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Scrittura Cooperativa V2

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Capitolo 2 - Racconto 4 - Visita di controllo

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Era passata più di mezzora da quando Debora, la bella donna in camice bianco, aveva iniziato a fare dei controlli preliminari su Den.
"Sdraiati sulla pancia per favore, devo fare un controllo al livello della nuca. Non è nulla di doloroso, tranquillo."
Carlos ed Hive attendevano in un elegante soggiorno, stile antico, con tanti mobili in legno scuro, tra cui una enorme libreria piena di libri di medicina. Le pareti, poi, erano tempestate di quadri.
"Accidenti, questo Mondrian sembrerebbe originale!" esclamò Hive, soffermandosi ad osservare un quadro di non grandi dimensioni appeso sopra ad una mensola.
"Pensa che non lo sia, professore?" chiese Carlos.
"No, penso al contrario. Debora è sempre stata un'appassionata d'arte ed il denaro non le manca."
"A tal proposito, professore, mi dica.."
"Vuoi sapere come faccio a conoscere Debora?"
"Già."
C'era, nella stanza, un piccolo tavolino di legno intarsiato, con appoggiate delle bottiglie di alcolici. Hive ne afferrò una di Almond, un buon liquore inglese, prese poi un bicchiere e se ne versò un paio di dita.
Ci si bagnò le labbra, mostrando una smorfia di apprezzamento.
"Io e Debora," cominciò Hive "ci siamo conosciuti una decina di anni fa. Lei era ancora una ragazza." esclamò sorridendo.
"Stavo facendo ricerche sulla morte di mia moglie, che come ben sai, ha segnato gran parte della mia esistenza."
"Sì, me ne hai parlato più che sufficienza, direi." intervenne Carlos.
"Ero riuscito ad ottenere delle udienze con un colonnello di alto rango dell'esercito inglese, Walter Mumford si chiamava. Oggi sarà ormai in pensione, o morto, o chissà cos'altro. A quel tempo la nebbia non era ancora un problema come lo è oggi e riuscire a parlare di affari sporchi con i militari d'alto rango era solo, diciamo, una questione economica."
All'interno della stanza si sentiva il forte brusio della festa che si stava tenendo all'esterno. Carlos tirò le tende del finestrone che dava sulla strada, cercando di ridurre, se non il rumore, perlomeno l'afflusso di luci abbaglianti. ll professor Erley, che si era momentaneamente zittito per gustarsi un altro goccio di liquore, riprese il racconto.
"Debora era la figlia di quel colonnello e lavorava, al tempo, nella stessa base diretta dal padre. Fu quest'ultimo a presentarmela, dopo qualche tempo. Io e lui eravamo entrati in amicizia; per quanto inizialmente volesse del denaro per raccontarmi ciò che sapeva, credo che la mia storia l'avesse in qualche modo commosso."
"E Debora, si era laureata da poco?"
"Sì, anche se è sempre stata una ragazza prodigio, ha bruciato le tappe molto velocemente e questo le ha permesso di divenire una grande dottoressa in pochissimi anni. Certo, il padre le avrà sicuramente fatto ottenere qualche agevolazione, ma è davvero una donna in gamba."
"Sì, sempre stata in gamba...ed anche molto bella, aggiungerei."
"Innegabile."
Hive finì di gustare il suo Almond e ripose il bicchiere sul tavolino, si avvicinò poi al corridoio che collegava il soggiorno con altre stanze, tra cui l'ambulatorio casalingo della dottoressa. La porta dell'ambulatorio era socchiusa, ma riuscì ad intravedere Debora passare.
"Ma quanto ci mette a visitare Den" pensò e si diresse poi sulla poltrona adiacente al divano in cui si era seduto, da poco, Carlos.
"Tu invece, Carlos, come l'hai conosciuta?" chiese.
"Anch'io la conobbi qualche anno fa, mi medicò al ritorno di una missione di routine, io ed il mio gruppo eravamo stati esposti ad una neurotossina e dovevamo eseguire degli esami per verificare che non avessimo riportato danni a lungo termine. Debora era il medico-neurologo di ruolo presso l'ospedale militare di Manchester. Lì, come succede a volte in tanti film strappalacrime, il miltare e la sua salvatrice si conobbero...e fu amore a prima vista!".
Carlos sorrise, era ormai del tempo che non sorrideva o che non suggeriva una qualche battuta di spirito, ma ogni tanto sprigionava un po' di brio, segno che le situazioni ti cambiano ma che alla fine, dentro di te, rimani sempre un po' lo stesso.
"Stavate assieme?" chiese Hive.
"Sì, per un paio d'anni lo siamo stati. Il padre, però, non voleva che la sua amata figlia stesse assieme ad un miltare. Per lei sognava un avvocato, o un dottore, insomma, qualcuno che non potesse morire in battaglia."
"Me lo diceva spessa. Comprensibile detto da un padre."
"Vero. Quando la storia iniziò a diventare un po' troppo seria, ci dovemmo lasciare. Non senza lacrime, ma perlomeno senza rancori. Non volevo rovinarle i rapporti familiari, era ancora molto giovane ed io non sono adatto alle fughe d'amore. Lei lo capì"
"Vi siete mai risentiti prima di oggi?"
"Sì, a volte. Telefonate, auguri, cose del genere. Niente di particolare, insomma."
"E sai nulla di Den? Come faranno a conoscersi?"
"Non saprei, non ha mai detto di conoscerla. Più che altro mi chiedo come facesse a sapere in che direzione muoversi per raggiungere questa casa."
"Reminescenze direi. Quando è in stato, diciamo, 'alterato', probabilmente il suo corpo si muove sulla base di ricordi, routine, abitudini. Non è come la schizzofrenia, è più a livello inconscio. Debora saprà dirci di più, spero."
"Povero ragazzo, anche Den è davvero in gamba. Peccato che gli stia succedendo tutto questo ed in questo momento."
Carlos fu interrotto dal crash di oggetti che si infrangevano al suolo. Rumore di vetri e metallo.
Si alzò in piedi di scatto e, seguito da Hive, corse verso la stanza in cui si trovavano Den e Debora. Vi entrarono e rimasero attoniti: Den aveva sbattuto la donna contro il muro e la teneva issata da terra, stringendola per il collo.
Lei stava provando a liberarsi, ma l'aria cominciava a mancarle troppo e le sue reazioni diminuivano.
"DEN COSA CAZZO STAI FACENDO?" urlò Carlos "LASCIALA SUBITO!"
La mente di Den sembrava nuovamente intrappolata in chissà quale incubo. Carlos decise quindi di correre incontro al suo compagno e di affrontarlo, sperando così di fargli allentare la presa dal collo della dottoressa, ma quando fece appena un passo Den parlò, immobilizzandolo:
"Sta' fermo Carlos, non preoccuparti, so quello che sto facendo.."

