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Creative Landscape

spaziotempi geek annotati

STICKY POST

Phil & Creative Landscape

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Mi chiamo Filippo, ma puoi chiamarmi Phil. Sono del 1975. Sono un compositore, pianista e tastierista. Lavoro soprattutto in ambito teatrale (scrivo ed eseguo musiche originali), e collaboro come giornalista e animatore culturale con il Rovigo Jazz Club, di cui curo il blog ufficiale. Oltre a questo mi interesso di progetti sociali e culturali legati alla cooperazione. Amo disegnare, leggere e scrivere.

Il mio immenso interesse per la creatività (anche se dovrei dire l'ossessione per la creatività in tutte le forme e salse, conseguente al profondo vuoto di stimoli generato dall'Auditel e da altre macchine distruttrici a partire dalla fine degli anni ottanta in Italia) mi ha portato ad animare eventi legati al pensiero laterale, all'innovazione e in generale a tutti quegli ambiti formativi, artistici e sociali aventi a che fare con la produzione e condivisione di idee. Creative Landscape è un mio diario personale legato all'uso creativo delle cose, tecnologiche e non.

Il mio blog personale è Phil Place:
http://philplace.vox.com

Vita Arte e Tempo II - Precisazioni

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Rispondo con questo post ai commenti suscitati da quest'altro

Cara Amica Che Non Ama Gli ABBA,

Tornando sulle vie del nostro fraintendimento, che ritengo tuttavia sottendere ampi margini di reale divergenza (ovviamente serena, almeno da parte del sottoscritto), ma in ben altri ambiti, ti scrivo queste considerazioni perché tu possa interpretare meglio quello che volevo dire, e soprattutto quello che sono.

Il mio giudizio sull'arte (dunque NON su ricordi e nostalgie, che all'arte possono fondersi pur mantenendo una loro individualità e complessità autonoma, ma che secondo me sono tutt'altra cosa) è un giudizio del tutto avulso da considerazioni sulla storia, sulla cultura, sulla società e via discorrendo. Per esempio: apprezzare, come apprezzo, moltissima editoria degli anni settanta non significa dire così su due piedi "vorrei che tornassero gli anni settanta". Non ho vissuto gli anni settanta. Posso ricostruire alcune cose di quegli anni, e posso giudicarle negative e positive. Ma questo è (1) un'altro paio di maniche, e (2) una questione banalmente senza molto significato, visto che comunque non abbiamo la macchina del tempo. Ergo, nessuna volontà nostalgica in senso storico.

Una cosa è certa. La maggior parte degli oggetti artistici che si producono ex novo oggi, e in generale le ritmiche del cinema di oggi, la televisione di oggi, i libri di oggi, NON MI PIACCIONO. Punto e basta. Questo è un fatto innegabile che ti confermo, e non mi pare il caso di utilizzare questo spazio per dirti il perché la maggior parte di ciò di cui parlo non mi aggrada e non mi somiglia: ci metterei veramente troppo a scriverne, e penso che sarei io il primo a non voler leggere queste argomentazioni, anche perché, a ben vedere, ritengo che si tratti di amori a prima vista e dunque di sensazioni non esportabili, né tantomeno condivisibili sulla base di ragionamenti.

I miei ricordi - quelli concreti, quelli che ho vissuto - sono sostanzialmente legati a tutti gli anni ottanta, e lì penso di poter affermare le cose con una certa perentorietà. Ma attenzione: una parte degli anni ottanta era ANCHE formata da oggetti artistici che non si erano prodotti negli stessi, ma molto, molto prima. La maggior parte dei serial televisivi erano statunitensi e venivano dalla metà dei settanta per non dire più indietro. Le programmazioni saccheggiavano a piene mani anche altrove: le comiche degli anni quaranta, così come l'horror anni sessanta, così come i mistery anni trenta, così come i classici anni quaranta e cinquanta, il tutto in un'atmosfera dove il presente era immerso in una miriade di espressioni della memoria collettiva molto, molto remota, specie a livello documentaristico. E sto parlando solo di audiovisivi, e non di musica, non di letteratura.

(Piccolo dettaglio. Avrai notato che io non parlo mai di quello che è venuto subito dopo gli anni ottanta, cioè di quello che dovrebbe identificarsi nel periodo dei miei vent'anni circa. E la ragione è semplice. In quell'epoca, ma a ben vedere DA quell'epoca, il panorama ha incominciato a lasciarmi sempre più indifferente. Tanto per dirti quanto il mio giudizio sulle cose sia slegato da periodi storico-personali che dovrei ricordare con passione, esattamente come accade per quei vecchi che esaltano il ventennio e l'epoca in cui "i treni arrivavano in orario", per il solo fatto che la loro giovinezza avvenne lì.)

