Storie di riflessi, riflessi di storie [1^ Storia] (Capitolo 3)
Thursday, 11. May 2006, 19:04:02
E' un intrecco complesso ed elaborato di vite e situazioni. Quando tu vivi la tua vita nel mondo può succedere tutt'altro, anzi, nella normalità che ti circonda potrebbero essere in atto chissà quali stragi o cambiamenti o ancora miracoli, o chissà cosa.
Tutti sappiamo che è così, ma siamo giustamente troppo impegnati a vivere la nostra di vita, per accorgerci di graffiare le auto altrui.
Dov'è Alex? Dov'è Siria? Dov'è Savonne? Adesso sono in un bar. Dopo che Alex l'ha trovato e riportato a lei, dopo che lei gli ha pianto terrorizzata tra le braccia, dopo che lui ha continuato a far finta di non sentire le sue emozioni sulla pelle, dopo che hanno portato a controllare il bimbo all'ospedale e l'hanno ridato alla madre. Dopo che han visto Ryan morire. Dopo che Catia li ha salutati, e si è spenta anch'essa.
Dopo tutto ciò, e con l'aggiunta di qualche giorno, sono in un bar. Beh, non tutti e tre. Savonne è a casa stavolta. Nel bar non saprebbe che ordinare. Non hanno i robottoni.
Il bar è un bar come tanti. Con il vantaggio di avere una parte a vetro che dà sulla strada. Traspare dal mondo e sul mondo. Ed il mondo si riflette in esso. Riflessi tiepidi. Tenui per meglio dire. In un vetro trasparente non ti specchi bene. Ti serve la notte ed una lampada a volte. Altre un riflesso. Paradossalmente serve un riflesso per vedere il proprio di riflesso.
Siria parla con Alex. Alex parla con Siria. Di cosa?
Cose private. Non vanno dette ora, e non vanno dette qui.
Nello specchio invece, c'è il mondo. E nel mondo c'è, inconsapevole Roberto, l'amico di Alex.
Non c'è solo lui ovviamente. Ma collegato a lui, in un palazzo poco distante c'è una donna che piange. Le donne non dovrebbero mai piangere. Dovrebbe diventare una nuova regola del mondo, ma nessuno l'ha ancora imparato. Roberto lo sa. Lui ha pianto per loro quando loro volevano trattenerle quelle goccie dal cielo dei loro occhi.
Ed ora c'è quella donna che piange. Lui non lo sa. Cammina verso quel palazzo senza saperlo, senza neanche immaginare l'intreccio di storie che produce una sola lacrima. Ce ne vogliono di storie per produrne una. Non è solo una questione di stress. Serve qualcosa di più. E solo l'enigmatico intreccio casuale di esistenze può farlo.
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<<Ti prego, no. Non farlo. Sei tutta la mia vita! Non puoi lasciarmi ora.>>
La voce si alza progressivamente. La donna barcolla per la casa come un'ubriaca. Non è che sia evidente visto che sola, e quindi sbarella allegramente, anzi, tristemente, verso mobili e divani.
<<Senti, ripensiamoci. Non può finire così. Solo per un litigio su cosa fare la sera, ma ti rendi conto?
ti prego amore, ti scongiuro.>>
Il tono si muove e danza tra alti e bassi. Prima forte ora debole, cade in una reverenda remissione tonale per poi schiocchiare di nuovo e riprendere...
<<Come fai? Era stata tutta un'idea tua, non mi avevi neanche consultata! E poi...>>
Lei non è la sola ad alzare la voce. Il cellulare riesce a rendere bene l'idea dei suoni che provengono dall'altro filo d'etere, un pò come quando si ascolta la musica con le cuffie ad alto volume.
La donna si siede sul divano, le lacrime iniziano calde a scendere, gli occhi vedono un mondo annacquato di dolore ed i contorni del divano e del televisore di fronte a lei si fanno sempre più indefiniti. Non ci fa neanche più caso. La pioggia salata le riga viso e le cade sui vestiti. il cellulare ancora prolifera suoni, poi s'interrompe
<<no..ti prego..>>
non è una richiesta, ma è un sordo singhiozzo che le esce dalle corde vocali bloccate. Chi è dall'altro lato (del mondo della vita o semplicemente della sua esistenza) percepisce appena il significato, ma c'è poco da fraintendere in fondo.
<<ti pre-go. non far-lo...>>
Poi il silenzio. Nel cellulare e nella casa.
prima della tempesta.
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La donna dai capelli mossi era ancora seduta sul divano.
Rigavano il suo viso solo dei rimasugli di lacrime, lontane, come il suo passato, come il suo presente.
Il ragazzo non l'aveva più visto. Non sapeva più che fine avesse fatto. L'aveva cercato. Aveva provato a cercare quel calore in altri membri, in altri corpi. Ma non lo trovò davvero mai in nessun'altro.
La sua testa si perdeva in mille pensieri. E tra l'altro quello di oggi stava per arrivare.
Riprese la compostezza dopo la telefonata sconvolgente, lasciò cadere il cellulare sul tavolo.
Poi ebbe la decisione di rimanere così, con il trucco sfatto, sicura di un'erezione più sentita da parte dell'uomo che aspettava.
Il campanello squillò. Aprì ed aspettò.
Solo che arrivò ciò che non si sarebbe mai aspettata : Il ragazzo.
E Roberto varcò l'ultima ignota soglia della sua vita. E l'intreccio, la tempesta e il terremoto, ebbero luogo.
Andrea (sdl)









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