Là, dove muoiono i palloncini [Pt.3] (Capitolo 4)
Friday, 21. September 2007, 05:44:05
Fu una cosa del tutto particolare, che neanche a raccontarla sarebbe possibile crederci.
Per un uomo normale quella strada sarebbe stata una normale autostrada. Finchè, come Roberto, non fossero incappati nel cavalcavia invisibile. Un cavalcavia totalmente nascosto agli occhi delle persone normali. Formato da rabbia, rancore, odio.
Ecco cos'aveva visto Alex.
E lo scopri solo quando arrivò sul posto.
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La strada era il solito grigio vuoto. La strada era ancora quella sinfonia stonata, quella chitarra scordata, quella corda di violino che si rompeva.
La strada era come la notte ed un letto vuoto. Quando guardi un soffitto cercando le risposte, poi vedi il buio e salgono dalla gola le domande.
La strada per Alex era questo e molto altro.
"Come diavolo ho fatto? E' incredibile. Avrei potuto capirlo. Dovevo capirlo che qualcosa non andava"
erano queste le domande del soffitto di Alex. Quelle che scriveva sui muri col sangue del suo cuore, quando la notte sembrava inghiottirlo.
Alex e la sua voce da speaker, Alex e quei timori. Come quello strano malato dell'ospedale, di cui sentì tutti i dolori e li condivise.
Lì per la prima volta comprese il suo dono e lì lo temette.
Perchè il dolore che provò non gli apparteneva. Non era suo nè lo desiderava.
"Qualcuno di voi ha mai provato ad essere sensitivo senza volerlo? Beh ragazzi non è una passeggiata"
Immaginava la sua voce che la pronunciava quella frase, mentre le sue mani impostavano una curva. Immaginava lui e quell'"On Air" pronto a renderlo se stesso, a farlo parlare. Come
(volo)
la storia dei palloncini
(che volano)
una storia solamente sua ma che nessuno avrebbe mai compreso.
(rosa, vola)
Mancava poco ormai al luogo dell'incidente. Alex cercava nei contorni del mondo qualcosa di diverso, di speciale.
Nulla sembrava fargli sperare ad una soluzione.
Ma poi che soluzione? si domandava. Ha seguito il suo istinto "Tutto quà. Sto solo facendo finta di fare il superuomo per fuggire dalla realtà, ecco tutto".
Ecco tutto diceva. Come se i poteri non li avesse mai avuti. Come se non li sapesse toccare i cuori.
Ecco tutto.
(vola)
e poi apparve il primo segno.
Tutto iniziò ad oscurarsi, come una notte che imperversava sul mondo senza pietà.
Piano piano il cielo divenne pece, e il cuore di Alex fu la tomba di mille morti. Li sentiva urlare da quel cavalcavia lontano.
Ancora qualche chilometro e l'avrebbe visto, in quel suo cupo splendore.
Un cavalcavia gigantesco, illuminato da migliaia di candele rosse.
"Cerini per morti?"
luci mortuarie definivano quel quadro irreale, mentre le voci chiamavano, ordinavano a lui di raggiungerli, di morire con loro.
Poco prima dell'incidente Alex riuscì in quell'intento sconsinderato.
Toccò loro il cuore.
Toccare il cuore di un fantasma, di un morto, è diverso da farlo per quello di un vivo. Un vivo ha una coscienza diversa, più miscelata. Da morti invece, i sentimenti vengono concentrati ed amplificati. Si è fatti di sentimenti. Per quello si rimane ancorati al mondo reale e non si fa la traghettata.
Loro erano un gruppo di persone. Le persone morte per i sassi da cavalcavia o per incidenti autostradali.
Erano lì. Forse per simbolo, forse per vendetta, o forse perchè sentendo tutto quell'odio così comune a loro, hanno deciso di seguirlo.
Alex comprese i loro dolori. Li toccò senza avvicinarsi, riuscì a proiettare i suoi pensieri verso di loro in una maniera che non aveva mai fatto.
Di fronte a lui si materializzò un palloncino rosa che svolazzava
si fermò di fronte al cavalcavia ed esplose come una bolla di sapone, portando dietro di se tutto il buio, tutti i morti, tutto il rancore.
Loro avevano capito. Lui li aveva toccati.
L'ultima cosa che Alex ricorda è infine il guardrail che fa tremare l'auto ed un botto, poi ci fu il sogno.
Nel sogno era vicino a suo nonno, in un ricordo da bambino. Guardava la scena da lontano, con nostalgia ed un pizzico di liberazione.
Il bimbo piangeva fuori da una stanza di ospedale. Dentro di essa c'era sua madre. Morta di cancro e di dolore. Di una vita di rinunce e di bugie.
Alex ovviamente era all'oscuro di tutto.
Poi la scena cambia. E' passato poco tempo, forse nanche un giorno. Il nonno ha portato Alex a guardare un panorama mozzafiato. Lì vicino avevano trovato un venditore di palloncini ed il bimbo ne aveva preso uno.
<<Nonno nonno, guarda che bello!>> Gioiva
il bimbo perse la presa correndo ed inciampando. Il palloncino volò nel cielo mentre il nonno corse dal nipote.
<<Tutto bene Alessandro?>>
<< Si Nonno. Sono forte sai? Oggi non ho neanche pianto visto?>>
<< Che ragazzo forte che sei. Ma non temere il pianto capito?>>
<<Va bene nonno>>
i due poi si misero a guardare quel palloncino volare via
ed il giovane disse
<< Nonno, ma dove è andata la mamma?>>
il Nonno lo guardò e capì che non poteva fuggire altro tempo. Che la verità a volte va svelata sotto forma di magia.
Portò lo sguardo in alto e rispose
<< Là, dove muoiono i palloncini >>
i due rimasero lì a guardare un altro pò il palloncino, prima di tornare a casa.
Mentre tornarono indietro però il piccolo palloncino esplose.
Ma il ragazzo non lo seppe mai.
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Siria guardava Alex con due occhi che avrebbero fatto piangere capitan uncino. Siria stringeva le sue mani come una bimba stringe la sua bambola più preziosa. Siria baciava le guance di Alessandro con le labbra salate di una paura che non andava via. Siria che era innamorata e non lo sapeva.
Siria che per un attimo si era domandata che senso aveva vivere senza di lui.
<<Tranquilla ok? Sto bene.>>
Quando lui le rispose gli tornò alla mente quel sogno e quella risposta che dette al nonno. Tutto bene, non era caduto.
Ed anzi era vivo e vegeto, con una stella di fronte che sperava in lui.
Non poteva andare meglio.
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Roberto si riprese poco dopo. La scomparsa del cavalcavia l'aveva in qualche modo influenzato.
Alla dimissione di Alex dall'ospedale ci l'ultimo intermezzo di questa fiaba. Che non è ovviamente la fine della storia, ma solo di questo intermezzo.
Siria guardava il suo amore e vide fuori dalle vetrate un singolare palloncino rosa che volava.
"Spero che il tuo palloncino sia il mio cuore", penso con un briciolo di infantilità. Poi strisse la mano del ragazzo e si incamminarono.
Inutile aggiungere chi fu il bambino che perse quel palloncino, dopotutto il mondo è più piccolo di quanto non sembri.









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