Nei MIEI anni ottanta ho ascoltato concerti (RadioTre) che oggi - nell'era del podcast e del villaggio globale - posso solo sognarmi, ma questi concerti erano spesso registrazioni di almeno trent'anni prima; e ho letto libri che oggi sono definitivamente fuori catalogo e che quasi sempre erano stati stampati da almeno dieci anni, e scritti decine e decine di anni ancora prima. Cioè: penso che solo una minima parte delle cose ascoltate in quegli anni potesse essere rappresentativa DEL SOLO PERIODO IN CUI NE FRUIVO. Ergo, se parlo di nostalgia posso parlare solo e unicamente di tre cose: (1) di oggetti che mi ricordano momenti che ho vissuto, per il semplice fatto di essere indissolubilmente legati a quei momenti (indipendentemente dalla lor data di produzione); (2) di oggetti che mi RICORDANO stili e modalità di un tempo che ho vissuto, pur non appartenendo al mio passato di fruitore, bensì a mondo ed epoche che non ho conosciuto e che non vorrei neppure conoscere; (3) di oggetti che semplicemente mi piacciono, e che però trovo in forma di citazione, brandello, clip, estratto, rarità introvabile. Nessuna esaltazione di epoche storiche, insomma, ma solo esaltazione di ciò che sento.

Da qui a costruire, come tu dici, un panegirico nostalgico su tempi che non ho vissuto, mi pare che ce ne voglia. Non ho alcuna intenzione di esaltare tutta la seconda metà degli anni settanta per il semplice fatto che mi piace la musica degli ABBA. Adorare la poesia di Baudelaire non credo voglia dire desiderare il ritorno delle epidemie di sifilide che imperversavano nel diciannovesimo secolo.

C'è però un dettaglio su cui, a parte appunto aggiustamenti su cosa si vuol dire con il tale termine e la tale espressione, mi trovo del tutto in disaccordo, che è quello secondo il quale tu ritieni che io, se avessi avuto diciotto anni all'epoca in cui li avevi tu, avrei ascoltato e apprezzato la musica di determinati generi, e detestato quella appartenente ad altri. Scusa, ma questo atteggiamento mi sembra da un lato piuttosto opinabile, non tanto per il suo contenuto (che al limite può essere vero) quanto per la sicurezza con cui lo affermi; e dall'altro lato (e più seriamente) discutibile in termini di relazione tra gusti e giudizio sulla persona. Cioè, mi sembra un po' pretenziosa l'idea di poter sindacare a priori sui gusti di una persona, peraltro in tempi del tutto avulsi da quelli anagrafici della stessa; e mi pare riduttivo e ghettizzante pensare che la tal musica sia indicativa di un certo stato, come dire, sociale e psicofisico.

Sarebbe come dire, cosa che peraltro una volta si faceva, che il tale tratto somatico è indicativo della follia, della demenza, della furia omicida. Cioè, è ovvio che un atteggiamento, come dire, monoideista, verso una tale forma d'arte può farmi supporre qualcosa sul tale individuo che la presenta come tratto distintivo. Se vedessi un liceale andare sempre e solo ai rave party, potrei anche ragionevolmente SUPPORRE un suo uso di droghe sintetiche, ma sarebbe una supposizione da dimostrare con prove ben più concrete, esattamente come sarebbero da dimostrare - relativamente a un preciso individuo - tutti gli altri possibili pregiudizi che legano il tal gusto alla tale appartenenza.

Il piano del nostro disaccordo è legato però a un quadro mentale preciso, che spiega perfettamente la nostra divergenza in modo molto comprensibile. Tu ragioni in termini sociali, e probabilmente, anzi certamente, ci azzecchi. Nei grandi numeri, quello che ho chiamato pregiudizio nei confronti dei rave pary in effetti non è un pregiudizio, ma una realtà. Probabilmente, se andassi a scandagliare la vita relazionale e sessuale di un campione di mille ragazze ventenni che ascoltano solo i Massive Attack e i Tokyo Hotel, e lo confrontassi con un campione analogo composto da ragazze della medesima età, che invece preferiscono ascoltare solo Mina e Astor Piazzolla, PROBABILMENTE E CERTAMENTE scoprirei che il primo campione ha comportamenti totalmente diversi dal secondo. Ma questo non vuol dire che non esistano singoli individui (questa è la parola chiave) che ascoltano entrambe le cose, piuttosto che elementi del primo insieme che hanno caratteristiche del secondo e viceversa. Cioè, se è risaputo che le belle ragazze le trovi negli ultimi banchi, questo non vuole dire che tutte le ragazze intelligenti e studiose siano automaticamente delle racchie, e viceversa anche qui.

