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Lettini (Capitolo 2)

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Ryan ed il suo lettino.
Ryan che giaceva nel suo lettino.
Ryan e la finestra della stanza con lui ed il lettino. E quel trafilo di luna che come una carta da poker filava dalla finestra. Una luna piena, che illumina la stanza a giorno. Ryan è lì. Con il lettino. Sul lettino.
E parla Ryan. Parla.
Ryan e le parole.
Ne ha tante di parole lui. Milioni di miliardi. Un'infinità. Quasi quanto le stelle. "Giuro. Non le finirò mai" direbbe Ryan ora.
Però adesso Ryan stà dicendo altro.
Ryan ed il suo lettino bianco. Con le coperte bianche, le pareti bianche. E' tutto silenzio attorno a Ryan. Ryan bambino cresciuto. Quei suoni 95 anni pesano come le parole che dice. Ma nessuno ha bilance qui. C'è solo Ryan ed il lettino. Il suo lettino bianco. Ryan sa perchè è lì. Nessuno gliel'ha detto ma lo sa. E allora Ryan racconta. Cosa racconta? Racconta fiabe e poesie. Leggerebbe la divina commedia, se potesse. Ma adesso non può. E si ricorda solo le sue scritture di fallito poeta. E qualche fiaba, che teneva compagnia ai bimbi ed ai nipoti.
Ryan e la luce della luna che imbianca il lettino bianco con le coperte bianche.
Ryan è vestito di bianco. Un bianco splendente. Che neanche nelle pubblicità dei detersivi li vedi. Ryan adesso è un angelo senz'ali. E vola in una stanza senza muoversi. In una stanza senza colori. Ogni colore assorbito dal bianco, centrifuga infinita dei colori.
Ryan e i versi.
<<C'era una volta in un bianco reame una principessa. La principessa era molto turbata perchè i reami vicini volevano che il suo piccolo regno cadesse...>> Le parole scivolano da Ryan come un rivolo di fiume. Paiono quasi silenziose. Ryan sa che non lo sono. Sa che l'eco delle parole rimbalza sulle pareti come gomma.
Ryan e le sue parole di gomma. Rimbalzano prima in quell'angolo destro, poi nella parete a sinistra, e poi tornano da lui. E gli raccontano la storia...

--- ---


Ryan ed i vestiti. Quelli che non ha più. Ora ha un vestito bianco. Sempre bianco, unicamente bianco. L'unica cosa che rende il vestito più variegato sono le pieghe, e quelle ombre. Oh si. Le ombre. Ryan le adora. E' sempre stato un giocoliere dell'ombra, ma adesso più che mai adora guardarle. Cangianti come l'umore le ombre si spiegano davanti a Ryan. E le guarda, guarda l'increspatura del vestito mostrargli montagne, e vede praterie verdi laddove sia più morbido e setoso il tessuto. Vede cavalli, ed animali al pascolo. Vede i loro pastori rincorrerle sull'erba, piegando ogni filo con le loro scarpe di cuoio e gomma. Altrove, in una piega del letto, riconosce un piccolo corvo. Le sue ali nere (o forse grigie) si stagliano sul letto, aperte in attesa di quel vento che lo farà volare via. Ryan dai capelli bianchi lo guarda. Non sono sue quelle ali, ma guarderà il corvo spiccare il volo oltre la finestra, e poi parlerà, di nuovo. E racconterà la storia di quel corvo.
Ryan è in silenzio. Il corvo pronto a spiccare il volo.
Poi la porta si apre, ed il corvo scompare.

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Ryan. Un nome solitario. Quattro lettere di cui una non appartiene all'Italia. Eppure è lì, in Italia, che deve raccontare. Ryan ha gli occhi azzurri. Forse si potrebbe immaginare che li abbia bianchi, ma sicuramente farebbe almeno un pò di impressione, se non paura.
Ryan ha gli occhi del mare.
Di quel blu eterno che non ha orizzonti. Solo una retta tracciata a mano da un giotto del cielo a delineargli la vita e null'altro. Ryan è così. Negli occhi il mare, sulla pelle le nuvole bianche. Non quelle del temporale ma quelle della brutta giornata. Che oscurano il sole, la vita, ed ogni singolo sorriso. Ma Ryan sorride. Ha sempre sorriso Ryan. Sapeva che sorridendo il mare l'avrebbe sempre avuto dentro.
Ed infatti forse non sono le nuvole a ricoprilo, ma gli spruzzi delle onde, quel bianco cristallino che si divide e poi scompare, tra i granuli di sabbia, come rugiada mattutina.
Ryan e le sue storie.
Aveva provato a fare lo scrittore, e per un certo periodo della sua vita (nei dintorni dei quaranta), aveva goduto di una forse meritata popolarità. Una moglie, ed una stupenda figlia, Catia. Avuta con una donna italiana. La critica l'aveva acclamato a rivoluzione, ma il popolo no. Riuscì a godersi quel sottinteso attimo di pace e quiete nella sua vita, certo che perdurasse ancora. Ma così non fu. Ryan scrisse. Nella sua casa aveva scaffali di storie, racconti, libri e poesie. Li teneva lì, e come un pazzo scriveva, rinchiuso nello studio, da cui filtrava anche lì, una fioca luce lunare, nelle sere di piena. E la polvere danzava nell'aria se eri fermo a sufficienza per non muoverla.
Ryan e le parole, già. Morto in lui il movimento letterario naque una rassegnazione che rasentava l'odio. La sua pazzia iniziò a prenderlo, pian piano, leggero leggero. Finchè non fu forse troppo tardi.
Ryan raccontava storie e troppe storie viveva, anche se all'interno di una bianca stanza con un bianco lettino ed un bianco se stesso...

