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Creative Landscape

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Posts tagged with "creatività"

STICKY POST

Creative Landscape What?

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Io sono Phil. Questo è Creative Landscape. NON è il mio blog principale, ma un esperimento di filtraggio attraverso tecnologia e creatività. Cosa faccio nello specifico in QUESTO blog? Semplicemente scrivo articoli su:

  • cose creative
  • usi creativi della tecnologia
  • usi creativi della piattaforma Opera

STICKY POST

Phil: Post per una Non-Definizione; con un Ringraziamento a Brian Eno per l'Idea e a Merlin Mann per l'Immagine Ispirativa

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Puoi chiamarmi Phil. Sono:
  • un pianista
  • un tastierista in genere
  • un compositore
  • un artista
  • un amante della tecnologia
  • un amante della scrittura
  • un opinionista jazz
  • un gallerista jazz
  • un creativo ossessivo
  • un pensatore
  • un (ex) lettore accanito
  • un ascoltatore di musica di fine secolo
  • un professore
  • un disegnatore
  • uno scarabocchiatore
  • un nostalgico
  • uno storico degli anni ottanta
  • un creative writer (aspirante)
  • un blogger
  • un utilizzatore del web
  • un fanatico dell'italodisco
  • un fanatico di Merlin Mann
  • un fanatico di Brian Eno
  • un fanatico di David Byrne
  • un fanatico di Natalie Goldberg

Il Maestro del Vedere: un Sogno

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Dunque. Stanotte ho fatto un sogno. Mi trovavo in un paesino senza nome, all'apice di una collina che sembrava riprodurre più un'illustrazione da minestrone surgelato che un'immagine fotografica. nella piccola piazza illuminata da un sole arancione l'atmosfera mi ricordava un matrimonio, piuttosto che l'attesa di qualche personaggio molto, molto importante, ma nel contempo quotidiano, forse un'autorità in qualche materia di pubblica utilità sociale. Non ero solo. Accanto a me stallavano anonimi figuri in giacca e cravatta, senza un volto preciso, accompagnati unicamente dalla loro quiete e dai grossi bolidi anni ottanta che giacevano parcheggiati qua e là sulla distesa di marmo . Non accadeva niente di speciale, ma nel cielo, un cielo polveroso e tiepido, esteso in ogni direzione e decorato da graziose nuvole, si intravedevano aerei, numerose sagome nere di aerei che volteggavano a varie distanze. Fine del sogno.

Al risveglio, come spesso accade, mi sono posto una domanda che poco aveva a che fare con il significato del sogno (anche perché ritengo che un sogno sia la traduzione di un flusso di sensazioni, e dunque non possa per definizione avere un significato, dato che il significato potrebbe solo essere quello del flusso di sensazioni originario), bensì con il paesaggio che nel sogno mi circondava. Dove avevo già visto quel paesaggio? Anzi, per essere più precisi: che stile aveva quel paesaggio?

La risposta è giunta attraverso un lucido ricordo. Da bambino, come penso sia successo ad altre persone della classe 1975 e giù di lì, avevo tra i vari giochi questo visualizzatore a nome 3D View-Master, un aggeggio che si "caricava" con opportuni dischi e permetteva di visualizzare, appunto, immagini stereografiche tratte da famosi film dell'epoca dedicati al giovane pubblico. Ricordo perfettamente di averne avuto uno con la cartuccia del film di animazione Bambi della Walt Disney. Ebbene, stimolato dall'ambiente onirico da poco contemplato mi pare di vedere ancora il profilo psichedelico delle vallate verdi, le sfumature di colore, la profondità dei volumi disegnati dallo sfasamento tridimensionale prodotto dal marchingegno.

Ritengo che certe immagini facciano parte del mio DNA, siano come incuneate nel mio modo di sentire e amare, sia pure a distanze incommensurabili dal tempo in cui queste cose potevano dirsi portatrici di significato. E penso che il mio afflato creativo derivi da quelle immagini.

