Là, dove muoiono i palloncini [Pt.1] (Capitolo 4)
Monday, 4. September 2006, 15:17:12
Anzitutto non riuscì mai a trovare la risposta ai suoi perchè.
Perchè quando la vede sentiva tutte quelle cose?
Perchè non poteva smettere di guardarla a volte?
Perchè, perchè perchè. Era affogato in tanti perchè ma non si capacitava di nessuno della lista.
Innamoramento? Lo escludeva, o almeno sperava che così non fosse. Innamorarsi di nuovo sarebbe stato troppo sconveniente, difficile, dopo la sua precedente storia. Meglio rimanere nell'olimpo dei supereroi che non si concedono al dolore e alla martorazione umana. Meglio allontanare pensieri come questo.
E allora cosa rimaneva?
Se solo non avesse avuto quella spiccata sensibilità forse sarebbe tutto diverso
Se solo...
forse...
<<Buongiorno, come ti chiami?>> disse Alex
<<Lucia>>
<<Bel nome dai! Da dove chiami?>>
<<Provincia di foggia, ora sono al lavoro>>
<<Oook, perfetto dai. L'importante è che ora non ti trovino a far altro. Ma tanto noi non stiamo dicendo il nome della ditta per cui lavori, quindi hai qualche speranza!
Cosa fai nella vita? ah già, non possiamo chiederlo, sennò sei licenziata.mmm, vediamo un pò...
Cosa fai nella vita oltre lavorare? a questa puoi rispondere penso>>
<<Mi piace principalmente leggere, il resto lo passo con mio marito, fuori o in casa. Una bella coppia>>
<<Mogli e mariti che ci ascoltate, sappiate che si può arrivare ad anni di matrimonio e non odiarsi, Lucia ne sembra l'esempio.
Torniamo però un attimo al tema della giornata, ti và?>>
<<Si>>
<<Ok, come penso avrai già sentito il tema della giornata sono i palloncini..>>
un'immagine, come una biscia, strisciò nella mente di Alex. e il suono onomatopeico che trasmise a tutti i suoi arti (provocandogli un brivido inatteso) fu un semplice "Bum"
<<..più precisamente Lucia ci interessa sapere quando li avete visti, come dire, scomparire. Il classico palloncino che vola nel cielo ok? A te quando è capitato? Dicci>>
<< Beh, io mi ricordo molto bene. Eravamo ad una fiera, forse era addirittura un carnevale. Mio padre e mia madre mi accompagnarono al banchino ed io scelsi in un tempo lunghissimo il palloncino. Ricordo benissimo che lo volevo rosa e che lì non si trovava. Passai quasi 15 minuti lì a cercarlo, poi lo vidi, era nascosto bene. chiesi al signore di prenderlo e i miei lo pagarono. Poi ci incamminammo per la fiera e ad un certo punto un cane mi abbaiò, a me prese paura e lascia volare via il palloncino. Così ci toccò tornare indietro a ricomprarlo >>
che fortunata, pensò alex. Fortunata a non averlo visto fuggire via quel piccolo palloncino.
<< Ok, Lucia, ti ringrazio del tuo intervento. Purtroppo il tempo ci corre dietro, quindi ti mando un grande saluto >>
<< Ciao Alex >>
<< Ed ora una canzone dedicata a tutti i palloncini volanti di questa giornata solare : Fly Away From Here, Aerosmith >>
Alex si tolse le cuffie, appoggiandole poi sul tavolo, infine si allontanò con la sedia, finchè non rimase immobile con lo sguardo perso nel vuoto del pavimento.
Un senso di malinconia lo colse. La riconosceva dal suo sapore. Quella malinconia gli apparteneva. Non era di nessun altro. Nessuna strana sensazione. Veniva da dentro e faceva paura, tanta paura.
Nel disordine della stanza primeggiava un giornale. Sopra la solita cronaca da far paura.
Fu Roberto a distrarre la sua attenzione dal vuoto.
