semplice: come utilizzare questo bagaglio di sensazioni? A voi la risposta.

Il Maestro del Vedere: un Sogno

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Dunque. Stanotte ho fatto un sogno. Mi trovavo in un paesino senza nome, all'apice di una collina che sembrava riprodurre più un'illustrazione da minestrone surgelato che un'immagine fotografica. nella piccola piazza illuminata da un sole arancione l'atmosfera mi ricordava un matrimonio, piuttosto che l'attesa di qualche personaggio molto, molto importante, ma nel contempo quotidiano, forse un'autorità in qualche materia di pubblica utilità sociale. Non ero solo. Accanto a me stallavano anonimi figuri in giacca e cravatta, senza un volto preciso, accompagnati unicamente dalla loro quiete e dai grossi bolidi anni ottanta che giacevano parcheggiati qua e là sulla distesa di marmo . Non accadeva niente di speciale, ma nel cielo, un cielo polveroso e tiepido, esteso in ogni direzione e decorato da graziose nuvole, si intravedevano aerei, numerose sagome nere di aerei che volteggavano a varie distanze. Fine del sogno.

Al risveglio, come spesso accade, mi sono posto una domanda che poco aveva a che fare con il significato del sogno (anche perché ritengo che un sogno sia la traduzione di un flusso di sensazioni, e dunque non possa per definizione avere un significato, dato che il significato potrebbe solo essere quello del flusso di sensazioni originario), bensì con il paesaggio che nel sogno mi circondava. Dove avevo già visto quel paesaggio? Anzi, per essere più precisi: che stile aveva quel paesaggio?

La risposta è giunta attraverso un lucido ricordo. Da bambino, come penso sia successo ad altre persone della classe 1975 e giù di lì, avevo tra i vari giochi questo visualizzatore a nome 3D View-Master, un aggeggio che si "caricava" con opportuni dischi e permetteva di visualizzare, appunto, immagini stereografiche tratte da famosi film dell'epoca dedicati al giovane pubblico. Ricordo perfettamente di averne avuto uno con la cartuccia del film di animazione Bambi della Walt Disney. Ebbene, stimolato dall'ambiente onirico da poco contemplato mi pare di vedere ancora il profilo psichedelico delle vallate verdi, le sfumature di colore, la profondità dei volumi disegnati dallo sfasamento tridimensionale prodotto dal marchingegno.

Ritengo che certe immagini facciano parte del mio DNA, siano come incuneate nel mio modo di sentire e amare, sia pure a distanze incommensurabili dal tempo in cui queste cose potevano dirsi portatrici di significato. E penso che il mio afflato creativo derivi da quelle immagini.

Post per una Non-Definizione; un Ringraziamento a Brian Eno per l'Idea e a Merlin Mann per l'Immagine Ispirativa

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Puoi chiamarmi Phil. Sono:
  • un pianista
  • un tastierista in genere
  • un compositore
  • un artista
  • un amante della tecnologia
  • un amante della scrittura
  • un opinionista jazz
  • un gallerista jazz
  • un creativo ossessivo
  • un pensatore
  • un (ex) lettore accanito
  • un ascoltatore di musica di fine secolo
  • un professore
  • un disegnatore
  • uno scarabocchiatore
  • un nostalgico
  • uno storico degli anni ottanta
  • un creative writer (aspirante)
  • un blogger
  • un utilizzatore del web
  • un fanatico dell'italodisco
  • un fanatico di Merlin Mann
  • un fanatico di Brian Eno
  • un fanatico di David Byrne
  • un fanatico di Natalie Goldberg

Diario Non Cartaceo e Altre Ossessioni

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Ho iniziato a scrivere un diario. Sto utilizzando una piattaforma nuova, molto carina: si chiama Penzu, e mi piace molto perché ha un design che riproduce fedelmente i classici quadernoni che ho visto utilizzati anche da Natalie Goldberg nei suoi workshop. Si veda a tale proposito mio post con relativa clip. http://my.opera.com/philweblog/blog/2009/07/31/natalie-notebook

Ad essere precisi dovrei fare il verso a Brian Eno, che nell'introduzione al suo, di diario, diceva circa la stessa cosa, aggiungendo però di averci provato molte volte, prima di allora. Per uno come me, un diario è un oggetto piuttosto difficile da concepire nella sua interezza. Come suggeriva la carissima amica con cui chattavo oggi, io faccio molte cose. Ed è vero che ne faccio molte. Pertanto un diario, nel mio caso, è un oggetto che attira a sé un numero eccessivo di contenuti e soprattutto ambiti d'azione, tanto da farmi dire ogni volta la fatidica frase: ma sarà veramente questa la forma da dare al mio diario? Una frase estremamente efficace per indurvi a procrastinare, dunque una frase da evitare. (Vero Merlin?)