Diario Non Cartaceo e Altre Ossessioni

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Ho iniziato a scrivere un diario. Sto utilizzando una piattaforma nuova, molto carina: si chiama Penzu, e mi piace molto perché ha un design che riproduce fedelmente i classici quadernoni che ho visto utilizzati anche da Natalie Goldberg nei suoi workshop. Si veda a tale proposito mio post con relativa clip. http://my.opera.com/philweblog/blog/2009/07/31/natalie-notebook

Ad essere precisi dovrei fare il verso a Brian Eno, che nell'introduzione al suo, di diario, diceva circa la stessa cosa, aggiungendo però di averci provato molte volte, prima di allora. Per uno come me, un diario è un oggetto piuttosto difficile da concepire nella sua interezza. Come suggeriva la carissima amica con cui chattavo oggi, io faccio molte cose. Ed è vero che ne faccio molte. Pertanto un diario, nel mio caso, è un oggetto che attira a sé un numero eccessivo di contenuti e soprattutto ambiti d'azione, tanto da farmi dire ogni volta la fatidica frase: ma sarà veramente questa la forma da dare al mio diario? Una frase estremamente efficace per indurvi a procrastinare, dunque una frase da evitare. (Vero Merlin?)

Avendo bisogno di un modello intellettuale per veicolare l'atteggiamento giusto verso i "contenuti fiume", perché il mio diario non potrebbe somigliare ad altro, mi sono ricordato di un evento statunitense che poteva fare al caso mio. Molti di voi conosceranno l'attitudine, tutta americana, ma recentemente esportata anche qui da noi, a celebrare tutto ciò che può essere celebrato in date e periodi specifici. Ebbene, esiste da tempo un evento che si chiama NaNoWriMo, abbreviazione di Mese Nazionale della Scrittura di un Romanzo. Si tratta di questo: per un mese esatto (novembre) ciascun partecipante scrive, letteralmente fino a spezzarsi il polso, un testo che arrivi a somigliare appunto a un romanzo, e che sia lungo non meno di 50.000 parole. Tutto qui. Nessuna pretesa al capolavoro, ovviamente (anche se ci sono romanzi poi andati alle stampe, sia pure partoriti in questa modalità così folle). Solo forzatura creativa, obbligo ad accelerare il pensiero in una colossale maratona di scrittura, sforzo teso all'espulsione di idee.

Per quanto io mi sia iscritto, non so se parteciperò effettivamente e attivamente. Però questa cosa mi interessa, e sento che ha a che fare con il mio diario, anche solo per questa forzata attenzione al puro output, piuttosto che per qualcosa in più che non so ancora descrivere. Insomma, vi informerò sugli sviluppi.

Il Moleskine è Italiano

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Stavo leggendo il blog di Keri Smith quando ho capito. Non si tratta di fare tanti giri di parole. Basta una semplice frase: in Italia nessuno pubblicherebbe un libro del genere, né come traduzione, né tanto meno come opera di autore italiano.

Sto parlando appunto di This Is Not a Book, ultima fatica, sempre dadaista, di questa fantastica autrice che approfondisce ancora una volta l'esplorazione delle cose che sembrano banali ma non lo sono. Ed è esattamente questo genere di contenuti non pubblicabili qui da noi che mi spinge, controcorrente, ad essere il più possibile creativo. Per capire il quadro, per interpretare ciò che non c'è. Ma soprattutto, per delineare dimensioni possibili della creatività.

Dopotutto, il Moleskine l'abbiamo inventato noi!

Post-it Reinventati: un Post Fiume

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Tutti voi conoscete i Post-it, no? L'uso di questi foglietti colorati "attacca e stacca" è abbastanza ovvio: servono sostanzialmente a ricordarci qualcosa, come un nome, un appuntamento, un'idea, sfruttando la possibilità di essere appiccicati all'oggetto fisico al quale il promemoria si riferisce.

L'idea di fondo è questa. Poi sono state create delle varianti: post-it digitali, post-it con un adesivo più forte, post-it segnalibri, e via discorrendo... Gli usi creativi di un oggetto del genere sono e possono essere molti. Girando per il Web se ne trovano parecchi. (Provate un po' a digitare "post-it art" su Google.) Ma quello che più mi affascina è legato a questo specifico blog:

http://thingsweforget.blogspot.com

In sostanza un post-it "poetico e comunicativo" (un post-it che suppongo essere del tipo super sticky, cioè di quelli con il collante più adatto alle superfici difficili tipo vetro, cemento e metallo) viene (1) fotografato in primo piano, (2) incollato fisicamente in un certo punto di una certa città, (3) fotografato in quest'ultimo luogo e lì abbandonato. Il tutto viene immortalato nel blog con un post contenente le due fotografie più una breve descrizione. Ora, perché questo blog mi piace tanto? Penso che si tratti di un'intuizione. Questa modalità d'uso mi interessa perché ci vedo varie applicazioni.