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La favola della principessa finiva male, la principessa finiva nelle mani dei cattivi, ed il principe perse la strada del ritorno. Così gli fu impossibile trovare la pace eterna, e girò in lungo ed in largo i regni per trovare la sua amata, invano.
<<Il principe rimase confinato in un'isola, dove decise di morire con il suo amore. Era un amore immaginario. La sua amata, i suoi regni, non esistevano. Era pazzo. E non l'avrebbe mai saputo.>>
Ryan che parla. Ascolta se stesso con crescente dubbio. Si ritrova in un principe a cavallo della sua pazzia. E si domanda quanto questa pazzia l'abbia consumato.
95 anni. Troppi per chiunque. Eppure ancora strappa tempo alla vita. Con chissà quali demonici patti.
Ryan sorride. Fuori dalla stanza passi su passi, e ancora passi. Lui sa che deve raccontare. Non può smettere adesso. E' suo compito raccontare.
E riprese...
<<Il principe allora decise...>>

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Ryan era un malato terminale. Ryan raccontava. Raccontava di se.
Nell'ospedale vide, prima di morire, un ragazzo ed una ragazza, con un bambino che li univa. Vedeva il filo blu che teneva insieme quei tre destini. Chissà se era la sua pazzia quel filo. Era un filo di seta blu finissimo. Talmente fine che gli ci volse un pò prima di vederlo. Ma poi lo vide. Oh, se lo vide. Brillava dei loro destini, della loro gioventù. Riflessi in quegli sguardi di seta c'erano tutti gli avvenimenti dei tre, il giovane ragazzo dalla bella voce, la ragazza dai capelli neri, ed il bimbo sorridente. Ryan li guardava con ammirazione. Quella volta il cavaliere aveva varcato davvero tutti i regni ed era arrivato a lei. Ultima superstite della discendenza.
Lui, Ryan, invece, aveva fallito. Ma manteneva in se la certezza che nulla delle sue storie fu invano.
Quando Ryan stava per chiudere gli occhi l'ultima volta, girò lentamente la testa sulla sinistra, verso l'altro lettino.
Catia era lì. Secca e perduta in chissà quali abissi della vita. Una malattia la stava consumando, come lui. Una malattia a loro sconosciuta e di loro nemica. La guardò nel mare dei suoi occhi, e per un attimo, per un solo attimo, ebbe la certezza che lei non stava naufragando nei suoi. Ryan la guardò, e prima di chiudere gli occhi e sprofondare nel sonno eterno riuscì a dire l'ultima frase del suo ultimo racconto.
Catia, per quanto malata, l'aveva ascoltato tutto. Con crescente compassione e dolore.
Vedeva il padre morire e sapeva che lui vedeva altrettanto. C'era uno strano silenzio nell'ospedale.
In quel momento il trio dei giovani più il bimbo passo davanti alla stanza. Il bimbo pianse, fortissimo. Ma Catia non si girò. La ragazza cercò di calmarlo, ed il ragazzo percepì tutto il dolore che c'era nella stanza. Quelle doti di sensitivo che non avrebbe mai ammesso di avere gli permisero di vivere tutto quel dolore e sentire quell'anima che, a passi lenti, si allontanava dal paese della principessa.
Tutti poi sentirono le fatidiche parole.
Il bimbo si mise in silenzio. La ragazza rimase un attimo in dubbio. Il ragazzo (per la seconda volta in vita sua) pianse, Catia ascoltò e Ryan parlò, sussurrandole, le sue ultime parole :
<<E vissero tutti felici e contenti.>>

Andrea (sdl)[/ALIGN]

Outro - Outspeaking Storie di riflessi, riflessi di storie (Capitolo 3)

Comments

Anonymous Wednesday, April 19, 2006 10:46:57 PM

aneres writes: :) e vissero tutti felici e contenti... prafo :)*

Andreasparkster Thursday, April 20, 2006 7:36:41 PM

Piaciuto?

Andrea (sdl)

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