Capitolo 1 - Racconto 4 - Ora di lezione

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Il Muro e tutte le diatribe politiche che ruotavano attorno ad esso facevano parte della cronaca quotidiana inglese; allo stesso tempo, però, la storia del progetto era già presente su tutti i libri di storia e per gli insegnanti era un onere doverla raccontare agli alunni.
Per Hive lo era anche un po' di più.

"Nel 2014 la situazione mondiale riguardo all'inquinamento mostrava condizioni drastiche. La quantità di idrofluorocarburi e di altri potentissimi inquinanti, nonostante gli sforzi fatti da molte nazioni per ridurre le emissioni nel rispetto degli accordi del trattato di Kyoto del 1997, era divenuta insostenibile e ben oltre le percentuali immaginate."

Molti degli alunni seguivano la lezione di Hive interessati, sebbene questo preambolo risultasse piuttosto noioso sapevano che presto l'argomento del Muro sarebbe entrato a far parte della spiegazione. Era uno di quegli argomenti che affascinano e terrorizzano allo stesso tempo.
Hive continuò:

"A contribuire pessimamente furono gli agenti chimici utilizzati per moltiplicare con rapidità le coltivazioni improntate alla produzione di Gasolio naturale, o Biodiesel."
"Cosa sono questi agenti chimici, professore?" chiese una alunna in seconda fila, sulla destra.
"In pratica sono delle sostanze che venivano spruzzate sui terreni a seminativo, per permettere una crescita molto più rigogliosa delle piante in ambienti ostili. Come potete capire non si trattava di agenti naturali, ma di composti creati in laboratorio al solo scopo di modificare geneticamente le piantagioni."
"E nessuno si oppose a questa pratica così innaturale?" chiese David, uno degli alunni preferiti di Hive.
"No Dave, ci furono pochissimi casi, soprattutto perchè le piantagioni in sè non erano state create per sfamare le persone, ma solo per produrre carburante. Queste sostanze promettevano la crescita di piante come la Soia anche in luoghi deserti e del tutto inadatti. Inoltre il Biodiesel naturale era molto meno inquinante del normale Gasolio prodotto con il petrolio e questo diminuiva ancora di più le contestazioni popolari."
"Capisco" ripreste David "quindi il problema fu che questi agenti chimici risultarono nocivi, giusto?"
"Esatto, sebbene le compagnie di carburanti avessero precisato che non ci sarebbero stati danni al buco dell'ozono, questo nel tempo si rivelò una falsità. Non solo le sostanze arrivarono ad essere estremamente nocive per l'atmosfera, ma i cambiamenti apportati risultarono letali anche per l'uomo."