Riassumendo, il tuo quadro di riferimento - perfettamente funzionante a livello metodologico statistico - è però improntato su grandi numeri, movimenti sociali, tendenze macro. Il mio è l'esatto opposto: si basa sul singolo individuo, sulla sua unicità. Non dico che il mio metodo sia migliore del tuo. Anzi, il mio, da molti punti di vista, è il peggiore. Ma io so benissimo che il mio è il peggiore, solo che non lo applico dove può definirsi peggiore.

Detto questo, c'è però da affrontare una seconda tematica, per molti versi molto, molto più importante della prima, che è quella del giudizio. Se affermare cose tipo "negli anni settanta un diciottenne che ascoltava la musica degli ABBA era uno sfigato secchione campagnolo" può avere una sua consistenza statisticamente apprezzabile, per quanto, come detto, questo far di tutta l'erba un fascio possa anche essere una generalizzazione che nel caso specifico non funziona, mi chiedo e ti chiedo: hai qualcosa contro gli sfigati secchioni campagnoli? A me l'espressione "sfigato secchione campagnolo" suona esattamente come tante altre etichette, che vedo simili a contenitori tanto colorati e vistosi quanto vuoti, esattamente come le bestemmie pronunciate da un ragazzino delle scuole medie per farsi notare dai coetanei. Tanto per dirtene una, io non ho mai fumato cannabis, non ho mai sentito il bisogno di farmi una canna e non ho mai cercato di farmelo venire a forza per effetto di pregiudizi sulla sua utilità. Non ho mai disdegnato l'alcool, ma penso si possa essere giovani e felici senza essersi mai presi una sbronza. Questa cosa non mi rende avverso né a chi sfumacchia né a chi si ubriaca. Mi rende avverso a chi fuma sigarette perché altrimenti non si sente accettato. Non solo, ritengo che filosofie e rituali volti a trasformare l'azione di un signolo individuo nella funzione necessaria entro una certa comunità siano pericolose, e in ogni caso riduttive. Per quel che mi riguarda la vita di uno sfigato secchione campagnolo può essere molto più interessante della vita di un qualsiasi appartenente a qualsiasi altro insieme in altro modo etichettabile. Più che uno sfigato secchione campagnolo mi piacerebbe conoscere Marco Rossi e Mario Bianchi.

Ora, so benissimo che le tue affermazioni sono condivisibili da molti punti di vista: il solo fatto che tu le esprima penso sia sufficiente a decretarne una validità e sostenibilità. Se ho dato l'impressione di voler portare avanti campagne globali contro la tale cosa e a favore della tale altra, non era voluto, anche perché ritengo che campagne di questo genere siano ridicole. Ma il mio campo d'azione è molto ristretto. Se parlo, non parlo del mondo, parlo di me, e per me è già tanto. Se mi piace il latte con i cereali Kellogg's, e vengo a sapere che la Kellogg's sfrutta i lavoratori nelle piantagioni, vorrà dire che comprerò un'altra marca di cereali; ma non è che per questo i cereali Kellogg's cessino di piacermi. Se non ho avuto modo di conoscere molta bella musica che negli anni settanta si affiancava a quella degli ABBA, peggio per me, dovevo nascere prima; non vedo però perché non desiderare una nascita ancora più anteriore. Non si può conoscere tutto. Mi accontento di ciò che mi piace.

Vita Arte e Tempo

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In un recente scambio di commenti mi sono imbattuto in una considerazione formulata da un'amica in risposta a un video che avevo condiviso su Facebook. Il video era una clip da uno spettacolo del 1976 (Eurovision) che proponeva gruppi del nordeuropa in un contesto, per così dire, "sanremese". La considerazione è sintetizzabile in questo concetto: non ha senso esaltare arte che non abbiamo vissuto.

Ora, pur essendo evidente l'improponibilità di tale concetto preso alla lettera, visto che la sua applicazione equivarrebbe a fare un gran falò di tutta la carta stampata e i supporti audiovideo con opere da Omero a Shakespeare, da Mozart a Gorni Kramer, fino a Buster Keaton, e con queste tutto ciò che non abbiamo visto nascere, costringendoci a non apprezzare la Sagra della Primavera di Stravinsky, piuttosto che le prime esposizioni degli impressionisti francesi, solo per il fatto di non aver partecipato alla loro tumultuose e criticatissime "prime", TUTTAVIA questa relazione tra arte e tempo vissuto IN QUALCHE MODO mi interessa, e non poco.