Avendo bisogno di un modello intellettuale per veicolare l'atteggiamento giusto verso i "contenuti fiume", perché il mio diario non potrebbe somigliare ad altro, mi sono ricordato di un evento statunitense che poteva fare al caso mio. Molti di voi conosceranno l'attitudine, tutta americana, ma recentemente esportata anche qui da noi, a celebrare tutto ciò che può essere celebrato in date e periodi specifici. Ebbene, esiste da tempo un evento che si chiama NaNoWriMo, abbreviazione di Mese Nazionale della Scrittura di un Romanzo. Si tratta di questo: per un mese esatto (novembre) ciascun partecipante scrive, letteralmente fino a spezzarsi il polso, un testo che arrivi a somigliare appunto a un romanzo, e che sia lungo non meno di 50.000 parole. Tutto qui. Nessuna pretesa al capolavoro, ovviamente (anche se ci sono romanzi poi andati alle stampe, sia pure partoriti in questa modalità così folle). Solo forzatura creativa, obbligo ad accelerare il pensiero in una colossale maratona di scrittura, sforzo teso all'espulsione di idee.

Per quanto io mi sia iscritto, non so se parteciperò effettivamente e attivamente. Però questa cosa mi interessa, e sento che ha a che fare con il mio diario, anche solo per questa forzata attenzione al puro output, piuttosto che per qualcosa in più che non so ancora descrivere. Insomma, vi informerò sugli sviluppi.

Il Moleskine dopo il Moleskine

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Oggi sono arrivato all'ultima pagina del mio large ruled moleskine. (Cioè, quasi. Ho lasciato due pagine finali per annotazioni.) Arrivare a finire un moleskine, piuttosto che un comune quaderno, è interessante. Mi invoglia a riassumere e definire un setting per il prossimo moleskine.

Avere un setting è importante, ma un setting scaturisce dalla conoscenza globale della nostra scrittura. Non possiamo ragionare troppo a tavolino. Dobbiamo analizzare il nostro "log" naturale, e solo dopo costruire uno schema. A questo punto mi chiedo: qual'è il MIO setting? Difficile a dirsi. Premetto che le mie attività sono molte: scrivo ed eseguo musica, collaboro con enti e associazioni che si occupano di progetti svariati, dall'arte alla società, con tutte le possibili commistioni, e poi scrivo, leggo, sgobbo, faccio da mangiare, organizzo il tempo, ho molte idee, molte cose da fare, molto materiale che si accumula, sia digitale che analogico, e via discorrendo. Un sistema organizzativo è necessario. Ma si tratta di capire quali devono essere i nostri specifici contenuti.

Giunto all'inizio di quello che sarà il mio prossimo moleskine, elenco, per me e per voi, alcune considerazioni. (Mi piace pensare a questa lista come a una canzone alla David Byrne. Una di quelle ballate americane postmoderne.)
:star: Un moleskine è un'entità riassuntiva. Non puoi (non devi!) scrivere un romanzo in un moleskine. Le sue pagine non sono fatte per il NaNoWriMo! Limitati a scrivere frasi, idee, voci di diario. Se devi approfondire, fallo altrove.
:star: Spiegazione di quanto sopra. Il mio altrove è costituito da semplici quaderni, grandi e piccoli.
:star: Hai bisogno sempre di un journal. Usa un quaderno a righe, e leggiti questo mio articolo. http://my.opera.com/philweblog/blog/metodo-gisa-modestamente-mio-e-gratis

Say Hallo: Opera Unite su Opera 10 New Beta

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Vi ricordate del mio post su Opera Unite? http://my.opera.com/philweblog/blog/2009/08/21/unite-una-rivoluzione Ebbene: Opera ha ufficialmente rilasciato la versione 10 con il plugin apposito per trasformare il vostro computer (anche più di uno, se volete, con nomi diversi identificati da altrettanti indirizzi) in un server. La potete scaricare qui: http://www.opera.com/browser/next

Sto scrivendo questo articolo da un sistema operativo appena istallato su di una vecchia macchina (Linux Crunchbang, se vi interessa; una cosa minimalista). Sto provando Unite esattamente su questo, e funziona alla perfezione. Ora attendo idee dai lettori.

Chiedendomelo, ovviamente avrete il testo con tutte le password per entrare. In alternativa potete chiedermelo direttamente all'indirizzo del mio Unite.

http://work.philweblog.operaunite.com (Per ora ci trovate poco nulla. Una canzoncina della indie band in cui suonò Merlin Mann e una foto avatar del sottoscritto.)
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