Hive andò alla lavagna, prese un gesso e disegnò un cerchio.

"Vedete, immaginate che questa sia la terra. I grandi e nuovi campi per la produzione di carburante, furono costruiti e coltivati nelle regioni più nordiche, poichè vi si trovavano le più ampie distese utili. Il freddo non era un problema grazie a quanto detto finora riguardo agli agenti chimici utilizzati ed alle infrastrutture costruite per climatizzare queste vastissime aree. Canada, Russia, le zone più nordiche della Norvegia, tutti questi luoghi divennero deputati alla costruzione di questi impianti. Era il 2011, voi non eravate ancora nati credo"
"Mike Danaway lo era di sicuro!!" disse un ragazzo in ultima fila, deridendo un suo compagno un po' più grandicello e scatenando una risata in classe.
"Taci, stupido!" gli rispose questo, mettendosi però a ridere anch'esso con la classe.
"Ragazzi, perfavore!" disse Hive, riprendendo in mano la situazione e continuando poi la spiegazione.
"La situazione da lì a poco peggiorò e già nel 2014 fu chiaro a tutti che queste coltivazioni erano un male più grande di quanto si potesse immaginare. Infatti la loro presenza iniziò a causare danni irreparabili alle popolazioni interessate."

Mentra parlava, Hive, disegnava nel cerchio alla lavagna le aree interessate dagli avvenimenti.
"Pensate che gran parte del Canada, il Nord degli Stati Uniti e purtroppo anche parte della nostra bella Inghilterra, furono colpiti da una vera epidemia tumorale. I bambini nascevano tutti con terribili malattie, ben pochi si sottraevano a questo destino. Intere città e metropoli furono abbandonate dagli abitanti quando fortissime forme di cancro iniziarono a colpire centinaia di persone al giorno.
In breve tempo intere nazioni si spopolarono, i focolai maggiori si svilupparono nelle zone più limitrofe alle piantagioni e fu subito chiaro che la colpa dei danni fosse di quest'ultime."

Il professore tirò una lunga linea orizzontale interna al cerchio, sottolineando quale fosse l'area più colpita. La riga lambiva, ipoteticamente, le regioni da lui elencate poco prima.

"E perchè non interruppero la coltivazione, allora?" chiese un alunno.
"Le compagnie responsabilli" riprese Hive "negarono l'evidenza, mostrando pubblicamente certificati sulla salubrità delle sostanze da loro usate, giustificando che gli operai impiegati nei loro impianti utilizzavano tute di protezione e maschere antigas solo per questioni prettamente igieniche, buffo no?
La verità è che il mondo non poteva fare a meno del carburante, le risorse petrolifere erano durate meno del previsto e l'abbandono di questi impianti, che tra l'altro svolgevano egregiamente la loro funzione, era del tutto impensabile. Gli interessi dietro tutto questo erano troppo alti, anche per i governi delle stesse nazioni colpite."
"Ma un sacco di persone morivano!" esclamò la ragazza che aveva posto la prima domanda durante la lezione.
"Sì, Clara, ma purtroppo viviamo in un pianeta dominato dalle banconote! Così, anzichè interrompere l'utilizzo degli agenti chimici e chiudere gli impianti di produzione di Biodiesel, si iniziò a pensare ad una soluzione alternativa. A qualcosa che eliminasse gli effetti nocivi sull'ambiente e sull'uomo."
"Il Muro." esclamò David.
"Esatto, Dave. Nel 2015 fu approvato il progetto Safety Wall, idea di John Rayfner, scienziato rinomatissimo all'epoca."

I ragazzi si fecero più interessati alla lezione, sapevano che stava entrando nel vivo del racconto. Era come se stessero ascoltando una storia fantastica tratta da qualche film. Invece era tutta realtà.

"John Rayfner presentò la sua teoria ed i suoi studi su elaborati modelli matematici alle organizzazioni mondiali. Spiegò come la costruzione del Muro potesse risolvere definitivamente il problema dell'inquinamento terrestre: quest'opera colossale d'ingegneria avrebbe dovuto circondare la terra coprendone una circonferenza ad anello e, per avere il massimo degli effetti in breve tempo, doveva essere costruito nelle aree più vicine alle piantagioni di Biodiesel. Il muro si doveva presentare come una costruzione metallica alta 500 Metri al cui interno venivano creati dei campi magnetici creati attraverso varie apparecchiature. Questi venivano poi convogliati sulle strutture "di lancio" poste alla sommità, atte a spararli verso l'alto assieme a fasci di ioni che dovevano servire a contenere la parte superiore del globo e a "polarizzarla".

