Finding
Sunday, 7. September 2008, 10:32:35
Da qualche tempo sto riflettendo su alcune parole di grandi personaggi che hanno parlato di scrittura (sia scrittura sul web che creative writing in genere). Merlin Mann dice che il blogging è un fatto di ossessioni spiegate nel dettaglio a gente disposta ad ascoltarle. Anche Natalie Goldberg diceva una cosa del genere! Lo ricordo. In Writing Down The Bones Freeing The Writer Within lo diceva chiaramente: elencare ossessioni (in un quaderno a parte) e spiegarle.Find your obsession. Every day, explain it to one person you respect. Edit everything, skip shortcuts, and try not to be a dick. Get better. -- Merlin Mann
Noi non conosciamo le nostre ossessioni. Cioè: possiamo intuire, anche con molta precisione, gli ambiti nei quali esse si delineano, le loro atmosfere, gli ingredienti che le compongono. Ma questo non basta. Non basta a trovarle. Per trovarle bisogna accorpare precisi rituali di esplorazione. La Goldberg stessa li descrive con grande precisione.Il mio rituale di esplorazione consiste nel riempire un moleskine di frasi su determinati argomenti. Il rituale necessita di precise impostazioni a livello di spazio e di tempo. Questa è la cosa più complessa. Comprare il più strano ed ispirativo dei quaderni è semplice. Ritagliare attorno a sé uno spazio e un tempo liberi da seccature è invece molto, molto difficile. Ritengo che la scrittura e l'introspezione siano delle prassi necessariamente solitarie. Non importa la quantità di tempo dedicato alla scrittura. Importa la sua qualità.
In materia è recentemente uscito un libro che certamente mi piacerebbe leggere. Si intitola Manifesto per il Silenzio, di Stuart Sim. A leggere alcune frasi sembrerebbe veramente scritto da me: non è una scemata, state a sentire.
Che ne dite? Ecco, insomma, c'è da dire che questo Sim la pensa come me. Trovo soprattutto illuminante la sovrapposizione tra la tematica creativa e logistica e la sfera politica e sociale in senso lato.Senza il silenzio, un vero e proprio diritto di tutti regolarmente calpestato dalle pratiche metropolitane, non sembra possibile dedicarsi alle funzioni più creative che caratterizzano la specie umana. Non solo contemplazione, quindi, ma anche capacità riflessiva e creativa.
La produttività personale somiglierà sempre più a una meccanica di distillazione.






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