Se per esempio una certa arte del passato arrivasse fino a noi censurando indirettamente, con il suo ricordo stereotipato e quasi sostituito al pensiero di un'epoca, altre forme d'arte viventi e operanti in quello stesso periodo in cui è nata, allora direi certamente che l'aver vissuto in quel periodo sarebbe un'ottima condizione per un giudizio più critico e attendibile. Basti pensare al nostro ridurre il diciannovesimo secolo alla musica sinfonica di corrucciati compositori dalla lunga barba, piuttosto che gli anni sessanta all'era della musica hippy e della psichedelia. Insomma: se ci sei stato puoi dire la tua meglio di chi non ci è stato.

Ma il mio interesse per la cosa ha in realtà una configurazione precisa, che può essere capita leggendo da un altro punto di vista la stessa considerazione che critico. Più che sindacare sull'apprezzamento di arti nate e vissute in tempi lontani da noi, in realtà bisognerebbe chiedersi quanto queste arti possano essere vissute oggi. Cioè: è vero che ci sono filosofi e artisti che hanno pronunciato idee così infinitamente esatte da essere valide in quanto riferite alla razza umana di ogni tempo; ma è possibile che esistano anche opere d'arte che potevano avere un senso solo in una società che non è la società attuale, con ritmi che non sono i nostri, con sistemi diffusi di contenuti che non sono quelli oggi fruibili, e via discorrendo? Secondo me sì. In altre parole io ritengo che l'arte non possa essere scardinata dal contesto in cui viene utilizzata per il solo fatto di chiamarsi arte.

A me individuo la musica degli ABBA piace, perché mi ricorda una musicalità che a sua volta mi ricorda modelli estetici, stili di vita, ritmi, concetti, idee e paesaggi che amavo. Questo amore per la musica degli ABBA può essere legato però ad amori che oggi sono privi di oggetto concreto del desiderio. Questo è un dato di fatto, uno tra i tanti con questo sapore di aporia. La domanda è semplice: come utilizzare questo bagaglio di sensazioni? A voi la risposta.

Il Maestro del Vedere: un Sogno

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Dunque. Stanotte ho fatto un sogno. Mi trovavo in un paesino senza nome, all'apice di una collina che sembrava riprodurre più un'illustrazione da minestrone surgelato che un'immagine fotografica. nella piccola piazza illuminata da un sole arancione l'atmosfera mi ricordava un matrimonio, piuttosto che l'attesa di qualche personaggio molto, molto importante, ma nel contempo quotidiano, forse un'autorità in qualche materia di pubblica utilità sociale. Non ero solo. Accanto a me stallavano anonimi figuri in giacca e cravatta, senza un volto preciso, accompagnati unicamente dalla loro quiete e dai grossi bolidi anni ottanta che giacevano parcheggiati qua e là sulla distesa di marmo . Non accadeva niente di speciale, ma nel cielo, un cielo polveroso e tiepido, esteso in ogni direzione e decorato da graziose nuvole, si intravedevano aerei, numerose sagome nere di aerei che volteggavano a varie distanze. Fine del sogno.

Al risveglio, come spesso accade, mi sono posto una domanda che poco aveva a che fare con il significato del sogno (anche perché ritengo che un sogno sia la traduzione di un flusso di sensazioni, e dunque non possa per definizione avere un significato, dato che il significato potrebbe solo essere quello del flusso di sensazioni originario), bensì con il paesaggio che nel sogno mi circondava. Dove avevo già visto quel paesaggio? Anzi, per essere più precisi: che stile aveva quel paesaggio?

La risposta è giunta attraverso un lucido ricordo. Da bambino, come penso sia successo ad altre persone della classe 1975 e giù di lì, avevo tra i vari giochi questo visualizzatore a nome 3D View-Master, un aggeggio che si "caricava" con opportuni dischi e permetteva di visualizzare, appunto, immagini stereografiche tratte da famosi film dell'epoca dedicati al giovane pubblico. Ricordo perfettamente di averne avuto uno con la cartuccia del film di animazione Bambi della Walt Disney. Ebbene, stimolato dall'ambiente onirico da poco contemplato mi pare di vedere ancora il profilo psichedelico delle vallate verdi, le sfumature di colore, la profondità dei volumi disegnati dallo sfasamento tridimensionale prodotto dal marchingegno.

Ritengo che certe immagini facciano parte del mio DNA, siano come incuneate nel mio modo di sentire e amare, sia pure a distanze incommensurabili dal tempo in cui queste cose potevano dirsi portatrici di significato. E penso che il mio afflato creativo derivi da quelle immagini.