Gli alunni mostrarono delle facce un po' inebetite, palesando la loro incapacità nel capire le ultime spiegazioni scientifiche di Hive.

"Provo a semplicarvelo. In sostanza il muro doveva creare una fascio di energia in grado di eliminare i danni all'ozono e all'ambiente. La pecca però era un'altra: sebbene il muro in se non provocasse nessun genere di danno, se non quello estetico relativo all'ambiente in cui andava situato, uno dei due lati in cui il muro avrebbe diviso la terra, precisamente quello al di sopra di esso, a nord, sarebbe divenuto del tutto inabitabile, per via delle continue tempeste magnetiche che si sarebbero verificate al suo interno.
In una situazione così catastrofica si decise di attuare il piano proposto in tempo record, costringendo le popolazioni delle aree nordiche ad abbandonare i loro luoghi d'origine, ridistrubendosi nelle zone di accoglienza che ogni paese aveva messo a disposizione, in un clima di solidarietà inaspettato.
"E nessuno si ribellò?" chiese un altro alunno.
"Pochissimi, quando si accorsero che la coltivazione con agenti chimici non si sarebbe interrotta per nessun motivo a causa degli effetti collaterali a livello mondiale, la scelta apparve chiara a tutti: emigrare in altre nazioni e vivere o rimanere lì e morire.
Così, infine, il Muro venne costruito e, nel 2020, venne azionato per la prima volta. Dopo solo due mesi di attività i dati mostrarono che, effettivamente, il buco dell'ozono stava scomparendo sempre più velocemente e che la salubrità dell'aria nelle zone limitrofe al muro stava raggiungendo livelli ottimi.
Dal lato ancora abitato del muro, laddove non ci fossero impianti di Biodiesel, la gente iniziò a costruire piccoli paesini, sopratutto per via del buon livello ambientale lì presente: i massimi effetti di benessere si avevano, perlappunto, nelle zone più prossime alla costruzione, dove la natura cresceva rigogliosamente.
Inoltre il prezzo delle case era piuttosto basso, vista la presenza di quel colosso di metallo, ed in molti si lanciarono all'acquisto..anche il vostro professore."

Una risatina coinvolse la classe.
Anche Hive rise inizialmente, ma un velo di tristezza gli comparve poi in viso. Cercò di nasconderlo voltandosi verso la lavagna, poi continuò il suo racconto.

"I governi, con entusiasmo per il risultato, incentivarono allora la costruzione di questi paesi, cercando di integrare il muro nella vita delle persone, anzichè lasciarlo come una triste quinta costante all'orizzonte.
In quegli anni, però, la tecnologia andò avanti e si vennero così a sintetizzare nuovi fonti di energia rinnovabile ad altissima resa in grado di sostituire il Biodiesel. Ma il muro, sebbene fosse così possente, netto e metallico, era diventato un'icona di benessere nell'imago collettivo e si decise quindi di continuare ad utilizzarlo anche quando le piantagioni di Gasolio Naturale iniziarono a chiudere. L'errore fu fatale.
Nel 2024 l'ideatore del muro, John Rayfner, morì misteriosamente. Tutt'oggi nessuno sa esattamente cosa gli sia successo."

In realtà Hive sapeva cosa fosse successo a Rayfner, l'aveva scoperto con le sue ricerche clandestine sul muro, ma non poteva certo mettersi a raccontarlo apertamente in classe. La cosa lo disturbava, ma doveva mantenere qualche segreto per continuare a perseguire la sua ossessione per il Muro.
In ogni caso, pur non potendo raccontare grandi verità, poteva far finta di trarre conclusioni o di riportare voci di corridoio sugli avvenimenti.

"Alcuni pensano che Rayfner avesse scoperto i danni collaterali che, da lì a breve, il muro avrebbe iniziato a causare e che pertanto fosse stato ucciso da qualche ente governativo, ma sono solo voci. In realtà era una persona molto anziana, questo è un dato di fatto. La notizia ufficiale parla di un'emorragia cerebrale che l'avrebbe stroncato durante il sonno."

Driiiiin, Driiiiiiiiin

La campanella dell'intervallo suonò ed i ragazzi iniziarono ad alzarsi. Hive interruppe il racconto aggiungendo che avrebbero continuato dopo la pausa.
In quel momento entrò la vice-preside dalla porta dell'aula.

"Professor Erley, la prego di seguirmi nel mio ufficio, alcune persone vogliono parlare con lei.
"Persone?" chiese Hive "Quali persone? Chi sono?"
"Rappresentanti governativi, professor Erley. La prego di seguirmi, sarà questione di minuti."