Rimane seduto davanti la sua scrivania, le braccia appoggiate su essa. Tiene fermi dei fogli e intanto corre con la mente oltre il vetro, aperto, della finestra.
E vede vallate, i raggi del sole che illuminano a sprazzi, qua e là; sfiora la sabbia bianca di spiagge infinite; insegue le prede degli animali più feroci; riposa con la schiena contro al tronco di un salice in riva a un ruscello. Si alza e riparte.
E' una stupenda giornata d'estate, di quelle così calde e tranquille che si pensa di essere soli da quanto è il silenzio; da lontano giunge il solito tubare della tortora, immancabile e solenne, che vorrebbe stare ad ascoltare in eterno, come se la natura l'avesse partorito col sole; sente, da una casa vicina, provenire il tintinnio delle posate che sbattono incostanti sul piatto, un bicchiere che colpisce la tavola per essere riempito, dopo essere stato capovolto, ma nessuna voce. Ricomincia a correre.
Stavolta nuota in un misto di aria e acqua in un paesaggio innaturale, fatto di palazzi e di fieno, dove il cioccolato odora di benzina e le automobili urlano maledizioni. Qui le persone non hanno le orecchie, inciampano ovunque vadano e non respirano; però queste parlano e le parole, appena proferite, cadono a terra come tonnellate, sprofondando senza mai toccare il fondo. Basta ora, quelli sono solo pensieri.
Impugna la penna, guarda le poche carte che ha davanti e pensa. La storia (effettivamente) è molto lunga sì, non sarà facile adattarla in così poco spazio: o scrivere più in piccolo o tagliare le parti inutili. Deve essere un lavoro conciso e preciso, niente può essere lasciato al caso e tutto deve quadrare, altrimenti tutta quella fatica di lima è stata vana. Deve tagliare le parti inutili.
Ma non c'è un modo per poter farci stare tutto? Insomma, potrebbe essere che a qualche altro lettore quelle parti non siano proprio defettibili o frivole, no?
Lì c'è un tavolino, molto vicino per poter osservato attentamente, ma troppo lontano per raggiungerlo fisicamente dalla posizione in cui si trova. Vuole raggiungerlo,ma basterebbe un filo di vento per disperdere i fogli sulla scrivania e i fogli non devono essere in disordine. Si allunga con un braccio mentre l'altro funge da fermacarte e tenta di raggiungere l'importante mobiletto; si sforza, suda, si vede uno stupido: perchè non alzarsi semplicemente?
PERCHE' I FOGLI NON DEVONO ESSERE IN DISORDINE.
In quella posizione rimarrà, per molto e molto tempo.
Su quel tavolino ci sono tutti i pezzi di carta che desidera, siano essi grandi o piccoli, triangolari o tondi, a quadretti o a righe; il suo errore più grande è stato comprare una stanza troppo grande che racchiudesse tutte le sue illusioni.