<<Hanno fatto un altro incidente in autostrada, sempre nel solito tratto. Ma guarda che cretini. Si son pure meritati la prima pagina>>
Alex era imbambolato. La voce iniziò a giungergli pian piano, come attraverso svariati muri insonorizzati. Un eco lontano lontano lontano...
<< Alex? >>
Alzò la testa, guardò negli occhi Roberto. Alex lo vide chiudere il cellulare e riporlo nel taschino della giacca. Tastò la sua tristezza con la mano invisibile del suo cuore. Come sempre senza saperlo riuscì a sapere cosa passava per l'umore degli altri. Non vide tutto. Ma vide quanto bastava. Vide una donna che piangeva. Adulta. Bella. Profondamente bella.
<< Scusami Roberto, ma credo di non stare troppo bene. Meno male che questa era l'ultimo pezzo prima della chiusura >>
<< Tranquillo! Ma è sucesso qualcosa? >>
<< Qualcosa? No, penso di no. Sono solo un pò scombussolato. Sarà il caldo, vai a sapere. Tu invece? >>
<< Io? Bah, soliti casini da risolvere >>
Già. Una donna che decide di portarti via dalla tua vita. Tra tre ore l'avrebbe dovuta rivedere e cosa si sarebbe inventato? Neanche lui lo sapeva. Un altro pò di sesso, una goduta e poi? Che parole avrebbe trovato? Mentre lei sembrava che le parole le sapesse tutte. Cosa dire, cosa fare, non aveva dubbi lei. Come se lui fosse un miracolo, è paradossale, pensava.
<< Dai, si torna al lavoro per il gran finale Roberto, vuoi restare? Un ospite d'eccezione, che ne pensi? >>
<< Aggiudicato >>
già, sempre meglio un brindisi, prima della fine.
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Traspariva un velato odor di pioggia nella stanza. Le goccie avevano già iniziato a scendere come fiumi sul vetro della sala. Siria, in silenzio, leggeva un libro. L'odore della pioggia, così vellutato, era entrato chissà come dentro la casa. Era uno di quei momenti di pace interiore, dove potresti quasi toccare il nirvana, Siria lo sapeva. E proprio per questo rimaneva immobile sul divano, con le sue gambe accavallate l'una sull'altra, e le mani a sfogliare lentamente le pagine di quel libro.
Era come se Siria stesse bevendo goccia per goccia ogni lacrima del cielo. Una per una, le accoglieva nel suo animo di ragazza e lasciava fluire la miriade di sentimenti che aveva attorno.
Il tempo scorse attorno a lei, carezzandole corpo e mente. Finchè fuori, rimasero solo goccie attaccate al vetro. Innamorate di una trasparenza reale. Il sole era uscito da circa un'oretta almeno, ma lei non se ne era minimamente accorta. Lì, imbambolata nel nulla.
Accese la radio. Scelse una radio locale, giravano una canzone famosa, Iris, Goo goo dolls. Ricordava il film da cui era tratta la canzone : La città degli angeli.
Malinconico certo, ma soprattutto strappalacrime. Aveva pianto come una cretina per un sacco di tempo, per poi finire nel più classico sonno post-pianto che è sempre inevitabile.
Il suo libro, dalle pagine fini e vecchie, prese alla biblioteca comunale, le dava confidenza e calore. Avere tra le mani un libro così logoro le faceva sentire la vita che era passata per quelle pagine. Ogni persona come lei aveva sognato attraverso quella carta, e lei era solo una delle tante che avrebbe lasciato qualche granulo di polvere delle proprie ali da farfalla su quel libro.
Poggiò il libro sul comodino per andare un attimo in cucina. La canzone stava per finire, "che peccato", pensò.
"Ora è già tre giorni che non vedo più Savonne, chissà cosa gli è successo, magari la madre sta male, o le è capitato qualcosa. Forse dovrei andare a trovarli."
il suo lato cinico rispose
"Tutti si è utili e nessuno è necessario piccola. Credi di essere l'unica babysitter di questo mondo? Magari ha semplicemente trovato una tipa che costa meno di te e l'ha preferita. Credi di essere speciale? Scordatelo. sei solo una delle tante."