Diario Non Cartaceo e Altre Ossessioni

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Ho iniziato a scrivere un diario. Sto utilizzando una piattaforma nuova, molto carina: si chiama Penzu, e mi piace molto perché ha un design che riproduce fedelmente i classici quadernoni che ho visto utilizzati anche da Natalie Goldberg nei suoi workshop. Si veda a tale proposito mio post con relativa clip. http://my.opera.com/philweblog/blog/2009/07/31/natalie-notebook

Ad essere precisi dovrei fare il verso a Brian Eno, che nell'introduzione al suo, di diario, diceva circa la stessa cosa, aggiungendo però di averci provato molte volte, prima di allora. Per uno come me, un diario è un oggetto piuttosto difficile da concepire nella sua interezza. Come suggeriva la carissima amica con cui chattavo oggi, io faccio molte cose. Ed è vero che ne faccio molte. Pertanto un diario, nel mio caso, è un oggetto che attira a sé un numero eccessivo di contenuti e soprattutto ambiti d'azione, tanto da farmi dire ogni volta la fatidica frase: ma sarà veramente questa la forma da dare al mio diario? Una frase estremamente efficace per indurvi a procrastinare, dunque una frase da evitare. (Vero Merlin?)

Avendo bisogno di un modello intellettuale per veicolare l'atteggiamento giusto verso i "contenuti fiume", perché il mio diario non potrebbe somigliare ad altro, mi sono ricordato di un evento statunitense che poteva fare al caso mio. Molti di voi conosceranno l'attitudine, tutta americana, ma recentemente esportata anche qui da noi, a celebrare tutto ciò che può essere celebrato in date e periodi specifici. Ebbene, esiste da tempo un evento che si chiama NaNoWriMo, abbreviazione di Mese Nazionale della Scrittura di un Romanzo. Si tratta di questo: per un mese esatto (novembre) ciascun partecipante scrive, letteralmente fino a spezzarsi il polso, un testo che arrivi a somigliare appunto a un romanzo, e che sia lungo non meno di 50.000 parole. Tutto qui. Nessuna pretesa al capolavoro, ovviamente (anche se ci sono romanzi poi andati alle stampe, sia pure partoriti in questa modalità così folle). Solo forzatura creativa, obbligo ad accelerare il pensiero in una colossale maratona di scrittura, sforzo teso all'espulsione di idee.

Per quanto io mi sia iscritto, non so se parteciperò effettivamente e attivamente. Però questa cosa mi interessa, e sento che ha a che fare con il mio diario, anche solo per questa forzata attenzione al puro output, piuttosto che per qualcosa in più che non so ancora descrivere. Insomma, vi informerò sugli sviluppi.

Il Moleskine dopo il Moleskine

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Oggi sono arrivato all'ultima pagina del mio large ruled moleskine. (Cioè, quasi. Ho lasciato due pagine finali per annotazioni.) Arrivare a finire un moleskine, piuttosto che un comune quaderno, è interessante. Mi invoglia a riassumere e definire un setting per il prossimo moleskine.

Avere un setting è importante, ma un setting scaturisce dalla conoscenza globale della nostra scrittura. Non possiamo ragionare troppo a tavolino. Dobbiamo analizzare il nostro "log" naturale, e solo dopo costruire uno schema. A questo punto mi chiedo: qual'è il MIO setting? Difficile a dirsi. Premetto che le mie attività sono molte: scrivo ed eseguo musica, collaboro con enti e associazioni che si occupano di progetti svariati, dall'arte alla società, con tutte le possibili commistioni, e poi scrivo, leggo, sgobbo, faccio da mangiare, organizzo il tempo, ho molte idee, molte cose da fare, molto materiale che si accumula, sia digitale che analogico, e via discorrendo. Un sistema organizzativo è necessario. Ma si tratta di capire quali devono essere i nostri specifici contenuti.

Giunto all'inizio di quello che sarà il mio prossimo moleskine, elenco, per me e per voi, alcune considerazioni. (Mi piace pensare a questa lista come a una canzone alla David Byrne. Una di quelle ballate americane postmoderne.)
:star: Un moleskine è un'entità riassuntiva. Non puoi (non devi!) scrivere un romanzo in un moleskine. Le sue pagine non sono fatte per il NaNoWriMo! Limitati a scrivere frasi, idee, voci di diario. Se devi approfondire, fallo altrove.
:star: Spiegazione di quanto sopra. Il mio altrove è costituito da semplici quaderni, grandi e piccoli.
:star: Hai bisogno sempre di un journal. Usa un quaderno a righe, e leggiti questo mio articolo. http://my.opera.com/philweblog/blog/metodo-gisa-modestamente-mio-e-gratis

Say Hallo: Opera Unite su Opera 10 New Beta

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Vi ricordate del mio post su Opera Unite? http://my.opera.com/philweblog/blog/2009/08/21/unite-una-rivoluzione Ebbene: Opera ha ufficialmente rilasciato la versione 10 con il plugin apposito per trasformare il vostro computer (anche più di uno, se volete, con nomi diversi identificati da altrettanti indirizzi) in un server. La potete scaricare qui: http://www.opera.com/browser/next

Sto scrivendo questo articolo da un sistema operativo appena istallato su di una vecchia macchina (Linux Crunchbang, se vi interessa; una cosa minimalista). Sto provando Unite esattamente su questo, e funziona alla perfezione. Ora attendo idee dai lettori.

