Rise Up (Capitolo 5)
Tuesday, 6. November 2007, 09:34:40
E come tutti gli anni erano ancora ancorati lì. Di fronte ad una tv spenta, con le bollette ancora da pagare e con il vecchio del condominio che si lamentava, come ogni mattina del 5 novembre, che questo mondo faceva proprio schifo.
Laid e Rise si pensavano senza proferire parola. La loro storia è una di quelle storie senza musica, senza colonna sonora né parole. E' una storia senza rumori. Senza urli percepibili.
La loro stanza invece era piena di rumori. Dalla carta che rotolava per terra a causa del vento, le finestre che sbattevano, i rumori delle auto per strada. Un'orchestra di tutto e niente pronta a farsi viva in qualunque momento.
Come tutti i 5 novembre Laid si alzava prima. Guardava Rise e piangeva.
Sempre.
E piangeva senza far alcun suono. Piangeva e sembrava essere in una teca di vetro. Era un pianto magico. Come se qualcuno fosse riuscito a rendere le lacrime insonorizzate, nel ventunesimo secolo.
Il motivo delle lacrime Rise non l'ha mai saputo. Un vuoto di memoria portò via tutto, per sua fortuna. Dopo il fantomatico incidente qualcosa scomparve nella sua mente ed ogni volta che provava a ricordare tutto diveniva ovattato. Il mondo perdeva colori.
E sveniva.
Così, per evitare che si ripetesse Laid si alzava, piangeva la sua buona mezz'ora, e poi dipingeva. Ogni anno un dipinto diverso.
E mentre quel dipinto prendeva forma Rise sognava sempre cose strane.
Quest'anno era il futuro. Un futuro dove gli uomini sapevano volare, dove le auto sfrecciavano senza toccare terra, e se si scontravano non c'erano mai danni per nessuno. La città era grigia nelle fondamenta, ma placcata di migliaia di colori ed insegne. Tutte di marche a lui sconosciute. Marche che provenivano davvero da chissà quale anno.
Rise era in mezzo alla famosa Piccadilly di Londra. E non vedeva persone. In questo futuro nessuno camminava più, e tutti erano troppo occupati dal guidare. Erano scomparsi i marciapiedi, e la piazza era contornata da un asfalto tutto uguale, senza dissesti o altre incorrettezze. Il cielo invece, era come quell'asfalto. Grigio senza pietà, profondo e scuro senza trasparenza.
Rise vide poi il solito elemento ricorrente di ogni sogno. Un elemento che non ricordava mai, quando si svegliava.
Era fermo in mezzo alla piazza quando, vicino a lui vide una grossa auto volante che ricordava i camion, scontrarsi e produrre un'esplosione mastodontica.
Rise aprì gli occhi.
Come ogni 5 novembre al suo risveglio trovò un quadro di fronte a se. Non ricordava bene cosa aveva sognato, ma capiva che il quadro aveva qualche affinità. C'erano due colori principali nel dipinto. Il grigio, ed il giallo.
Nel mezzo della tela c'era lui, in una piazza che non aveva mai visto. Tutt'intorno una città senza colori e poi l'unica lampadina nel raggio di 100 chilometri era quel piccolo personaggio che lo impersonava.
Come ogni 5 novembre Rise ebbe la fortuna di risvegliarsi pensando che ci fosse qualcuno che ancora pensava a lui.
Non ricordava mai chi, ma sapeva che c'era.
Come ogni 5 novembre Rise non sentì il vecchietto urlare. Perchè i suoni gli furono rubati dal fuoco e dalla fiamma.
Ed insieme presero anche Laid.
Così Rise, senza saperlo, ogni 5 novembre accetta il regalo dallo sconosciuto, e lo poggia accanto a tutti gli altri.
Poi prova a ricordare ma di nuovo tutto diviene opaco
debole
vuoto.
E quando si risveglia vede il primo di quei quadri.
Rosso, come il fuoco.
Andrea (sdl)









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