Un post-it può essere messo su un muro senza imbrattarlo. :smile: Insomma, uno strumento di comunicazione urbana "stile guerrilla art" molto più efficace e affascinante di qualsiasi pennarello e bomboletta spray, ma privo di effetti deturpanti. Ve lo immaginate? Coprire i muri di messaggi che possono poi essere raccolti come fiori dal primo passante. Geniale!

Più semplicemente, il post-it, se opportunamente caratterizzato, può essere un'ottimo veicolo per messaggi a noi stessi e agli altri entro una zona circostante al nostro agire. Può diventare perfetto microcapolavoro da spostare a piacimento per mobilitare un pensiero al di fuori della nostra voce.

Ho alcuni post-it rosa del tutto inutilizzati. Ho notato che un effetto stupendo si ottiene scrivendoci sopra con inchiostro rosso (meglio se UniPosca, anche a punta media), piuttosto che in arancione (anche con un semplice pennarello). Ho intenzione di usarli tutti per disseminare istruzioni ovunque.

Considerando poi che ho anche un UniPosca verde... :hat:

A proposito. Di recente ho scoperto che da Mondadori, il megastore di libri in centro a Padova, vendono anche gli (introvabili) UniPosta a punta sottile. Ne ho comprati due, nero e azzurro. Scrivono perfettamente ovunque e sostanzialmente non attraversano la carta, nemmeno quella abbastanza sottile dei moleskine. Sono perfetti per disegnare mappe mentali (volendole considerare disegni in tutto e per tutto), e ancora più per la scrittura su post-it. Il binomio post-it e UniPosca per me ora equivale a "coloratissimo quadrato di informazione removibile e semipermanente", con tutti gli utilizzi che posso farne, e sono molti. Esplorerò il concetto e, soprattutto, le combinazioni cromatiche più efficaci. Per esempio, mi piace molto questa tavolozza qui a fianco. Si chiama Berry Pickin', gentilmente offerta da Colour Lovers.

Il Mio Metodo Oggi

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Arrivare a un metodo globale è, ovviamente, una questione di gradualità, sperimentazione e miglioramento fondato sull'ampliamento dell'esperienza. Non penso possa esistere un metodo dei metodi. Non esiste nemmeno il migliore metodo del mondo. Esistono consigli e buone prassi, idee, concetti ragionevolissimi da applicare in mille modi, e via discorrendo.

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Natalie Notebook

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Cercando Natalie Goldberg su YouTube trovo questo video. Natalie scrive su grandi notes spiralati, con fogli già pronti per l'inserimento in quaderni ad anelli. Lo farò pure io. Anzi, l'ho già fatto. Sono riuscito a trovarne uno e ho iniziato a scriverci sopra. Molto comodo. Ispirativo. Adesso mi servirebbe solo un bistrò nel New Mexico, con tavoli abbastanza grandi da fungere da scrivania.

Drive + Moblogging

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La funzione "collage" di Picasa è ottima per sintetizzare concetti in una foto unica. Ecco un esempio di quello che si può vedere quando sono in auto, nella notte. Mi piace questa idea di desktop notturno con inserti ai fosfori verdi.

Ho imparato come usare il mio telefono per fare foto e riversare con una certa agevolezza nel notebook. La cosa permetterà nuove espressività. :smile:

The Very Very Creative Place

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Il mio spazio di lavoro. Un tormentone, direi. Unità minimale, essenza, distillato: uno spazio di lavoro rappresenta il grado zero della creatività.

:idea: I post-it funzionano. Ora li uso fronte e retro, secondo una piegatura intelligente appena ideata. Come segnaposto incollati sulla scrivania, piuttosto che su altre superfici, sono ottimi. :up:
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