Chiedendomelo, ovviamente avrete il testo con tutte le password per entrare. In alternativa potete chiedermelo direttamente all'indirizzo del mio Unite.

http://work.philweblog.operaunite.com (Per ora ci trovate poco nulla. Una canzoncina della indie band in cui suonò Merlin Mann e una foto avatar del sottoscritto.)

Il Moleskine è Italiano

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Stavo leggendo il blog di Keri Smith quando ho capito. Non si tratta di fare tanti giri di parole. Basta una semplice frase: in Italia nessuno pubblicherebbe un libro del genere, né come traduzione, né tanto meno come opera di autore italiano.

Sto parlando appunto di This Is Not a Book, ultima fatica, sempre dadaista, di questa fantastica autrice che approfondisce ancora una volta l'esplorazione delle cose che sembrano banali ma non lo sono. Ed è esattamente questo genere di contenuti non pubblicabili qui da noi che mi spinge, controcorrente, ad essere il più possibile creativo. Per capire il quadro, per interpretare ciò che non c'è. Ma soprattutto, per delineare dimensioni possibili della creatività.

Dopotutto, il Moleskine l'abbiamo inventato noi!

Moleskine Ritrovati

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A distanza di certo oltre un decennio, in mezzo a cataste di cianfrusaglie stratificate, ritrovo alcuni moleskine che compilai (incredibilmente, da cima a fondo!), con un'incredibile profusione di guizzi e sensazioni della giovinezza.

Ho iniziato a usare i moleskine sostanzialmente da quando furono reinventati. Un grazie a Modo & Modo per questa sua idea, insomma. All'epoca, lo ricordo, i moleskine avevano formati leggermente diversi da quelli attuali. Piace molto riscoprirli. Ho riscoperto anche la voce che avevo allora. Una voce incredibilmente simile, per contenuto e immagini, a quella che ho oggi. (Questione di essenza?) Una cosa è certa: ritrovare significa proporre a sé stessi nuove idee di utilizzo.

Un moleskine è soprattutto un luogo dove annotare idee, svilupparle in schemi e tradurle in azioni. Un moleskine dovrebbe servire solo a questo. Scrivere, sovrascrivere, tradurre.


Aggiornamento
Ho regalato tutti questi miei moleskine ad Angie in occasione del suo ventiseiesimo compleanno. Mi pare le siano piaciuti. Anche il budino le è piaciuto.

Post-it Reinventati: un Post Fiume

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Tutti voi conoscete i Post-it, no? L'uso di questi foglietti colorati "attacca e stacca" è abbastanza ovvio: servono sostanzialmente a ricordarci qualcosa, come un nome, un appuntamento, un'idea, sfruttando la possibilità di essere appiccicati all'oggetto fisico al quale il promemoria si riferisce.

L'idea di fondo è questa. Poi sono state create delle varianti: post-it digitali, post-it con un adesivo più forte, post-it segnalibri, e via discorrendo... Gli usi creativi di un oggetto del genere sono e possono essere molti. Girando per il Web se ne trovano parecchi. (Provate un po' a digitare "post-it art" su Google.) Ma quello che più mi affascina è legato a questo specifico blog:

http://thingsweforget.blogspot.com

In sostanza un post-it "poetico e comunicativo" (un post-it che suppongo essere del tipo super sticky, cioè di quelli con il collante più adatto alle superfici difficili tipo vetro, cemento e metallo) viene (1) fotografato in primo piano, (2) incollato fisicamente in un certo punto di una certa città, (3) fotografato in quest'ultimo luogo e lì abbandonato. Il tutto viene immortalato nel blog con un post contenente le due fotografie più una breve descrizione. Ora, perché questo blog mi piace tanto? Penso che si tratti di un'intuizione. Questa modalità d'uso mi interessa perché ci vedo varie applicazioni.