Già. solo una delle tante.
Mise a riscaldare l'acqua, e prese una bustina di thè. Adorava berlo nell'aria della casa vuota. Era una cosa stupenda, riusciva a ricreare quel piccolo paradiso di relax che spesso, tra una cosa ed un'altra, dimenticava.
tic tac tic tac.
passa il tempo e non tornerà piccola mia...
il tempo non torna mai. Ti passa accanto e
(mai)
vola via, lontano.
Siria perde il tempo. Perde la concezione del tempo. E l'acqua bolle, l'acqua trema e fa tremare, l'acqua evapora e muore lontana, si perde nell'aria che Siria respira e il thè rischia di morire con lei. L'acqua perde, l'acqua spegne la fiamma. L'acqua la risvegliòtoccandole la mano.
<<AHI!>>
L'urlo è semplice ma in quell'istante dove una goccia di acqua bollente la tocca Siria si rese conto di due cose.
La prima : L'acqua bolle
La seconda : C'era qualcosa di familiare attorno a lei.
dopo aver staccato il gas mise subito la mano sotto l'acqua gelida.
poi, mise il thè nell'acqua ed aspettò. Concentrandosi sul resto.
Cosa c'era in quella stanza di familiare? cosa l'aveva resa così imbambolata?
Ad un certo punto, come se il mondo non importasse la sua mente era vagata in altri lidi, ed ora era tornata.
Ma cosa l'aveva portata via?
Le auto? No.
Il rumore dell'acqua? no.
Il sole? no.
L'aria? no.
La radio? forse.
Ascoltò bene i suoni. La musica era finita ed ora percepiva distintamente la voce di Alex che invadeva la stanza. E la risposta al nome della ragazza al telefono. "Lucia".
Mentre il thè si univa all'acqua Siria ascoltò.
E alla fine, quando Steven Tyler cantava "fly away from here,anywhere, yeah, i don't care" la sua mente partorì un unica domanda :
"E tu, Alex, dove hai visto il palloncino fuggire?"
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Apri le braccia la donna. Ma in esse non vi era nulla. La stanza vuota lasciava trapelare le sue scelte come poche altre verità a questo mondo. Vuota.
Il ragazzo c'era, ma non c'era sempre.
E allora perchè, perchè questo bisogno di fare sesso? Cosa l'aveva portata fin qui, cosa le stava facendo fare la vita che si era costruita per fuggire dal ragazzo?
Al solo pensiero di lui impazziva. Il desiderio le annebbiava la testa e non riusciva a vederci più.
Doveva poter godere ancora. ancora ancora ancora.
Solo ora non voleva più gli uomi ma solo il ragazzo, e il suo desiderio era così forte da costringerla a graffiarsi la pelle, per trattenersi. Ogni giorno un attesa e il tempo passa, il tempo uccide a volte.
La donna guardava il cellulare con indecisione, quasi paura. Avrebbe ceduto?
No, lui era uno stronzo. Non gli avrebbe dato questa occasione.
ma però... più aspettava, più il ticchettio dell'orologio la convinceva. Ogni tic una goccia che piano piano riempiva un vaso, fino a traboccare.
La donna era lì ansiosa.
In un qualche modo la sua forza di volontà vinse sul suo orgoglio, ma il suo desiderio vinse sulla forza di volontà.
Quindi decise di fare una cosa che non voleva, ma che dopotutto non era poi tanto sbagliata.
tic tic. ancora tic
L'ultimo tic fu prima che lei premette il cellulare.
"Vieni" disse.
e infine aggiunse
"Ti prego"
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In altre periferie un bambino sorridente aveva appena lasciato volar via un palloncino ed ovviamente rideva.
Il colore? Rosa.
Andrea (sdl)









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