Il Maestro del Vedere: un Sogno
Saturday, 24. October 2009, 11:35:48
Dunque. Stanotte ho fatto un sogno. Mi trovavo in un paesino senza nome, all'apice di una collina che sembrava riprodurre più un'illustrazione da minestrone surgelato che un'immagine fotografica. nella piccola piazza illuminata da un sole arancione l'atmosfera mi ricordava un matrimonio, piuttosto che l'attesa di qualche personaggio molto, molto importante, ma nel contempo quotidiano, forse un'autorità in qualche materia di pubblica utilità sociale. Non ero solo. Accanto a me stallavano anonimi figuri in giacca e cravatta, senza un volto preciso, accompagnati unicamente dalla loro quiete e dai grossi bolidi anni ottanta che giacevano parcheggiati qua e là sulla distesa di marmo . Non accadeva niente di speciale, ma nel cielo, un cielo polveroso e tiepido, esteso in ogni direzione e decorato da graziose nuvole, si intravedevano aerei, numerose sagome nere di aerei che volteggavano a varie distanze. Fine del sogno.Al risveglio, come spesso accade, mi sono posto una domanda che poco aveva a che fare con il significato del sogno (anche perché ritengo che un sogno sia la traduzione di un flusso di sensazioni, e dunque non possa per definizione avere un significato, dato che il significato potrebbe solo essere quello del flusso di sensazioni originario), bensì con il paesaggio che nel sogno mi circondava. Dove avevo già visto quel paesaggio? Anzi, per essere più precisi: che stile aveva quel paesaggio?
La risposta è giunta attraverso un lucido ricordo. Da bambino, come penso sia successo ad altre persone della classe 1975 e giù di lì, avevo tra i vari giochi questo visualizzatore a nome 3D View-Master, un aggeggio che si "caricava" con opportuni dischi e permetteva di visualizzare, appunto, immagini stereografiche tratte da famosi film dell'epoca dedicati al giovane pubblico. Ricordo perfettamente di averne avuto uno con la cartuccia del film di animazione Bambi della Walt Disney. Ebbene, stimolato dall'ambiente onirico da poco contemplato mi pare di vedere ancora il profilo psichedelico delle vallate verdi, le sfumature di colore, la profondità dei volumi disegnati dallo sfasamento tridimensionale prodotto dal marchingegno.
Ritengo che certe immagini facciano parte del mio DNA, siano come incuneate nel mio modo di sentire e amare, sia pure a distanze incommensurabili dal tempo in cui queste cose potevano dirsi portatrici di significato. E penso che il mio afflato creativo derivi da quelle immagini.














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