Un post-it può essere messo su un muro senza imbrattarlo. :smile: Insomma, uno strumento di comunicazione urbana "stile guerrilla art" molto più efficace e affascinante di qualsiasi pennarello e bomboletta spray, ma privo di effetti deturpanti. Ve lo immaginate? Coprire i muri di messaggi che possono poi essere raccolti come fiori dal primo passante. Geniale!

Più semplicemente, il post-it, se opportunamente caratterizzato, può essere un'ottimo veicolo per messaggi a noi stessi e agli altri entro una zona circostante al nostro agire. Può diventare perfetto microcapolavoro da spostare a piacimento per mobilitare un pensiero al di fuori della nostra voce.

Ho alcuni post-it rosa del tutto inutilizzati. Ho notato che un effetto stupendo si ottiene scrivendoci sopra con inchiostro rosso (meglio se UniPosca, anche a punta media), piuttosto che in arancione (anche con un semplice pennarello). Ho intenzione di usarli tutti per disseminare istruzioni ovunque.

Considerando poi che ho anche un UniPosca verde... :hat:

A proposito. Di recente ho scoperto che da Mondadori, il megastore di libri in centro a Padova, vendono anche gli (introvabili) UniPosta a punta sottile. Ne ho comprati due, nero e azzurro. Scrivono perfettamente ovunque e sostanzialmente non attraversano la carta, nemmeno quella abbastanza sottile dei moleskine. Sono perfetti per disegnare mappe mentali (volendole considerare disegni in tutto e per tutto), e ancora più per la scrittura su post-it. Il binomio post-it e UniPosca per me ora equivale a "coloratissimo quadrato di informazione removibile e semipermanente", con tutti gli utilizzi che posso farne, e sono molti. Esplorerò il concetto e, soprattutto, le combinazioni cromatiche più efficaci. Per esempio, mi piace molto questa tavolozza qui a fianco. Si chiama Berry Pickin', gentilmente offerta da Colour Lovers.

Unite | Rivoluzione & Presentazione

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Opera Browser è, appunto, un browser, come Explorer, Safari e Firefox. Lo hanno fatto in Norvegia, e non è semplicemente un aggeggio per navigare in rete, ma anche una piattaforma per scrivere annotazioni, scrivere e ricevere mail e feed rss come in un normale client di posta elettronica, e fare altre cose in un ambiente software integrato. Ma non solo. Opera è anche una community che ospita blog, spazi personali di condivisione, servizi di sincronizzazione dei segnalibri stivati nel browser principale, etc...

Da tempo sto pensando di trasformare Opera Browser in una personale piattaforma per lo sviluppo creativo a trecentosessanta gradi. La scelta di chiamare Creative Landscape il mio blog su My.Opera non è un caso. Ma non è direttamente di questo che volevo parlare, bensì di una novità che sembra poter delineare una rivoluzione sul web. Sto parlando di Opera Unite, l'ultimo ritrovato di Opera Labs. Di cosa si tratta? Vediamo di spiegarlo in due parole.

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Il Mio Metodo Oggi

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Arrivare a un metodo globale è, ovviamente, una questione di gradualità, sperimentazione e miglioramento fondato sull'ampliamento dell'esperienza. Non penso possa esistere un metodo dei metodi. Non esiste nemmeno il migliore metodo del mondo. Esistono consigli e buone prassi, idee, concetti ragionevolissimi da applicare in mille modi, e via discorrendo.

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Natalie Notebook

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Cercando Natalie Goldberg su YouTube trovo questo video. Natalie scrive su grandi notes spiralati, con fogli già pronti per l'inserimento in quaderni ad anelli. Lo farò pure io. Anzi, l'ho già fatto. Sono riuscito a trovarne uno e ho iniziato a scriverci sopra. Molto comodo. Ispirativo. Adesso mi servirebbe solo un bistrò nel New Mexico, con tavoli abbastanza grandi da fungere da scrivania.

Il Metodo e la Passione


Ho pensato a questo blog come diario di una possibile evoluzione personale in ambito creativo. Da questo punto di vista mi piace pensarlo come una "quasi vetrina" di idee e configurazioni messe in comune con i miei simili. Intendiamoci: uno come me non è che trovi molto facile trovare suoi simili, ma penso che questa regola generale abbia molte microscopiche eccezioni.

♫ Il Mio Grande Insegnamento (a Me Stesso) sulla Creatività ♫
Nella creatività non esistono metodi universali, ma concetti e atteggiamenti da applicare in modo fortemente personalizzato alle impostazioni di sistema del singolo utente. La Passione è il fulcro della motivazione per definire il nostro Metodo. Dobbiamo focalizzarci su ciò che veramente ci appassiona, e ciò che risponde a questa caratteristica è secondo me un mix di elementi vari, valutati in modo creativo.

