Wednesday, 22. October 2008, 20:38:47

Quattro stavano appoggiati alla balaustra in muratura.
Il sole opalescente sfumava, con raggi senza tepore, ombre abbozzate su sorrisi esitanti.
Due ragazzi e due ragazze. Un lui firmato conosce già una lei bruttina: stesso liceo. Alfieri. Il molliccio guarda invece la bella di Asti. Lei in posa sfida la distinzione tra basso ombelico ed inguine.
Appena iscritti, parlano con gli studenti del terzo anno. Chi li consiglia, chi li sconsiglia.
Tra loro risatine contestuali. Circostanze levigate, discorsi annacquati.
Si schierano sui banconi dell'aula studio. Matite nuove comprate per l'occasione. Il ragazzo dalla maglia firmata sfodera il suo portatile. Comprato dal padre con profusione di danaro, è un regalo per la nuova università. L'amica di scuola ridacchia con lui. I riflessi del monitor sugli occhiali ne peggiorano l'aspetto. La ragazza di Asti si segmenta nell'incrociare le sottili gambe sulla sedia scomoda protrudendo poi, col collo e colla schiena , la testa bionda verso il monitor ultrapiatto.
Mediante il suo computer il ragazzo firmato si pone, anche topologicamente, al centro del gruppo. La persona molliccia finge indifferenza delimitando con le labbra una sorridente finestra di tartaro.
La comica organizzazione del sito dell'università fa ridere i tre. Questi generano nel quarto l'infelicità. La biondina nel chinarsi verso il monitor propone inconsapevole il suo sedere ossuto ad occhiate mollicce. Il triste personaggio, in effetti sovrappeso e poco gradevole all'aspetto, dà fondo alla viltà del genere umano. Prova a condividere le risate degli altri introducendovisi con una battuta.
Nessuna reazione. Egli si morde il labbro. E' visibilmente deluso, ma nessuno se ne accorge. Inizia a soffrire, ma dissimula. Consulta un niente sui suoi appunti. Prova di nuovo a introdursi nell'ormai vetrificata simpatia dei suoi compagni. Fallendo ancora, scuote di qualche millimetro la testa, per restare poi, ancora per alcuni secondi, in attesa di risposta.