Penso che ciascuno di noi a un certo punto sperimenti la sensazione, sempre più oggettiva, di essere giunto a una sorta di limite superiore. Ebbene, le mie personali Colonne d'Ercole possono esprimersi in questa perifrasi: Questo mondo mi tedia profondamente.

Drive + Moblogging

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La funzione "collage" di Picasa è ottima per sintetizzare concetti in una foto unica. Ecco un esempio di quello che si può vedere quando sono in auto, nella notte. Mi piace questa idea di desktop notturno con inserti ai fosfori verdi.

Ho imparato come usare il mio telefono per fare foto e riversare con una certa agevolezza nel notebook. La cosa permetterà nuove espressività. :smile:

Il Miglior Sistema Organizzativo del Cosmo

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Leggo oggi di questo Mark Forster (sembra il nome di una birra! :cheers:) che ha ideato un sistema organizzativo semplificato rispetto al Getting Things Done. Si chiama Get Everything Done.

Lo leggo. Interessante, molto interessante. Leggetelo anche voi.

http://www.markforster.net/italian/

Piccolo dettaglio: ci avevo già pensato io, e da un bel pezzo.

http://my.opera.com/philweblog/blog/metodo-gisa-modestamente-mio-e-gratis?cid=6408575#comment6408575

The Very Very Creative Place

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Il mio spazio di lavoro. Un tormentone, direi. Unità minimale, essenza, distillato: uno spazio di lavoro rappresenta il grado zero della creatività.

:idea: I post-it funzionano. Ora li uso fronte e retro, secondo una piegatura intelligente appena ideata. Come segnaposto incollati sulla scrivania, piuttosto che su altre superfici, sono ottimi. :up:

Lupin III Prima Serie - Grazie YouTube!

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Tra i numerosi miti dell'infanzia di uno come me (1975) non può mancare un anime che ha fatto, letteralmente, la storia dell'animazione giapponese, ponendosi in certo qual modo come unicum insuperato. Sto parlando di Lupin III, personaggio forgiato dal disegnatore in arte Monkey Punch, che è stato proposto in tre serie di cartoni animati, ma che di fatto ha espresso il suo massimo (almeno per quel che mi riguarda, ma penso di essere tra molti) solo nella prima.

Oggetto di culto tra i veri appassionati, e più in generale icona di un'intera generazione, Lupin III (rigorosamente prima serie), andato in onda qui in Italia nella prima metà degli Anni Ottanta, porgeva caratteristiche oggi introvabili in un prodotto di animazione, tanto da rappresentare l'unico vero cartone underground della storia. Atmosfere nostalgiche, oscure, estremamente fantasiose e a tratti oniriche e surreali, ma soprattutto un'insuperata originalità del soggetto e dei singoli personaggi, precisissimi e indimenticabili. Insomma, un capolavoro d'altro sapore rispetto alle ipertrofiche e insipide produzioni dell'oggi.

Ebbene: un applauso per YouTube, che grazie a un utente che non smetterò mai di ringraziare ci propone tutta la serie, puntata per puntata.:cheers:

(Penso veramente che passerò parecchio tempo a downloadare.)

Nulla di Più Interessante + Colors

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Penso non esista nulla di più interessante del sintetizzare. Oggi, mentre scribacchiavo annotazioni organizzative nel mio Moleskine Agenda, mi sono detto: e se usassi tutto il Moleskine Agenda, integrando anche il mio todolist temporalizzato? Ci ho pensato un po' e ho visualizzato lo schema generale:

1) pagina di sinistra - agenda;
2) pagina di destra - lista di cose da fare;
3) tasca interna - inbox piccoli brandelli di carta.

Tutto in uno è bello. Devo applicarlo anche altrove.

Ho anche pensato che la scrittura in My Opera Community deve sfruttare tutte le potenzialità del blogging di Opera. Dunque: via libera al colore. Utilizzarlo soprattutto per sessioni creative intensive.

Nota. Il mio nuovo GoBag non è niente male. Queste ultime considerazioni lo hanno ridelineato.

Finding

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Find your obsession. Every day, explain it to one person you respect. Edit everything, skip shortcuts, and try not to be a dick. Get better. -- Merlin Mann

Da qualche tempo sto riflettendo su alcune parole di grandi personaggi che hanno parlato di scrittura (sia scrittura sul web che creative writing in genere). Merlin Mann dice che il blogging è un fatto di ossessioni spiegate nel dettaglio a gente disposta ad ascoltarle. Anche Natalie Goldberg diceva una cosa del genere! Lo ricordo. In Writing Down The Bones Freeing The Writer Within lo diceva chiaramente: elencare ossessioni (in un quaderno a parte) e spiegarle.

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